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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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18 novembre 2015

Le assurdità del settimanale cattolico "Tempi": "Imagine" di John Lennon inneggerebbe alla violenza. Ma fateci il piacere !

L'assurdità, fra i dogmatici ed i complottisti di ogni risma, sembra regnare sovrana da sempre.

Solitamente serve a riempire i giornali e i siti web e a creare allarmismo. Fomentando, spesso, nuove divisioni.

E' il caso del settimanale cattolico "Tempi" che addita la bellissima “Imagine” di John Lennon a inno di violenza. In un articolo apparso il 17 novembre scorso, infatti, l'articolista di “Tempi” si avventura in un'assurda analisi addirittura teologica del testo della canzone del compianto cantante inglese, rilevando, fra le altre cose che... “è un vero e proprio inno alla violenza, per molteplici motivi che per essere compresi devono suddividersi in due parti, quelli ex fide e quelli ex ratione, cioè quelli che costituiscono una critica alla luce della fede e quelli che costituiscono una critica alla luce della ragione. Alla luce della fede, infatti, negare il paradiso o l’inferno è qualcosa di radicalmente antireligioso in genere, ed anticristiano in particolare, specialmente se si propugna una visione per cui ciò che conta è solo il cielo sopra di noi, ovvero nella più rosea delle ipotesi una visione panteistica ed emanazionista, ma nella più scura una materialistica ed ateistica della vita e del mondo”.

Desideriamo inoltre riportare altri passi dell'assurda analisi:

(…) “Lennon in sostanza rifugge l’essere dell’uomo, e quindi nega la sua verità e, come insegna la storia, ogni volta che viene negata la verità si compie una violenza, nel caso di specie una violenza culturale, ma per questo non meno esecrabile”. (...)

E l'articolista così prosegue: “l’idea che non ci debbano essere nazioni, è una idea violenta – non a caso alla base dell’internazionalismo socialistico rivoluzionario tra XIX e XX secolo – in quanto nega l’essere relazionale e politico dell’uomo come tale già scoperto dalla razionalità del pensiero greco che in Aristotele ha avuto modo di esprimere il suo massimo vertice” (…). Ed ancora:l’idea che non ci debba essere la proprietà è anch’essa una idea violenta – non a caso alla base di molti movimenti politici e ideologici che in nome di questo principio hanno portato più morte e devastazione di quelle a cui pensavano di rimediare – poiché nega una delle espressioni dirette del diritto naturale, cioè quel diritto che per natura, per la natura dell’essere umano, attiene alla retta ragione, cioè alla razionalità umana”.

Fermiamoci qui.

L'articolista di "Tempi", evidentemente, ignora la visione spirituale di John Lennon, paladino degli sperimentatori spirituali degli Anni '60 e '70 e che attinge dai Veda indù e dal Buddismo. Una visione che, giustamente, non comprende né paradiso né inferno o, meglio, i medesimi sono parte del Tutto. Una visione non dogmatica per eccellenza che invita le persone a immaginare un universo ove vi sia un'unico cielo (Divino) sopra di noi. Ed ove non vi siano religioni né dogmi. Ma puro spirito. Come negli insegnamenti di tutti i Grandi Iniziati fra cui il Cristo medesimo.

Ove vi sia violenza in tutto ciò, davvero non sappiamo. E non vediamo nemmeno ove Lennon abbia una "visione anticristiana", visto che il Cristo medesimo – lungi dall'essere il fondatore di una qualsivogli religione - mai parlò di paradiso e di inferno nei termini indicati dal dogma religioso cattolico. Dogma introdotto infatti molti secoli dopo la morte del Cristo stesso, nell'ambito del famoso Concilio di Nicea, presieduto dall'Imperatore romano Costantino.

Proseguendo nell'analisi proposta dal settimanale "Tempi" della canzone di John Lennon, non comprendiamo davvero perché mai l'idea utopistica e libertaria contenuta in “Imagine” che non esistano nazioni, dovrebbe essere un'idea violenta. Anzi. E' un invito alla fratellanza fra i popoli, senza distinzioni di nazione, razza, credo religioso, sesso e, aggiungeremmo, orientamento sessuale.

Idem per quanto concerne l'altra idea libertaria contenuta in “Imagine” relativa alla frase “immagina un mondo senza la proprietà”. E' questa un'idea violenta o, piuttosto, una prospettiva di equanimità, di fratellanza, di eguaglianza ove nessuno lucra economicamente sul suo simile ? Un'idea che, peraltro, più volte è stata suggerita anche dal Papa dei cattolici Francesco, in accordo con gli insegnamenti originari del Cristo ?

Poco importa se l'idea sia stata adottata anche dai più vari movimenti politici. John Lennon non era un politico o un capo religioso (che poi spesso è la stessa cosa), ma un artista, un poeta, un libero pensatore libertario e gnostico.

O forse è proprio questo che dà fastidio alla stampa ortodossa cattolica (non dissimile da quella islamica in questo senso), custode di un dio patriarcale, padre padrone, che nega l'uguaglianza dei suoi figli e li obbliga a seguire astrusi dogmi di..."fede" ?

Non è questa, piuttosto, l'origine della violenza ? L'origine delle guerre di religione dalle crociate sino a quella Santa Inquisizione che torturò e uccise migliaia di vittime innocenti in nome di un Dio che la Chiesa cattolica stessa dimostrava di bestemmiare o di non conoscere, negando così gli insegnamenti medesimi del Cristo, portatore di Luce, Fratellanza e Amore ?

Fra le assurdità che abbiamo letto, questa merita di essere ricordata.

In un momento storico ove occorrerebbe essere uniti in nome di un Amore e di una Fratellanza che non abbiamo mai praticato, vale la pena ancora dare ascolto ai poeti. Da John Lennon a Pasolini. Dal Cristo al Buddha. Da Jack Kerouac a Gandhi.


