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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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15 maggio 2015

Risveglio delle anime, risveglio dei popoli



"Ricordo nitidamente la tristezza provata nello scoprire che nel mondo c'erano i poveri e i ricchi; e la cosa strana è che non mi addolorava tanto l'esistenza dei poveri quanto il fatto di sapere che, al tempo stesso, esistevano i ricchi"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"...ho capito che non deve essere molto difficile morire per una causa che si ama. O più semplicemente: morire per amore"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"La religione è l'oppio del popoli, ma la spiritualità è il risveglio dell'anima e del cuore"

(Luca Bagatin)




1 dicembre 2014

La Paura di Dario Argento

Lo sguardo malinconico e un po' folle lo ha sempre avuto. Così come ha sempre avuto la corporatura minuta e mingherlina. Dario Argento sembra incarnare, su di sé, i suoi medesimi incubi, le medesime ossessioni che nel corso degli anni ha saputo trasmettere sullo schermo.

Figlio d'arte, Dario Argento, romano, classe 1940, ha respirato sin da bambino - nello Studio Luxardo di Via del Tritone, di proprietà della madre Elda Luxardo - la passione per l'arte, per l'immagine, per quel cinema di cui peraltro si occipava già suo padre – Salvatore Argento – già partigiano delle brigate “Giustizia e Libertà” e successivamente produttore cinematografico.

Fu così che, da giornalista recensore di “Paese Sera”, nel 1970, inizierà – pressoché da autodidatta – a realizzare sceneggiatura e riprese del suo primo trhiller: “L'uccello dalle piume di cristallo”.

Da allora sarà un crescendo di trhiller e successivamente di horror, sempre avvolti da atmosfere oniriche, a tratti surreali, con l'unica eccezione di “Le cinque giornate”, film del 1973, commedia in costume ambientata durante il Risorgimento, interpretato da Adriano Celentano.

Sono da sempre un grande estimatore di Dario Argento, che ho anche avuto la possibilità di conoscere nel 2010, stupendomi di come entrambi non solo non fossimo fisicamente dei giganti, ma, al contempo, ponendogli alcune domande, mi rendevo anche conto di quanto fossimo caratterialmente simili.

Non ho potuto, dunque, dopo aver peraltro visto tutti i suoi film, non leggere la sua prima autobiografia, “Paura”, che da alcuni giorni popola le librerie di tutta Italia, edita da Einaudi.

In “Paura”, Dario Argento, accanto al racconto di come e perché sono stati realizzati i suoi film, racconta sé stesso. Per la prima volta racconta la sua introversione, la necessità di isolarsi da tutti, la diffidenza nei confronti del prossimo, i periodi di anoressia, il suo amore per le donne – ha avuto molte storie sentimentali, fra cui una l'attrice Marilù Tolo e con l'icona dei suoi film, ovvero Daria Nicolodi, madre di Asia – che è riuscito a conquistare non per la sua avvenenza fisica, quanto attraverso la sua intelligenza, il suo modo di parlare, di raccontarsi, di amare.

In “Paura” Dario Argento si mette così a nudo al punto che l'incipit del libro racconta il suo desiderio di suicidarsi, nel 1976, quando viveva all'Hotel Flora di Via Veneto a Roma, nel periodo in cui stava per terminare le riprese di “Suspiria”, il suo sesto film. A quel tempo, il regista e sceneggiatore, sentiva la necessità di scomparire per sempre. Poi, grazie all'aiuto di un amico medico, riuscirà a desitere, comprendendo che, come egli scrive “il suicidio è una strada a senso unico: se la imbocchi non puoi più tornare indietro, se invece riesci a evitarla sei salvo”.

Saranno forse i suoi incubi interiori a renderlo forse il miglior regista di horror vivente, quello che, meglio di altri, riesce a far emergere – sullo schermo e nell'intreccio narrativo - gli aspetti più reconditi della psicologia umana.

In “Paura” c'è questo e c'è anche molto altro. C'è il ritratto di un uomo che ha attraversato un'epoca del cinema e della società italiana: dagli Anni '60 sino ad oggi. E poi c'è il tenero rapporto fra quest'uomo e le sue figlie, Fiore ed Asia. Figlie che, peraltro, intraprenderanno la carriera di attrici (Asia anche di regista) e che reciteranno inizialmente proprio in film realizzati dal padre.

Ed infine c'è il rapporto fra Dario Argento e suo padre, che per lui fu un vero maestro di vita, oltre che la prima persona che credette nei suoi film al punto da essere il primo a volerli produrre.

