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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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12 dicembre 2015

Marine Le Pen: la nuova Marianna di Francia che piace agli sfruttati, ai laici, ai libertari e a tutti gli oppositori della globalizzazione e del capitalismo

A temerla sono, in sostanza, gli euroburocrati, i finti socialisti come Valls e Hollande – venduti al capitale e al Fondo Monetario Internazionale, già diretto dal finto socialista Dominique Strauss-Kahn, già noto per i suoi numerosi e vergognosi scandali a sfondo sessuale – e gli pseudo-repubblicani alla Sarkozy, già noti per aver bombardato la Libia sovrana di Gheddafi e la sua popolazione inerme, consegnandola, di fatto, ai terroristi di Daesh.

Stiamo parlando della nuova Marianna di Francia, ovvero di Marine Le Pen.

Marine, come scrivemmo già in altri articoli, guida un Front National completamente rinnovato che, se definire “di destra” è errato, definirlo “xenofobo” è totalmente fuorviante.

Il Front National di Marine Le Pen è infatti un partito sovranista, laico, repubblicano e persino socialista, visto che guarda alle politiche sociali e degli alloggi molto più che gli esponenti del PS francese, tutti presi nel non contraddire le politiche di austerità imposte dalla BCE e dal FMI.

Certo, Marine pone al primo posto l'identità, la nazionalità e la meritocrazia, ovvero tutte cose che hanno sempre sostenuto nei tempi d'oro della Francia i De Gaulle ed i Mitterrand, ovvero l'esatto opposto dei sedicenti “repubblicani” e dei sedicenti “socialisti” della Francia odierna.

La stessa Flavia Perina, qualche giorno fa sull'Huffington Post, ricordava come Marine Le Pen si definisca “né di destra né di sinistra”, sino al punto di scrivere, sulla sua pagina Facebook alla voce tendenza politica “altro”. E la stessa Perina afferma come il Front National, checchè ne pensino i vari Salvini, Meloni e Berlusconi di casa nostra, non ha nulla a che vedere con il clericale e sfascista centrodestra italiano, al punto che la Le Pen ha scelto, come suo vice, Florian Philippot, omosessuale dichiarato (oltre che già simpatizzante del Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon) e come lei stessa sia favorevole alla legge sulle unioni civili.

Marine Le Pen fa dunque breccia fra vittime della globalizzazione e del capitalismo: sui giovani, sugli abitanti delle periferie e delle banlieue, sugli anziani, sulle donne. Su coloro i quali, in sostanza, sono stati snobbati sia dalla destra di Sarkozy che dalla sinistra di Hollande.

E si oppone fortemente al TTIP, ovvero al trattato di libero scambio USA-Unione Europea, che di fatto ingloberebbe l'Europa nel mercato statunitense, con immensi svantaggi per i nostri mercati, le produzioni locali, l'ambiente e i diritti dei lavoratori.

Da notare, peraltro, che la Le Pen è una lettrice ed estimatrice di Antonio Gramsci e che ai suoi comizi, spesso, si sono viste bandiere ed effigi raffiguranti Che Guevara, Mu'Ammar Gheddafi e Hugo Chavez, ovvero i leader storici del socialismo libertario e nazionale.

Come ha giustamente scritto Flavia Perina, infatti, Marine Le Pen ha conquistato il Quarto Stato della Francia. Quello che, nel mondo (in)globalizzato, non ha più una voce. Un mondo (in)globalizzato che infatti ha generato povertà e nuovo sfruttamento anche e soprattutto in quel Terzo Mondo preda delle ruberie delle multinazionali ed i cui conflitti hanno generato un'immigrazionismo utile solo alle grandi imprese sfruttatrici.

Sono dunque assoluamente sciocchi ed irresponsabili le dichirazioni del premier francese Valls quando afferma che una vittoria di Marine Le Pen segnerebbe una guerra civile in Francia. La guerra civile rischia di essere generata dalle politiche globaliste, fallimentari e di sfruttamento portate avanti proprio da Valls, Hollande e prima di loro da Sarkozy e Chirac.

Confidiamo, dunque, in una ventata nazionale e popolare che porti prossimamente Marine Le Pen all'Eliseo e che il Front National prosegua nella sua evoluzione storico-politica, magari comprendendo davvero che i Matteo Salvini capital-fascisti (che hanno già mal-governato l'Italia), non hanno davvero nulla a che vedere con la politica portata avanti da Marine e dai suoi sostenitori.


Luca Bagatin



7 febbraio 2015

"La felicità al potere": il saggio di José "Pepe" Mujica, Presidente dell'Amore

José “Pepe” Mujica. Un fioraio, un agricoltore, un uomo umile, anzi, un ex Capo di Stato.

Sembra una contraddizione in termini ed invece non lo è, perché “Pepe” Mujica è ed è stato tutto questo.

L'ex Presidente dell'Uruguay che ha stupito e commosso il mondo, sia per la sua scelta di vita umile che per le sue politiche di governo libertarie e socialiste che hanno portato il Paese a legalizzare la cannabis, i matrimoni omosessuali, ridurre la disoccupazione ed il tasso di povertà ed aumentare il PIL del del 6% in dieci anni, per la prima volta si racconta in un libro.

Ed il libro che lo vede protagonista è, sorprendentemente, edito in Italia dalla EIR Edizioni (www.editorieir.it) e porta un titolo davvero entusiasmante: “La felicità al potere”.

Eh sì, perché José Mujica è il Presidente che predica la felicità e lo fa in modo semplice. Per lui la felicità è assenza di desideri materiali, ovvero è la ricerca della vera libertà, che implica l'avere molto tempo libero per fare ciò che ci piace di più. Ovvero non essere legati alla materialità delle cose, degli oggetti accumulati in anni e anni di duro lavoro, senza aver assaporato il succo della vita, che Mujica, non a caso, considera “quasi miracolosa”.

José Mujica sembra un utopista - ma se lo è -  è certamente un visionario, un lucido utopista che ha elaborato questa sua semplice concezione di vita nei lunghi anni di prigionia e di tortura, allorquando combatteva la dittatura militare nel suo Paese come guerrigliero tupamaro, catturato dal regime negli Anni '70 e liberato solo nel 1985.

E la sua vita avventurosa e affascinante - della quale diedi ampio resoconto in un articolo pubblicato ad ottobre dello scorso anno - è riportata anche ne “La felicità al potere”, grazie alla ricostruzione romanzata di Massimo Sgroi.

La prefazione al saggio è curata dallo stesso Mujica ed è accattivante e commovente sin dalle prime frasi. E' un'elogio dell'Italia e delle sue lotte operaie, socialiste, liberali, garibaldine, anarchiche e delle similitudini fra la nostra cultura e quella dell'America Latina.

“La felicità al potere”, che consta di una bellissima intervista fatta all'ex Presidente da Cristina Guarnieri, raccoglie prevalentemente i discorsi pubblici dell'ex Presidente Mujica, ovvero raccoglie la sua filosofia politica e le sue concezioni di vita.

Critica del consumismo, delle politiche che hanno devastato l'ambiente, critica del materialismo, delle politiche di marketing, ovvero di tutti quegli aspetti forieri di sfruttamento dell'uomo e di creazione di quei bisogni/prodotti indotti che costringono l'individuo a lavorare tutto il giorno per poterseli permettere, senza però avere più tempo libero da dedicare alla famiglia, all'amore, agli affetti, agli amici, agli hobby.

Visione di una società aperta nei confronti di tutti, anche dei vecchi nemici che Mujica non a caso ha perdonato, attraverso un processo di pacificazione nazionale.

Laicità dello Stato.

Visione di un'economia che veda prevalere le necessità dei più bisognosi e che non insegua le statistiche, i numeri, il mero consenso popolare.

Risoluzione dei problemi ecologici a partire dalla prevenzione e dal non incoraggiamento di politiche o economie che devastano la natura e l'ecosistema.

E, non per ultima, diffusione dell'educazione e della cultura, che è il vero humus per rendere una civiltà degna di questo nome.

José “Pepe” Mujica è un uomo del nostro tempo, che ha attraversato – da combattente – il Ventesimo secolo e ha dimostrato, nel Ventunesimo secolo, che si può governare con amore e sentimento. Coinvolgendo la cittadinanza anche in progetti di autogestione delle imprese, dialogando con le persone e aiutandole ad uscire dalla crisi umana che ci attanaglia attraverso la ricerca della liberazione dalla necessità, ovvero attraverso la ricerca della felicità e di un nuovo umanesimo sociale.

Mujica, dall'ottobre scorso, dopo la nuova vittoria alle elezioni del suo partito – il Fronte Ampio - ha un degno successore al governo dell'Uruguay in Tabaré Vazquez e nel suo Vice Raul Sendic, figlio dell'omonimo guerrigliero tupamaro che diede il via alla lotta contro la dittatura militare.

L'Uruguay è dunque diventato un piccolo faro nel mondo (in)globalizzato.

E “La felicità al potere” è un saggio che può aiutarci a scoprire le chiavi per un'alternativa possibile e necessaria.


Luca Bagatin



13 gennaio 2014

Bettino Craxi: colui il quale rese protagonista il Socialismo liberale in Italia

Sono passati quattordici anni da quando Bettino Craxi lasciò questa terra.

Uno statista a cui furono negati i funerali di Stato. Uno statista bollato come “criminale matricolato”.

Uno statista che, ad ogni modo, non ebbe bisogno di alcuna riabilitazione postuma, giacché la sua storia politica e personale vinsero su tutto il resto.

Il Socialismo liberale rilanciato da Bettino Craxi dal 1976 in avanti, ovvero il recupero della tradizione dei Filippo Turati e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli - con punte di garibaldinismo e di mazzinianesimo repubblicano - hanno trionfato già alla fine degli Anni '80 in tutto il mondo.

Fu quel Socialismo, inviso alla tradizione cattolica, comunista e fascista italiana che rese Bettino Craxi il nemico numero uno, da battere e combattere con ogni mezzo.

E fu un peccato proprio perché, con la fine politica e personale di Bettino Craxi, in Italia morirà anche la Sinistra.

Un interessante saggio a cura di Andrea Spiri e edito da Marsilio alcuni anni fa, dal titolo “Bettino Craxi, il riformismo e la sinistra italiana”, il quale raccoglie numerosi interventi di studiosi ed autorevoli esponenti socialisti, ripercorre un po' il rapporto fra il Psi di Craxi ed il Partito Comunista Italiano. Un rapporto duro ma franco, almeno da parte di Craxi, il quale, con a caduta del Muro di Berlino propone ai comunisti di entrare nel Psi e di costituire un grande partito di sinistra di Unità Socialista. Fu un'illusione durata poco, in quanto i comunisti, sin dal 1948 e con sempre maggiore vigore negli Anni '70 – '80 e '90, cercheranno un rapporto privilegiato unicamente con il mondo cattolico e conservatore. Non sarà un caso se, proprio la caduta del sistema dei partiti democratici in Italia, porterà alla nascita di due grandi comitati d'affari che, solo nominalmente, si schiereranno uno a destra (il Polo berlusconiano in salsa fascio-leghista) e l'altro a sinistra (il carrozzone cattocomunista).

A Bettino Craxi sarà attribuito di tutto e di più, proprio a lui che, nel 1993 affermerà candidamente che il sistema di finanziamento pubblico illegale ai partiti era un sistema che tutti conoscevano e ne facevano uso ed abuso. Fece comodo, allora, anche nel suo stesso Psi fare gli gnorri e attribuire a lui ed unicamente a lui tutte le colpe.

Ma, andiamo con ordine. Chi fu Bettino Craxi ?

Figlio di un avvocato socialista, antifascista della prima ora, Craxi respirerà sin da ragazzo l'aria riformista di Milano, che lo porterà presto a ricoprire importanti incarichi di Assessore al Comune e, via via, importanti incarichi nella Direzione Nazionale del Psi.

Nel 1976, socialista autonomista sostenuto dal Padre della Nazione Pietro Nenni riuscì, grazie all'appoggio della sinistra socialista di Claudio Signorile, a farsi eleggere Segretario nazionale del partito. Un partito, quello socialista, che Craxi saprà rinnovare culturalmente, politicamente e sotto il profilo dell'immagine. Il Psi craxiano diventerà finalmente un partito moderno, liberale, libertario, nazionale, interclassista. Aperto al mercato ed al mondo del lavoro in un'Italia che stava rapidamente mutando.

Il Psi di Craxi sarà sì anticomunista, ma farà di tutto per “socialdemocratizzare” i comunisti. Purtuttavia non riuscendovi mai.

Aspre furono le lotte “a sinistra”, ma la Storia diede ragione ai socialisti e torto ai comunisti: con l'abbattimento della scala mobile, voluto da Craxi, infatti, l'inflazione scenderà vertiginosamente e chi ricorda gli Anni '80 craxiani li ricorda come una nuova età dell'oro sotto il profilo economico e sociale.

Inoltre Craxi, pur perseguendo una politica atlantista, fu amico e sostenitore, anche finanziario, di tutti i movimenti di liberazione da quello socialista greco guidato da Panagulis sino a quello cileno. In questo senso recuperò, coscientemente, lo spirito internazionalista incarnato da Giuseppe Garibaldi, che fu l'eroe al quale si ispirò per tutta la vita, possedendone anche numerosi cimeli.

Interessante e profondo fu poi il rapporto fra il Psi di Craxi ed il Partito Radicale di Marco Pannella, che li vide uniti in battaglie come il divorzio, l'aborto, il voto ai diciottenni, la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile dei giudici. Rapporto che, negli Anni '80, portò anche ad una lista comune che vide uniti, in alcuni collegi senatoriali, il Psi, il Psdi ed il Partito Radicale.

Purtuttavia, pur essendovi allora le condizioni per la nascita di una terza forza laico-radicalsocialista (come accadde qualche tempo prima in Francia, con Mitterand), tutto sfumò ben presto a causa della diffidenza craxiana nei confronti di Pannella da una parte e dalle strategie pannelliane, che a tutto tendevano tranne che a creare una terza forza laica.

Fu un vero peccato perché in questo modo il 25% dell'elettorato laico divenne, ben presto, via via ininfluente, finendo per favorire i due conservatorismi, quello cattolico e quello comunista che, dal 1994, finirono per prendere il sopravvento assieme ai neofascisti ed ai leghisti, sdoganati da Berlusconi.

E' improprio dire che Berlusconi fu l'erede di Craxi. E ciò per molte ragioni. E' vero che Berlusconi gli fu amico, ma è altrettanto vero che i due avevano idee e prospettive politiche molto distanti, se non diametralmente opposte.

Se Craxi da una parte vedeva Berlusconi come un innovatore in ambito televisivo, da contrapporre al monopolio lottizzato e partitocratico della Rai, dall'altra Berlusconi utilizzò Craxi unicamente per il proprio tornaconto personale.

Purtuttavia va notato che, allorquanto i partiti democratici e laici della Prima Repubblica scomparvero, uccisi dalla mannaia giustizialista del biennio 1992-1993, gli elettori socialisti preferirono in massa il Polo berlusconiano rispetto a quello cattocomunista.

E non fu un caso, peraltro, che intellettuali marxisti (poi su posizioni socialiste liberali) come Lucio Colletti, aderissero e diventassero deputati della “prima edizione” di Forza Italia.

Allora Forza Italia, almeno a parole, portava avanti un programma di riforme liberali e laiche che coagularono presto attorno ad essa energie liberalsocialiste e repubblicane. Ma fu un breve idillio, al punto che il Polo berlusconiano, alleato ai neofascisti, ai leghisti ed ai democristian-clericali, divenne ben presto il polo dell'inciucio con i cattocomunisti ed il ricettacolo del peggior conservatorismo italiano che ha portato l'Italia all'attuale declino.

Purtroppo molti furono coloro i quali, prima fedeli craxiani, divennero poi fedeli berlusconiani. Più per tornaconto personale e per incapacità di prospettiva politica che per altro.

Bettino Craxi, dunque, fu tradito da più parti: dai postcomunisti con i quali pur cercò un'intesa; dai social-opportunisti che albergavano nelle sue stesse fila e che trovarono presto casa chi nel carro cattocomunista chi in quello berlusconiano, molti dei quali persino al governo con Berlusconi ed infine fu tradito da quell'elettorato che - però qui forse a ragione - non gli perdonava di essersi arroccato su posizioni di potere vicine - se non contigue - a quelle di Forlani e Andreotti.

E' un fatto, ad ogni modo, che quella stagione storica, ovvero quella di un Partito Socialista protagonista della scena politica italiana e mondiale, è terminata per sempre.


Luca Bagatin



19 novembre 2013

"Ricordati di vivere": l'autobiografia civile e politica di Claudio Martelli

Non si tratta della solita autobiografia, bensì della storia di un'epoca, di una stagione.

Una stagione laica, liberale, libertaria, liberalsocialista. Una stagione che, molto probabilmente, in Italia non tornerà mai più.

La stagione di sapeva forse poche cose, ma le ricorda benissimo. La stagione di chi si ricorda di vivere e che del “Primum vivere” di nenniana memoria, ha fatto la sua bandiera.

“Ricordati di vivere” è l'autobiografia di Claudio Martelli edita in questi giorni da Bompiani.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, Martelli ne diventerà Vicesegretario Nazionale e ricoprirà anche importanti cariche istituzionali quali la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1989 e diverrà Ministro di Grazia e Giustizia nel 1991.

Un uomo tutt'altro che di potere, Claudio Martelli, e lo dimosterà sia la sua vita personale e politica, sia il fatto di essersi ritirato da tempo dalla vita pubblica.

Giovane militante, a soli tredici anni, del Partito Repubblicano Italiano e dunque della Federazione Giovanile Repubblicana, come il fratello Antonio, sarà ispirato per tutta la vita dalla figura di Giuseppe Mazzini e dai suoi “Doveri dell'Uomo”, saggio che invita gli operai italiani all'emancipazione ed alla ricerca dell'unità fra capitale e lavoro, in antitesi rispetto al materialismo marxista.

Lascierà il PRI di Ugo La Malfa ai tempi dell'Università, una volta stretta l'amicizia con Ugo Finetti, giovane studente come lui, che aveva lasciato da poco il PCI in quanto mal sopportava il “centralismo democratico”. Con Ugo Finetti – oggi fine storico e giornalista – lo studente Martelli e molti altri giovani repubblicani mazziniani e comunisti di ispirazione riformatrice, approderà al PSI di Pietro Nenni, con un obiettivo preciso: quello di unificare le forze laiche e riformatrici della sinistra italiana.

Si sposerà giovane il Nostro, a soli vent'anni, con Daniela Maffezzoli di soli sedici anni, ma il loro matrimonio durerà poco. Anni dopo intraprenderà la carriera di studente e poi professore di Filosofia e qui incontrerà l'altro amore della sua vita, Annarosa, sua allieva con la quale si sposerà e dalla quale avrà Giacomo, il primo figlio tanto amato.

Amore e passione politica saranno il binomio che condurrà Claudio Martelli durante tutto il corso della sua vita e che sono racchiuse nella sua autobiografia. Amore per le donne, per la filosofia laica, libertaria e libertina, per il teatro e la politica, intesa come servizio e modernizzazione della società.

Di qui il sodalizio con i radicali di Marco Pannella, oltre che con i repubblicani, i liberali e, negli Anni '80, anche con i socialdemocratici con i quali costituirà una sorta di federazione laica che vide uniti, in alcuni collegi al Senato, PSI, PSDI e Radicali.

Il sodalizio con Pietro Nenni, colonna portante del socialismo italiano e con Bettino Craxi, nacque subito, negli Anni '60. Li legava la volontà di modernizzare il Paese, smarcarsi dalla Democrazia Cristiana con la quale pur erano al governo, cercare un'intesa con gli altri partiti laici e contrastre l'avanzata di un Partito Comunista sorretto dalla dittatura sovietica.

Con Craxi, infatti, Martelli aderì subito alla corrente riformista ed autonomista di Nenni, in contrapposizione alla sinistra lombardiana che voleva mantenere un rapporto privilegiato con il PCI. Sin da ragazzo fu, infatti, intransigentemente anticomunista in quanto non poteva sopportare le angherie dell'URSS nei confronti di ungheresi e cecolsovacchi, aspetti che denunciò immediatamente nei congressi dell'Internazionale Giovanile Socialista (IUSY).

Oltre a partecipare con Bettino Craxi, agli incontri con i più grandi esponenti del Socialismo europeo quali Willy Brandt e François Mitterrand, farà in modo di costruire una piattaforma interna al PSI che da una parte recuperava il liberalsocialismo di Turati e dei Rosselli e dall'altra guardasse al futuro, auspicando un Partito Socialista moderno, alleato ai partiti laici e, in questo senso, tentò di ammodernarlo, promuovendo la democrazia interna e tentando di combattere il carrierismo ed il malcostume delle “tessere fittizzie”. Purtuttavia, per sua stessa ammissione, non vi riuscì.

Claudio Martelli, in “Ricordati di vivere”, ripercorre la sua battaglia politica assieme a Craxi nel 1976, ai tempi del Midas, ovvero allorquando la corrente autonomista conquistò il Partito e lo rinnovò nei contenuti e nelle proposte politiche.

Racconta di come Craxi fu il primo a proporre una riforma dei partiti e del sistema politico in senso “americano”, proponendo di introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e di un Parlamento forte ma più snello, con meno esponenti, ed eletto con il sistema uninominale.

In questo senso Martelli elaborò quella che egli definirà la vera “terza via”, lontana e diversa dalle prospettive di Berlinguer e dei comunisti, ovvero la piattaforma per una sinistra di governo socialista e liberale al contempo, che parlasse soprattutto di meriti e di meritocrazia, oltre che di bisogni. In questo senso riuscì a costruire ottime sinergie anche con esponenti dell'ex sinistra extraparlamentare, libertaria e verde-ecologista quali Franco Piro (poi deputato PSI), Adriano Sofri, Alex Langer e Michele Boato (che diverranno, successivamente, deputati Verdi).

Una piattaforma che, del resto, lo porterà a sostenere i referendum Radicali, Verdi e Socialisti sulla giustizia giusta per la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile del giudice ed il referendum sul nucleare.

Martelli elaborò dunque, prima del crollo della Prima Repubblica, l'idea di un Partito Democratico all'americana che nelle sue intenzioni poteva nascere dalla sinergia fra Socialisti, Repubblicani, Liberali, Socialdemocratici, Radicali, Verdi e post-comunisti di estrazione migliorista e riformista.

Un'idea che, sotto la spinta della clava giustizialista di Tangentopoli, soccomberà e condurrà l'Italia nella sua prima svolta a destra, con Berlusconi al governo e con la nascita di un PD conservatore, ondivago, inciucista (non a caso oggi al governo con la destra). Ovvero l'esatto opposto di quello che avrebbe potuto diventare il partito democratico di ispitazione liberalsocialista ideato da Martelli.

“Ricordati di vivere” racconta anche delle lotte di potere fra Craxi e De Mita, ovvero fra visioni contrapposte della società: fra un socialismo democratico ed un conservatorismo vecchia maniera.

E racconta degli ottimi risultati ottenuti dal Governo Craxi in soli quattro anni: pareggio di bilancio, riduzione a due cifre dell'inflazione, avvio delle prime liberalizzazioni e credibilità internazionale.

Ed il saggio di Martelli restituisce nuova luce – semmai ve ne fosse bisogno – alla figura del giudice Giovanni Falcone, grande amico del Nostro e grande collaboratore del Ministero di Grazia e Giustizia ai tempi del dicastero Martelli. Falcone, eroe dell'antimafia ingiustamente attaccato (e solo successivamente e tardivamente beatificato) da Leoloca Orlando e dai comunisti. Falcone che, attaccato da una certa sinistra, finirà trucidato, come il giudice Borsellino, in un tragico attentato mafioso.

Claudio Martelli, inoltre, ricorda l'introduzione della legge che porterà il suo nome, ovvero la prima che regolerà l'immigrazione, garantendo da una parte i diritti umani degli immigrati e dall'altra una certa sicurezza, poi del tutto disattesa dalle successive leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini.

Senza contare il racconto del sistema delle tangenti, da sempre esistente, nel bene o nel male, che purtuttavia oggi, in assenza della democrazia dei partiti ed in presenza, invece – parole di Martelli – di un'oligarchia al potere, si è triplicato, come i fenomeni di spreco di danaro pubblico e di clientelismo.

Un racconto franco, quello di Martelli, raccolto in “Ricordati di vivere”. Un documento storico prezioso per ricordare, non dimenticare e tramandare ai giovani un'epoca ormai lontana dalla nostra. Fatta di passione civile e politica autentica.


Luca Bagatin



7 novembre 2013

Claudio Martelli: la mia icona laica !



In questi giorni è uscita in libreria "Ricordati di vivere" (Bompiani), l'autobiografia di Claudio Martelli, uno fra i politici riformatori e liberalsocialisti più grandi che l'Italia abbia mai conosciuto e che mai più - ne siamo certi - conoscerà.
In attesa di recensire il volume per questi schermi telenettici, desidero riproporvi l'articolo che scrissi l'11 novembre 2006 a celebrazione dell'"icona-Martelli", che per me in particolare è sempre stato un faro politico in tutti gli anni della mia militanza laica e libertaria.

L.B.



Claudio Martelli : la mia icona laica !
di Luca Bagatin
(articolo dell'11 novembre 2006
)



La scuola elementare che ha ospitato le mie giovani membra di studente pseudo-diligente oggi è stata completamente abbattuta: la Scuola Elementare "Giuseppe Garibaldi" (e chi se no !) di Cecchini di Pasiano provincia di Pordenone che frequentai dal 1985 al 1990 oggi è un cumulo di macerie. E così, dopo essersene andati i mitici anni '80 che non ritorneranno più (la Storia per me è finita con i primi anni '90 per poi dissovversi del tutto negli anni '00), se ne è andato anche un pezzo della mia vita. Ora però posso sempre dire
di essere più giovane di cinque anni.
Ripensando agli anni '80 ed ai primi '90 mi tornano alla mente i miei miti. Al di là di Gigi & Andrea nonché Zuzzurro & Gaspare e la sex symbol Ilona Staller in arte Cicciolina (alla quale dedicai un anno fa un intero post), il mio mito politico era Claudio Martelli.
Era e rimane dovrei dire, anche se da diversi anni Martelli è più defilato: cornuto, mazziato e deluso da una politica (con la P maiuscola) che non esiste più. Oggi si dedica infatti al giornalismo.

Ma, andiamo con ordine e soprattutto cerchiamo di far conoscere questa storica figura di colui che per me incarna il politico ideale, nel bene o nel male.
Alla voce Martelli Claudio, Wilkipedia, l'enciclopedia di internet ci dice: Claudio Martelli (Gessate, MI, 24 settembre 1943) è un uomo politico italiano, esponente storico del Partito Socialista Italiano. Ha frequentato il noto liceo classico Giosuè Carducci di Milano, lo stesso frequentato da Bettino Craxi. Laureato in lettere e filosofia, ha lavorato come assistente nella stessa facoltà di Filosofia dell'Università di Milano.
Ha lavorato come giornalista e preso parte come conduttore a programmi televisivi.
BIOGRAFIA Aderisce all'unità socialista nel 1966 e comincia la carriera nei quadri locali milanesi socialisti. Viene chiamato a Roma da Bettino Craxi nel 1976, lascia la carriera accademica ed entra nella direzione nazionale del Partito Socialista Italiano. Viene poi eletto deputato nel collegio di Mantova e Cremona. In occasione del congresso del PSI a Palermo (1981) diviene uno dei due vicesegretari del partito accanto a Valdo Spini.
Nel 1984 al congresso di Verona diviene vicesegretario unico. È eletto al Parlamento Europeo nel collegio di Roma, Firenze, Perugia, Ancona. È nuovamente rieletto deputato nel 1987 sia nel collegio di Mantova e Cremona, sia in quello di Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta.
Nel luglio 1989 diviene vicepresidente del Consiglio dei Ministri del governo Andreotti, e nel 1991 ministro di Grazia e Giustizia. Durante Tangentopoli, nel 1993, è candidato ad assumere la guida del PSI, ma a seguito di un avviso di garanzia sul 'conto protezione' abbandona la carriera politica. Dopo la sua traumatica vicenda giudizaria, fonda l'associazione umanitaria Opera e quella civile Società Aperta nel 1996. Diventa direttore di Mondoperaio nel 1997.
Nel 1998 è consulente del Ministro Livia Turco nella commissione per le politiche d'integrazione degli immigrati e della consulta degli immigrati, incarico da cui si dimette a seguito di divergenze politiche con il governo. È eletto eurodeputato nel 1999 per lo SDI nella circoscrizione Marche-Umbria-Toscana-Lazio. Esce dallo SDI nel 2000 e successivamente aderisce al Nuovo PSI. È espulso di conseguenza dal gruppo socialista al Parlamento Europeo ed entra in quello liberaldemocratico. Nel 2001 fonda assieme a Gianni De Michelis e Bobo Craxi il Nuovo PSI, di cui diventa portavoce. Abbandona la politica ancora una volta nel 2005, stavolta definitivamente. Nel 2005 conduce i programmi televisivi Claudio Martelli racconta e L'incudine su Italia 1.
CURIOSITA': Giovanni Botero, il protagonista de Il portaborse, il film di Daniele Luchetti interpretato da Nanni Moretti, è stato giudicato una sintesi delle personalità di Claudio Martelli e Gianni De Michelis. (FU CON QUESTO FILM CHE LUCA BAGATIN SMISE DI STIMARE NANNI MORETTI LE CUI FAZIOSITA' POLITICHE DEGLI ANNI SUCCESSIVI - SALVO IN "LA STANZA DEL FIGLIO" - LO INCORONANO SENZA MEZZI TERMINI QUALE "MAITRE A' PENSER DE LA GAUCHE AU CAVIAR").

Wilkipedia dimentica solo la militanza repubblicana di Claudio Martelli prima di approdare al Psi di Bettino Craxi.
Quel Psi che diede nuovo lustro all'Italia nel Mondo attraverso la promozione del Made in Italy, l'abbassamento dell'inflazione attraverso anche l'abolizione della scala mobile e confermò l'Italia fra le maggiori potenze Atlantiche d'occidente.
Quel Psi che mirò da sempre all'unità laica delle forze laiche: Psdi, Pri e radicali e che con la caduta del Muro di Berlino propose l'Unità Socialista al Pds, il quale invece gli scatenò contro le Procure (neanche i postcomunisti fossero onesti e non avessero preso finanziamenti "in nero". Tanto più da una dittatura straniera: l'Urss).
Claudio Martelli ebbe così anch'egli i suoi guai giudiziari durante la "falsa rivoluzione giustizialista di Tangentopoli" montata principalmente dai postcomunisti e dalle loro Procure amiche con il concorso dei soliti Poteri Forti antilaici: Banche, Fiat, De Benedetti, Cgil....
Ciò che ne seguì è storia recente: il Psi e gli altri partiti laici scomparvero dalla scena politica italiana; Bettino Craxi fu costretto ad andare in esilio ad Hammamet ed in Italia nacque un'alleanza pseudo progressista capitanata da Occhetto e dall'altra parte scese in campo un imprenditore parvenu privo di qualsiasi cultura politica: Silvio Berlusconi. La politica non era più in mano ai partiti, bensì alle lobby economiche. Ciò che è ancora oggi con questo bipolarismo all'italiana con all'interno tutto ed il contrario di tutto e ove i due grandi poli sono nei fatti privi di prospettive politiche di lungo termine ed autenticamente riformatrici.
Toranando al mio mito, Caludio Martelli, debbo dire che sin da ragazzino l'ho seguito ed apprezzato. Fu il primo a proporre un'alleanza fra tutti i laici e a portarla avanti con una certa determinazione anche in questi ultimi anni. Da sempre garantista ed antiproibizionista consumatore (fu anche beccato con del "fumo" in Kenya), Martelli rappresenta quella frangia socialista che si contrappone al vecchiume proibizionista dei craxiani doc.
E poi come non dimenticare il Martelli "viveur" in compagnia della soubrette Yvonne Sciò (allora starlette del programma tv "Non è la Rai" di
cui il sottoscritto fece proficua indigestione).
Ora, come sopra scritto, il Nostro, arrivato alla "veneranda" età di 63 anni ha smesso con la politica (a differenza di incapaci politici cammelloni come De Michelis, Signorile, Boselli, Benvenuto ed altri che hanno ucciso definitivamente il socialsimo italiano) per dedicarsi al giornalismo televisivo e carteceo.
Il buon Martelli (che ebbi modo di conoscere personalmente a Pordenone nel 1998 per una comune campagna politica) rappresenta per me un po' un ideale: un frammisto di socialismo liberale, competenza ed amore per la vita ed il giornalismo. Un'icona che, nella mia spiritualità laica pongo a fianco di un altro grande politico ed intellettuale di quell''epoca: Carlo Tognoli ex sindaco Psi di Milano della fine degli anni '70 alla metà degli anni '80.

Luca Bagatin

"L'amore di cui parlo è eros ma non solo, è amore di quel che ci manca e senza il quale non possiamo stare; è anelito a una donna, desiderio di comunione e di fusione, voluttà ma dello scambio totale, tra pari".

(Claudio Martelli, "Ricordati di vivere" pagg. 14-15)



4 novembre 2013

La mia scelta laica eretica-erotica

Confesso, che poi non è nemmeno una confessione per chi mi conosce bene, di essere sempre stato un eretico.

Eretico in politica, nella vita privata ed in ambito culturale.

Ho fatto parte, sin da quando avevo sedici anni, di molti partiti politici ad esempio. Ne sono stato iscritto e talvolta ho ricoperto anche diverse cariche pubbliche, per così dire. Purtuttavia ho sempre e solo pensato con la mia testa e sono sempre rifuggito dalle ideologie e dai feticismi-fanatismi di partito.

Per me concetti quali “centralismo democratico”, oppure “disciplina di partito” sono sempre stati estranei ed astrusi.

Ho sempre avuto di fronte e per scelta personale, invece, poche ma chiare idee: libertà individuale spasmodica, laicità, onestà intellettuale e morale, arte e bellezza.

Allorquando queste prospettive collimavano con il tal partito, solo allora mi inscrivevo e iniziavo a lavorare...per portare avanti questi e solo ed unicamente questi princìpi.

Entrai così nei Verdi (salvo un rapidissimo passaggio nei giovani comunisti di Rifondazione, ma solo perché a sedici anni avevo letto quasi tutto Marx e ne rimasi affascinato...pur per un brevissimo lasso di tempo), successivamente bazzicai fra i Radicali, poi mi iscrissi ai partiti della galassia liberalsocialista ed infine approdai al Partito Repubblicano Italiano e, più recentemente, prima dando una mano al movimento di Oscar Giannino e poi riproponendo Ilona Staller in politica - ideandone la candidatura - mi candidai con lei nel Partito Liberale Italiano alle Amministrative romane, sperendo così di “erotizzare” gli “sclerotizzati” laico-liberali (che, fu subito evidente, preferirono rimanere "sclerotizzati").

Frequentai così, e per bene, le varie anime della sinistra, almeno quella autentica, libertaria e laica. Pur discostandomi sempre dalla ideologia e dalle visioni ideologiche, feticistiche e voyeuristiche del partitismo.

Invero, alla fine della fiera, nell'ambito di tali partiti non riuscii a soddisfare appieno i miei princìpi e così, in quasi vent'anni di militanza, me ne discostai totalmente, preferendo non avere più tessere di partito.

Del resto nell'ambito dei medesimi partiti feci sempre di testa mia: prima teorizzando (anticipando i tempi su quella che sarebbe diventata la Rosa nel Pugno) un'unificazione fra Verdi-Radicali e Socialisti e, successivamente, puntando ad un polo laico che si battesse per le libertà civili, sessuali, sociali ed economiche, contro il Potere Pd-PdL (anticipando per molti versi le denunce del Movimento Cinque Stelle). Ciò non avvenne né, credo ormai, in ambito politico-partitico, potrà mai avvenire.

I partiti ragionano secondo regole fisse, alchimie stantìe e di Potere, senza alcuna onestà morale ed intellettuale, mentre il sottoscritto crede nell'eresia, nell'erotismo e dunque anche nell'erezione, che è aspetto condannato e combattuto dalla “cultura” dominante del Potere-Prepotente-Impotente (PPI).

I Radicali, almeno per ciò che attiene al periodo dei mitici Anni '60 e '70 (e per certi versi '80), furono gli unici a comprendere la necessità di un linguaggio diverso. Un approccio nuovo alla politica-partitica-sclerotica. Introdussero l'arte, l'erotismo, la goliardia nelle loro battaglie di libera-Azione, ovvero di liberazione. Il Partito Radicale fu, per decenni, il partito delle donne, degli ecologisti, degli omosessuali, dei transessuali, delle prostitute, dei libertari, liberisti, libertini, anarcosocialisti, degli spiritualisti e delle pornostar.

Fu il partito del sincretismo fra Sacro e Profano. Dell'intelligenza controculturale che, negli USA, affondava le sue radici nella cultura beatnik, mai approdata davvero (nonostante i contributi di Nanda Pivano) nelle coste della buonista, bigotta, conformista, clericofascista e cattocomunista Italia.

Purtroppo anche i Radicali, con gli anni, si sono mutati e globalizzati. Ovvero inglobalizzati in un sistema conformista-consumista e di Potere al punto che – e non è un caso – oggi Emma Bonino siede al governo della Famiglia Letta-Berlusconi.

Quanto ai verdi, socialisti, liberali e repubblicani, si sono divisi equamente le poltrone elargite loro dal Potere dei Prodi, dei D'Alema e dei Berlusconi, dimenticando totalmente le loro antiche battaglie e oggi rimanendo addirittura con il cerino in mano, visto che non esistono più né verdi, né socialisti, né liberali, né tantomeno repubblicani-mazziniani.

E' anche per questo che ho smesso di andare a votare e farmi prendere per il deretano. La libertà, l'eresia non hanno prezzo.

Mai rinunciare al pensare con la propria testa, attraverso un constante studio ed approfondimento della realtà.

Mai rinunciare a ciò per il Potere, ovvero per quella che chiamano “politica” che, nei fatti, ne è la sua più becera espressione e che da secoli danneggia l'intelligenza umana.


Luca Bagatin



28 ottobre 2013

"Io Sono" by Debdeashakti



Io Sono l'Origine di Tutto

del Miracolo della Nascita
del Mistero della Rinascita

Sorelle di Luce e d'Ombra
Terra e Luna scandiscono
i miei Cicli da Serpente

Unico Altare per l'

Unica Offerta dell'

Unico Sangue Benedetto

le mie ancelle nel Mondo
rese immemori dal Tempo
mi offrono e mi svendono
al piacere fugace,
se solo ricordassero
l'Orgasmo della Dea!

Io Sono l'Origine di Tutto
Maschio o Femmina
Tu mi Venererai

Io Sono

La MagniFica



www.amoreeliberta.altervista.org




19 ottobre 2013

Sergio Stanzani, l'ultimo dei profeti disarmati


E' scomparso, pochi giorni fa, a 90 anni, Sergio Stanzani, uno dei fondatori del primo (quello di Mario Pannunzio, al quale siamo legati da profonda comunione ideale) e del secondo Partito Radicale (quello pannelliano, del quale riconosciamo il grande valore politico, ma solo sino al 1999).
Conobbi Stanzani personalmente nel 2007, ad un Congresso Radicale a Padova, al quale ero presente come corrispondente del quotidiano L'Opinione.
Non potevo dire che sprizzasse simpatia da tutti i pori, ma, chiacchierando con lui, scorsi profonda lucidità e lungimiranza politica. Inoltre non potevo dimenticare quando, nel 1995, assieme ad altri dirigenti radicali, presso il Teatro Flaiano di Roma, Stanzani avesse esposto il suo corpo, completamente nudo, per denunciare il silenzio dei media relativamente ai referendum radicali di allora.
Nudità è verita - come ricordano oggi le nuove eroine di Femen - e questo antico militante liberale duro e puro era lì, allora, a settant'anni, a dimostrarcelo.
E' anche per questo che lo citai in un articolo del 20 dicembre 2008 (a proposito del saggio "I profeti disarmati" scritto dalla professoressa Mirella Serri), che desidero qui di seguito ripubblicare.

Perché la cultura e la storia dei liberali duri e puri, ovvero dei libertari "profeti disarmati" e dei "pazzi melanconici" non sia dimenticata.

L.B.

"I profeti disarmati": l'ultimo saggio di Mirella Serri

di Luca Bagatin



Antifascisti contro “antifascisti”.
Liberali e democratici contro fascisti rossi o comunisti.
Profeti disarmati contro i “redenti”, ovvero i convertiti al sistema parlamentare democratico manovrati da Josef Stalin.
Questa la cosiddetta “guerra delle due sinistre” che la professoressa Mirella Serri ci racconta nel suo “I profeti disarmati” (edizioni “Il Corbaccio”).
Guerra culturale e politica “combattuta” - per così dire – fra il 1945 ed il 1948: da una parte il fronte liberale e democratico di Mario Pannunzio (ma anche di Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Ernesto Rossi, Luigi Einaudi) e del suo “Risorgimento Liberale”; dall'altra il fronte social-stalinian-comunista di Palmiro Togliatti e della sua “L'Unità”.
Una guerra senza esclusione di colpi che purtroppo ebbe i suoi morti in casa democratica e liberale  sin dai tempi della Guerra di Spagna: squadracce comuniste agli ordini di Stalin spedite a massacrare anarchici e repubblicani; squadracce comuniste nel primo dopoguerra in spedizione punitiva contro esponenti liberali, democristiani, qualunquisti, socialisti e rispettive sedi. Interi Comuni in mano al Partito Comunista (Caulonia fra questi, che venne chiamata "Repubblica Rossa") in preda all'espropriazione ed alle violenze contro chiunque non la pensasse come i “rossi” con falce e martello.
Violenze di cui è piena la nostra Storia, passati sotto silenzio e denunciati solamente dal piccolo quotidiano liberale di Mario Pannunzio testé citato.
Eventi minimizzati da “L'Unità” di allora, che chiamava i liberali con gli appellativi: “fascisti” e “uomini senza qualità”.
Mentre invece proprio quei liberali, fascisti non lo furono mai. Chi fu fascista furono invece numerosissimi esponenti del PCI di allora ed i nomi sono tutti riportati nel saggio di Mirella Serri con tanto di accurata documentazione.
Così come la professoressa Serri documenta il “caso Audisio”, ovvero il caso del famoso comandante partigiano comunista Walter Audisio e dei benefici che egli ottiene dal fascismo.
Un libro che restituisce dignità al liberalismo italiano ed alla sua stampa di cui Mario Pannunzio fu interprete prima con “Risorgimento Liberale” e poi, nel 1949, con “Il Mondo”. Ed egli fu anche espressione del “nuovo liberalismo”.
Proveniente dalla file del Partito Liberale Italiano, Pannunzio, ne esaltava le caratteristiche progressiste, in contrasto con i privilegi e gli interessi costituiti dell'alta finanza e dell'alta borghesia. Al punto che lo stesso Pannunzio coniò questa definizione: “Essere liberali significa essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx”.
Ciò peraltro mi ricorda la definizione che mi diede Sergio Stanzani, già deputato Radicale e fra i fondatori del primo Partito Radicale, nel 1955, con Ernesto Rossi e Pannunzio stesso, quanto lo intervistai nell'ambito del VI Congresso di Radicali Italiani l'anno scorso a Padova, quando mi disse che i liberali sono gli unici socialisti possibili proprio in quanto le libertà sono alla base della società e dei suoi bisogni.
“Guerra delle due sinistre”, così la definizione di Mirella Serri.
Meglio forse sarebbe definirla “guerra fra liberali e conservatori”. Ovvero fra i sostenitori dello Stato laico e garante delle libertà individuali, civili ed economiche ed i sostenitori dello Stato etico, comunista, fascista o clericale che sia e che fosse.
Sarebbe ora di ricordare che quel Palmiro Togliatti presente purtroppo ancora nella toponomastica della nostra povera Italia, fu amico del dittatore Stalin e seguì sempre le sue direttive; votò in favore dell'articolo 7 della Costituzione assieme alla DC per l'inserimento dei fascisti Patti Lateranensi che sancirono la religione cattolica come la religione di Stato e fu fiero oppositore di tutti i laici, liberali e democratici presenti nella cultura e nell'arco parlamentare italiano.
La professoressa Mirella Serri ce lo ricorda egregiamente con questo illuminante saggio con tanto di foto in copertina di Luigi Einaudi, Ernesto Rossi, Mario Pannunzio e Gaetano Salvemini: i profeti disarmati le cui idee hanno trionfato in tutte le democrazie occidentali, salvo nella nostra.
Purtroppo.