Luca Bagatin




31 dicembre 2013

"Tra Napolitano e Grillo, meglio Amore e Libertà ?" intervista di Gabriele Maestri a Luca Bagatin

Fra un comunista di Palazzo (che nel 1956 sosteneva che l'Urss in Ungheria portasse la pace...con i carrarmati, sic !) ed uno pseudo-comico cresciuto in Rai (e sostenuto da un imprenditore della comunicazione) ecco inserirsi AMORE E LIBERTA'.

Che alle spalle ha Anita Garibaldi (il cui vero nome era Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva), un'eroina straniera italianizzata, morta a soli 28 anni combattendo per la Repubblica.

Quella vera.

Non per la burletta che ci trasciniamo dal 1948 ad oggi.


L.B.


"Tra Napolitano e Grillo, meglio Amore e Libertà ?"

intervista di Gabriele Maestri a Luca Bagatin


Dunque il conto alla rovescia è iniziato: mancano poche ore allo scontro all'OK Corral di fine anno. Prima del cenone, si consumerà un duello silenzioso, senza spargimento di sangue. Da una parte, coloro che continueranno a seguire come sempre il discorso di Giorgio Napolitano, dall'altra quelli che preferiranno il controdiscorso di Beppe Grillo. E dall'altra ancora tutti quelli che non seguiranno né l'uno né l'altro, magari per pensare solo al cibo, o perché non li soddisfa nessuno dei due. E se l'alternativa tra l'istituzione e la controistituzione fosse votarsi all'amore e alla libertà, anche come proposito per il nuovo anno? La chiave la fornisce Luca Bagatin, che di Amore e Libertà è il fondatore e presidente. Un partito? Nient'affatto. Casomai un "pensatoio pubblico" per battaglie ideali con l'individuo rigorosamente al centro.



Gabriele Maestri: Luca, cos'è Amore e Libertà?

Luca Bagatin: Amore e Libertà è un progetto culturale, alternativo ai partiti ed ai movimenti politici. E' una “tendenza politica”, se vogliamo, un po' come lo furono il “partito d'azione” fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853, oppure il “partito comunista” ideato da Marx ed Engels e spiegato nel calebre Manifesto del 1848.
Il Manifesto di Amore e Libertà (scaricabile all'indirizzo  http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm, ndi) ne spiega l'idea ed i punti fondanti. Punti programmatici che si sostanziano nella ricerca o, meglio, nella tendenza della ricerca di una Civiltà dell'Amore (come Mazzini il cui scopo ultimo era la “società repubblicana” o Marx il cui fine ultimo era il “socialismo”). 


Gabriele Maestri: Bello il fine, ma rischia di essere un po' utopico, sbaglio?

Luca Bagatin: Forse è una grande utopia, come quella della ricerca del Socialismo o del Repubblicanesimo, appunto, ma un'utopia necessaria all'individuo, da sempre. In particolare oggi in cui le ideologie messianiche sono crollate e non hanno effettivamente arricchito l'individuo delle uniche cose di cui ha davvero bisogno, ovvero: amicizia, fratellanza e libertà, che solo un sentimento come l'Amore vero può rendere attuabili.


Gabriele Maestri: Il programma è interessante: gli italiani potrebbero sceglierlo votandolo sulla scheda elettorale?

Luca Bagatin: Amore e Libertà non è né sarà né diventerà mai un partito politico e non apparirà mai in alcuna scheda elettorale. Ciò semplicemente perché non crede alla politica dei partiti, dei parlamenti e dei governi. E crede che sia proprio la politica, ovvero l'antipolitica basata sulla divisione fra fazioni e sulla ricerca del potere, del dominio, del danaro (tipica della società mediatica e dei bisogni/consumi indotti) l'origine della vera crisi che stiamo attraversando ormai da decenni. Una crisi che è prima di tutto umana e civile.


Gabriele Maestri: Qual è, secondo te, il vero male della politica oggi e come si potrebbe rimediare?

Luca Bagatin: I partiti ed i conseguenti governi dividono e gestiscono gli individui a loro esclusivo piacimento. Amore e Libertà vorrebbe spezzare questo circolo vizioso e restituire all'individuo consapevole la possibilità di autogestirsi e di vivere in armonia con il cosmo, senza mediazioni dall'alto. In questo senso Amore e Libertà crede nella possibilità che le singole intelligenze possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia. In questo senso Amore e Libertà trova interessante il sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni, oppure, proprio come avveniva nell'Antica Grecia, fra i maggiori di 30 anni. La visione politica di Amore e Libertà è peraltro tipica dei movimenti libertari e beatnik, sviluppatisi in particolare negli USA negli Anni '60 e che si sostanzia nella ricerca della libertà e dunque della responsabilità individuale, sul rispetto reciproco e sul rispetto della natura e di ogni forma vivente.


Gabriele Maestri: Quali sono allora i punti fondamentali del vostro agire?

Luca Bagatin: I punti cardine di AeL sono i seguenti:
- piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti)
- che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente.
- che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente

- lotta ad ogni forma di discriminazione, ovvero lotta al razzismo, all'omofobia, alla massonofobia e all'odio religioso
- attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale
- introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese.
- introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero.
- introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale.
-istituzione dei parchi dell'amore
- lotta alla vivisezione, rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente
- legalizzazione della prostituzione
-introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale
-introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”
- abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane
- abolizione del diritto d'autore al fine di eliminare il monopolio intellettuale e liberare così la creatività.


Gabriele Maestri: Hai scelto che a rappresentare Amore e Libertà fosse Anita Garibaldi: perché?

Luca Bagatin: Per almeno tre ragioni: 1) Anita è un'eroina dimenticata, che morì a soli 28 anni per la Repubblica, quella vera, quella Romana, fondata sul Popolo Sovrano. Una Repubblica diametralmente opposta rispetto alla Repubblica dei partiti imposta da essi nel 1948; 2) Anita fu moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessere e/o ideoligie di partito e come lui lottò per tutta la vita per la libertà e l'emancipazione umana e spirituale degli individui; 3) La vicenda storico-affettiva di Anita e Giuseppe Garibaldi sono esempio per tutti di ricerca incessante di Amore e di Libertà, senza condizionamenti esterni, pur fra mille peripezie e sofferenze.


Gabriele Maestri: Quali altre figure metteresti "nel pantheon" di Amore e Libertà?
Luca Bagatin: Oltre ad Anita, Amore e Libertà ha, fra i suoi “ispiratori”, moltissime altre figure che vanno dal già citato Giuseppe Mazzini sino a Gandhi, passando per Cristo e Buddha, sino ad arrivare ad attivisti ed attiviste per le libertà civili e sessuali quali Peter Boom, Moana Pozzi ed Ilona Staller. Figure che – come scritto nel Manifesto d'Intenti – sono solo apparentemente slegate fra loro. Figure rivoluzionarie e trasgressive che hanno fatto della loro vita una costante ricerca evolutiva di Amore e di Libertà.


Gabriele Maestri



18 settembre 2013

E' online il sito di AMORE E LIBERTA': l'alternativa Risorgimentale all'antipolitica dei partiti


www.amoreeliberta.altervista.org





Pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo
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Official blog
www.amoreeliberta.blogspot.it



16 ottobre 2012

"IL (non) MORTO: racconto horror by Baglu



Non avrei mai pensato che qui fosse così buio.
Il buio mi piace certo. E' riposante e non necessita di occhiali per vederci.
Da bambino amavo nascondermi in luoghi bui. Da adulto poi...il buio mi ha sempre accompagnato.
Ma, andiamo con ordine. Iniziamo con il dire che ieri notte mi sono ucciso.
Come ? Ho trovato il coraggio di farlo, nell'unica maniera possibile, indolore e sufficientemente rapida (ovvero senza dover attendere che quelli di Dignitas, in Svizzera, valutassero la mia richiesta di suicidio assistito): ho ingurgitato cinquanta delle pasticche antiepilettiche che abitualmente utilizzavo da vent'anni.
Credo di essermi addormentato. Poi credo di non essermi più svegliato o, meglio...diciamo che la mia coscienza è sveglia, ma il mio corpo non risponde. O, meglio ancora, il mio corpo non c'è.
La mia coscienza è avvolta dal buio e, francamente, non è che la cosa mi entusiasmi.
Mi aspettavo un mondo alternativo, dopo la morte. Magari un paradiso pieno di donne, oppure un inferno pieno di diavolesse. O, più semplicemente, mi auguravo di ritrovare Merlino, Mabus, Silvestro, Paffy e tutti gli amici gatti che ho perduto, da quando ero bambino.
Vorrei piangere, ma non mi è possibile: la coscienza non può piangere.
Mi chiedo se sarà così per tutta l'eternità...ovvero se sarò condannato a rimanere sveglio (si fa per dire) in eterno !
Mi manca bere e fumare. I miei sigari. E bere la mia birra, con la quale meditavo di farmi fuori in un primo tempo. Ma la cirrosi epatica poteva attendere...evidentemente.
Immagino vorrete (vorrete ? ah sì ? perché, ho un pubblico ?) sapere il motivo per il quale mi sono ucciso.
Non è che ci sia molto da dire. Potrei dire che i motivi erano due: la mia vita era abbastanza inutile e, soprattutto, non mi andava di vivere in un mondo di stronzi.
Non avevo nulla da dire né da dare. Soprattutto non avevo un soldo, ma questa è un'altra storia. E pare che abbia l'eternità per raccontarvela. Se vorrò e deciderò di farlo.
Da dove posso cominciare ? Avevo sei anni che mi prendevano in giro per via del fatto che ero pieno di peli sulla testa e sulla faccia. Mia madre, anche per questo, mi odiava. E, una volta tornato a casa da scuola, mi legava alla catena assieme al cane. Bobi (mia madre non ha mai avuto una grande fantasia per i nomi. Del resto io mi chiamo Baglu). Mio padre, invece, era assente e, quando c'era, mi ignorava.
Per questo ho fraternizzato subito con i gatti. Loro erano le uniche persone (sì, persone, orkozzeus !!!!) che mi capivano. Ci scambiavamo le pulci vecendevolmente, un po' come i miei compagni di classe si scambiavano le figurine Panini.
A dieci anni mi innamorai. Lei era alta, era bella e soprattutto era buona. O almeno sembrava tale. Mi sorrideva e ciò era già di per sé strano.
Finì sotto un'automobile senza che io sia mai riuscito a parlarle. Del resto non l'avrei comunque mai fatto. Non ricordo nemmeno come si chiamava. Anzi no, l'ho dimenticato. Così come ho dimenticato molte cose. Il bello della morte è che aiuta a dimenticare ciò che ci ha fatto soffrire.
Qualcuno, una volta, mi pare di ricordare che mi disse che la sofferenza rafforza gli animi. Credo di non aver mai sentito una stronzata più grande in tutta la mia vita.
Ad ogni modo, ora che mi trovo qui, trapassato, posso confermarlo: non esiste nessun Dio. E non esiste nemmeno San Pietro con le chiavi, Buddha, le vergini del Corano e, evidentemente, nemmeno la reincarnazione. C'è solo buio.
A meno che questo non sia il "purgatorio dei suicidi" e, beh, questo non lo saprò mai. Qui non c'è anima...viva !
Da quanto tempo mi troverò qui ? Non è che sono in coma e prima o poi mi sveglierò in un ospedale ? No, dai, speriamo di no. Non voglio svegliarmi e, soprattutto, mi vergognerei come un ladro (perché, se nella mia vita ne ho fatte di cotte e di crude, compreso mangiare cibo per gatti, non ho mai rubato). Se sei un suicida, in questo Paese di merda che mi pare chiamarsi Italia, così come se sei un alcolista o un tossico, ti guardano con disprezzo misto e pietà. Secoli di cultura caZZolica (ovvero del cazzo, come la medesima Chiesa alla quale tale organo riproduttivo fa capo), hanno condannato un sacco di individui al pubblico disprezzo da parte di milioni di stronzi !
No, non posso, non voglio e soprattutto non devo sveglirmi. Sono morto, infondo, no ?
E' tutto nero, ma riesco a pensare. Confesso che è l'unica cosa che mi da noia davvero. Quand'ero vivo, l'unica cosa che mi faceva stare bene era dormire. Qui pare non ci sia verso di chiudere occhio...anche perché credo di non avere più degli occhi, né di averne tantomeno bisogno.
Uhm. Nessun rumore. Che pace. Potrei mettermi a cantare, nella mia mente, quanche motivetto. Infondo non posso essere stonato, con il pensiero.
Bah. Questa è la morte ? La morte è davvero una condanna a vivere, allora ! Eccheccazzo !
Però di positivo c'è che non ho più fame. Non posso più ingrassare e/o dimagrire a dismisura. E poi, qui, nessuno noterà più i lunghi peli che cospargevano il mio corpo !
Tutto sommato è un bilancio in pareggio: mi annoierò per l'eternità, ma, in compenso, non sarò più infelice !
Beh, che parola grossa. Che cos'è la felicità ? Bertrand Russell sosteneva che la felicità dell'uomo è data dal divertimento e dalla tranquillità di spirito...due cose che io non ho mai conosciuto, almeno forse non nei termini auspicati da Bertrand Russell.
Uhm, ma che cosa ne so io di Bertrand Russell, che ho appena la licenza di terza media ? Non sarà che, dopo la morte, si acquisiscono davvero conoscenza e saggezza ?
E a che scopo ? Per educare il buio che ci/mi sta avvolgendo ?
Uno pensa di morire e di scoprire il significato della vita. Ed invece, eccolo ancora lì a porsi domande.
Se prima era la vita a non avere un senso, ora sono persuaso che anche la morte, di senso, ne abbia pochino.





11 maggio 2012

Storia della Magia


Per noi studiosi di gnosi ed esoterismo, la "Storia della Magia" scritta dal poliedrico genio di Pier Carpi che fu fumettista, giornalista, ricercatore del mistero ed esperto di Massoneria, è certamente un'opera completa, ben scritta e degna d'essere consultata con grande attenzione. Un vero compendio di Storia, cultura, Tradizione magica, alchemica, esoterica. Ed anche ad essa, abbiamo dunque ed inevitabilmente attinto, al fine di percorrere questo lungo viaggio attraverso il mistero.

Pensiamo ad esempio ai Caldei.

Ne avete mai sentito parlare ? Partiamo non a caso dai Caldei, in quanto essi furono l'antico popolo la cui astrologia permetteva loro di raggiungere la Conoscenza, ovvero quella che, secoli dopo, sarà definita Gnosi.

I Caldei, costruttori della mitica Torre di Babele, capace, metaforicamente e misticamente, di unire "il cielo alla terra", un po' come faranno gli scalpellini ed i primi Liberi Mutarori operativi con la costruzione delle Cattedrali.
L'unione fra cielo e terra è la base della Magia per tutti i popoli dell'Universo. La ricerca del Divino, la contrapposizione delle forze del Bene a quelle del Male, così com'era nella dottrina di Zoroastro.
Zoroastro, profeta che apparve nel VII avanti Cristo, predicò appunto la dottrina secondo la quale il Bene avrebbe trionfato sul Male e non a caso tale dottrina influenzò pressochè in toto non solo le dottrine successive, ma in particolare il Cristianesimo che, dallo Zoroastrismo, trasse pressochè ogni simbolo e tradizione (come il culto del 25 dicembre, giorno di nascita di Zoroastro).
Lo Zoroastrismo, dalla Persia si diffuse sino all'Europa, con gli Albigesi, poi sterminati dai cristiani ed il cui culto è oggi comunque ancora vivo in confraternite segrete, che ne custodiscono gelosamente la fede. L'avreste mai sospettato ?
In terra d'Israele, intanto, Salomone iniziava la costruzione del suo Tempio, che sarà fonte di ispirazione spirituale per confraternite quali i Fedeli d'Amore (dei quali fece parte anche Dante Alighieri), i Rosa+Croce, i Templari, gli Gnostici ed i Massoni e, nell'Antico Egitto, la Sfinge sarà oggetto e punto di riferimento di ogni ricercatore dello Spirito e sacerdote dell'epoca.
Il culto dei morti era alla base della religione egizia: la Terra dei Morti era l'Occidente, perché là si spegneva il Sole, identificato con il dio Osiride.
Poco più a nord, nell'Antica Grecia, erano presenti, accanto ai maggiori filosofi del pensiero occidentale, numerosissimi culti misterici che sfuggivano a qualsiasi verifica e/o spiegazione razionale.
Pitagora, ad esempio, codificò la creazione del mondo per mezzo dei numeri e, dunque, il numero fu visto come il simbolo delle cose.
Altro aspetto caratterizzante la magia greca era l'interpretazione dei sogni: celebre in tal senso il libro di interpretazione dei sogni di Artemidoro.
Il più grande mago dell'Antica Grecia, ad ogni modo, era Apollonio di Tiana, il quale viaggiò a lungo, sino in India ed insegnò ai suoi discepoli il metodo per scacciare demoni e folletti, per mezzo dell'insulto e dello scherno, senza averne alcuna paura.
Si racconta, inoltre, di come Apollonio di Tiana si fosse imbattuto in un vampiro e di come riuscì a combatterlo, per mezzo della sua magia.
C'è invece un forte parallellismo fra il culto greco di Orfeo e quello osirideo dell'Antico Egitto ed in esso già troviamo il concetto cristiano del Salvatore, per quanto esso si rivolgesse solo a pochi iniziati, così come i celebri Misteri di Eleusi.
Possiamo notare come in tutti questi culti misterici, ad officiare le cerimonie, ci fossero in particolare donne: a simboleggiare la Terra Madre Gea, la generatrice. E ciò sarebbe bene ricordarlo anche a diversi moderni Massoni, i quali, in talune Obbedienze, si rifiutano di iniziare le donne.
La Magia ebbe purtuttavia difficoltà a penetrare nell'Impero Romano, poiché fu vietata dagli Imperatori, per quanto qualcuno di loro fosse solito rivolgersi ad indovini ed astrologi.
Mentre il Cristianesimo andava propagandosi, invece, esso covava la Gnosi al suo interno. Pensiamo infatti a come le antiche conoscenze della Caldea e dell'Egitto, fossero riuscite a penetrare nel mondo barbaro, sino alla Gallia, i cui Druidi praticavano queste stesse conoscenze e culti. Come ci ricorda Pier Carpi, essi conoscevano - ben prima dell'avvento di Gesù - il concetto di Trinità ed il culto della Vergine (Iside). E' tutto "scritto" nella Cattedrale di Chartres...invero.
Fu così che, durante il Medioevo, iniziò a diffondersi la leggenda del Graal e la leggenda gnostica secondo la quale Adamo ed Eva erano alla ricerca della Conoscenza e dunque il Serpente fosse il vero Dio del Bene, capace di offrirla loro.
Chi fosse riuscito a bere dalla coppa del Santo Graal – visto anche come la Pietra Filosofale degli Alchimisti - sarebbe diventato simile a Dio, avendo raggiunto la Conoscenza ricercata dagli gnostici.
Che cosa sia davvero il Santo Graal non lo sappiamo. La coppa del Cristo ? La Stirpe Reale originata dal Cristo e dalla Maddalena ? Oppure forse la semplice ricerca della Gnosi, della Verità, del Divino insito in ciascuno...

Al fine di porre un freno al diffondersi della Gnosi, Re Carlo Magno istituì la Santa Vheme, una società segreta composta da giudici, la quale aveva il compito di seminare il terrore fra gli gnostici, i druidi, i maghi e dunque di giudicarli segretamente e di farli giustiziare. La Santa Vheme diede, dunque, inizio alla terribile Inquisizione, ovvero il braccio armato della Chiesa Cattolica contro i Ricercatori dello Spirito.

Nelle mani dell'Inquisizione finirono persino i Cavalieri Templari, i quali, sorti come Ordine Cavalleresco fedele al Papa, grazie alla loro ricchezza, divennero preda delle mire di Re Filippo il Bello di Francia, il quale voleva impadronirsene.

I Templari erano inoltre a conoscenza di rituali e conoscenze gnostiche che avevano appreso in Terra Santa e ciò fu la scintilla che portò il Re di Francia a convincere il Papa Clemente V ad accusarli di eresia e, dunque, a sciogliere l'Ordine. I Cavelieri furono torturati e dunque condannati a morte, assieme al loro ultimo Gran Maestro Jaques de Molay.

Celebre fu la profezia del de Molay, arso vivo nella piazza della Concordia a Parigi: “Io muoio da innocente, ma chiamo entro un anno dinanzi al Tribunale di Dio il Papa e l'Imperatore. E l'ultimo discendente di Filippo il Bello morirà in questo luogo, ucciso da un Templare”.

La profezia si avverò: il Re ed il Papa morirono entro un anno e l'ultimo discendente dei Capeto, la famiglia reale di Francia, Luigi XVI, sarà ucciso in piazza della Concordia, ghigliottinato da un boia che dichiarò di appartenere ad una società segreta templare.

Nella storia della Magia giocarono un ruolo importante anche gli zingari, probabilmente discendenti dalla stirpe egizia e, non avendo mai accettato totalmente la fede cristiana, saranno costretti dal Papa a girovagare per il mondo in eterno, senza mai fermarsi. La malafede farà sì che gli zingari saranno accusati delle peggiori nefandezze, mentre in realtà furono semplicemente un popolo da sempre perseguitato per il loro senso di libertà, esattamente come gli ebrei.

Popoli considerati eretici, dunque, gli zingari e gli ebrei, così come erano considerate eretiche le ricerche di San Tommaso d'Aquino relative alla ricerca della Pietra Filosofale ed il suo maestro Alberto Magno, che, si racconta fosse riuscito a costruire un automa meccanico, costruito secondo regole astrologiche e che avesse persino la capacità di parlare.

E' però il Diavolo la figura chiave nella storia della Magia. Figura mitologica che teme i mistici e li vorrebbe combattere. Le adoratrici del Diavolo erano le cosiddette streghe e, per secoli, numerosissime donne innocenti subirono atroci torture e sevizie sino ad essere arse vive per l'infondata accusa di essere delle adoratrici di Satana. E ciò sino all'avvento di Luigi XIV, il Re Sole, che tramutò la condanna a morte in carcere a vita...per quanto l'ultimo rogo per accusa di stregoneria fu acceso nella stessa Francia nel 1856, solo quattordici anni prima della breccia di Porta Pia e della fine del potere temporale dei Papi.

Fra i grandi mistici che operarono nel segreto durante il Rinascimento, ad ogni modo, ricordiamo Paracelso e Nostradamus. Quest'ultimo in particolare per le sue azzeccatissime profezie scritte in quartine, ancora oggi oggetto di studio e di totale attualità, per quanto di difficile interpretazione anche a causa del linguaggio volutamente criptico del mistico francese.

Eredi dirette della tradizione spirituale gnostica sono certamente la confraternita dei Rosa+Croce e la Massoneria.

La prima si collega al personaggio mitologico di Cristiano Rosenkreutz che, all'età di sedici anni, partì per la Terra Santa assieme ad un amico. L'amico morì, ma Cristiano proseguì il viaggio che divenne via via “iniziatico”, alla ricerca degli Antichi Misteri e delle Antiche Tradizioni, la cui riscoperta poteva essere utile all'Umanità per evolversi socialmente e spiritualmente.

I Rosa+Croce, infatti, furono essenzialmente dei riformatori sociali, oltre che dello spirito. La loro confraternita, infatti, si manifestò con l'apparizione dei manifesti denominati Fama Fraternitatis, apparsi a Parigi ed in Germania, nei quali si parlava di antioscurantismo e di riforme sociali.

La Massoneria, diversamente, apparve ufficialmente più tardi, ovvero nel 1717, in Inghiliterra, inizialmente come club al quale potevano accedervi sia muratori operativi che muratori speculativi, ovvero dediti alla speculazione filosofica ed esoterica.

Erede dei costruttori delle Cattedrali ed ispiratasi alla leggenda di Hiram, architatto costruttore del Tempio di Re Salomone, la Massoneria si diffonderà ben presto in tutta Europa e nel Nuovo Mondo, sino a diventare la più grande confraternita mondiale, dedita alla speculazione spirituale, all'umanesimo ed alla beneficenza.

Massone fu anche il celebre conte Alessandro di Cagliostro, di origine portoghese, mago, alchimista e filantropo, ingiustamente e volutamente fatto passare per l'imbroglione siciliano Giuseppe Balsamo. Cagliostro fu torturato ed incarcarato dall'Inquisizione nella rocca di San Leo, per il solo fatto di essere massone e fondatore della Massoneria di Rito Egizio.

Alessandro di Cagliostro fu l'ultima vittima dell'Inquisizione, esattamente come egli aveva profetizzato ed ancora oggi è ricordato e celebrato a San Leo, nel Montefeltro, con una manifestazione “ad hoc” dal titolo AlchimiAlchimie, organizzata con il patrocinio comunale ed in collaborazione con le maggiori Obbedienze massoniche italiane.

E che dire, poi del mitologico conte di Saint-Germain, della Società Teosofica e delle confraternite spirituali fiorite nel XIX secolo ? E del mago Aleister Crowley che si dice fosse una spia al servizio degli inglesi per combattere Hitler ?

Nessuno, peraltro, avrebbe mai potuto sospettare che, durante la Guerra Fredda, USA ed URSS, avessero speso cifre enormi del proprio bilancio per finanziare ricerca nel campo del paranormale. Persino i militari hanno capito che il futuro è nello sviluppo delle potenzialità latenti dell'individuo, nella telepatia, nella levitazione.

Basti pensare che il Nautilus, primo sommergibile atomico della Storia, navigò sotto la calotta polare per mezzo della telepatia. Il comandante del sommergibile – che non aveva altri strumenti per procedere - riceveva infatti ordini di navigazione da un telepatico che si trovava su una nave appoggio.

Chissà come mai, nonostante oggi viviamo in un'epoca ultra-tecnologica e all'apparenza figlia del pisitivismo, la Magia, la ricerca spirituale ed il mistero ad essa correlata, affascinano ancora molto l'essere umano. Probabilmente in quanto, quegli stessi fenomeni inesplicabili che ci attraggono, sono insiti nel nostro stesso inconscio collettivo, come, per molti versi, sosteneva il grande psicanalista Carl Gustav Jung.


Luca Bagatin



6 ottobre 2011

Addio Padre Anthony Elenjimittam, possa il Tuo Spirito unirsi all'Eterno


Ho appreso appena in questo momento che Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo del Mahatma Gandhi ed amico di Papa Giovanni XXIII, si è spento.
Conobbi Padre Anthony Elenjimittam anni fa, a Pordenone, a casa di amici (Gerarda Cesarini ed Oscar Martino, teosofi, fondatori del primo Centro Sai Baba in Italia) che lo ospitarono e ascoltai diverse sue conferenze sulla spiritualità, il karma, Dio, Gesù, Krishna, Buddha, Maometto, l'unità delle religioni e la reincarnazione. Non ho molto altro da dire se non che era una persona speciale, in un mondo spesso triste e materiale e così lontano da ogni meditazione interiore, pur necessaria all'Evoluzione umana.
Possa il Suo Spirito unirsi con l'Eterno. 
OM SAI RAM.




24 maggio 2011

Il Viaggio Iniziatico - ovvero - I 33 Gradi della Saggezza

Il 33, nella Tradizione esoterica, è il numero sacro per antonomasia.
33 è, ad esempio, il numero delle vetrebre che sostengono il corpo umano ed è il numero che, convenzionalmente, è stato scelto per indicare l'età della morte di Gesù detto Il Cristo.
Ma è anche il numero del Salmo che ci rivela che Dio è Tutto in Tutti.
Inoltre assume un numero illimitato di significati spirituali che non sto qui ad elencare (e che comunque può essere ritrovato in numerose pubblicazioni a tema).
33 sono i gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Tradizione libero muratoria e, significativamente, lo scrittore francese Christian Jacq ha dedicato ad esso un agile volume edito recentemente in Italia per le Edizioni L'Età dell'Acquario: "Il Viaggio Iniziatico ovvero I 33 Gradi della Saggezza".
Ne "Il Viaggio Iniziativo", Jacq, racconta il suo incontro con un Maestro spirituale - Pierre Deloeuvre (Pietro Dell'Opera...guarda caso) - presso la Cattedrale di Metz.
Qui, il Maestro, introduce lo scrittore nel simbolismo della cattedrale e glielo esplica, passo per passo.
Dal primo al settimo grado troviamo infatti la Regina seduta su un trono che respinge un servitore, ovvero il servo fellone che la tradisce. Il servo è colui il quale respinge l'Iniziazione spirituale e, così facendo, si perde completamente.
Il primo ostacolo all'Iniziazione - come spiega Deloeuvre - è infatti l'infedeltà.
Il secondo ostacolo è il suicidio, ovvero il respingimento della vita, l'accettazione di una volontà negativa.
La vita dell'Iniziato, dunque, non và subita, ma affrontata con tutti i suoi irti ostacoli e senza avarizia alcuna.
Altro simbolo che i Nostri trovano nella Cattedrale è l'Albero secco, che rappresenta l'inizio del viaggio esoterico. Da un Albero secco, inteso sotto il profilo spirituale, possono germogliare infatti i frutti utili alla presa di coscienza dell'Iniziato.
Sarà poi il simbolo dell'Aquila a mostrare la luce interiore al postulante, che è anche simbolo dell'Apostolo Giovanni, il prediletto da Cristo.
Pierre Deloeuvre, mostra poi a Jacq il simbolo del Toro e gli ricorda che è durante l'Era del Toro che prosperarono le grandi civiltà apparse sulla terra: Egizia, Babilonese, Vedica, Cinese.
Sarà così che l'aspirante Iniziato potrà dialogare con i personaggi delle Maschere, ovvero la dualità presente nel mondo terreno al fine poi di poter lottare contro il Drago che protegge tesori nascosti, sgomina i codardi e può essere domato solo dai giusti.
Una volta superato l'ostacolo del Drago ecco presentarsi alla vista dei Nostri amici, il bassorilievo del Delfino, ovvero del re dei pesci, il quale conduce l'aspirante Iniziato alla purificazione per mezzo delle acque dell'Oceano primordiale.
Al quattordicesimo gradino troviamo ad attenderli la Colomba, portatrice della sostanza divina in quanto essa stessa aspetto femminile del Creatore, secondo gli gnostici. La Colomba propone dunque al postulante una dura prova: uscire dall'oceano dei pensieri pur senza perderli di vista.
Giunti a questo punto si è quasi alla metà del cammino. Ove Deloeuvre mostra a Jacq il simbolo dell'Elefante, la cui intelligenza ricettiva è una sorta di battesimo per l'aspirante Iniziato.
Il Serpente, invece, lungi dall'essere l'incarnazione del simbolo del male, rappresenta l'intelligenza attiva, ovvero la volontà del singolo di "riunire ciò che è sparso", conoscere senza pregiudizio alcuno.
Ma ecco attenderli la Spada, ovvero il gladio che rappresenza la giustizia, ovvero il "raggio di luce" indispensabile al Cavaliere per proseguire il suo cammino.
Al diciottesimo grado, i Nostri, incontreranno il tempio della Luna, la quale è simbolo legato al dio Thot degli Antichi Egizi. La Luna ha dunque il significato di giuramento per l'aspirante Iniziato.
Dalla Luna egli passerà successivamente al Sole, il punto più critico, ovvero il passaggio da una condizione ad un'altra.
E qui si chiude il ciclo del cosiddetti Piccoli Misteri.
Da qui in avanti, Pierre Deloeuvre mostrerà a Christian Jacq il cammino del Grandi Misteri, ovvero quelli che vanno dal ventesimo al trentatreesimo grado.
Qui, oltre al Sole, troviamo il simbolo della Temperanza, la quale permette al postulante di superare la dualità Luna-Sole, ovvero notte e giorno.
Ma eccoli giunti di fronte al simbolo dell'Uomo bendato, il quale contempla il suo mondo interiore, alla ricerca della Divinità, insita entro sè stesso ed in ogni essere. Bendato, peraltro, è anche l'aspirante massone prima di ricevere la completa Iniziazione, ovvero il battesimo della Luce, che lo porterà ad una nuova rinascita.
E successivamente incontrerà - al ventitreesimo grado - il Pellicano, simbolo esoterico per antonomasia, che racchiude le tre virtà di Fede, Speranza e Carità.
Successivamente incontreranno la Fenice, la quale è destinata sempre e comunque a rinascere dal fuoco, essendo essa simbolo di rigenerazione spirituale degli esseri.
Altro simbolo fondamentale nel cammino dell'Iniziato è l'Aquila, la quale possiede l'energia dell'origine del mondo. Essa, come fa con i suoi piccoli, mette alla prova i novizi e li espone ai raggi del Sole: se non sopportano il "fuoco celeste", li getta nel vuoto.
Una volta superata questa prova, l'aspirante Iniziato si troverà dinnanzi al Leone: la saggezza terrestre. Grazie ad esso il costruttore impara a comprendere la saggezza celeste, ovvero il simbolismo dell'Aquila.
Dal ventisettesimo al trentesimo grado, il Maestro d'Opera, mostra al Nostro i quattro uomini con l'anfora.
Il primo ha un atteggiamento rilassato, incurante. Egli è colui il quale desidera acquisire conoscenza spirituale per sè, senza condividerla con gli altri.
Anche il secondo uomo lascia cadere l'acqua dall'anfora e sembra incurante di ciò che fa. Egli non ha compreso il simbolismo dei rituali poichè difetta di attenzione. Si aggrappa alla forma esteriore, senza coglierne la sostanza.
Il terzo personaggio tiene l'anfora in maniera sin troppo salda e sicura ed ha un atteggiamento autoritario e dottrinale. Egli è privo di umiltà e crede ti trasmettere all'esterno grandi verità. Ma in realtà è semplicemente un erudito che conosce il significato dei simboli solo in apparenza.
Il quarto personaggio, invece, simboleggia la "trasmissione dello spirito" in quanto raggiunge il cuore di ciascuno. Tiene saldamente l'anfora, regola il flusso dell'acqua ed il suo volto esprime serenità. Egli è un vero Maestro d'Opera, un massone perfetto.
Eccoci giunti dunque al trentunesimo grado, quello del Leone alato, ovvero l'unione dei due Regni: quello della Terra e quello del Cielo.
Il trentaduesimo grado ci presenta dunque l'Angelo, ovvero l'uomo a immagine di Dio. L'Angelo, infatti, è inviato da Dio sulla terra per ricondurre l'uomo al Principio che l'ha generato.
Il Trentatreesimo grado - l'ultimo gradino che l'aspirante Iniziato dovrà salire - non è altro che la consapevolezza che l'Albero fiorito, ovvero l'obiettivo ultimo, è la Comunità dei costruttori. La Confraternita di Maestri d'Opera perfetti che hanno compiuto un lungo viaggio di perfezionamento interiore per giungere ad avvicinarsi alla Divinità.
Christian Jacq, con questo libro ricchissimo di simbolismo gnostico, massonico ed esoterico che in questa recensione ho solo brevemente cercato di spiegare, è giunto dunque all'essenza del simbolismo e del significato più puro della Massoneria.
La ricerca di Dio in tutti gli esseri.

Luca Bagatin



24 aprile 2011

Ciao Baba, incarnazione terrena del Divino



Non è un caso che Tu, incarnazione di Krishna, Cristo, Allah, Buddha, Lao Tzu, Ahura Mazda, venuta su questa terra per tutti noi, sia morto il giorno di Pasqua.
Tu ci hai insegnato che nulla accade a caso in questo mondo.
Risorgerai, ancora una volta, per mostrarci la Luce del Divino che è (già) in Noi.
Om Sai Ram.



28 marzo 2011

Opportunità ed inopportunità dei simboli



Ogni simbolo ha un significato primordiale ed insito dentro noi stessi, così come ci ricorda Jung. Purtroppo però, nel corso della Storia taluni, per ignoranza e/o bramosia, hanno deciso di far propri certi simboli e attribuire ad essi altri significati, spesso fuorvianti e deleteri. Non è isolato il caso della croce cristiana, simbolo Egizio (la famosa Ankh o croce ansata) mistificato dall'Imperatore Costantino, autentico fondatore della religione cristiana (Gesù detto Il Cristo fu inchiodato ad una "tau", come in uso al tempo dai Romani e non certo su una croce), ma anche la swastica, simbolo vedico che rappresenta il sole (o, se vogliamo, la Luce, il Divino entro noi stessi, secondo la medesima tradizione), che Hitler trasformò nel simbolo del nazismo.
Personalmente metto in discussione l'utilizzo propagandistico e deleterio di taluni simboli universali, che vengono dati in pasto alle masse così, senza nessun back ground culturale e spirituale alla base. Ogni simbolo ha in sè una valenza molto grande e potente e sono pochi a conoscerne veramente la portata. Ogni simbolo può essere utilizzato a fini buoni come a fini totalmente negativi. Così è stato nei Secoli e così è tutt'ora.
Nella fattispecie parliamo di inopportunità di certi simboli in determinati luoghi. Un crocifisso posto al muro di un locale pubblico ha il medesimo significato della swastica nazista posta in un locale pubblico: l'autorità del simbolo politico-religioso (non nella sua accezione spirituale, ma etica, totalitaria e totalizzante !) su coloro i quali si trovano in quel preciso luogo. Non è un caso che i regimi totalitari abbiano fatto ampio utilizzo di simboli (spesso di origine religiosa-magica-alchemica
). Un simbolo, diversamente, dovrebbe essere interiorizzato. Così come una dottrina, un percorso spirituale. Individuale e mai collettivo, pena la collettivizzazione delle menti. Che è ciò che coloro i quali hanno bramosia di Potere meglio preferirebbero.
Perché mai sono esistite ed esistono scuole esoteriche e società discrete ? Perché esse hanno il compito di far interiorizzare individualmente e NON collettivamente certi antichissimi insegnamenti. Le Chiese, ma anche le ideologie totalitarie, sono il loro esatto opposto: esse mirano alla collettivizzazione ed all'inculcamento dei dogmi, anche per mezzo di simboli.
I simboli, invece, dovrebbero essere celati, nascosti e comprensibili solo agli Iniziati che hanno affrontato un percorso individuale (dalla metaforica discesa agli Inferi sino alla riscoperta della Luce. Dalla morte profana alla rinscita iniziatica).
La laicità, in questo senso, è l'unico strumento per garantire equilibrio e rispetto delle singole individualità. Oltre che rispetto di ogni tradizione e percorso spirituale.
L'individuo "addormentato" ha bisogno di guide. Il "risvegliato" ricerca la luce: dentro di sè.

Luca Bagatin



4 aprile 2010

Riflessioni pasquali, forse, sulla resurrezione, forse, sul tempo che è stato, forse, sul tempo che sarà e che è



Non amo la Pasqua come festività.
Sarà che non sono cristiano e men che meno cattolico, avendo abbandonato all'età di dieci anni la religione che mi fu inculcata dalle convenzioni sociali.
Sarà che non amo la primavera e men che meno l'estate che la primavera prelude.
Ho letto l'ultimo post di Mario Adinolfi (del 2 aprile) e sono scoppiato a piangere come un bambino.
Di solito i post di Adinolfi mi fanno piangere. Ma dalle risate. Quasi sempre beffarde.
Adinolfi parla degli affetti che gli sono mancati: prima la sorella ed oggi la nonna, e lo fa con uno stile per la prima volta davvero struggente.
Uno stile che, per la prima volta sul suo blog, scopro autentico.
Gli affetti famigliari, delle persone che ci stanno accanto, le donne della nostra vita.
E noi a ricordarci e a riscoprirci bambini, come un tempo. Come alla fine degli anni '70 o '80. A ritrovare le foto un po' sbiadite, talvolta con i bordi arrotondati dell'epoca e quei vestiti e quelle acconciature che non vediamo più da decenni.
La perdita degli affetti è il più grande dolore che una persona possa tentare anche solo di sopportare. Tutto il resto passa giustamente in secondo piano.
La vita è una ruota, certo, e il Buddhismo la rappresenta molto bene con la celeberrima "Ruota del Dharma": il ciclo delle rinascite.
Si nasce, si vive, si muore, ci si reincarna in una nuova vita ove - comunque - gli affetti delle vite precedenti ci saranno nuovamente vicini. Solo in forme diverse.
Non so, francamente, se crederci o meno. Forse non è nemmeno il caso di pensarci.
Viviamo, intanto, qui ed ora.
L'immagine della "ruota", ad ogni modo, è profondamente significativa.
La ruota ed i suoi raggi: noi con attorno i nostri affetti che comunque ci sorreggono.
Piangiamo i nostri cari estinti, certo, come ricordiamo i momenti belli che abbiamo vissuto da bambini.
La nostra ruota seguiterà comunque ad andare avanti, a percorrere il nostro cammino, il nostro viaggio in un'evoluzione continua.
Forse è questo il vero significato della Resurrezione ?
Risorgere dentro noi stessi. Risorgere alla luce dopo il buio.
Risorgere ed Insorgere, come i vecchi azionisti.....
Insorgere di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, alle violenze.
Non pretendere di rivoluzionare alcunché, ma semplicemente dare un contributo all'evoluzuone interiore di questa vita, di questo tempo.
Che è il nostro.

Luca Bagatin


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