Questi trovo siano gli asptti più significativi della prima autobiografia del Maestro dell'horror, che si legge davvero con grande passione, quasi fosse un romanzo d'avventura e di mistero, anche da parte di coloro i quali non hanno mai visto un suo film o non ne conoscono il personaggio.

Del resto, nonostante abbia visto almeno cinque volte ogni film di Dario Argento (escluso “Le cinque giornate”, lo ammetto, che appena lo vidi non lo trovai per nulla interessante), debbo ammettere che, dopo aver letto la storia della sua vita e la composizione dei suoi film, mi viene voglia di rivedermeli ancora una volta tutti quanti.


Luca Bagatin (nella foto con Dario Argento)



22 agosto 2014

Eros e Thanatos



Il rapporto fra Eros e Thanatos è forte e imprescindibile. Quando l'Amore fisico raggiunge l'apice, allora ti rendi conto che non sei lontano dal morire e che la morte non è così brutta come viene dipinta dalla cultura dominante. Purtuttavia, per avere una buona morte occorre aver avuto una buona vita. Una vita zeppa di desideri e priva d'Amore ti condurrà in uno stato di illusione tale da non comprendere nemmeno la sacralità della tua morte. E rimarrai, per sempre, un non-morto, ovvero il fantasma di te stesso.

Luca Bagatin





19 maggio 2014

"Incubo d'amore in incubatrice": racconto del 20 febbraio 2007 by Luca Bagatin

Lungi dall'essere un sostenitore delle Lolite e del lolitismo (tutt'altro !), desidero riproporre ai lettori questo mio simpatico racconto surRenale, ispirato a Vladimir Nabokov, che pubblicai in anteprima il 20 febbraio 2007.
Interessanti gli spunti letterari e, forse, psicologici.

L. B.


Incubo d'amore in incubatrice
di Luca Bagatin


«Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.»

"Già. Ora sono rimasto solo. Ennesima volta. Per l'ennesima volta. Ricordo quella volta in cui Cinthia mi scrisse che non riusciva a capirmi in quanto riteneva che non fossi in grado di comprendere l'amicizia fra un uomo e una donna.

E' vero. Fra me e una donna non c'è mai stata pura e semplice amicizia. Fra me e una donna c'è sempre stato il fuoco. Scintille. Amo il fuoco. Ora sento freddo. Molto fraddo. Il freddo della morte. Il freddo dell'amore."

Fu così che il Professor Humbert Humbert iniziò a raccontarmi di quella volta in cui conobbe Lola, dopo l'ennesima delusione d'amore.

"Dottor Baglu, mi aiuti !"

Troppo facile. Ricorda quella volta in cui da bambino sognava di diventare padre ?

"No"

Ecco, appunto. Per lei è sempre stato difficile avere rapporti interpersonali con l'altro sesso, me lo conferma, professor Humbert ?

"Sì"

Continuai a torturare la sua povera anima scavando in ogni anfratto della sua psiche che mi parea conoscere meglio di lui stesso. Sono un neuropsichiatra per adulti sani e vaccinati. Mi occupo anche di metempsicosi e di artrite deformante. Sono il Dr. Baglu e detesto gli individui piagnucolosi. Scrivere è la mia droga ed ogni qual volta ascolto un mio paziente sdraiato sul lettino prendo meticolosamente appunti sul suo stato d'animo.

Mi racconti di Lola, professor Humbert.

"Lei, così tenera, così fragile, così incommensurabilmente ...crudele nel ...vedere un uomo struggersi per lei"

Ecco, vada pure avanti.

"Una ragazzina neanche adolescente...lasciva...che lasciava che le mie dita tumide le palpassero i morbidi e vogliosi e turgidi capezzoli..."

Professor Humbert....

"Certo, capisco dottor Baglu."

Così finisce che ci lascia le penne. Non pensi. Si lasci fluire. Non pensi più alla luce della sua vita, al fuoco dei suoi lombi. Si lasci fluire.

"Un giorno Annie mi propose di scrivere un romanzo su Lola"

Chi è Annie professore ?

"Annie, la mia editor...."

Le piaceva Annie ? E dov'è ora Annie ?

"Sì. Mi piaceva molto. I suoi sinuosi capelli ramati...i suoi occhi chiari...

Dov'è ora Annie ? L'ha uccisa non è vero ?

"Sì". Annuì. "Annie...era affascinata dal mio rapporto con Lola..."

Da bambino soffriva di balbuzie professor Humbert ? Da bambino soffriva di tics compulsivi ? E ora mi dica, professor Humbert....amava torturare i suoi animali domestici ?

L'uomo scoppiò in un pianto liberatorio. Lo abbracciai e, come un padre, gli accarezzai la testa. Prima di azzannargli il collo e di spolparlo vivo.




15 dicembre 2013

"Il sadismo dell'orrore" by Ladymarica

Questo racconto horror di Ladymarica ci è piaciuto davvero molto.
Sia per l'idea, sia per lo stile.
Nella sua crudezza nasconde, peraltro e tutto sommato, un fondo di umanità, con tratti d'ironia.
E' per questo che desideriamo ripubblicarlo qui ed offrirlo "in pasto" (è proprio il caso di dirlo !) ai nostri lettori.

L.B.



Il sadismo dell'orrore
by Ladymarica

La gola umana quanto poteva essere profonda? Sicuro scivolosa. Mi chiedevo se a un certo punto ci si scontrasse con tutte le parole che sentivo loro dire, sempre, continuamente, come se non ne potessero fare a meno.

Avevo sentito Nicolas vantarsi con gli amichetti di quanto gli piacesse la mia sofferenza. Bé, non proprio la mia. Per lui non era liberarsi di quegli esserini neri che avevano fatto nido nella sua casa, per lui era di più. Era sentirsi Dio, giocare da Dio, decidere se gli andava la vita o la morte a merenda. Poi c'era la paura, quella se la beveva insieme al pasto.
Ogni scarafaggio della mia famiglia caduto, per errore, distrazione o voglia di avventura, vicino ai suoi piedi viveva quella tragica esperienza. Quasi tutti alla fine morivano schiacciati, certo, qualcuno di morte veloce, qualcuno prima terrorizzato a dovere. Alcuni si salvavano pure. Era il massimo godimento di Nicolas, sono arrivata a pensare, il salvarne uno ogni tanto, il sapere di poter decidere non solo come ucciderli, ma persino di salvargli la vita: lui, il miracoloso, il misericordioso.
Quando uno dei miei cadeva nelle sue ore di noia, Nicolas si divertiva a inseguirli; o con l'ombra dei piedi o con bastoncini acuminati o con qualsiasi cosa avesse a portata di mano.
Ogni volta, per uno scarafaggio, vedere quel piede che si abbassava improvvisamente era “stare per morire”. E ogni volta era sopravvivere unicamente per rivivere quella perifrastica attiva un secondo dopo. Tanti secondi tutti appiccicati che parevano voler dimenticare la logica del tempo.
A me non dispiaceva, non sempre. Ma perché ero più vecchia dei miei compagni e sapevo come scappare. Mi piaceva sentirmi completamente senza speranza ogni tanto, ma poi riprendermela.
Mi faceva arrabbiare, mi disgustava, mi dava dolore essere umiliata da quel moccioso di 6, forse 7 anni, dovergli scappare, divertirlo con la mia angoscia, ma proprio per questo non potevo farne a meno.

Ci fu un momento in cui divenne troppo. Un giorno Nicolas catturò uno di noi, uno dei piccoli e, invece del classico gioco vita-morte, lo rinchiuse in un barattolo. Lo torturava regolarmente, per farlo muovere, per farsi divertire. Lo affamava, lo umiliava mostrandolo ai suoi amici. Di notte noi della tribù sentivamo piangere il piccolo scarafaggio. Immaginavamo la sua paura, la sua solitudine. Grida strazianti provenivano dal barattolo, grida irriconoscibili e non riconosciute dalle orecchie degli umani. Passarono due giorni, sentivo le grida indebolirsi sempre di più, il pianto diventare un lamento soffocato.
Lo affogò. Pochi giorni dopo, una domenica mattina. Assistemmo all'esecuzione da dietro una tenda. Nicolas iniziò con poche gocce. Il piccolo cercava di fuggire, si arrampicava ma subito le pareti lisce lo riportavano alla tortura. Non ho mai sentito un pianto così disperato e una risata così divertita nello stesso momento. Poi le gocce divennero cascate, finché il barattolo non fu quasi pieno.
Nicolas avvitò il tappo mettendo fine sia alla sua risata che al pianto dello scarafaggio.

Una sensazione di fastidio, di dolore profondo e sconfinato, di rabbia, di impotenza, di violenza mi arrivò dritta alla testa. Dovevo fargliela pagare, dovevamo.
Studiai un piano che avesse come unico scopo quello di far provare al ragazzino la stessa enorme paura, lo stesso enorme senso di umiliazione e di dolore che lui aveva fatto provare a noi.
Il piano era semplice, anche se suicida. Partimmo in massa, a tarda notte, verso la stanza da letto che Nicolas condivideva con la sorellina più piccola, una bionda creaturina, ingenua e perfettamente sacrificale, scivolando piano sul pavimento gelido, compatti e senza svegliare nemmeno i mobili del corridoio. Eravamo mille, forse di più, contavo la paura nelle file dei soldati. Arrivati in camera ci arrampicammo sul letto, piano, silenziosi. Insetti ovunque: tra le lenzuola, tra i capelli dell'ignara bambina, macchine nere che agli uomini sanno di conati di vomito. Vedevo la paura come se non fosse più solo un sentimento ma un'immagine.
Eravamo ben attenti a non sfiorarle la pelle per non allarmarla con il solletico delle nostre esili zampe. Poi un cenno, lieve mio fruscio. Mille, o forse più, scarafaggi si gettano sulla bocca addormentata della bambina. Unica massa nera in caduta libera. Scivolano tra le sue labbra, nella gola profonda. Vedo gli occhi di lei spalancarsi per il terrore, prova a gridare. Il suono si ferma sulla barriera degli insetti, ostruito, chiuso, inascoltabile. La bambina si agita, consuma l'ossigeno che le è rimasto con più fretta, il terrore la fa piangere.

Nicolas si sveglia, accende una luce e guarda l'orrore. Grida quasi immediatamente “mamma”. Prima che i genitori riescano a capacitarsi dell'urlo, la bambina soffoca, tra gli insetti che ha ingurgitato e quelli che schiaccia coi denti. Sente tutto lo schifo, fino in fondo. Soffoca nel suo stesso provare schifo.

Nicolas è impietrito, in lacrime. I genitori si muovono convulsi. Dicono cose, non li sento. Sento solo Nicolas che ora, finalmente, riesce ad ascoltare il pianto disperato del piccolo scarafaggio che ha torturato per giorni, ora improvvisamente gli pare di non poterlo sopportare e di volerlo risentire.
Io, persa in tutto quell'orrore, in quella disperazione, in quell'immondo, finalmente riesco a godere.




7 aprile 2013

"Nuova intervista esclusiva all'attrice Lavinia Guglielman" di Luca Bagatin

Abbiamo parlato della rivelazione del momento – l'attrice Lavinia Guglielman - a settembre intervistandola e successivamente in novembre a proposito della sua partecipazione alla web serie horror-thriller "Edgar Just Before Dark", ove la vedemmo calarsi nel ruolo di vampira.
Lavinia, lo, ricordiamo, iniziò a recitare all'età di soli nove anni nel film drammatico "Và dove ti porta il cuore" - a fianco di Virna Lisi – e, in questi ultimi anni, ha partecipato a numerose fiction per la tv, oltre che essere stata protagonista di film drammatici quali “Samir”, per la regia di Francesco Munzi e della commedia di Luca Verdone “La ninfetta e il maggiordomo”.

Oggi vogliamo ancora dedicare ampio spazio a questa graziosa Ninfa dell'Arte, che ci parlerà del nuovo film in lavorazione, nel quale ha – ancora una volta - un ruolo da protagonista.

Luca Bagatin: Dunque, carissima, possiamo dire che la tua carriera è proprio in ascesa...

Lavinia Guglielman: Spero proprio di si ! Anzi mi fa molto piacere che tu lo pensi.


Luca Bagatin: Il nuovo film che state girando proprio in questi giorni è un thriller, se non erro. E tu ricoprirai, come abbiamo detto, un ruolo da protagonista. Puoi dirci il titolo del film e raccontarci, brevemente, la trama ?

Lavinia Guglielman: Si intitolerà Multiplex o per lo meno questo è il titolo provvisorio ed è diretto da Stefano Calvagna. Per quanto riguarda la trama, come già hai detto è un thriller e, qualsiasi anticipazione potrebbe togliere allo spettatore la sorpresa di scoprire sequenza dopo sequenza quello che accadrà. Quindi preferisco non raccontarla !


Luca Bagatin: Ancora una volta un film a cui partecipi nel quale la protagonista autentica è la "tensione" pura. Prima nel ruolo di vampira ed oggi....
E' stato difficile, per te, calarti in ruoli sostanzialmente diversi da quelli che ricoprivi sino a qualche anno fa, piuttosto drammatici e sentimentali ?

Lavinia Guglielman: Non particolarmente, anche se ogni personaggio richiede uno studio accurato ed approfondito. In tutti i personaggi che ho interpretato, volontariamente o involontariamente, ho sempre portato qualcosa di me. Credo che fra l’attore e il personaggio ci sia sempre un inevitabile e necessario scambio osmotico.


Luca Bagatin: Dunque, ancora una volta protagonista come nel 2004 con “Samir”. Quante ore stai dedicando, al giorno, allo studio della tua parte ? Che tecniche utilizzi per calarti nel ruolo del personaggio ? Ti ispiri a qualche modello particolare oppure ti viene piuttosto naturale ?
Lavinia Guglielman: Il tempo che dedico alla preparazione di un personaggio è quello che serve a renderlo credibile. Cerco di interiorizzarlo al massimo, senza tuttavia spersonalizzarmi. Per capirlo meglio, immagino il suo passato, la sua storia e lo vivo di conseguenza in questa sua dimensione. Non ho modelli particolari cui ispirarmi,anche se ammiro molti attori. Comunque è innegabile che, poiché sono un’appassionata di cinema, certi modelli, magari inconsciamente, possano ritrovarsi nella mia recitazione. In ogni caso, spero con tutta me stessa di essere un’attrice originale e molto personale.


Luca Bagatin: So che fra le tue attrici preferite c'è Anna Magnani. Oggi, a tuo parere, c'è ancora spazio per un'attrice del suo calibro, capace di far sorridere e commuovere allo stesso tempo ?

Lavinia Guglielman: Attrici del calibro di Anna Magnani ne nascono una ogni secolo. Il secolo passato ha avuto lei. Per il prossimo, al momento, c’è un grande punto interrogativo. Attualmente, la più grande attrice è innegabilmente Meryl Streep, che riesce a rendere indimenticabile ogni personaggio ,come per esempio la casalinga de “I ponti di Madison County”, Miranda Priestly ne “Il diavolo veste Prada”, per non parlare della sua versatilità in “Mamma mia”.


Luca Bagatin: Oggi, secondo te, nel panorama artistico, è privilegiato il merito o piuttosto la raccomandazione ? Quanto è difficile, secondo te, per una persona preparata come te, approdare al cinema ?

Lavinia Guglielman: Io sono per la meritocrazia, ma in qualsiasi ambiente lavorativo si può incappare nella raccomandazione. Ma non posso parlarne direttamente perché, avendo iniziato da piccola, mi sono fatta conoscere dagli addetti ai lavori provino dopo provino, con impegno e serietà. Fare cinema è il sogno di molti giovani, ma non è facile perché c’è molta concorrenza. Quello dell’attore non è un mestiere che si può improvvisare, è importante lo studio, la preparazione, una fisicità che non è necessariamente la bellezza, può essere uno sguardo, un sorriso, anche un difetto, che rendano unico quell’attore. A tutto questo dobbiamo aggiungere che, come in ogni cosa, serve un pizzico di fortuna.


Luca Bagatin: Ed ora una domanda che esula dal tuo lavoro. Come valuti l'attuale situazione italiana. Certamente ti sarai fatta un'idea e mi interesserebbe sapere una tuo opinione in merito. Senza peli sulla lingua.

Lavinia Guglielman: Il periodo storico che stiamo vivendo è un periodo molto difficile, di grande confusione sociale, morale ed intellettuale. Ma questo non riguarda solo l’Italia. Sarà molto difficile venirne fuori nell’immediato. Speriamo che venga messo da parte l’utilitarismo a favore di una visione più equa e giusta della società, soprattutto per le categorie più a rischio, mi riferisco ai giovani, agli anziani e ai poveri che sono, purtroppo, sempre piu numerosi. Nonostante questo, non sono pessimista e credo che alla fine prevarrà, per quanto riguarda la situazione italiana, il buonsenso, si troveranno accordi che permetteranno la governabilità di questo paese, che merita veramente qualcosa di più.



24 marzo 2013

"Intervista esclusiva all'attrice Crisula Stafida": di Luca Bagatin

Foto di Stefano Colarieti

Crisula Stafida è una giovane attrice romana che non tradisce le origini greche della madre, della quale porta, peraltro, l'esotico cognome.

Crisula si è imposta all'attenzione del pubblico interpretando in particolare ruoli d'azione anche in fiction televisive quali “RIS - Delitti Imperfetti” e “Distretto di Polizia”, oltre che calandosi nei panni di personaggi dalle personalità forti, dai tratti noir, thriller e polizieschi, in film quali “Il peso dell'aria” e “Ganja Fiction”, inoltre è stata la protagonista femminile del film “Il Marito Perfetto” di Lucas Pavetto, thriller nel quale ha ricevuto una nomination come migliore attrice protagonista al “Buffalo Screams Horror Film Festival 2011” di New York. Tutti film, in sostanza, ove l'azione è la protagonista principale. Di converso, è stata la protagonista del video “Superamore” di Gigi D'Alessio. 
Nel 2012 ha recitato nel film horror “Tulpa” di Federico Zampaglione, altro capolavoro del noir ove il binomio azione-sangue non mancano certo di lasciare gli spettatori incollati alla poltrona.
Oggi, pur spaventati da cotanto curriculum, abbiamo la possibilità di intervistare la bellissima Crisula, amichevolmente, in esclusiva.

A sinistra: foto di Luigi Scuderi. A destra: foto di Stefano Colarieti

Luca Bagatin: Accidenti, Crisula, sorge spontaneo dire che sei l'eroina del nuovo cinema noir-thriller italiano ! Come mai ti capita spesso di interpretare ruoli nell'ambito di tale genere ? Sarà forse il tuo sguardo conturbante, che ricorda un po' quello di Greta Garbo nel ruolo di Mata Hari ?

Crisula Stafida: Non saprei…ma chi mi ha scelta per questi ruoli lo ha fatto sicuramente sia per la mia immagine non certo rassicurante, sia per la mia capacita’ “di soffrire” molto bene davanti alla macchina da presa…pare che ci abbiano preso gusto a prendermi a secchiate di sangue…e io se devo dirla tutta mi ci diverto parecchio.

Luca Bagatin: Stafida è il cognome di tua madre. In realtà tu saresti Crisula Secco. Come mai hai scelto il suo cognome?

Crisula Stafida: Si accostava meglio a Crisula. Poi sono molto legata a mia madre e ho preferito usare il suo cognome.

Luca Bagatin: Come è iniziata la tua carriera artistica ?


Crisula Stafida:
La prima volta ho recitato in uno spettacolo teatrale allestito per i turisti ad Ibiza. Lavoravo come animatrice turistica l’estate per pagarmi gli studi. E’ scoccata la scintilla e questa passione non mi ha mai piu’ abbandonata. Ho iniziato a studiare recitazione a Milano e poi a Roma mi sono iscritta ad un’agenzia per attori. Mossi i primi passi davanti alla macchina da presa in “Ris- Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia” e al cinema per la prima volta con un piccolo ruolo in “Nero Bifamiliare”.

Luca Bagatin: Preferisci interpretare ruoli drammatici, noir, erotici, oppure preferisci quelli meno impegnati delle commedie ?


Crisula Stafida:
Mi diverte interpretare personaggi “forti” e trasgressivi. Ho avuto occasione di recitare piu’ ruoli noir che di commedia, a parte Ganja Fiction in cui ho un ruolo dai toni più leggeri e simpatici (dovrebbe uscire al cinema quest’anno) e in una sit com che ho girato in passato. Ora mi piacerebbe cimentarmi in un ruolo drammatico.

Luca Bagatin: In passato hai lavorato anche in teatro. Preferisci lavorare sul palcoscenico, oppure davanti alla macchina da presa ?


Crisula Stafida:
Sicuramente potendo scegliere, sceglierei il Cinema. Sempre e comunque.

Luca Bagatin: Com'è Crisula davvero ? Una donna tutta d'un pezzo e conturbante come nei ruoli che interpreta, romantica e sognatrice oppure una via di mezzo fra i due aspetti ?


Crisula Stafida:
Un labirinto. Mi rendo conto di avere un carattere particolare… Sono una persona semplice, ma nel contempo intricata. Puo’ sembrare una risposta controversa, ma in realtà è proprio così. D’altronde penso che la scelta stessa di voler per mestiere interpretare ruoli, quindi vite alternative, sia già un segnale abbastanza chiaro di instabilità.

Luca Bagatin: Ricordo che una cosa che mi colpì favorevolmente in una tua intervista di qualche anno fa, fu quando rispondesti all'intervistatore che per te il numero perfetto è il due. So che non ami parlare della tua vita privata, ma hai voluto dire inequivocabilmente che sei orientata alla famiglia ed alla fedeltà di coppia, cosa forse rara di questi tempi. Come ti immagini, dunque, fra qualche anno ?


Crisula Stafida:
Va beh ma le cose con il tempo cambiano (ride). Non ho programmi sentimentali…diciamo che sono una persona che da sola si basta. Ho amici, amiche e non sento l’esigenza di avere una vita di coppia per forza. Sono estremamente esigente e su certe cose non transigo, quindi dovrò trovare la persona che fa veramente per me….Credo che esistano degli incastri naturali, per cui due persone si incontrano e senza tanti se e tanti ma, semplicemente non si lasciano più, perché hanno uguali valori e uguali misure. Magari questa persona è già nella mia vita…



5 febbraio 2013

"Paradisi infernali": cortometraggio by Baglu



Esterno giorno.
Giornata grigia ed estremamente fredda.
La telecamera riprende, sullo sfondo, una panchina sulla quale è seduto un uomo. Poi si volta a riprendere un altro uomo, camicia bianca, giacca nera, emaciato, pallido, triste. Ha una pistola in mano, sulla quale la telecamera zumma diverse volte.
"Ciao Francesco", fa l'uomo sulla panchina.
"Ciao Baglu".
L'uomo sulla panchina, barba, occhiali e capelli lunghi, sorride. Ma il suo sguardo sembra perso nel vuoto.
"Come va, Francesco ?".
"Si vive. E tu, Baglu ?".
"Si sta per morire".
"Lo so. E Lei ?".
"Non lo so. E la tua...Lei ?".
"Uhmpf. Procediamo ?".
"E' arrivato il momento...vero ?".
"Sì, Baglu".
Francesco Dellamorte punta la pistola - una Bodeo 1889 - alla tempia di Baglu. Gli spara, con freddezza. Il colpo spappola il cervello dell'uomo, che fuoriesce. Alcuni pezzi di cervello vanno a depositarsi sulla spalla di Francesco, la cui camicia bianca è ormai tinta di rosso.

Una luce.
Bianca. Soffice. Appare dal tunnel.
Una musica.
Lenta. Soffice. Fluisce dal tunnel.
Un profumo.
Soave. Bianco. Si espande dal tunnel.
Una donna gli accarezza il volto, la barba, scostandogli gli occhiali e baciandolo sulle labbra.
E' come se fosse nato per la prima volta. Nessun ricordo. Nessuna paura. Nessun dolore.
Il vento gli accarezza i capelli. La donna svanisce. Lui riesce a librarsi nell'aria.
Sta volando, al di sopra di tutto. Può vedere alberi, fiori, animali che giocano fra loro. Bambini che sorridono. Lui vola, al di sopra di tutto ciò.
Non si pone domande.

Voce fuoricampo: "SVEGLIATI !"
La telecamera inquadra il volto di Baglu, addormentato sulla panchina.
La pioggia gli sta inumidendo i capelli, gli occhiali.
Si alza dalla panchina, allarga le braccia, palmi verso l'alto e guarda verso il cielo, mentre la pioggia scende incessante.
Ora la telecamera inquadra dall'alto il suo volto, completamente fradicio.



1 febbraio 2013

"Intervista esclusiva all'attrice e modella Francesca Veronica Sanzari" di Luca Bagatin



Francesca Veronica Sanzari, romana, giovane attrice e modella, ha già all'attivo diverse esperienze professionali sia in ambito cinematografico ("Bevenuti al Sud" di Luca Miniero e la commedia "Bombolone", oltre che diverse apparizioni in fiction per la tv) che musicale, essendo fra l'altro stata la protagonista - nel 2010 - del musical "Evolution", per la regia di Pierpaolo Zampini, oltre che avendo preso parte a numerosi video musicali.
Colpiti in particolare dalle suggestive foto contenute nel suo sito web www.francesca-sanzari.com, oggi abbiamo il piacere di intervistarla.



Luca Bagatin: Dunque, Francesca, quando e come inizia il tuo percorso professionale ?

Francesca Veronica Sanzari: 2004, "Mania", uno dei locali più in voga del centro storico perugino. Vi incontro una ragazza. Mi mostra delle foto. Le sue. Le guardo. Le chiedo chi gliel'avesse fatte. Mi dice il nome del fotografo. Avevo un buco di ricordi fotografici di alcuni anni. Decisi, allora, di volermi ricordare attraverso uno scatto. Ma gli scatti escono travolgenti e il fotografo mi suggerisce di posare. Da allora, e grazie a lui, non è più finita. Grazie Daniele.

Ah, quegli scatti non esistono più. Proprio quelli. Ah, non esiste nemmeno più "Mania".


Luca Bagatin: Quali i sogni di Francesca da bambina ?

Francesca Veronica Sanzari: Volevo danzare. Mio padre mi disse che mi sarebbero venuti i piedi a papera. Ho capito l'antifona e ho lasciato perdere. Poi volevo recitare, ma a questo giro col cavolo che gliel'ho detto. Infatti è andata meglio. Bella papà !


Luca Bagatin: Nei tuoi book fotografici, ciò che attrae di più, a parer mio, è il tuo sguardo. Profondo, capace, in molti scatti, anche quelli più erotici, di esprimere una profonda sofferenza. Talvolta persino rabbia. Che cosa vuoi esprimere, in particolare, con le tue foto ? Per te è solo un lavoro oppure è diventato un vero e proprio modo per esprimere la tua interiorità ?

Francesca Veronica Sanzari: Voglio esprimere esattamente ciò che trasmetto. Ultimamente la fotografia ha assunto una funzione catartica, è diventata un modo per esorcizzare la mia inquietudine e per testimoniare la mia esistenza. Ogni foto è come fosse uno schiaffo.


Luca Bagatin: Viste le tue poliedriche esperienze nel mondo dello spettacolo, preferisci fare la modella oppure recitare ?

Francesca Veronica Sanzari: L'approccio è totalmente differente. La fotografia è duttile. Nella recitazione sei sempre un burattino, non sei mai protagonista, te stesso, e anche se hai un ruolo da protagonista stai sempre sempre dietro un copione. La fotografia mi rende libera. In foto sono io.


Luca Bagatin: Ho visto che hai avuto modo di lavorare anche all'estero. Quali differenze hai riscontrato fra il lavorare all'estero ed in Italia ? All'estero, a tuo parere, ci sono maggiori o minori prospettive professionali nell'ambito del tuo lavoro ?

Francesca Veronica Sanzari: Non so se all'estero le prospettive sono maggiori. Sicuramente le condizioni sono migliori. All'estero c'è un' attenzione e un approccio all' arte e alla cultura più serio che qui, dove è pura velleità. Vi è dignità, decoro. Inoltre c'è rispetto per la donna, "la Madre". La fotografia italiana rappresenta pari pari come l'uomo pensa e vede la femmina. E le donne che si fan fotografare come manichini sono esattamente l'espressione dei loro melensi click.


Luca Bagatin: Come si immagina Francesca Veronica Sanzari fra venti o trent'anni ?

Francesca Veronica Sanzari: Il mio ultimo respiro ha un suono. Da qui ad allora, sempre come adesso.




23 dicembre 2012

"Un'ombra nell'ombra" di Pier Carpi, film horror del 1979 (con la partecipazione anche dell'amico Peter Boom)



Ieri sera, per la prima volta, ho avuto il piacere di vedere il film horror "Un ombra nell'ombra", del 1979, di Pier Carpi, tratto peraltro dal suo omonimo romanzo.
Pier Carpi è certamente l'autore del mistero che più di altri mi ha permesso di conoscere ed approfondire le questioni relative alla Magia, alla Massoneria, al paranormale.
Fu giornalista e fumettista, prima ancora che regista, fra gli anni '60 e '90, morendo prematuramente nel 2000.
"Un'ombra nell'ombra" non è un film convenzionale. Ricco di simbolismo, autentico o romanzato che sia (più spesso autentico, con ottime scenografie e cura dei dettagli negli oggetti di scena, come le spade rituali ed i costumi/mantelli indossati), ha per protagonista le donne (interpretate da attrici del calibro di Valentina Cortese, Irene Papas e Anne Heywood). Donne che, nel film, hanno scelto di servire Lucifero, salvo pentirsene amaramente. Spose del Demonio, sono impossibilitate ad avere rapporti sessuali con altri uomini e non possono condurre una vita normale.
La figlia di una di esse, Daria (una giovanissima Lara Wendel), scopre ben presto di essere figlia del Demonio ed a comportarsi come tale, uccidendo tutti coloro i quali le sbarrano il passo. Sino al punto dal voler impadronirsi del potere papale, dirigendosi verso il Vaticano.
Nella scena finale mi ha piacevolmente colpito il fatto di avervi riconosciuto un giovane Peter Boom, carissimo amico e già collaboratore di questo blog, nei panni di taxista (peraltro spaventatissimo dalla sguardo "demoniaco" della passeggera-Daria).
Tutto ciò mi ha fatto curiosamente pensare al mio recente libro, "Universo Massonico" (Bastogi editrice), che è dedicato - fra gli altri - proprio a Peter Boom (amico senza tempo) e nel quale Pier Carpi è nominato numerosissime volte, proprio perché alle sue opere misteriosofiche ho attinto moltissimo.
E' un'evidente coincidenza. Diciamolo subito ai numerosissimi "complottisti del put", che potrebbero ravvisare in tutto ciò chissà quale disegno satanistico ahahahahah

Alcune scene del film con protagonista l'amico Peter Boom (1936 - 2011)


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