Sergio Stanzani, a sinistra, fra i militanti della Lista Pannella il 21 novembre 1995, nudo, al Teatro Flaiano di Roma alla manifestazione di denuncia contro il silenzio dei media relativamente ai referendum radicali
(foto di Stefano Montesi)



18 settembre 2013

E' online il sito di AMORE E LIBERTA': l'alternativa Risorgimentale all'antipolitica dei partiti


www.amoreeliberta.altervista.org





Pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo
.


Official blog
www.amoreeliberta.blogspot.it



16 settembre 2013

XX Settembre, festa di laicità, libertà, concordia. Uccisa dal fascismo e dalla partitocrazia.

Il 20 settembre è una giornata di festa.

Una festa purtroppo abolita e dimenticata, dal Fascismo prima e della Repubblica partitocratica poi.

La vera festa dell'Unità d'Italia in quanto il 20 settembre del 1870 l'Italia, con la conquista di Roma da parte dei Bersaglieri e la deposizione del potere temporale dei papi, divenne, finalmente, davvero unita.

Una giornata di concordia fra le ideologie politiche democratiche -  repubblicane mazziniane, socialiste, garibaldine, monarchiche - e le sensibilità spirituali, siano e fossero esse cattolico democratiche, ebraiche o massoniche.

Una giornata che permise agli italiani di essere davvero, per una volta, fratelli. Una giornata che il più grande Sindaco di Roma, ovvero Ernesto Nathan, soleva ricordare con un grande discorso a Porta Pia, dai profondi contenuti laici e spirituali al contempo.

Una giornata - il 20 settembre - purtuttavia invisa ai clericali ed ai fascisti e, nel dopoguerra, invisa ai comunisti - allora a braccetto ideologico con clericali e missini - ed ai democristiani che, non a caso, introdussero - per far piacere al Vaticano - in Costituzione, i fascistissimi Patti Lateranensi.

E' così che oggi, il 20 settembre, è una festa non ricordata, caduta in disuso, disprezzata da quella Repubblica Monarchica dei Partiti che nel 1948 tradì gli ideali di Mazzini, Garibaldi e Cavour e consegnò il Paese nelle mani dei nuovi barbari che si spartirono in Potere. Dc e Pci in testa, pur contrastati da qualche laico intransigente che, in cuor suo, non aveva dimenticato la lezione del Partito d'Azione, unico partito italiano a non essere mai sceso a patti con nessuno ed aver coerentemente portato avanti ideali di laicità e libertà.

Oggi, solo la Massoneria italiana nelle sue varie Obbedienze, il Partito Radicale e le associazioni mazziniane e garibaldine, rammentano ancora il 20 settembre con manifestazioni pubbliche a Porta Pia. Eppure senza il 20 settembre l'Italia non sarebbe diventata un Paese laico, civile, liberale e l'istruzione pubblica non sarebbe mai stata gratuita ed estesa a tutti, ma esisterebbero ancora profondissime disparità fra classi sociali.

La Storia, ad ogni modo, l'hanno riscritta altri, ovvero gli eredi delle dittature rosse e nere, oltre che i nuovi barbari eredi di Berlinguer, Berlusconi, Bossi e Grillo che, se non ci fosse stata la falsa rivoluzione di Tangentopoli, oggi, sarebbero a vendere patate al mercato.

Il 20 di settembre di quest'anno scadrà il termine di presentazione dei dodici referendum Radicali. Referendum che vorrebbero abolire il finanziamento pubblico ai partiti, il sistema perverso dell'8 per mille, l'ergastolo, per separare le carriere dei magistrati ed altri, tutti molto interessanti, come sempre sono le proposte dei Radicali.

E' difficile prevedere se le firme necessarie saranno tutte raccolte, per quanto ce lo auguriamo. Purtuttavia, anche se i quesiti passassero con dodici SI' a maggioranza, siamo certi che questo o il prossimo Parlamento - composto dalla stessa partitocrazia che ha ucciso ogni spirito liberale degli ultimi 150 anni - non li disattenderebbero ?

Abbiamo stima di Marco Pannella, ma vogliamo anche ricordare che "questi" Parlamenti con "questi" partiti, sono quelli che gli anno negato il voto come Presidente della Repubblica e lo hanno negato anche ad Emma Bonino.

E' facile, molto facile, firmare dei quesiti referendari come ha fatto Berlusconi (ma ve lo ricordate quando egli definì "comunisti" i referendum liberisti dei radicali del 1999 ? Sic !). Molto più difficile è sostenere battaglie liberali e civili in Parlamento. E "questi" partiti, mandanti della scomparsa del 20 settembre quale Festività Nazionale, di civile e liberale non hanno proprio nulla.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini