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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 novembre 2013

Il coraggio di sognare: Hugo Pratt fra avventura e mistero

Hugo Pratt, allorquando nel 1967 ideò il personaggio di Corto Maltese, ebbe il coraggio di sognare.

Il coraggio di sognare il viaggio, il cammino dell'uomo senza bandiera, senza ideali precostituiti, senza porti sicuri ove rifuguarsi. Il coraggio di rappresentare un eroe-antieroe libertario, che anticiperà quelli che, decenni dopo, diventeranno classici del fumetto moderno quali Dampyr e Dylan Dog.

Hugo Pratt e Corto Maltese sono spesso raccontanti dai saggi del prof. Luigi Pruneti, scrittore ed attuale Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, oltre che appassionato di fumetti e di letteratura del fantastico.

Ne “Il coraggio di sognare – Hugo Pratt fra avventura e mistero”, Pruneti ha voluto raccogliere in un unico volume edito da Tipheret, gli atti di due convegni, tenutisi rispettivamente a Forlì nel maggio 2013 ed a Pesaro nel 2010, dedicati al fumetto ed alla figura di Corto Maltese.

Convegni presentati dall'amico Pietro Caruso, già direttore della rivista Il Pensiero Mazziniana, ed alla presenza di studiosi del fumetto, della letteratura d'avventura e di viaggio.

Un saggio, “Il coraggio di sognare”, che attraverso i racconti dei relatori, ci racconta la vita e l'opera di Hugo Pratt, nato a Rimini da un padre di origini inglesi e da una madre veneziana, la cui vita fu una continua avventura, un continuo spostamento da un capo all'altro del globo terrestre. E ci racconta della sua collaborazione al Corriere dei Piccoli e le sue celebri opere che ebbero come protagonista il suo Corto: da “Corte sconta della arcana” a “Favola di Venezia”, passando per “La casa dorata di Samarcanda” sino alle più recenti collaborazioni con l'amico ed allievo Milo Manara ne “Tutto ricominciò con un'estate indiana” e “El Gaucho”.

Corto Maltese, un libero marinaio, un po' come fu Hugo Pratt, alla ricerca dell'arcano, del mistero e dell'esoterico. Una ricerca che porterà l'autore a farsi iniziare alla Massoneria della Gran Loggia d'Italia presso la Loggia Hermes di Venezia nel 1976, a cinquant'anni di età, raggiungendo, pochi anni prima di morire, il Quarto Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, esperienza di cui per molti versi racconterà nelle tavole di “Favola di Venezia”.

“Il coraggio di sognare” racconta di questo ed analizza gli aspetti culturali e misteriosi del fumetto, ingiustamente ritenuto semplice strumento di sottocultura ed in realtà di grande valore al pari di un saggio, di un'opera teatrale e/o cinematografica ed è davvero una delle poche opera edite in Italia ad affrontare i significati più reconditi dell'opera di Hugo Pratt.

Vorrei concludere con un piccolo inciso, a proposito di Hugo Pratt, che purtuttavia è sfuggito ai relatori dei convegni relativi alla sua opera.

E' un aspetto purtroppo poco conosciuto, che però anni fa quando vidi il film non mi sfuggì. Sto parlando della presenza di Hugo Pratt quale attore nel film noir di Giancarlo Soldi “Nero” del 1992, ovvero tre anni prima della morte di Pratt.

“Nero” è tratto dall'omonimo romanzo noir di Tiziano Sclavi, autore del fumetto Dylan Dog e Pratt nel film recita la parte del commissario di polizia Straniero.

La presenza nel film di Hugo Pratt è fondamentale, in quanto segna il passaggio del testimone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo. E si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento dei protagonisti - Federico e Francesca - siano abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi.

Un piccolo cameo che, per gli amanti del fumetto d'avventura e noir, non può certo mancare.


Luca Bagatin



15 ottobre 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Fumetto a tinte fosche". Monologo by Baglu

Ormai ho smesso di stupirmi del mio prossimo.

Ci sono amici che credevo amici ed invece.

Invece mi ero, mi sono illuso.

Del resto mi è sempre capitato anche nelle storie d'amore.

Ah no, non credo di essere necessariamente sfortunato io. Penso invece, piuttosto, di essere uno che cerca sempre di andare al di là delle apparenze.

Mi bastano piccoli gesti perché questi mi creino disappunto. E mi offendano.

Conoscendo il mio pessimo carattere, solitamente, cerco di andare oltre e tendo a giustificare sempre l'altra persona.

Potrei fingere, così, un rapporto per anni. Ma a che pro ?

La cosa che più mi dispiace, alla fine, è che le mie storie sono finite non per colpa mia.

La verità è che sono un entusiasta deluso. Deluso da cose in cui ho creduto e che oggi mi creano solo disgusto e, spesso, rabbia.

So ciò che voglio dalla vita, per carità, ma so anche che, per arrivarci, devo percorrere strade che non mi va di percorrere.

Non sono il tipo dei compromessi, delle menzogne, della superficialità. Per questo, a tutto ciò, preferisco una vita di disillusioni, pensando a quel suicidio che medito da anni.

Eppure sono ancora convinto, dentro di me, che la vita sarebbe molto più semplice. Peccato che gli esseri umani non ne ne rendano conto. L'orgoglio è una puttanata. Così anche come l'amor proprio. Per vivere consapevolmente bisognerebbe arrivare ad odiarsi. Forse, allora, si odierebbe meno il prossimo.

Un amico mi ha chiesto perché ho deciso di rimanere single. Gli ho risposto che non sono più disposto a scendere a compromessi con la vita. Perché essa stessa sento che non mi appartiene.

Sono passati quattro anni da quando la conobbi. Non credevo avrei mai potuto innamorarmi così. Da allora non mi mai più successo. Con il tempo, mi dicono, le cose cambiato, megliorano, passano. Per me questo assioma non vale né funziona. 



16 ottobre 2012

"IL (non) MORTO: racconto horror by Baglu



Non avrei mai pensato che qui fosse così buio.
Il buio mi piace certo. E' riposante e non necessita di occhiali per vederci.
Da bambino amavo nascondermi in luoghi bui. Da adulto poi...il buio mi ha sempre accompagnato.
Ma, andiamo con ordine. Iniziamo con il dire che ieri notte mi sono ucciso.
Come ? Ho trovato il coraggio di farlo, nell'unica maniera possibile, indolore e sufficientemente rapida (ovvero senza dover attendere che quelli di Dignitas, in Svizzera, valutassero la mia richiesta di suicidio assistito): ho ingurgitato cinquanta delle pasticche antiepilettiche che abitualmente utilizzavo da vent'anni.
Credo di essermi addormentato. Poi credo di non essermi più svegliato o, meglio...diciamo che la mia coscienza è sveglia, ma il mio corpo non risponde. O, meglio ancora, il mio corpo non c'è.
La mia coscienza è avvolta dal buio e, francamente, non è che la cosa mi entusiasmi.
Mi aspettavo un mondo alternativo, dopo la morte. Magari un paradiso pieno di donne, oppure un inferno pieno di diavolesse. O, più semplicemente, mi auguravo di ritrovare Merlino, Mabus, Silvestro, Paffy e tutti gli amici gatti che ho perduto, da quando ero bambino.
Vorrei piangere, ma non mi è possibile: la coscienza non può piangere.
Mi chiedo se sarà così per tutta l'eternità...ovvero se sarò condannato a rimanere sveglio (si fa per dire) in eterno !
Mi manca bere e fumare. I miei sigari. E bere la mia birra, con la quale meditavo di farmi fuori in un primo tempo. Ma la cirrosi epatica poteva attendere...evidentemente.
Immagino vorrete (vorrete ? ah sì ? perché, ho un pubblico ?) sapere il motivo per il quale mi sono ucciso.
Non è che ci sia molto da dire. Potrei dire che i motivi erano due: la mia vita era abbastanza inutile e, soprattutto, non mi andava di vivere in un mondo di stronzi.
Non avevo nulla da dire né da dare. Soprattutto non avevo un soldo, ma questa è un'altra storia. E pare che abbia l'eternità per raccontarvela. Se vorrò e deciderò di farlo.
Da dove posso cominciare ? Avevo sei anni che mi prendevano in giro per via del fatto che ero pieno di peli sulla testa e sulla faccia. Mia madre, anche per questo, mi odiava. E, una volta tornato a casa da scuola, mi legava alla catena assieme al cane. Bobi (mia madre non ha mai avuto una grande fantasia per i nomi. Del resto io mi chiamo Baglu). Mio padre, invece, era assente e, quando c'era, mi ignorava.
Per questo ho fraternizzato subito con i gatti. Loro erano le uniche persone (sì, persone, orkozzeus !!!!) che mi capivano. Ci scambiavamo le pulci vecendevolmente, un po' come i miei compagni di classe si scambiavano le figurine Panini.
A dieci anni mi innamorai. Lei era alta, era bella e soprattutto era buona. O almeno sembrava tale. Mi sorrideva e ciò era già di per sé strano.
Finì sotto un'automobile senza che io sia mai riuscito a parlarle. Del resto non l'avrei comunque mai fatto. Non ricordo nemmeno come si chiamava. Anzi no, l'ho dimenticato. Così come ho dimenticato molte cose. Il bello della morte è che aiuta a dimenticare ciò che ci ha fatto soffrire.
Qualcuno, una volta, mi pare di ricordare che mi disse che la sofferenza rafforza gli animi. Credo di non aver mai sentito una stronzata più grande in tutta la mia vita.
Ad ogni modo, ora che mi trovo qui, trapassato, posso confermarlo: non esiste nessun Dio. E non esiste nemmeno San Pietro con le chiavi, Buddha, le vergini del Corano e, evidentemente, nemmeno la reincarnazione. C'è solo buio.
A meno che questo non sia il "purgatorio dei suicidi" e, beh, questo non lo saprò mai. Qui non c'è anima...viva !
Da quanto tempo mi troverò qui ? Non è che sono in coma e prima o poi mi sveglierò in un ospedale ? No, dai, speriamo di no. Non voglio svegliarmi e, soprattutto, mi vergognerei come un ladro (perché, se nella mia vita ne ho fatte di cotte e di crude, compreso mangiare cibo per gatti, non ho mai rubato). Se sei un suicida, in questo Paese di merda che mi pare chiamarsi Italia, così come se sei un alcolista o un tossico, ti guardano con disprezzo misto e pietà. Secoli di cultura caZZolica (ovvero del cazzo, come la medesima Chiesa alla quale tale organo riproduttivo fa capo), hanno condannato un sacco di individui al pubblico disprezzo da parte di milioni di stronzi !
No, non posso, non voglio e soprattutto non devo sveglirmi. Sono morto, infondo, no ?
E' tutto nero, ma riesco a pensare. Confesso che è l'unica cosa che mi da noia davvero. Quand'ero vivo, l'unica cosa che mi faceva stare bene era dormire. Qui pare non ci sia verso di chiudere occhio...anche perché credo di non avere più degli occhi, né di averne tantomeno bisogno.
Uhm. Nessun rumore. Che pace. Potrei mettermi a cantare, nella mia mente, quanche motivetto. Infondo non posso essere stonato, con il pensiero.
Bah. Questa è la morte ? La morte è davvero una condanna a vivere, allora ! Eccheccazzo !
Però di positivo c'è che non ho più fame. Non posso più ingrassare e/o dimagrire a dismisura. E poi, qui, nessuno noterà più i lunghi peli che cospargevano il mio corpo !
Tutto sommato è un bilancio in pareggio: mi annoierò per l'eternità, ma, in compenso, non sarò più infelice !
Beh, che parola grossa. Che cos'è la felicità ? Bertrand Russell sosteneva che la felicità dell'uomo è data dal divertimento e dalla tranquillità di spirito...due cose che io non ho mai conosciuto, almeno forse non nei termini auspicati da Bertrand Russell.
Uhm, ma che cosa ne so io di Bertrand Russell, che ho appena la licenza di terza media ? Non sarà che, dopo la morte, si acquisiscono davvero conoscenza e saggezza ?
E a che scopo ? Per educare il buio che ci/mi sta avvolgendo ?
Uno pensa di morire e di scoprire il significato della vita. Ed invece, eccolo ancora lì a porsi domande.
Se prima era la vita a non avere un senso, ora sono persuaso che anche la morte, di senso, ne abbia pochino.





21 dicembre 2009

Un ricordo di Pier Carpi



Dello scrittore, giornalista, regista, fumettista ed esoterista Pier Carpi parlai diffusamente in un mio articolo del 2 settembre 2009, pubblicato anche su questo blog. A distanza di quasi dieci anni dalla sua morte, avvenuta nel più tetro e lugubre silenzio. Un silenzio che, purtroppo, dura ancora e che costringe oggi la vedova Carpi - la scrittrice  Franca Bigliardi - a vivere una situazione economica assai difficile.
Pier Carpi fu personaggio del panorama culturale italiano spesso avversato per le sue prese di posizione "contocorrente" e - per questo - volutamente rimosso in quest'Italia dalla scarsa memoria storica ed ove l'"egemonia culturale" di gramsciana memoria incombe come un macigno, non permettendo quella fondamentale apertura necessaria all'approfondimento, allo scambio ed alla diffusione delle idee.
Di Pier Carpi ricordiamo qui - brevemente - numerosissime opere sulla Storia della Magia, sulle Società Segrete, su Cagliostro di cui realizzò anche un prestigioso film, su Papa Giovanni XXIIIesimo, sulla figura di Gesù e su Licio Gelli, di cui peraltro fu amico.
Pier Carpi realizzò e sceneggiò anche il film horror "Un'ombra nell'ombra", nel 1979, con attrici del calibro di Valentina Cortese ed Irene Papas, nonché collaborò con Alfredo Castelli nella redazione di alcuni numeri del fumetto cult "Martin Mystere" della Bonelli Editore.
Vorrei qui riportarvi un paio di video a lui dedicati: un'intervista all'autore sul suo ultimo libro "Gesù contro Cristo", ed uno spezzone tratto dal film "Un'ombra nell'ombra" (per taluni considerato - a torto - un film di serie B).
Oggi, Pier Carpi, è seppellito a Viadana (MN), sotto un semplice cumulo di terra.
Morì a soli 60 anni nel 2000.

L.B.



24 settembre 2009

Riccardo Finzi....praticamente detective


un paio di volumetti delle avventure di Riccardo Finzi e, al centro, l'autore Luciano Secchi in una foto di gioventù

L'ho scovato in una libreria veneziana che è un vero e proprio magazzino ove un libro non si trova...si "scova" letteralmente !
Riedizione polverosa, ovvio !
Riedizione del 2000 di un romanzo giallo pubblicato per la prima volta nel 1981 nella collana Scotland Yard della Max Bunker Press.
Vi dice niente ?
Beh, carissimi alanfordissimi come me o anche no, non avrei mai immaginato di "scovare" un romanzetto di Luciano Secchi fra incasinatissimi scaffali dell'Acqua Alta, la libreria di cui sopra incastonata fra le callette storiche di Venezia.
Luciano Secchi in arte Max Bunker, prolifico autore ed ideatore dei più scalcinati fumetti anni '60-'70-'80-'90 e 2000.
Noto ai più per essere il papà (nonché sosia) di Alan Ford, l'agente segreto più imbranato e belloccio del Gruppo TNT.
Il nostro caro Max-Secchi, classe 1939, è altresì noto per essere il padre di Riccardo Finzi, protagonista dell'omonima serie di brillantissimi romanzi gialli ancora oggi acquistabili al sito www.maxbunker.it.
Nella fattispecie, il libercolo che mi sono trovato fra le mani, si intitola "Fotofinish".
Un libercolo da edicola che si legge d'un fiato divertendosi ed avvincendosi (ma si può dire ?). Appassionandosi, insomma, nel racconto in prima persona dell'investigatore privato più balordo di Milano.
Riccardo Finzi è infatti un giovane investigatore diplomatosi per corrispondenza. Abbastanza imbranato e scalognato, ma sempre pronto a risolvere intricatissime situazioni anche quando un caso non gli è affidato direttamente. Il tutto con il supporto amichevole del carabiniere in pensione Ciammarica e dell'anziana vicina di casa Pina Parenti (cuoca e governante volontaria del Finzi).
In una Milano da bere & da mangiare, il Nostro, in "Fotofinish", si troverà ad avere a che fare con un caso di pedinamento apparentemente molto semplice, commissionatogli da una ricca signora borghese gelosa del marito, che si concluderà purtuttavia con l'assassinio dello stesso.
Ed in seguito....i cadaveri diventeranno molti di più !
Fra sosia, corse dei cavalli, amori fuggenti e sfuggenti, Riccardo Finzi si troverò persino accusato degli omicidi finendo in galera.
Riuscirà brillantemente a scagionarsi con l'arguzia e l'humor tipici di coloro i quali, pur non avendo nulla da perdere, hanno anche tutto da guadagnare.
A parer mio Riccardo Finzi è un po' il padre putativo di Lazzaro Santandrea, il protagonista dei noir dell'amico Andrea G. Pinketts. Eroi/antieroi urbani senza macchia ma qualche paura. Con l'unica differenza che il primo è completamente privo di vizi, mentre il secondo è un ricettacolo di Bacco, Tabacco e Venere (pur senza mai ridursi in cenere, anzi !).
Dalle avventure noir di Riccardo Finzi è stato tratto anche un divertente film cult, del 1979, con protagonista Renato Pozzetto: "Agenzia Riccardo Finzi, praticamente detective" per la regia e la sceneggiatura di Bruno Corbucci.
Un cult nel cult, insomma.
Dal genio di quel geniaccio di Luciano Secchi al quale molte generazioni come nostra devono la loro formazione, se non proprio culturale in senso stretto, quantomeno artistico-creativa.

Luca Bagatin



21 agosto 2009

PRO - FUMO DI MARE O PROFUMO DI MARE ?: Crudités ou Cruauté ?

h(ER)r Komandante Unknow(n)





1 maggio 2009

"LUI, LEI, CIOE' NOI": racconto surRenale by Luca Bagatin

Presentazione concludentemente sconclusionata
by Luca Bagatin

Non so preché, per questo racconto, ho utilizzato come titolo quello di un vecchio film (l'unico, se non erro !) di Luciano Secchi in arte Max Bunker.
Non so perché. Forse perché non sono mai riuscito né a vedere né a rintracciare una qualche copia di quell'introvabile film.
O forse perché Max Bunker mi ricorda la mia infanzia fatta di antieroi di carta che sognavo di emulare.
Antieroi più che supereroi. Perché, mentre i secondi già si sapeva che avrebbero sempre vinto (cheppalle !), ai primi era dato il beneficio del dubbio.
I primi saranno gli ultimi.
Ma, fra un piatto di pastasciutta al sugo ed un secondo, nel primo caso, non rischi di mangiarti il cadavere cotto di un animale che – tutto sommato – non ti ha fatto nulla.
I primi sono dunque sempre i primi.
E dunque....FUORI i secondo, cazzo !



LUI, LEI, CIOE' NOI
racconto surRenale by Luca Bagatin




Forse quella sera ero troppo stanco per rientrare a casa.
Anzi no, senza il forse.
Senza il forse, diciamo pure che: ero stanco per rientrare nella mia lercia casa vuota.
Fu così che feci una puntatina al Woody Speed Biliardo Bar.
Il Woody Speed, un tempo, era solo il bar Woody di Via XXX Aprile. Ora era un bar-salagiochi-biliardo, sito in Viale Treviso 1.
Inutile dire che non so giocare né a quelle dannate macchinette chiamate videopoRker, né tantomeno a biliardo. Al Woody ci andavo più per nostalgia (canaglia !), per noia e soprattutto per sport.
Per bar sport.
Ordinai un paio di birre gelate e fu lì che incontrai Giada Martinis Marinetti dei Colonnati. Adoro i nomi composti. Figuriamoci i congomi !
“Piacere Giada”
“Piacere Giuda”
“Giuda....?”
“Giuda e basta. Per gli amici Iscariota, ma non è il mio vero cognome”
“Io sono Giada Martinis Marinetti dei Colonnati”
“Marinetti il futurista ?”
“Quello era un mio pro-pro-pro zio”
“Prosit !”. Brindai con lei alla nostra reciproca conoscenza.
“Che fai nella vita, Giuda ?”
“Faccio libri e li vendo. Un po' come quel tal Dal Moro....che pubblicava anche una rivistina “Ellin Silae”, se non ricordo male”
“Ah ! Sei un intellettuale !”
“No, sono uno scrivano”
“Ma scrivano vuol dire anche parassita....”
“Ecco, Giada, vedo che capisci al volo !”
La ragazza mi guardò con stupore.
Ma....scusate. Ho dimenticato il più, ovvero di descrivervela: capelli fluenti di un biondo ramato (sicuramente tinti, ma non si dice !); altezza mediamente alta per uno come me che non arriva neanche al metro (sono 98 cm esatti); occhi cerbiattescamente azzurri; guance bambinescamente rosse; denti conigliescamente sporgenti.
Praticamente il mio tipo: un mostro di eccessi e vistosità (se sommati, poi, anche al cognome composito....).
Glielo dissi. Lei rise.
Immaginai di strangolarla. Lei mi prese in braccio....le sferrai un calcio sull'occhio (non dire braccio se non ce l'hai nel sacco !).
Urlò: “OrkoGiuda !”
Mi divincolai e caddi a terra con il sedere (AHIA ! Fottuta cervicale !).
La redarguii: “Vedi che sei stata tu a prendermi in giro !”
“Ma và ! Ridevo solo perché mi trovi attraente. Di solito mi giudicano eccessiva”.
“Vabé, e che cosa dovrei dire io che sono nano ?”, la guardai con disprezzo accendendomi una senzafiltro (al Woody mi hanno sempre lasciato fumare. Nella vecchia, come nella nuova gestione. Nella buona, come nella cattiva sorte. E poi ero incazzato becco !).
“Nano.... Tu sei solamente terribilmente permaloso !”
“Beh ? E allora, baby ?”. Rincarai con il mio sguardo incarognito (Urka ! Burka !)
“E allora non ti sei accorto che i due tizi che sedevano vicino a te ti hanno fottuto il portafoglio che avevi sul bancone”
“Orkogiudaikocretino che non sono altro ! Ma tu perché non mi hai avvertito ?”
“Stavo per farlo, ma tu mi hai sferrato quel calcione nell'occhio.....”
“Pardonne moi !”
“Figurati, dai. Come si dice....è acqua gassata ! Offro io le birre, non preoccuparti”
Finimmo la serata a tarallucci e vino nel suo letto a baldacchino.
Lei sopra io sotto.
Adoro le metafore sessuali se almeno si concretizzassero. Qui la vedevo dura per quanto io ami le dure.
Eravamo sbronzi entrambi ed entrambi non ci reggevamo in piedi.
Ordunque ci sedemmo. Entrambi sui rispettivi letti.
“Cazzo Giada, sembriamo allo specchio ! Tutti e due che facciamo gli stessi gesti !”
“Mmmm....non riesco a dormire. E' che penso che domani dovrò svegliarmi alle 7 per un ricevimento organizzato dai miei con parentado ed il Vescovo e non ho nessuna voglia di andarci !”
“Puff..... Vabé, dai, ti accompagno”
“Ma non hai neanche l'abito adatto !”
“L'abito non fa il monaco. E soprattutto, come dicono a Venezia, l'abito non fa il mona. Io sono sufficientemente affascinante da risultare elegante anche nudo. E tieni conto che il “fascino” non ha nulla a che vedere con la “bellezza” ! Che è come dire: sono un cesso, ma un cesso dell'Hilton Hotel ! La classe non è acqua, ma nemmeno vin brulé !”
“Ok, andremo assieme. Ma nudo no, Giuda, ti prego !”
“Non pregarmi, baby. Sono sempre Giuda. Mica Gesù, Buddha, Maometto, Krisha...o, che so, Renato Brunetta !”.
“Sei simpatico, Jude !”
“Hey Giada ! Non ti allargare. E soprattutto: non diciamo cazzate. Non sono simpatico, al massimo cerco di evitare le ostilità”.
Scesa dal letto, per mezzo della scaletta, Giada mi baciò sulle labbra, a bruciapelo (ma pungendosi con i MIEI di peli. Quelli della barba !).
“Urka ! Burka !”
“Hai un buon sapore, Giuda”
“Anche tu, Giada”
Facemmo l'amore per tutta la notte ed il giorno dopo ancora. Non ci recammo, dunque, al ricevimento, né rispondemmo al telefono che continuò a squillare per tutta la giornata.
Alla fine le feci una promessa solenne: “Non ti tradirò mai, baby”.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini