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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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12 dicembre 2015

Marine Le Pen: la nuova Marianna di Francia che piace agli sfruttati, ai laici, ai libertari e a tutti gli oppositori della globalizzazione e del capitalismo

A temerla sono, in sostanza, gli euroburocrati, i finti socialisti come Valls e Hollande – venduti al capitale e al Fondo Monetario Internazionale, già diretto dal finto socialista Dominique Strauss-Kahn, già noto per i suoi numerosi e vergognosi scandali a sfondo sessuale – e gli pseudo-repubblicani alla Sarkozy, già noti per aver bombardato la Libia sovrana di Gheddafi e la sua popolazione inerme, consegnandola, di fatto, ai terroristi di Daesh.

Stiamo parlando della nuova Marianna di Francia, ovvero di Marine Le Pen.

Marine, come scrivemmo già in altri articoli, guida un Front National completamente rinnovato che, se definire “di destra” è errato, definirlo “xenofobo” è totalmente fuorviante.

Il Front National di Marine Le Pen è infatti un partito sovranista, laico, repubblicano e persino socialista, visto che guarda alle politiche sociali e degli alloggi molto più che gli esponenti del PS francese, tutti presi nel non contraddire le politiche di austerità imposte dalla BCE e dal FMI.

Certo, Marine pone al primo posto l'identità, la nazionalità e la meritocrazia, ovvero tutte cose che hanno sempre sostenuto nei tempi d'oro della Francia i De Gaulle ed i Mitterrand, ovvero l'esatto opposto dei sedicenti “repubblicani” e dei sedicenti “socialisti” della Francia odierna.

La stessa Flavia Perina, qualche giorno fa sull'Huffington Post, ricordava come Marine Le Pen si definisca “né di destra né di sinistra”, sino al punto di scrivere, sulla sua pagina Facebook alla voce tendenza politica “altro”. E la stessa Perina afferma come il Front National, checchè ne pensino i vari Salvini, Meloni e Berlusconi di casa nostra, non ha nulla a che vedere con il clericale e sfascista centrodestra italiano, al punto che la Le Pen ha scelto, come suo vice, Florian Philippot, omosessuale dichiarato (oltre che già simpatizzante del Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon) e come lei stessa sia favorevole alla legge sulle unioni civili.

Marine Le Pen fa dunque breccia fra vittime della globalizzazione e del capitalismo: sui giovani, sugli abitanti delle periferie e delle banlieue, sugli anziani, sulle donne. Su coloro i quali, in sostanza, sono stati snobbati sia dalla destra di Sarkozy che dalla sinistra di Hollande.

E si oppone fortemente al TTIP, ovvero al trattato di libero scambio USA-Unione Europea, che di fatto ingloberebbe l'Europa nel mercato statunitense, con immensi svantaggi per i nostri mercati, le produzioni locali, l'ambiente e i diritti dei lavoratori.

Da notare, peraltro, che la Le Pen è una lettrice ed estimatrice di Antonio Gramsci e che ai suoi comizi, spesso, si sono viste bandiere ed effigi raffiguranti Che Guevara, Mu'Ammar Gheddafi e Hugo Chavez, ovvero i leader storici del socialismo libertario e nazionale.

Come ha giustamente scritto Flavia Perina, infatti, Marine Le Pen ha conquistato il Quarto Stato della Francia. Quello che, nel mondo (in)globalizzato, non ha più una voce. Un mondo (in)globalizzato che infatti ha generato povertà e nuovo sfruttamento anche e soprattutto in quel Terzo Mondo preda delle ruberie delle multinazionali ed i cui conflitti hanno generato un'immigrazionismo utile solo alle grandi imprese sfruttatrici.

Sono dunque assoluamente sciocchi ed irresponsabili le dichirazioni del premier francese Valls quando afferma che una vittoria di Marine Le Pen segnerebbe una guerra civile in Francia. La guerra civile rischia di essere generata dalle politiche globaliste, fallimentari e di sfruttamento portate avanti proprio da Valls, Hollande e prima di loro da Sarkozy e Chirac.

Confidiamo, dunque, in una ventata nazionale e popolare che porti prossimamente Marine Le Pen all'Eliseo e che il Front National prosegua nella sua evoluzione storico-politica, magari comprendendo davvero che i Matteo Salvini capital-fascisti (che hanno già mal-governato l'Italia), non hanno davvero nulla a che vedere con la politica portata avanti da Marine e dai suoi sostenitori.


Luca Bagatin



26 novembre 2015

Sui conflitti, sulla democrazia, sulla religione, sulla libertà, sull'economia. Riflessioni di Luca Bagatin

Democrazia è governo di popolo.
Non governo della maggioranza.


Non credo in nessuna religione.
Per questo credo in Dio.


I conflitti, ogni tipo di conflitto, nascono dalla nefasta propensione umana dell'invadere la sfera altrui. E ciò può avvenire in molti modi: giudicando il prossimo, facendogli violenza nelle innumerevoli forme possibili (da quella verbale a quella fisica), disturbando o interessandosi agli affari altrui, rompendo le cose altrui (sia metaforicamente che fisicamente) ecc...
Chi si fa gli affari propri campa cent'anni.
Chi non se li fa, finisce per creare situazioni di conflitto e spesso non campa a lungo o, quantomeno, ci auguriamo che ciò non accada.
Una società che voglia evitare i conflitti deve imparare a non essere una società di rompicoglioni (nelle più varie forme possibili).


(Troppa) libertà (di scelta) è schiavitù.


Penso che l'unica lotta efficace alla disoccupazione si trasformarla in tempo libero. E che ci guadagno ? Tempo libero. E come vivo ? Con il baratto. E cosa baratto ? Ciò che non serve a te, ma serve ad altri. E viceversa.


L'Italia è il Paese delle infarstrutture inutili e dannose (vedi TAV e probabile ponte di Messina). Da decenni osservo anche la realizzazione di inutili rotonde stradali e quant'altro...e poi i Comuni italiani, le Province e le Regioni sono sempre lì a battare cassa e a lamentarsi !
I danari pubblici andrebbero usati per una cosa sola: fare stare bene i cittadini, non i politici e le aziende appaltatrici !




18 novembre 2015

Le assurdità del settimanale cattolico "Tempi": "Imagine" di John Lennon inneggerebbe alla violenza. Ma fateci il piacere !

L'assurdità, fra i dogmatici ed i complottisti di ogni risma, sembra regnare sovrana da sempre.

Solitamente serve a riempire i giornali e i siti web e a creare allarmismo. Fomentando, spesso, nuove divisioni.

E' il caso del settimanale cattolico "Tempi" che addita la bellissima “Imagine” di John Lennon a inno di violenza. In un articolo apparso il 17 novembre scorso, infatti, l'articolista di “Tempi” si avventura in un'assurda analisi addirittura teologica del testo della canzone del compianto cantante inglese, rilevando, fra le altre cose che... “è un vero e proprio inno alla violenza, per molteplici motivi che per essere compresi devono suddividersi in due parti, quelli ex fide e quelli ex ratione, cioè quelli che costituiscono una critica alla luce della fede e quelli che costituiscono una critica alla luce della ragione. Alla luce della fede, infatti, negare il paradiso o l’inferno è qualcosa di radicalmente antireligioso in genere, ed anticristiano in particolare, specialmente se si propugna una visione per cui ciò che conta è solo il cielo sopra di noi, ovvero nella più rosea delle ipotesi una visione panteistica ed emanazionista, ma nella più scura una materialistica ed ateistica della vita e del mondo”.

Desideriamo inoltre riportare altri passi dell'assurda analisi:

(…) “Lennon in sostanza rifugge l’essere dell’uomo, e quindi nega la sua verità e, come insegna la storia, ogni volta che viene negata la verità si compie una violenza, nel caso di specie una violenza culturale, ma per questo non meno esecrabile”. (...)

E l'articolista così prosegue: “l’idea che non ci debbano essere nazioni, è una idea violenta – non a caso alla base dell’internazionalismo socialistico rivoluzionario tra XIX e XX secolo – in quanto nega l’essere relazionale e politico dell’uomo come tale già scoperto dalla razionalità del pensiero greco che in Aristotele ha avuto modo di esprimere il suo massimo vertice” (…). Ed ancora:l’idea che non ci debba essere la proprietà è anch’essa una idea violenta – non a caso alla base di molti movimenti politici e ideologici che in nome di questo principio hanno portato più morte e devastazione di quelle a cui pensavano di rimediare – poiché nega una delle espressioni dirette del diritto naturale, cioè quel diritto che per natura, per la natura dell’essere umano, attiene alla retta ragione, cioè alla razionalità umana”.

Fermiamoci qui.

L'articolista di "Tempi", evidentemente, ignora la visione spirituale di John Lennon, paladino degli sperimentatori spirituali degli Anni '60 e '70 e che attinge dai Veda indù e dal Buddismo. Una visione che, giustamente, non comprende né paradiso né inferno o, meglio, i medesimi sono parte del Tutto. Una visione non dogmatica per eccellenza che invita le persone a immaginare un universo ove vi sia un'unico cielo (Divino) sopra di noi. Ed ove non vi siano religioni né dogmi. Ma puro spirito. Come negli insegnamenti di tutti i Grandi Iniziati fra cui il Cristo medesimo.

Ove vi sia violenza in tutto ciò, davvero non sappiamo. E non vediamo nemmeno ove Lennon abbia una "visione anticristiana", visto che il Cristo medesimo – lungi dall'essere il fondatore di una qualsivogli religione - mai parlò di paradiso e di inferno nei termini indicati dal dogma religioso cattolico. Dogma introdotto infatti molti secoli dopo la morte del Cristo stesso, nell'ambito del famoso Concilio di Nicea, presieduto dall'Imperatore romano Costantino.

Proseguendo nell'analisi proposta dal settimanale "Tempi" della canzone di John Lennon, non comprendiamo davvero perché mai l'idea utopistica e libertaria contenuta in “Imagine” che non esistano nazioni, dovrebbe essere un'idea violenta. Anzi. E' un invito alla fratellanza fra i popoli, senza distinzioni di nazione, razza, credo religioso, sesso e, aggiungeremmo, orientamento sessuale.

Idem per quanto concerne l'altra idea libertaria contenuta in “Imagine” relativa alla frase “immagina un mondo senza la proprietà”. E' questa un'idea violenta o, piuttosto, una prospettiva di equanimità, di fratellanza, di eguaglianza ove nessuno lucra economicamente sul suo simile ? Un'idea che, peraltro, più volte è stata suggerita anche dal Papa dei cattolici Francesco, in accordo con gli insegnamenti originari del Cristo ?

Poco importa se l'idea sia stata adottata anche dai più vari movimenti politici. John Lennon non era un politico o un capo religioso (che poi spesso è la stessa cosa), ma un artista, un poeta, un libero pensatore libertario e gnostico.

O forse è proprio questo che dà fastidio alla stampa ortodossa cattolica (non dissimile da quella islamica in questo senso), custode di un dio patriarcale, padre padrone, che nega l'uguaglianza dei suoi figli e li obbliga a seguire astrusi dogmi di..."fede" ?

Non è questa, piuttosto, l'origine della violenza ? L'origine delle guerre di religione dalle crociate sino a quella Santa Inquisizione che torturò e uccise migliaia di vittime innocenti in nome di un Dio che la Chiesa cattolica stessa dimostrava di bestemmiare o di non conoscere, negando così gli insegnamenti medesimi del Cristo, portatore di Luce, Fratellanza e Amore ?

Fra le assurdità che abbiamo letto, questa merita di essere ricordata.

In un momento storico ove occorrerebbe essere uniti in nome di un Amore e di una Fratellanza che non abbiamo mai praticato, vale la pena ancora dare ascolto ai poeti. Da John Lennon a Pasolini. Dal Cristo al Buddha. Da Jack Kerouac a Gandhi.


Luca Bagatin




17 novembre 2015

Riflessioni terzomondiste: by Luca Bagatin

Non vi può essere vera cultura dei diritti se, nel mondo, vi sono ancora bambini che soffrono, che muoiono, che hanno fame. E la stessa cosa vale per donne e uomini, trattati come carne da macello e schiavi della dittatura del Potere, del Danaro, della Religione.


Mi occupo di (contro)cultura e (anti)politica il che significa che la politica cosiddetta "ufficiale" non solo non mi interessa ma la ritengo marginale e poco utile per le persone.
Se volete possiamo anche parlarne, ma, sinceramente, preferisco parlare di cose serie.


Mi auguro che Hollande e Sarkozy si pentano amaramente della loro politica estera.
La Libia, ricordiamolo, subì un vero e proprio atto di guerra da parte del governo francese.
Il popolo francese NON fu mai consultato in merito !


L'unica perversità che conosco sono le Religioni Monoteiste Istituzionalizzate. La mia unica religione è l'Amore.


Oggi va bene essere francesi, ma occorreva essere libici quando la Libia sovrana veniva invasa dalla Francia.
Il terrorismo non lo compiono i popoli.
Ma i politicanti.


Forse Roma, più che di un sindaco, necessiterebbe di poteri speciali a forze dell'ordine e a forze armate, per obbligare le persone poco educate a rispettare la legge.


Chi attacca o uccide una persona pacifica e inerme non è né un uomo né un militare.


Leggo che i politicanti non sanno che cosa fare dell area Expo. Ma scusate, costruire case da dare a chi non ne ha, sarebbe chiedere troppo ?


Li hanno chiamati "dittatori", ma, se avessero studiato ed approfondito le loro storie, avrebbero notato che Mu'Ammar Gheddafi e Josip Broz Tito, erano dei riformatori sociali che attuarono, rispettivamente, in Libia e in Jugoslavia, l'autogestione delle imprese e dell'economia, sostenendo i ceti più poveri della popolazione.
Rimanendo autonomi sia dal blocco sovietico che da quello capitalista.
A rappresentare un Terzo Mondo libero e sovrano.



14 novembre 2015

La nostra unica religione è l'Amore / Notre seule religion est l'Amour (tratto da www.amoreeliberta.blogspot.it)



26 ottobre 2015

Tony Blair, più che scusarsi, dovrebbe consegnarsi alla giustizia internazionale

Tony Blair si scusa e lo fa in un'intervista alla CNN americana, ma è troppo tardi e ha troppe vittime sulla coscienza.

Altrettanto non fa George W. Bush che, quantomeno, è sparito dalle scene.

La guerra in Iraq fu una guerra sporca e ha favorito, di fatto, l'Isis. Le prove delle armi di distruzione di massa: semplicemente inventate a tavolino da Blair e Bush che, stranamente, non sono mai stati incriminati per crimini contro l'umanità come invece sarebbe stato giusto e come chiesto più volte in sede Internazionale, peraltro, dall'allora Presidente del Venezuela Hugo Chavez.

Peccato che Blair, nel frattempo non più premier della Gran Bretagna, abbia ricoperto l'incarico di inviato di pace (sic !) in Medio Oriente su mandato dell'ONU, di UE, Russia e USA. Una vergogna di proporzioni colossali che merita di essere ricordata dai libri Storia e che fa il paio con gli atroci crimini commessi dalle forze anglo-franco-statuitensi che hanno invaso la Libia, fatto ammazzare il governante legittimo, ovvero il colonnello e Raìs Gheddafi e, ancora una volta, favorito l'Isis. Quell'Isis che, come ricordò a suo tempo l'ex generale Wesley Clark, fu per decenni finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America.

Grazie, dunque, ai sedicenti leader falsamente democratici inglesi, statunitensi e francesi ! Mille grazie Blair, Bush, Obama e Hollande ! Grazie per averci portato il terrorismo in casa !

A poco servono o serviranno le vostre scuse postume e si è visto. Drammatico, semmai, il fatto che siate e rimarrete impuniti, alla faccia dei diritti umani e civili che avete calpestato. E alla faccia dei popoli che vi hanno eletti e che avete per anni imbrogliato.


Luca Bagatin



23 settembre 2015

"Fuga all'inferno e altre storie": la raccolta di racconti e parabole di Mu'Ammar Gheddafi

“Sono il leader dei leader arabi, il re dei re dell'Africa e l'imam del musulmani”, così si presentava il colonnello e Raìs libico Mu'Ammar Gheddafi ad Angelo Del Boca, massimo storico del colonialismo italiano.

Gheddafi il leader, il rivoluzionario capace – attraverso una rivolta incruenta e senza alcun spargimento di sangue – di abbattere, nel 1969, la monarchia nel suo Paese - asservita a statunitensi ed inglesi - e a far riappropriare il popolo libico delle sue risorse naturali ed energetiche.

L'autore del “Libro Verde”, pamphlet ideologico sulla Terza Via Universale oltre capitalismo e socialismo reale, per la democrazia diretta dei cittadini nella vita pubblica e l'autogestione delle imprese, fu anche autore, nel 1990, di “Fuga all'inferno e altre storie”, pubblicata per celebrare la vittoria delle truppe libiche su quelle italiane nel 1915, guidate dal colonnello Miani.

“Fuga all'inferno” è una raccolta di dodici racconti, che furono ripubblicati in Francia nel 1996 e successivamente, nel 1998, in Canada e Stati Uniti d'America. Curiosamente, in Italia, sono stati pubblicati solo nel 2006 e ad opera della piccola casa editrice del quotidiano “il manifesto”, la “manifestolibri”, con introduzione di Valentino Parlato il quale, non a caso, ne denuncia il ritardo di avvenuta pubblicazione in un Paese come il nostro, così vicino geograficamente alla Libia e per molto tempo in sintonia con il governo di Tripoli.

In questo testo il Raìs libico si propone nella veste di “re filosofo” o, come amava egli dire, di “pastore del deserto”. Si tratta infatti di una raccolta di riflessioni e parabole, scritte con linguaggio semplice e didattico, dal contenuto sociale, politico, antropologico, laico e spirituale al contempo.

Si parte da una critica serrata alle città, all'urbanizzazione, alla città come “tomba delle relazioni sociali”, alla necessità del contadino e del povero a trasferirsi in città per trovare un lavoro, sradicato dalla campagna, dalla vita semplice ed armoniosa del villaggio, travolto da una modernità senz'anima, spintonato a destra e a manca da altri poveri diavoli come lui, stipati nei mezzi pubblici o travolti dalla strada, dal traffico, dalla velocità imposta dall'urbanizzazione.

Gheddafi, diversamente, esalta la vita del villaggio, semplice, quella vita che egli stesso, figlio di beduini di Sirte ha vissuto sin da bambino. Una vita più solidale, non legata al superfluo ed all'accumulo della ricchezza.

Gheddafi esalta poi la ricchezza della terra e dell'ambiente, che va preservato dall'uomo e dal sistema capitalistico. Egli, dunque, rifugge il progresso, l'urbanizzazione e la tirannia della maggioranza per rifugiarsi in quello che definisce l'inferno, ovvero l'utopia. Egli ama le masse, ma al contempo le teme e teme che queste possano essere influenzate tanto dal progresso scientifico quanto dalla superstizione religiosa.

In alcune sue parabole, non a caso, critica le superstizioni religiose di alcuni gruppi musulmani e arabi, i quali preferiscono seguire e interpretare a loro modo le sacre scritture dell'Islam, finendo per generare fra loro guerre di religione senza fine, anziché ricercare l'unità dei popoli arabi ed islamici, contro i nemici colonialisti ed imperialisti.

Interessante è il racconto di Gheddafi sulla morte. La riflessione su di essa è un racconto intimistico, che ricorda le vicende di suo padre, soldato libico contro le truppe fasciste durante la Seconda Guerra Mondiale. Gheddafi si chiede se la morte sia maschio o femmina, ovvero se essa è maschio è necessario combatterla, mentre se è femmina è necessario abbandonarvisi, sino all'ultimo respiro. E dunque protagonista del suo racconto è il padre, il quale considera la morte come principio maschile e quindi lotta contro di essa sul campo di battaglia, sfuggendo alle pallottole fasciste ed ai bombardamenti. Ma è costretto ad abbandonarsi ad essa nel momento in cui si ammala, esalando il suo ultimo respiro l'8 maggio 1985. Gheddafi a tal proposito scrive: “Dovete combattere contro la morte per prolungare la vostra esistenza (…). L'atteggiamento più giusto è la resistenza, perché la fuga, anche all'estero, non sottrae alla morte (…). Ma quando la morte si indebolisce, e si cambia in una femmina, né rivoluzionaria né occidentale, diventando una donna arrendevole (…), si deve solamente soccomberle, fino all'ultimo respiro.

Emblematico quanto scrive Valentino Parlato nell'introduzione al testo, che, come dicevamo, fu pubblicato nel 2006, a proposito di una possibile morte violenta del Raìs: “...se un giorno Gheddafi fosse travolto da una protesta popolare sono sicuro che non si stupirebbe. Il beduino del deserto sa più cose dell'intellettuale di città: sa che la politica non è solo, non può essere, calcolo politico dei politicanti, ma è fatta di passioni e di pulsioni di massa, che difficilmente un regista politico può orientare”.

Mu'Ammar Gheddafi fu barbaramente ucciso non già dalla protesta popolare, ma dal calcolo politico di francesi, statunitensi e dai loro alleati. Il leader e teorico della Jamahiriya, ovvero del governo delle masse, è stato ucciso dalla realpolitik e dai nemici del suo stesso popolo.

Oggi è bene ricordarlo non solo come leader, ma anche come autore di parabole e di racconti che possono illuminare le menti di un Occidente decadente e di un mondo islamico preda del fondamentalismo che si sta allontanando sempre più dalle sue antiche radici spirituali.


Luca Bagatin



21 settembre 2015

"Le mie verità": Mimesis pubblica il "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi

Fra le già molto interessanti proposte editoriali della casa editrice Mimesis, desideriamo segnalarne una particolarmente rara, ovvero la pubblicazione del “Libro Verde” di Mu'Ammar Gheddafi, saggio di cui parlammo già in altro articolo e che merita di essere presentato al lettore occidentale.

Il titolo dell'opera editata da Mimesis è, in realtà, “Le mie verità”, con commento dei giornalista Marco Marsili.

Al di là del commento di Marsili, che tende troppo frettolosamente a banalizzare il pensiero del Raìs libico ragionando in termini strettamente occidentalisti, l'opera di Gheddafi è certamente unica nel suo genere, anche perché di rara reperibilità editoriale.

Un saggio tutt'altro che liberticida quello di Gheddafi, troppo frettolosamente bollato in Occidente – sull'onda dell'influenza statunitense – come dittatoriale.

Si pensi infatti che il "Libro Verde", nella sua parte iniziale, muove una critica serrata ai sistemi elettorali, fatti di partiti e di parlamenti, che, nei fatti, non rappresentano affatto la reale volontà popolare ma unicamente quella del partito che ha raccolto più voti e che come tale non rappresenta di fatto il popolo, ma solo una parte ideologica, peraltro formata da una fetta esigua di rappresentanti, ovvero i parlamentari.

E propone un sistema fondato sulla democrazia diretta, chiamata da Gheddafi Jamahiriyya, ovvero governo delle masse, da attuarsi attraverso appositi comitati popolari spontanei.

Interessante anche l'analisi economica del Raìs e colonnello Gheddafi, il quale propone un sistema di autogestione delle imprese, ove il lavoratore non è più un salariato, ma proprietario dell'impresa medesima, richiamandosi, per molti versi, non già al marxismo come sostenuto da Marsili, bensì al pensiero mazziniano ove capitale e lavoro risiedono nelle stesse mani.

Un pensiero, quello di Gheddafi, a tratti forse un po' utopistico, come egli stesso rivelò allo storico Angelo Del Boca, affermando di essere rimasto un po' deluso nel non essere stato totalmente compreso dal suo popolo, il quale talvolta ha abusato del “potere delle masse” per diventare corrotto, indolende e consumista. Le parole di Gheddafi a Del Boca sono le seguenti: “(...) I principi contenuti nel Libro Verde sono, ovviamente, principi utopistici. Se però la mia gente li avesse adottati, oggi vivremmo in un mondo più felice, più verde. Ma è difficile, con la gente di oggi, conseguire tali risultati. Di conseguenza il nostro mondo è ancora, purtroppo, di colore nero”.

Quella che il Raìs di Tripoli chiama Terza Teoria Universale, oltre capitalismo e marxismo, è, nei fatti, una nuova visione umanista non sempre di facile attuazione.

Purtuttavia è innegabile che la Libia di Gheddafi, oltre ad essersi riappropriata dell sue risorse – petrolio in primis – strappate alle potenze colonialiste straniere, fece passi da gigante.

Come scrisse il giornalista Mario Vignolo nella sua biografia sul Raìs: "La Libia è un laboratorio sociopolitico fondato su un miscuglio di oligarchia e anarchia, democrazia diretta e guidata, consumismo e rigorismo morale. La spinta ideologica viene sempre da Gheddafi che si dedica ad organizzare l'anarchia. (...) Pensa che il suo compito sia di condurre il suo piccolo popolo a fare a meno di ogni guida.

(...) Audace e appassionato come quando era un ragazzo, Gheddafi non ama essere l'uomo politico che si arrangia nel campo del possibile. Si trova più a suo agio ai confini fra realtà e utopia. (...) Alcuni sogni sono rimasti tali: il popolo libico non è diventato produttore, l'unità araba è ancora un miraggio. (...), ma molti sogni si sono avverati: i libici hanno ritrovato orgoglio, dignità e un senso di identità; la Libia di cui si diceva "è un Paese che non esiste", ha un posto di rilievo nell'atlante geopolitico; i particolrismi regionali e tribali sono superati; i diseredati non sono più tali; la sfida contro le onnipotenti compagnie del petrolio è stata vinta e ha messo in moto un meccanismo destinato a modificare gli equlibri mondiali".

Una Libia che, purtroppo, oggi non esiste più, invasa prima dagli anglo-franco-statunitensi e dalle truppe della NATO che hanno consegnato Gheddafi nelle mani dei ribelli - che lo hanno barbaramento ucciso - ed oggi martoriata dai terroristi di Daesh, ovvero l'Isis.

L'utopia del colonnello Gheddafi è stata rasa al suolo dalla realpolitik dei nuovi barbari, dai nuovi colonizzatori. Ieri in Libia, oggi in Siria. In nome del dio danaro.


Luca Bagatin




11 settembre 2015

Né con Obama, né con Putin. Con gli oppressi e gli sfruttati, per la Civiltà dell'Amore

VERSUS

Da diverso tempo noto, nel panorama politico ed in quello dei cosiddetti “social-network”, l'avanzare di nuove polarizzazioni che ricalcano pressoché totalmente le vecchie polarizzazioni tipiche dei tempi della Guerra Fredda: da una parte i “filo-occidentali” e dall'altra i “filo-russo/cinesi”.

Francamente tale nuova polarizzazione, in un mondo che dovrebbe invece essere finalmente multipolare (oltre che multietnico e multireligioso), mi preoccupano non poco.

Lo stesso conflitto in Siria, che vede da una parte contrapporsi i putiniani agli obamian-hollandiani mi preoccupa non poco.

Posto che un governo legittimo è e deve sempre essere sostenuto, ed in questo caso il governo legittimo è quello di Bashar-al-Assad, direi che si potrebbe anche andare oltre.

Personalmente sono da sempre molto critico nei confronti dell'Occidente ed in particolare del suo sistema capitalistico/edonistico, ma, parimenti, sono da sempre critico nei confronti del sistema comunista/socialista reale/statalista, oggi per molti versi incarnato dalla Russia di Putin e dalla Cina, le quali peraltro si sono inventate un sistema capital-socialista che, nei fatti, garantisce ricchezza solo a pochissimi oligarchi ed affama e sfrutta i popoli.

Ritengo peraltro che, sullo scenario geopolitico odierno, non esistano peggiori criminali di Putin (che fece assassinare peraltro anche il giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, oltre che Anna Politkovskaja), della Cina capital-comunista (che imploderà su sé stessa, con tutte le sue barbarie) oltre che il resto del sedicente mondo libero che, grazie alle invasioni di Libia e Siria, ha prodotto fenomeni terroristici e destabilizzatori come l'Isis.

Spirali di speranza, come ho scritto negli ultimi anni, vi sono da qualche tempo unicamente in America Latina. Ma solo se la gran parte di quei Paesi saprà essere libera dai “giochi geopolitici” delle grandi potenze egemoniche (USA, Russia, Cina in primis), come dovevano essere liberi dagli opposti imperialismi (capitalista e comunista) i Paesi del Terzo Mondo nel periodo della Guerra Fredda (come negli ideali di Juan Domingo Peron), pur non essendoci riusciti o non del tutto, salvo rare esperienze come quella peronista e gheddafiana e, solo in parte, cubana.

Recentemente ho avuto modo di dibattere sul web con un amico che si definisce “socialista scientifico” e che difende le posizioni di Putin.

Con lui ho voluto porre la seguente analisi, che parte da lontano, ovvero dalla contrapposizione – in seno alla Prima Internazionale dei Lavoratori – fra mazziniani e garibaldini da una parte e fra socialisti-marxisti dall'altra.

Un'analisi che va oltre la politica e la cosiddetta realpolitik e va a toccare l'umanità e lo spirito, ovvero la liberazione dai suoi bisogni materiali, per giungere a quelli spirituali.

Garibaldi muoveva critiche a Marx ed al suo socialismo scientifico proprio in quanto quest'ultimo non teneva conto dell'essere umano e della sua universalità, anche spirituale. Garibaldi, come Mazzini, del resto, non era ateo, ma teosofo e si rifaceva al "socialismo del cuore", al socialismo di ispirazione cristiana di Saint Simon. Così come Chavez, Peron, Sandino e persino Gheddafi se vogliamo, avevano un'ispirazione spirituale e non-materialistica dell'esistenza.

Mazzini, pur non essendo socialista, parlava di "Dio e Popolo", ovvero di un Dio incarnato nel Popolo stesso e viceversa. Il Dio degli insegnamenti del Cristianesimo gnostico.

La spiritualità è, in questo senso, superiore alla politica. Lo fu per lo stesso Gandhi che a Mazzini ed ai "Doveri dell'Uomo" si ispirò.

In questo senso tutte le dottrine anti-capitaliste ed anti-comuniste hanno una base spirituale e gnostica. Il mazzinianesimo, il garibaldinismo, La Terza Posizione peronista, persino l'impostazione chavista (ogni discorso di Chavez si rifà al Cristo Redentor) o quella di Evo Morales e di Rafael Correa, Presidente socialista cristiano dell'Ecuador e di coloro i quali danno alla Madre Terra valore spirituale e costiuzionale.

Il socialismo scientifico, che poi si è inverato nelle teorie economiche di Marx ed Engels, lungi dall'avere una visione spirituale ed umanitaria, ha piuttosto un'impostazione materialistica ed industrialista (ovvero progressista in senso tecnologico e non spirituale) non diversa dal capitalismo. E ciò comporta: distruzione dell'ecosistema, di ogni forma di spiritualità, affetto, amore, condivisione fra le persone, sessualità libera ecc.... Laddove il capitalismo mercifica, il socialismo scientifico abolisce, opprime, sopprime.

Il mondo, da sempre e non da oggi, si divide dunque in sfruttatori/edonisti/oligarchi (politici, imprenditori, criminalità organizzata...) ed in persone alla ricerca di amore e liberazione dai bisogni. Purtuttavia ci hanno voluto far credere che tutto dipenda dalla politica e dall'economia, quando, io credo, tutto dipenda dalla quantità di amore e di spiritualità che ciascuno è in grado di contrapporre al Potere.

Dunque, ancora una volta, attenzione a lasciarsi abbagliare dalle pseudo-democrazie occidentali e dalle oligarchie neo-sovietiche.

I cittadini diventino, finalmente, protagonisti del loro destino. Imparino ad autogovernarsi e ad autogestire il proprio lavoro. Liberandosi, così, dal giogo delle ideologie, delle strutture e delle sovrastrutture economico-politiche, per approdare dunque alla liberazione ed all'elevazione dello spirito.


Luca Bagatin