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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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22 aprile 2014

"SOGNO". Poesia by Luca Bagatin

Poesia serale.
Poesia notturna.
Poesia che si posa laddove una rosa
fiorisce sull'urna.
Nell'urna riposa
qualcosa di antico.
Di antico e passato
e per sempre finito.
Ed io son rapito
dal sogno di te.
E ciò che un tempo era amaro,
dolce ora è.



21 novembre 2013

"Moleskine" di Luigi Pruneti: racconti di fiele e miele

“Moleskine”, come i taccuini dei giornalisti di fine '800, come peraltro ricorda la professoressa Ida Li Vigni nella prefazione di questo volume che raccoglie racconti, fiabe e piéce teatrali di Luigi Pruneti.

Luigi Pruneti, saggista e attuale Gran Maestro della Massoneria italiana dell'Obbedienza di Palazzo Vitelleschi, con questo piccolo taccuino di viaggio edito dalle Edizioni Giuseppe Latenza e dal sottotitolo dal sapore fumettistico di “Racconti di fiele e miele”, ci regala storie dai profondi risvolti esoterico-filosofici e spirituali.

Storie brevi, come le “101 storie zen” pubblicate negli Anni '50 da Nyogen Senzaki e Paul Reps ed altrettanto illuminanti.

Come “La favola dei tre semi”, che ci insegna che solo colui il quale cerca la luce spirituale, se veramente la desidera, la trova per davvero. Oppure la storia del Gran Topo, dal titolo “In una notte di maggio”, ove qualcuno potrebbe ravvisarvi numerose allegorie massonico-iniziatiche; o, ancora, “Un incontro fra le nuvole”, ove l'autore immagina sé stesso fra le nuvole, a incontrare i Grandi Iniziati del passato quali René Guénon, il Tradizionalista per eccellenza; Oswald Wirth, l'esoterista, spiritualista ed alchimista, ma al contempo laico, celebre per il suo studio sui Tarocchi ed infine Gurdjieff, che insegna all'autore che è necessario combattere gli imbonitori e per farlo bisogna avere il coraggio di sbugiardarli, testimoniare con ottimismo la verità e anteporre alle parole i fatti.

Ma, i racconti raccolti in “Moleskine”, non sono terminati. Fra viaggi all'Inferno e viaggi nella sua infanzia, l'autore metterà alla berlina il pregiudizio ed il dogma, proponendo e promuovendo una società aperta in luogo di una società omologante e chiusa.

Di particolare pregio le piéce teatrali, una ambientata in pieno medioevo, ove una donna riservata, ma spiritualmente illuminata, saprà rispondere a tono ad un frate, ad un cavaliere e ad un mercante, rappresentanti del pensiero più oscurantista dell'epoca.

Le altre due brevi piéce sono invece ispirate al fumetto “Corto Maltese”, il marinaio avventuriero scaturito dalla penna del celebre fumettista massone Hugo Pratt ed anch'esse racchiudono profondi messaggi spirituali ed umanistici.

Uno fra tutti, che mi ha favorevolmente impressionato in quanto vero inno alla Donna ed alla Grande Madre, è fatto proferire da Corto Maltese stesso: ...le donne sono la parte forte dell'umanità. In voi è l'arcano della Grande Madre, incomprensibile all'analisi razionale dell'uomo che non riesce a concepire, né a comprendere la coerenza, la determinazione, il coraggio, la disponibilità al sacrificio che è in voi. L'uomo è fragile, perché guarda il più delle volte solo a se stesso; lo specchio è la sua guida e tuttavia lo specchio è labile e quando si rompe l'immagine sfuma, frantumendo il cuore di Narciso. Le donne, invece, a differenza di quanto dicono i maschi, pensano più agli altri che a loro stesse e ciò le rende roccia la cui solidità sfugge ai più, perché è mascherata da un tappeto di morbido muschio”.

Particolare da notare è la copertina del volume di Luigi Pruneti, raffigurante un uomo ritratto di spalle (con tutta probabilità l'autore stesso) assieme ad un cagnolino, i quali, a piedi, percorrono una lunga strada fatta di curve e sentieri, che li condurrà verso colline, valli, montagne, forse, sempre alla ricerca di un possibile Santo Graal. In un eterno viaggio verso l'infinita Conoscenza ed Evoluzione.


Luca Bagatin (nella foto con il prof. Luigi Pruneti)



15 ottobre 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Fumetto a tinte fosche". Monologo by Baglu

Ormai ho smesso di stupirmi del mio prossimo.

Ci sono amici che credevo amici ed invece.

Invece mi ero, mi sono illuso.

Del resto mi è sempre capitato anche nelle storie d'amore.

Ah no, non credo di essere necessariamente sfortunato io. Penso invece, piuttosto, di essere uno che cerca sempre di andare al di là delle apparenze.

Mi bastano piccoli gesti perché questi mi creino disappunto. E mi offendano.

Conoscendo il mio pessimo carattere, solitamente, cerco di andare oltre e tendo a giustificare sempre l'altra persona.

Potrei fingere, così, un rapporto per anni. Ma a che pro ?

La cosa che più mi dispiace, alla fine, è che le mie storie sono finite non per colpa mia.

La verità è che sono un entusiasta deluso. Deluso da cose in cui ho creduto e che oggi mi creano solo disgusto e, spesso, rabbia.

So ciò che voglio dalla vita, per carità, ma so anche che, per arrivarci, devo percorrere strade che non mi va di percorrere.

Non sono il tipo dei compromessi, delle menzogne, della superficialità. Per questo, a tutto ciò, preferisco una vita di disillusioni, pensando a quel suicidio che medito da anni.

Eppure sono ancora convinto, dentro di me, che la vita sarebbe molto più semplice. Peccato che gli esseri umani non ne ne rendano conto. L'orgoglio è una puttanata. Così anche come l'amor proprio. Per vivere consapevolmente bisognerebbe arrivare ad odiarsi. Forse, allora, si odierebbe meno il prossimo.

Un amico mi ha chiesto perché ho deciso di rimanere single. Gli ho risposto che non sono più disposto a scendere a compromessi con la vita. Perché essa stessa sento che non mi appartiene.

Sono passati quattro anni da quando la conobbi. Non credevo avrei mai potuto innamorarmi così. Da allora non mi mai più successo. Con il tempo, mi dicono, le cose cambiato, megliorano, passano. Per me questo assioma non vale né funziona. 



15 agosto 2013

Le avventure di Ilona, Hula e Baglu (parte seconda)









13 agosto 2013

Le avventure di Ilona, Hula e Baglu









10 febbraio 2013

"Intervista esclusiva alla cantante, attrice ed artista dell'eros Ursula Davis in arte Hula Hop" di Luca Bagatin

Ursula Davis - conosciuta dal pubblico con lo pseudonimo Hula Hop - cantante, attrice, fumettista, artista dell'eros di origini finlandesi e nipote della celebre attrice statunitense Bette Davis, è stata fra le principali star di "Diva Futura", l'agenzia di casting fondata negli anni '80 dal compianto Riccardo Schicchi e da Ilona Staller.
Il suo stile trasgressivo "Anni Sessanta" la fa amare subito dal pubblico, così come le sue battaglie contro i falsi pudori, combattute in un frammisto di fascino ed ironia.
Ursula, oltre ai suoi spettacoli teatrali, ha recitato in numerosi film erotici pornosoft quali "Provocazione", "Desideri inconfessabili", "Diva Futura", "Visioni erotiche", "Obsession" e "Top model 2" ed ha inoltre collaborato al mensile "Diva Futura", realizzando fumetti erotici ed ironici assieme.
Oggi abbiamo il piacere e l'onore di intervistarla amichevolmente.



Ursula Davis, Baby Pozzi, Moana Pozzi, Riccardo Schicchi ed Ilona Staller Cicciolina

Luca Bagatin: Per cominciare, una domanda classica, ovvero come inizia la tua carriera artistica ?

Ursula Davis: Sin da piccola ho manifestato uno spiccato senso artistico. Amavo trascorrere ore ed ore a disegnare e dipingere. Ho frequentato, poi, il Liceo Artistico e l'Accademia di moda e da li è stato tutto un susseguirsi di cose... Ma io, più che "carriera" lo definirei un percorso di vita dettato dalla mia natura, dalla mia voglia di fare o non fare determinate cose.


Luca Bagatin: Come mai questo soprannome, "Hula Hop" ?

Ursula Davis: "Hula" altro non è che il diminutivo di uno dei miei tre nomi, ovvero Ursula. L'idea di anteporre l''"H" mi è venuta intorno gli otto anni quando per firmare i miei dipinti preferivo una lettera esteticamente più armonica della "U". "HULA HOP", invece, è il personaggio dello show creato con Riccardo Schicchi. Desideravo mantenere il mio nome e al contempo portare in giro per le discoteche uno spettacolo che rispettasse la mia personalità. Un personaggio fresco, giovane, divertente, frizzante e sconvolgentemente provocatorio. Basi musicali anni '60, costumi coloratissimi, scenografie giocose e tanti fluorescenti hula hop, naturalmente.


Luca Bagatin: E' vero che sei la nipote della celebre attrice degli Anni '60 Bette Davis ? In effetti, peraltro, le somigli molto...

Ursula Davis: Dicono che "dove c'è fumo c'è fuoco"...


Luca Bagatin: Da cantante e ballerina al pornosoft e poi al fumetto erotico. Una carriera poliedrica direi. Come è nata l'idea di diventare disegnatrice e fumettista ? Tu definisci i tuoi fumetti ironici ed erotici. Ovvero ?

Ursula Davis: Come premesso ho sempre amato disegnare, ma non mi definirei una "fumettista". Fu solo una piccola parentesi. L'idea dell'erotico/ironico è molto semplice da spiegare: lo scopo era quello di portare l'immaginazione del lettore ad alti livelli, esasperare la sua sessualità e poi farlo piombare in uno stato comico/ironico. Dietro ad ogni storia c'era una trama sottile con un finale "ironico" o delle immagini divertenti. Un'idea valida per abbracciare un pubblico più ampio.


Luca Bagatin: A tuo parere, oggi, con l'avvento di internet, il fumetto erotico cartaceo, può avere ancora il suo fascino ?

Ursula Davis: Sì, certamente sì. Io lo trovo molto più intrigante ed eccitante perché dà spazio all'immaginazione di ognuno.


Luca Bagatin: Hai lavorato per moltissimi anni a fianco di Riccardo Schicchi, recentemente scomparso. Qual è il tuo più bel ricordo di lui ?

Ursula Davis: Non è che ho lavorato per moltissimi anni a fianco di Riccardo Schicchi, ho lavorato per lui e con lui nel suo "periodo d'oro", nel suo "momento magico". Dopo, a livello lavorativo, mi sono allontanata, un po' per motivi personali e in parte perché trovavo che il suo modo di lavorare più che artistico e pieno di ideali stava diventando piuttosto commerciale, ma i contatti sono sempre rimasti. Di Riccardo ho molti bei ricordi, doverne scegliere solo uno mi rimane piuttosto difficile... Potrei risponderti così: Riccardo è uno dei miei ricordi più belli.


Luca Bagatin: L'anno prossimo ricorrerà il ventennale dalla morte di Moana Pozzi. Tu lavorasti anche con lei, se non ricordo male. Com'era Moana ? Cosa sarebbe potuta diventare ?

Ursula Davis:
Si, ho lavorato con Moana in diverse occasioni, film soft, l'hard non l'ho mai fatto. L'esperienza più incisiva è stata certamente durante le riprese del film di Piero Vivarelli "Provocazione". Abbiamo avuto modo di parlare a lungo su vari argomenti. Io Moana, a dire il vero, l'ho sempre trovata un po' particolare. C'era un lato di lei oscuro che non sono mai riuscita a decifrare. Lei dentro era inquieta, insofferente, ma in pubblico non lo dava certo a vedere. Non credo che sarebbe diventata altre cose oltre quello che già era. Penso che si sarebbe ritirata appena il fisico non le dava più quella sicurezza su cui basava la sua forza.


Luca Bagatin: So che sei un'amante della natura e degli animali. Oltre, peraltro, ad aver contribuito a rompere molti tabù sessuali in un'epoca molto più bigotta di quella attuale. Hai mai pensato di impegnarti, politicamente, come fece la nostra comune amica Ilona Staller (ad anche Moana Pozzi, negli ultimi anni di vita, peraltro), per questo tipo di battaglie ambientaliste e di libertà ?


Ursula Davis:
La natura e gli animali sono al top delle mie preferenze, ma penso che si possa agire senza necessariamente far politica. In Italia la democrazia è un'utopia e fare una politica pulita, equa, sobria è impossibile. Io credo che ci voglia una vera sterzata, una rivoluzione vera propria non una semplice battaglia. La vita mi ha insegnato a non aspettarmi nulla da nessuno per non andare incontro a delusioni e mi domando spesso se l'unione fa la forza o chi fa da sé fa per tre ? Io ero con Ilona il giorno della presentazione del suo partito. Ero spesso da Riccardo quest'estate in ospedale...O con gli anziani e i disabili, con donne arabe malmenate dai mariti e con i ragazzi libici sparati e mutilati...eppure, dimmi, hai mai sentito parlare di me ? Hai mai visto una mia foto ? Eppure esisto e agisco. Autonomamente. L'importante è essere fedeli a sé stessi altrimenti si diventa bandiere in balìa del vento.

Luca Bagatin



6 febbraio 2013

Baglu a fumetti












Le foto sono di proprietà esclusiva del sig. Luca Bagatin.
Ogni eventuale  utilizzo può essere autorizzato previo contatto all'indirizzo mail burroughs279@yahoo.it



16 ottobre 2012

"IL (non) MORTO: racconto horror by Baglu



Non avrei mai pensato che qui fosse così buio.
Il buio mi piace certo. E' riposante e non necessita di occhiali per vederci.
Da bambino amavo nascondermi in luoghi bui. Da adulto poi...il buio mi ha sempre accompagnato.
Ma, andiamo con ordine. Iniziamo con il dire che ieri notte mi sono ucciso.
Come ? Ho trovato il coraggio di farlo, nell'unica maniera possibile, indolore e sufficientemente rapida (ovvero senza dover attendere che quelli di Dignitas, in Svizzera, valutassero la mia richiesta di suicidio assistito): ho ingurgitato cinquanta delle pasticche antiepilettiche che abitualmente utilizzavo da vent'anni.
Credo di essermi addormentato. Poi credo di non essermi più svegliato o, meglio...diciamo che la mia coscienza è sveglia, ma il mio corpo non risponde. O, meglio ancora, il mio corpo non c'è.
La mia coscienza è avvolta dal buio e, francamente, non è che la cosa mi entusiasmi.
Mi aspettavo un mondo alternativo, dopo la morte. Magari un paradiso pieno di donne, oppure un inferno pieno di diavolesse. O, più semplicemente, mi auguravo di ritrovare Merlino, Mabus, Silvestro, Paffy e tutti gli amici gatti che ho perduto, da quando ero bambino.
Vorrei piangere, ma non mi è possibile: la coscienza non può piangere.
Mi chiedo se sarà così per tutta l'eternità...ovvero se sarò condannato a rimanere sveglio (si fa per dire) in eterno !
Mi manca bere e fumare. I miei sigari. E bere la mia birra, con la quale meditavo di farmi fuori in un primo tempo. Ma la cirrosi epatica poteva attendere...evidentemente.
Immagino vorrete (vorrete ? ah sì ? perché, ho un pubblico ?) sapere il motivo per il quale mi sono ucciso.
Non è che ci sia molto da dire. Potrei dire che i motivi erano due: la mia vita era abbastanza inutile e, soprattutto, non mi andava di vivere in un mondo di stronzi.
Non avevo nulla da dire né da dare. Soprattutto non avevo un soldo, ma questa è un'altra storia. E pare che abbia l'eternità per raccontarvela. Se vorrò e deciderò di farlo.
Da dove posso cominciare ? Avevo sei anni che mi prendevano in giro per via del fatto che ero pieno di peli sulla testa e sulla faccia. Mia madre, anche per questo, mi odiava. E, una volta tornato a casa da scuola, mi legava alla catena assieme al cane. Bobi (mia madre non ha mai avuto una grande fantasia per i nomi. Del resto io mi chiamo Baglu). Mio padre, invece, era assente e, quando c'era, mi ignorava.
Per questo ho fraternizzato subito con i gatti. Loro erano le uniche persone (sì, persone, orkozzeus !!!!) che mi capivano. Ci scambiavamo le pulci vecendevolmente, un po' come i miei compagni di classe si scambiavano le figurine Panini.
A dieci anni mi innamorai. Lei era alta, era bella e soprattutto era buona. O almeno sembrava tale. Mi sorrideva e ciò era già di per sé strano.
Finì sotto un'automobile senza che io sia mai riuscito a parlarle. Del resto non l'avrei comunque mai fatto. Non ricordo nemmeno come si chiamava. Anzi no, l'ho dimenticato. Così come ho dimenticato molte cose. Il bello della morte è che aiuta a dimenticare ciò che ci ha fatto soffrire.
Qualcuno, una volta, mi pare di ricordare che mi disse che la sofferenza rafforza gli animi. Credo di non aver mai sentito una stronzata più grande in tutta la mia vita.
Ad ogni modo, ora che mi trovo qui, trapassato, posso confermarlo: non esiste nessun Dio. E non esiste nemmeno San Pietro con le chiavi, Buddha, le vergini del Corano e, evidentemente, nemmeno la reincarnazione. C'è solo buio.
A meno che questo non sia il "purgatorio dei suicidi" e, beh, questo non lo saprò mai. Qui non c'è anima...viva !
Da quanto tempo mi troverò qui ? Non è che sono in coma e prima o poi mi sveglierò in un ospedale ? No, dai, speriamo di no. Non voglio svegliarmi e, soprattutto, mi vergognerei come un ladro (perché, se nella mia vita ne ho fatte di cotte e di crude, compreso mangiare cibo per gatti, non ho mai rubato). Se sei un suicida, in questo Paese di merda che mi pare chiamarsi Italia, così come se sei un alcolista o un tossico, ti guardano con disprezzo misto e pietà. Secoli di cultura caZZolica (ovvero del cazzo, come la medesima Chiesa alla quale tale organo riproduttivo fa capo), hanno condannato un sacco di individui al pubblico disprezzo da parte di milioni di stronzi !
No, non posso, non voglio e soprattutto non devo sveglirmi. Sono morto, infondo, no ?
E' tutto nero, ma riesco a pensare. Confesso che è l'unica cosa che mi da noia davvero. Quand'ero vivo, l'unica cosa che mi faceva stare bene era dormire. Qui pare non ci sia verso di chiudere occhio...anche perché credo di non avere più degli occhi, né di averne tantomeno bisogno.
Uhm. Nessun rumore. Che pace. Potrei mettermi a cantare, nella mia mente, quanche motivetto. Infondo non posso essere stonato, con il pensiero.
Bah. Questa è la morte ? La morte è davvero una condanna a vivere, allora ! Eccheccazzo !
Però di positivo c'è che non ho più fame. Non posso più ingrassare e/o dimagrire a dismisura. E poi, qui, nessuno noterà più i lunghi peli che cospargevano il mio corpo !
Tutto sommato è un bilancio in pareggio: mi annoierò per l'eternità, ma, in compenso, non sarò più infelice !
Beh, che parola grossa. Che cos'è la felicità ? Bertrand Russell sosteneva che la felicità dell'uomo è data dal divertimento e dalla tranquillità di spirito...due cose che io non ho mai conosciuto, almeno forse non nei termini auspicati da Bertrand Russell.
Uhm, ma che cosa ne so io di Bertrand Russell, che ho appena la licenza di terza media ? Non sarà che, dopo la morte, si acquisiscono davvero conoscenza e saggezza ?
E a che scopo ? Per educare il buio che ci/mi sta avvolgendo ?
Uno pensa di morire e di scoprire il significato della vita. Ed invece, eccolo ancora lì a porsi domande.
Se prima era la vita a non avere un senso, ora sono persuaso che anche la morte, di senso, ne abbia pochino.





6 settembre 2012

"Nero" di Giancarlo Soldi e Tiziano Sclavi: noir ad alta qualità



I romanzi della mia formazione adolescenziale sono stati, dopo i "Racconti del Terrore" di Edgar Allan Poe, quelli scritti da Tiziano Sclavi, il "papà" di Dylan Dog.
Eh lo so, letture impegnative quelle che costellarono la mia pre e post adolescenza !
Senza di questi, senza dubbio, non mi sarei mai avvicinato al mondo del mistero, della magia, del giallo e del noir. E soprattutto sono stati, per me, una grande fonte di arricchimento culturale e di spunti creativi ed ironici, i quali mi hanno permesso, tempo dopo, di cimentarmi in racconti, storie e soprattutto articoli a tema.
Poi, dopo "Dellamorte Dellamore" e "Nero", sono arrivati anche i fumetti. Di Sclavi, Pratt, Castelli e persino di Pier Carpi, che scoprii un po' più tardi, ma le cui ricerche attorno all'esoterico ed alla Massoneria, sono per me di profonda ed attuale utilità.
Detto ciò e confermato che, dopo la Beat Generation di Kerouac e Ken Kesey, Sclavi ed Andrea G. Pinketts, sono per me i migliori scrittori viventi mai esistiti, passiamo alle cose più contingenti e, dunque, a ciò che voglio davvero raccontarvi.
"Nero", dicevo, è stato, il secondo romanzo di formazione che ho letto. Ed anche il secondo romanzo di Sclavi che mi capitò fra le mani.
Ricordo che lo lessi appena uscito in libreria, nel 1991. Non me lo ricordo moltissimo, in quanto non lo rilessi mai. Parlava, ad ogni modo, di un cadavere in una valigia.
Non avrei mai creduto ne avessero realizzato un film, l'anno dopo, nel '92.
Da qualche giorno mi è capitato di trovarne il dvd e devo dire che mi ha fatto tornare ragazzo. Mi ha messo addosso la stessa adrenalina, la stessa capacità di stupirmi, la stessa voglia di comprendere che cosa si cela dietro all'orrore, ad un certo tipo di orrore. All'orrore vero, celato, come allegorie macabre, in delitti inspiegabili o, forse, sin troppo evidenti nella loro esplicabilità.
Regia di Giancarlo Soldi, sceneggiatura dello stesso Soldi in collaborazione con Tiziano Sclavi, il "Nero" cinematografico è interpretato da un inedito Sergio Castellitto, da una bravissima ed accattivante Chiara Caselli, da un viscido Luis Molteni e da un inatteso Hugo Pratt, mostro sacro del fumetto e padre del celeberrimo "Corto Maltese".
"Nero" è un noir, è un horror urbano, ma è anche una storia d'amore.
La storia fra Federico Zardo (Castellitto) e Francesca Mai (la Caselli). I due sono amanti, allorquando Francesca decide di lasciare il suo ex compagno, che sarà ritrovato morto dissanguato da Federico.
Chi l'ha ucciso ? Forse una insospettabile Francesca, così priva di ombre, così apparentemente innocente, così svagata pur nel suo corpo ispirante erotismo ?
Federico, ad ogni modo, tenta di coprirne il presunto delitto. Nasconde il corpo dell'uomo in una valigia, ne recide la mano in quanto non entra nel bagaglio, nasconde il tutto nel bagagliaio dell'auto...quando viene scoperto dal detective privato D'Ambrosi (Luis Molteni), il quale è stato ingaggiato dalla madre di Federico, al fine di conoscerne la vita privata.
D'Ambrosi, accusando Federico di avere una doppia vita e di frequentare Francesca, un'ex tossicomane e presunta assassina, inizia a ricattarlo. Non prima di averne violentato ed ucciso la madre, in un incendio.
Federico e Francesca, decidono quindi di uccidere D'Ambrosi e...ci riusciranno, certo ma...il cadavere dell'ex uomo di Francesca scomparirà !
Che fine ha fatto ? Ma, poi, chi l'ha ucciso ?
Francesca ? Federico ? D'Ambrosi ?
L'unico con i piedi per terra, in una Milano degli anni '90, zeppa di teppisti dei quali Federico ha una paura folle, sembra il Commissario della Polizia Straniero (Hugo Pratt), il quale, ad ogni modo, rinuncerà presto ad indagare.
E chi è la voce che, al telefono, preseguiterà Federico invitandolo a commettere gli omicidi che avrebbe dovuto commettere D'Ambrosi ?
In un crescendo di sangue e di delitti, fra le arcane paure di Federico e la surrealtà quasi comica di una scanzonata Francesca, fra un teppista piscione, un becchino vestito da hawaiano, una valigia con all'interno un cadavere che scompare, le belle note della canzone "Acque" di Francesco Guccini, scritta appositamente per "Nero" e quelle dei Mau Mau, in dialetto piemontese, che fanno da colonna sonora, il film si conferma, tanto quanto il romanzo originale di Sclavi, una storia grottesca e noir, cruenta e violenta, ma anche ironica ed introspettiva, come un fumetto di Dylan Dog.
Film non banale ed anticipatore, sia sotto il profilo artistico che cinematografico e che merita assolutamente di essere ricercato e visto.
Inizialmente l'idea del regista e co-sceneggiatore, assieme a Sclavi, era quella di realizzare un film su Dylan Dog, così come l'idea di "Nero" di Sclavi, doveva essere quella di realizzarne un fumetto giallo a puntate. Ne è venuto fuori un ottimo romanzo ed un ottimo film. Più noir che giallo. Ove gli autori e gli attori contribuiscono a tenere lo spettatore sul filo del rasoio ed a fargli assaporare le numerose personalità e caratteri della vasta umanità che lo circonda.
La presenza nel film di Hugo Pratt, poi, come nella volontà del regista, segna il passaggio del testiomone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo (e si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento di Federico e Francesca sono abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi).

Luca Bagatin



16 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "MERAVIGLIOSO" cortometraggio by Baglu



E se andassi ad abitare nella stessa città in cui abita Lei ?
Potrebbe capitare, in effetti. Potrebbe accadere.
E' strano, ma, dopo tanto tempo, avrei paura persino di incontrarla. Ho fondamentalmente paura dei miei sentimenti. Ho paura che...
E' passato molto tempo e lei potrebbe avere o avere avuto altre storie. Non ci posso pensare. Non voglio saperlo. Solo il pensiero mi fa stare già abbastanza male.
Anche se mi dicono che non è possibile, io lo so che non mi innamorerò più. Non potrei e, comunque, non voglio. E non sarebbe nemmeno giusto.
Forse mi sarebbe piacuto che anche per Lei fosse stata la stessa cosa.
Ma va bene così, nel senso che mi sono rassegnato.
Non mi piacciono le "dinamiche dei sentimenti". Non mi sono mai piaciute.
Vabè, che stavo dicendo ?

Mi trovo a S., un quartiere periferico di Roma. Sto passeggiando su un campo immenso, pieno d'erba che mi arriva quasi alle ginocchia. Sto chiacchierando con Bruno, un ragazzone dai capelli lunghi e ricci, con la barba folta ed una maglietta con su scritto "Avanti popolo !". Con Bruno, quando eravamo ragazzini, facevamo politica assieme.
Camminiamo, con lui che guarda a terra, con l'aria fiera ma incazzata ed io che lo osservo.
"Baglu, occorre fà a rivoluzzione ! Nun s'ariva alla fine daa terza settimana der mese ! Er turbocapitalismo ce stà a rovinà ! Bisogna tornà a Marx, a Lenin. Se er padrone sfrutta er salariato nun ce stanno cazzi pennessuno ! E' la dinamica der capitale, delle forze lavoro che devono prenne coscienza, fà autocritica..."
"Bruno, ma no, non è così. Cioè, il mondo è cambiato, il comunismo ha fallito. Marx era un frustrato patologico..."
"A Baglu, a te t'hanno fregato le donne. Tu stai sempre a pensà alle donne !"
"Ma che dici ? Perché dici 'ste cose ?"
"Perché dici cazzate e questo perché pensi alle donne ! Lo sanno tutti !"
"Ma tutti chi ? Perché generalizzi , adesso ? Ma che ne sai tu di me ? Che ne sai tu di certe cose ? Che ne sai se mi sono mai innamorato ?"
"A Baglu, mo nun rompe ancora er cazzo co 'sta storia ! Ciao !".
"Cia..." e Bruno se ne va, verso l'orizzonte.

"Ciao Franco"
"Ciao Baglu"
Franco era un amico di vecchia data. Oggi quasi sessantenne. Una volta facevamo meditazione assieme.
"Lui chi è, tuo figlio ?" dico, indicando un ragazzo sui vent'anni, capelli rasati, giubbotto in pelle e cintura firmata (credo).
"Sì, ti presento Micheal !"
"A papà, chi è 'sto sfigato ?"
"..."
"Tieni cento euro, perché non vai un po' a divertirti, Micheal ?"
Ed il ragazzo se ne va.
Dall'orizzonte arriva una ragazza bionda, tutta curve e seno.
"Baglu, ti presento Tania, la mia...ragazza"
"Ma Franco, ma tu non eri sposato ?"
"Lo sono e allora ?"
"Ah. Piacere, Baglu"
"Piacere, Tania"
"Ma...lo so, non è elegante dire queste cose ma...la signorina avrà l'età di tuo figlio"
"E allora ?" e la bacia, appassionatamente.
Mi piego in due e mi accascio a terra, fra l'erba alta, in preda alle convulsoni.
"Baglu, stai male ? Ti porto da un dottore !"
"Franco, ti prego, stammi lontano. Siamo a neanche un metro di distanza e già mi fai schifo così".

Sono seduto su una panchina, in mezzo al campo d'erba alta. Sto leggendo "Vartàn", un fumetto un po' scollacciato degli anni '70. Sulla copertina la protagonista, Vartàn, appunto, un'indiana bianca, bionda e a seno nudo, legata ad un palo di legno. Il titolo del numero 133 è, infatti, "Impalata".
E' un western vagamente erotico, ma non volgare. La storia è abbastanza noiosa, ma la cosa che mi attira è la rubrica alla fine del giornaletto, dal titolo "Segnali di fumo". Raccoglie le lettere dei lettori a Vartàn e la cosa che mi incuriosisce di più è che le lettere sono scritte soprattutto da lettrici e le risposte di "Vartàn" sono sempre intelligenti, mai sciocche, mai banali come le risposte di psicologi o sociologi delle rivistine idiote di oggi.
Erika di Rapolano Terme scrive, ad esempio: "Ho preso una gran cotta ma lui mi ignora. Ho cercato di farmi notare ma con vani risultati. Una volta ho finto di cadere davanti alla sua vespina ma quello non mi ha neppure notata e pensare che mi ero slogata davvero la caviglia ! A lui piace una mia amica ma lei lo respinge. Vorrei sapere se..."
Vartàn le risponde che dovrebbe farsi notare in modo meno pericoloso. "Invece di gettarti davanti alla sua vespa prova a farti trovare seduta sopra di essa mentre lui l'ha parcheggiata. Al suo ritorno, trovandoti sopra di essa, non potrà investirti. Al massimo potrai chiedergli di farti fare un giro insieme. Attenzione però a non cadere !"
Lelly di Vigevano, scrive invece che ha necessità di un piccolo corredino in quanto orfana e sua sorella ha quattro bambini e vive con gli zii e non può lavorare per un problema ai reni.
E Vartàn le risponde con grande sensibilità ed umanità, auspicando che qualcuno la possa aiutare.
Poi c'è Epifanio di San Giminiano. Ha vent'anni ed è in carcere e chiede di corrispondere con qualche ragazza e, puntualmente, sul giornaletto, il suo indirizzo è pubblicato.
Oggi questi lettori avranno cinquanta, cinquantacinque, forse sessantanni. Dove siete ? Fatevi vivi ! Siete rimasti i sognatori di allora ? Se sì fatevi sentire, ve ne prego. Avete attraversato i decenni senza finire prede delle mode, delle chiururgie plastiche, delle cure ringiovanenti, delle musiche assordanti ?
Mentre grido questo mio appello a piene mani, verso l'orizzonte, si avvicina Bruno e si siede sulla panchina. Ha un rosario in mano, una crocifisso attorno al collo. Prega. Poi si rivolge a me: "Baglu, tu stai sempre a pensà alle donne ! La salvezza è solo in Cristo nostro Signore !"
"Bruno, la smetti ?!"
"Ma nun me rompe er cazzo ! E prega !" Si alza e se ne va, verso l'orizzonte, continuando a pregare.

Passeggiavo per l'immenso campo d'erba del quartiere romano di S., con le braccia dietro la schiena e lo sguardo perso, verso l'orizzonte, quando, d'un tratto, sento una voce che mi intima: "Ricordati che devi morire ! Ricordati che devi morire !".
E' un frate francescano, con tanto di chierica e saio.
"Buongiorno, lei chi è ?"
"Buongiorno, mi scusi, stavo recitando. Sono Pietro Brook, detto anche Brook Farm. Sono un attore olandese, piacere".
"Piacere, io sono Baglu, scrittore", gli sorrido e tendo la mano. "Ma...che di fa qui, da queste parti ? Qui non c'è niente, solo erba...Io, sa, sono qui perché penso al mio passato e lei ?"
"Io sono qui per recitare, cantare, a volte ballare"
"Lei sembra una persona saggia, lo sa ?"
"La ringrazio. Sì, forse ha ragione, negli anni '60 ho fatto anche il guru di una piccola comunità trascendentale"
"Interessante... Allora, scusi, mi posso permettere una domanda ?"
"Certo, la prego"
"No è che io mi sono sempre chiesto, ma, se due persone sono innamorate o lo sono state...perché non possono esserlo per sempre ? Perché l'amore deve finire...le storie sentimentali devono finire....? Mi può rispondere, per favore ?"
Pietro Brook mi guarda, annuendo e sorridendo. Poi noto che guarda dietro di me.
"Mi scusi signor Baglu, vede quella nuvoletta ? Devo raggiungerla, altrimenti è un casino. Devo tornare a casa. Infondo sono morto l'anno scorso...".
Rimango interdetto, lo osservo mentre sale sulla nuvola e vola in cielo.
La telecamera inquadra l'intero campo dall'alto, con me al centro. Io alzo la testa al cielo, in favore della telecamera, che si abbassa, a farmi un primo piano.
Parte la musica: "Meraviglioso" cantata da Mimmo Modugno.
Ondeggiando a destra e sinistra, inizio a cantare...

E' vero
credetemi è accaduto
di notte su di un ponte
guardando l'acqua scura
con la dannata voglia di fare un tuffo giù...


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini