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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 aprile 2014

"Dissolvenza": monologo by Baglu



Sono passati tre anni da quando Lei mi ha lasciato.
Si può fingere di stare meglio ma...
Ma di mezzo c'è sempre un ma. Un ma, un però, un...una voglia di abbracci, di carezze e di coccole.
Mi sento davvero un cretino e mi chiedo se passerà mai tutto questo. Anche se la risposta la conosco già.
Vorrei immergermi in questo suono, in questa musica, mistica, spirituale ed essere trascinato via da essa per sempre. L'unica cosa che desidero, da sempre, è non essere eterno.
Perché, se una storia d'amore non può essere eterna, non voglio esserlo nemmeno io.




13 novembre 2013

"La mia vita è stata una Grande Bellezza": Quattro anni fa...

Domani, 14 novembre 2013, saranno passati esattamente quattro anni da quando tornai a Roma, dopo quasi diciassette anni di assenza.

Tornai per te, che conobbi via web. Io leggevo il tuo “bel blog alla lavanda” e tu, con il tempo, iniziasti a leggere il mio.

Ricordi quando facevamo le quattro o le sei del mattino, scrivendoci su Messenger, un programma che nemmeno conoscevo prima che le nostre vite si incrociassero ?

Ricordi la nostra canzone, “Sogno”, di Gianna Nannini ? I tuoi occhi viola mi sono rimasti dentro.

Ricordo quando, alla stazione Termini mi venisti incontro, con il tuo foulard viola. Avevi una camicietta un po' scollata ed eri vestita di nero. Ti presi la mano e te la baciai. Istintivamente.

Poi, dopo esserci appartati, ti regalai degli orecchini fatti a mano, unici.

Avevi vent'anni ed io trenta. Oggi, che sono passati appena quattro anni, dici che “eri giovane” e la cosa mi fa un po' sorridere.

Forse ero anch'io giovane, forse, allora, fu anche l'ultima volta che mi innamorai davvero.

La sera facemmo l'amore in un letto che avevamo improvvisato, fra le note della Nannini e di Renato Zero in sottofondo. Ricordo quei momenti come fossero ieri.

Ricordo le nostre passeggiate per Roma, tenendoci per mano. Io accaldatissimo, abituato al freddo nord e tu appena appena scollata, con il tuo foulard al collo.

Ricordo il tuo profumo. Ricordo la prima sera, assieme, a casa tua, con i tuoi in viaggio a Lisbona, ignari di tutto. Era emozionante.

Ricordo le tue magliette con i rebus, tipo “Amore a prima vista”...

Ricordi quando cucinavo per te ? Bistecche alla salvia che, forse, tu nemmeno amavi (non so cucinare bene e poi allora non sapevo che la carne non era il tuo forte), ma non me lo dicesti per non deludermi. Dicevi che ero un bravo uomo di casa e che era come se fossimo sposati.

Ti baciai (con te che, mi dicesti dopo, messaggiavi di continuo con una tua amica chiedendoti con ansia: “Ma Baglu quando mi bacerà ?”).

Non ti avrei lasciata più. Non me ne sarei più andato da Roma. Anche oggi, Roma, mi ricorda te.

Ci saremmo rivisti altre volte, ma mai abbastanza nell'anno e mezzo in cui siamo stati assieme.

Anche oggi, che non stiamo più assieme, sono felice di vederti. E di abbracciarti, come allora.

Ho ancora, nella memoria del cellulare, tutti i messaggi che mi inviasti. Ero il tuo principe Baglù...

Chi leggerà queste righe potrebbe pensare ad una cretinata, forse anche tu, oggi, che dici di “non essere più giovane”, lo pensi. Per me, invece, non è così. Anche oggi considero tutto ciò le cose più toccanti della mia vita.

Ogni mattina guardo il quadretto che mi regalasti per Natale 2009 e che realizzasti con le tue mani.

Inseristi, scrivendole di tuo pugno, le parole di quella canzone di Fiorella Mannoia:

se domani io
mi accorgessi che ci stiamo sopportando
e capissi che non stiamo più parlando
ti guardassi e non ti conoscessi più
io dipingerei di colori i muri
e stelle sul soffitto
ti direi le cose che non ho mai detto
.

Forse sono un cretino, forse sono un vecchio romantico visionario e utopista. Forse, guardando questo quadretto pieno di fiori, nostre foto, cuori, stelle, canzoni, baci e buddypoke, riesco ancora a vedere qualche cosa di buono nel mondo.

Forse ti amo, ma l'amore non credo sia di questo mondo. Come non lo sono l'onestà e la purezza. Però voglio crederci e lottare per ciò. Perché sì, sono un visionario utopista. Forse romantico. E vorrei rimanere così per sempre.




26 agosto 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna Selvaggia". Monologo by Baglu

Lo so, forse a Lei non dovrei più pensare.

Dovrei capire più cose sulla "Donna Selvaggia" e sul perché le donne ingenue preferiscono l'uomo predatore.

Io predatore non lo sono mai stato, così come non sono mai stato preda. Sentimentalmente parlando almeno.

Degli eventi forse sì ed anche delle eventualità. 

Eventualmente pensavo che...no, non pensavo. O, meglio, ho pensato di aprirmi a nuove possibilità, per poi subito, scoraggiato dagli eventi, richiudermi alle medesime.

Pensieri e parole. Da scrivere e da meditare.

Le donne della mia vita mi dicono che sono "esagerato". Una sola o forse due, mi ha definito "appassionato".

Appassionato mi piace. Esagerato no, anche perché dà quella connotazione negativa che limita. O, meglio, che delimita.

Non capisco perché questa necessità di molte donne di "delimitare". Parlo ovviamente dei miei rapporti con alcune di loro.

Oh, beh, ma la mia è pura curiosità sociologica. Non mi lascio più trascinare dalle correnti da almeno...forse tre anni ?

Da due anni sono seduto su questa panchina. Non aspetto. Osservo.

Talvolta prendo appunti, raccolgo materiale, semmai la cosa fosse utile a me e/o a qualcun altro.

Mi pongo molte domande, ma non saprei rispondere a nessuna. Eppure sono così bravo nel dare consigli agli altri ed a risolvere i loro problemi. Forse perché quelli altrui sono più semplici. Ma non tutti lo sono ed allora mi chiedo perché...perché c'è chi si rifiuta di aprire il suo cuore a me, che tanto vorrei accoglierlo ?

Non credo riuscirò più ad innamorarmi. Dico per davvero. Per finta è più facile. Innamorarsi per finta è forse la cosa che accade nella maggior parte dei rapporti. Rapporti fatti di "prede" e "predatori", in una spirale senza fine della quale non mi è mai piaciuto far parte.

Non credo né alla capacità di essere predatori né a quella di essere prede. Credo alla spontaneità appassionata dei rapporti e dei nonrapporti. Anche sessuali.

Credo all'assurdità degli stessi ed agli approcci lontani, preduti. A quelli che non ti aspetti.

Perché, allorquando aspetti qualche cosa, ecco che allora le aspettative sono disattese. Personalmente ho aspettato o, meglio, mi sono aspettato molte cose dalla e nella vita. Non ho mai ottenuto nulla, però mi sono sempre inventato tutto. E, almeno un po', ho fatto sorridere, talvolta, forse, sognare.

Ma se la vita dev'essere come un lavorìo continuo di invenzioni, di scorribande, di illusioni, di di di...di altro, allora si giunge ad un punto in cui ci si chiede: perché ? O, meglio, per chi ?

Per Lei.

Ormai senza nome, senza volto, senza.

Ma al profumo di lavanda.



17 luglio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: La Grande Bellezza". Monologo by Baglu

Un mese fa ero con la donna della mia vita, a guardare "La Grande Bellezza".

Lei...mi viene quasi da sorridere.

Lei ha capito subito che mi sarei identificato in Gep Gambardella, il protagonista del film.

Scrittore che ha scritto un solo libro, dedito alla mondanità ed alla conseguente malinconia e insoddisfazione. Alla ricerca delle origini, di una bellezza che non riesce più a trovare.

Le cose belle, le emozioni forti, capitano una sola volta nella vita.

Il resto è mera, sciocca retorica.

Lei è capitata una sola volta nella vita. Nella mia vita. Poi è andata.

Non vorrei arrivare a sessanta, sessantacinque anni, avvolto da una mondanità vuota, che non mi interessa, senza...senza qualcosa di bello. Che mi accolga, come allora.

Forse il fascino per la Storia l'ho acquisito per un bisogno ancestrale, intimo, di ritorno alle origini. Al chi sono, al chi siamo.

Poi, mi sono sempre detto, dopo aver svelato questo mistero, avrei anche potuto dissolvermi nel Cosmo.

Non siedo più nemmeno su di una panchina (come un pirla in giacca gialla). Lei ha chiuso le saracinesche di casa sua.

Però ci vogliamo bene.

Questo può essere poco ? Non lo credo. Non per chi, come me, ricorda l'ultimo abbraccio che si siamo dati. Forte, profondo.

Dico di credere alla reincarnazione e potrei dire che, in un'altra vita, siamo stati molto legati, Lei ed io.

Ma non penso sia questo l'importante.

Siamo stati, siamo legati in questa vita.



21 marzo 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: "Braccialetto (e occhi) viola". Monologo mistico by Baglu



Penso che.
Anzi no, mi ricordo.
Quanto amo ricordare.
Amo ricordare quasi quanto, allora, amavo vivere.
Ciò che stavo vivendo.
Ricordo con grande nostalgia e con una certa eccitazione quando dormimmo nudi, abbracciati. Il mio petto suo suo seno. Il mio sesso sul suo.
Dormimmo così, completamente senza vestiti - anche se Lei aveva qualche pudore.
Pensate che, ancora oggi, la notte, molto spesso, mi trovo a pronunciare il suo nome, a bassa voce, cercandola nella parte destra del mio letto. Per poi svegliarmi del tutto ed accorgermi che Lei non c'è.
Anche quando stavamo assieme, quand'ero a casa mia, ovvero lontano da Lei, mi capitava. Ma, allora, sapevo che - presto o tardi - l'avrei rivista.
Oppure come quando Lei aveva la febbre alta e dormimmo su un divanoletto, con Lei che moriva di caldo mentre io la abbracciavo, anche durante la notte, stretta a me.
Sì, è vero, "aspettarsi" è il giusto gesto d'amore. Solo che dubito che, oggi, Lei aspetterebbe me. Io forse sì, la aspetterei.
Ma per amare bisogna essere in due.
Il fatto è che - oggi possodirlocazzo - l'Amore, come cosa concreta, non esiste. Esiste come ideale a cui tendere. L'Amore è come il Socialismo utopistico: bellissimo, ma irraggiungibile. Almeno su questa terra.
Nel Nirvana non saprei dire, francamente.
C'è stato un tempo in cui osservavo particolari rituali e credevo fermamente alla Legge del Karma di causaeffetto. Da parecchi anni, francamente, me ne fotto.
Non che non ci creda o roba così, solo che Ganesha è dentro di te. Non certo nei rituali e nell'esteriorità. Krishna è dentro di te. Dio è dentro di te, anche quando e se lo bestemmi. Forse soprattutto allora, nella sua forma più animalesca. Perché sono gli Animali (ovvero i principali detentori dell'Anima) ad essere i più vicini a Dio. Non certo gli uomini.
Ed un presunto Vicario di Cristo non ha alcuna voce in capitolo, perché lo stesso parlare di "Vicario di Cristo" è una burla della mente umana. Un controsenso, visto che Cristo venne sulla terra senza alcuna autorità. E certo oggi non necessita di alcuna autorità.
Perché l'autorevolezza è l'esatto opposto dell'autorità.
Spesso temo, pensando a Lei, che possa sposarsi o andare a vivere con qualcun altro. Sono un idiota. Forse. Però, nonostante le nostre litigate e qualche incompresione fra caratteri artistici, mi emozionava. E mi emoziona ancora, pensarla.
Una volta credo di essere riuscito ad emozionare anche Lei. Con quella dedica stampata.
Lei, invece, è riuscita a farmi arrabbiare non poco e non poche volte. Ma, vabè, capita.
A volte mi ha anche spaventato, come è normale che capiti quando temi di perdere una persona. Poi la perdi e che cosa ti rimane ? Il vuoto.
Il vuoto Zen ? Mmh. Non saprei.
Ora non sto parlando dalla mia solita panchina, ma sopra una nuvoletta. Quella nuvoletta ove immagino si trovino tutte le persone scomparse della mia vita. E che da bambino avrei immaginato di incontrare, un giorno.
La verità è che il misticismo mi è entrato nel sangue allorquando non riuscivo a capire il significato della vita e cercavo di dargliene uno, ma colorato.
Ho sempre odiato i crocifissi. Ho sempre amato le belle forme. Perché la forma è sostanza. Anche nella scrittura.
Non puoi credere in un uomo che "muore per il genere umano", bensì vale la pena di credere in un Essere che rigenera sé stesso.
Non puoi credere a un'ideologia, ma solo tendere ad essa. Puoi credere nell'Amore, nell'Eros, nel Socialismo libertario e utopistico.
Puoi credere in te stesso o negli altri ?
No di certo.
Come non puoi credere nel futuro, ma in un eterno presente.
Però puoi ricordare di quando hai messo in gioco te stesso, quando hai - quantomeno - tentato di amare.



20 febbraio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: FINALMENTE POSSO DIRE CHE NON ESISTO E, SE ESISTO, NON FATECI TROPPO CASO": racconto by Baglu



Sono sulla mia panchina, mi manca l'aria, l'ansia mi attanaglia.
Sono di fronte alla sua vecchia casa, come ogni giorno. Mi piace stare qui e so anche che forse è una cosa inutile ma mi piace starci.
So anche che Lei non c'è più e che frequenta un altro (che so anche essere una merda umana) da tempo e che sono un cretino a perdere ancora tempo dietro a Lei, ma...
La verità è che l'amore fa star male ed io, nello specifico, sto già male di mio.
Le avevo inviato un biglietto d'auguri, dedicato altre cose ma...ma Lei se mi deve scrivere lo fa solo per scrivermi cose negative. Siamo diversi, lontani. Forse lo siamo sempre stati o forse dico queste cose perché sto male e non le penso davvero.
Forse le dico perché sono arrabbiato, nervoso, anche deluso.

Arriva un signore, vestito di scuro, si siede accanto a me.

- Ciao Baglu
- Ciao Peter
- Tu lo sai che io non sono davvero qui, vero ?
- Sì, lo so, sei morto (lo dico in fretta, ma in realtà soffoco un singhiozzo di pianto)
- Sempre qui su questa panchina ?
- Sì
- Come stai ?
- Mi sento solo e abbastanza inutile. Forse ho profuso troppo ensusiasmo in cose che sono svanite presto.
- Ma dai, che sei giovane !
- No, Peter, non sono più giovane. Forse è solo che ho paura di vivere, anche se non ho mai avuto paura di ammetterlo.
- Cosa pensi di fare ?
- Niente, che devo fare ? Ho già programmato la mia morte, ma non così presto. Sai, io non mi fido più delle persone. Non della maggior parte delle persone, proprio delle persone dico. Può essere che io sbagli, che ciò che dico sia dettato dal mio stato d'animo attuale. Però sono molti anni che ci penso.
- Eh lo so, Baglu. So come la pensi su queste cose. Forse non pensavo che...diciamo che penso che queste siano cose che si superano.
- Eh, sì, forse, caro Peter. Chissà. Sai, quando si comincia a parlare anche con i morti vuol dire che... Che, o si sta cominciando a diventare schizofrenici oppure è più facile parlare con i morti che con i vivi. La morte dà quel senso di freddo che io provo, anche in questo momento. Brividi, sulle spalle e dentro al cuore. Hai mai visto Emilia ?
- Emilia ?
- Sì, è il fantasma di una donna che si è suicidata e che ogni tanto viene a trovarmi qui, su questa panchina. Mi è di conforto, come mi sono di conforto tutte le anime morte.
- Sù, dai, coraggio Baglu...
- Vedi, Peter, se tu fossi davvero vivo e non frutto della mia immaginazione, sapresti anche come tirarmi su il morale. Anche quello che mi dici, sembra freddo. Perché è frutto della mia immaginazione....
- No, è che ti rifiuti di farti aiutare, perché ti piace complicarti la vita.
- O la "non vita".
- Ma, piuttosto, quella ragazza mora che ogni tanto passa di qui, con quel bel cane husky ?
- Sì, ogni tanto passa.
- E non le parli ? Non le dici niente ?
- Sì, ogni tanto. Sai, a me piace l'immagine che ho di lei. Bella e impossibile.
- Fantasticherie.
- Sì, anche, ma perché è già difficile così. Se soffri anche a distanza, per cose ormai passate, immagina come soffriresti per cose ravvicinate, concrete. E poi che c'entra ? Lo so dove vuoi andare a parare, ma non è così.
- E com'è allora ?
- E' che per soffrire un po' meno devo fare finta di non esistere. Che poi, dai, secondo te esisto davvero ?
....nessuna risposta.



5 febbraio 2013

"Paradisi infernali": cortometraggio by Baglu



Esterno giorno.
Giornata grigia ed estremamente fredda.
La telecamera riprende, sullo sfondo, una panchina sulla quale è seduto un uomo. Poi si volta a riprendere un altro uomo, camicia bianca, giacca nera, emaciato, pallido, triste. Ha una pistola in mano, sulla quale la telecamera zumma diverse volte.
"Ciao Francesco", fa l'uomo sulla panchina.
"Ciao Baglu".
L'uomo sulla panchina, barba, occhiali e capelli lunghi, sorride. Ma il suo sguardo sembra perso nel vuoto.
"Come va, Francesco ?".
"Si vive. E tu, Baglu ?".
"Si sta per morire".
"Lo so. E Lei ?".
"Non lo so. E la tua...Lei ?".
"Uhmpf. Procediamo ?".
"E' arrivato il momento...vero ?".
"Sì, Baglu".
Francesco Dellamorte punta la pistola - una Bodeo 1889 - alla tempia di Baglu. Gli spara, con freddezza. Il colpo spappola il cervello dell'uomo, che fuoriesce. Alcuni pezzi di cervello vanno a depositarsi sulla spalla di Francesco, la cui camicia bianca è ormai tinta di rosso.

Una luce.
Bianca. Soffice. Appare dal tunnel.
Una musica.
Lenta. Soffice. Fluisce dal tunnel.
Un profumo.
Soave. Bianco. Si espande dal tunnel.
Una donna gli accarezza il volto, la barba, scostandogli gli occhiali e baciandolo sulle labbra.
E' come se fosse nato per la prima volta. Nessun ricordo. Nessuna paura. Nessun dolore.
Il vento gli accarezza i capelli. La donna svanisce. Lui riesce a librarsi nell'aria.
Sta volando, al di sopra di tutto. Può vedere alberi, fiori, animali che giocano fra loro. Bambini che sorridono. Lui vola, al di sopra di tutto ciò.
Non si pone domande.

Voce fuoricampo: "SVEGLIATI !"
La telecamera inquadra il volto di Baglu, addormentato sulla panchina.
La pioggia gli sta inumidendo i capelli, gli occhiali.
Si alza dalla panchina, allarga le braccia, palmi verso l'alto e guarda verso il cielo, mentre la pioggia scende incessante.
Ora la telecamera inquadra dall'alto il suo volto, completamente fradicio.



23 gennaio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: "Meccaniche celesti". Dialogo by Baglu & Emilia

Guardo le foto di Lei e mi emoziona.

Mi emoziona rivedere ancora il suo sorriso ed i suoi occhietti. "Occhietti", la chiamavo

spesso, infatti.

Ha anche un bellissimo abito, nero e a quadretti, con gonne svolazzanti e stivali ai

piedi. Quanto mi eccita vederla, con i suoi capelli lisci e violetti !

Mi piacerebbe starle vicino, magari poterla anche aiutare a risolvere ed a farle superare

le cose che la inquietano...ultimamente e non solo.

E' giovane ed ha tutta la vita davanti. Certo. Cadrà e si rialzerà da sola. Certo. E' che

forse avrei la pretesa di evitare che si facesse male. Anche se Lei preferisce cadere.

Poi ho anche il timore di fare peggio...

Non lo so, Emilia, tu che dici ?


Essere o non essere, ossia muoversi o non muoversi. Ma non è un problema, si può

sbagliare pensando di fare bene e pensando di far male. Le buone intenzioni…quello

che per noi sono buone intenzioni arrivano agli altri, a volte, come azioni che mirano ad

altri scopi.


Mi sento un po' come il palloncino di cui parli tu. O forse un palloncino vorrei esserlo

davvero. Rosso, leggero, che vola via, in alto, dopo che è stato usato da un bambino,

per gioco, oppure è stato perduto. Per disattenzione, incuria oppure per semplice caso.

Un palloncino che sale, sale, sale sino a scoppiare e la cui aria/anima si disperde

nell'infinito.

Infondo essere come un palloncino è come non essere mai esistiti per davvero.


Oh, no ! Essere un palloncino significa proprio il contrario: significa avere visto il mondo dall’alto. Essere stato unito al dito di un bambino e pensa la fiducia che quel bambino ripone in quel palloncino: rimarrà con lui, il vento lo porterà via ? O sarà il palloncino a voler scappare ? Il palloncino vola via e si porta con sé lo sguardo di quel bambino. Cosa vedrà il palloncino adesso che non è più qui ? Per il bambino vive ancora. Il palloncino vola in alto sempre più sù, il bambino rimane sulla terra; è così che s’impara a guardare il cielo, a rivolgere lo sguardo in alto quando intorno non vediamo niente. La forza di rivolgersi al cielo dipende da quanti palloncini sono volati via e quanto noi abbiamo desiderato che tornassero. Se penso a questo, direi di non essere atea. Il Dio Palloncino…pensi che possa esistere ? E Lei ? Aveva gli “occhietti” perché li stringeva a cercare il palloncino volato via ?


No. Lei il palloncino l'ha solo fatto volare via, direi. Ma di questo non vorrei parlare. Dio Palloncino ? Io non sono ateo, ma lo vorrei. Vorrei sperare che lassù non esista nessuno, che noi non siamo stati prodotti da nulla se non dal caso. E che, una volta morti, scompariremo per sempre.
E' vero, il palloncino significa vedere o aver visto il mondo dall'alto. Io il mondo avrei voluto non vederlo. Perché è malvagio. Anzi no, non è il mondo ad essere malvagio. Lo sono i suoi squinternati abitanti e ciò che è grave è che non ci fanno nemmeno caso, pensano che la malvagità alberghi altrove. Si sono creati, nel corso dei secoli, persino dei mostri immaginari, popolandone la mitologia, le fiabe, i racconti e, oggi, persino i film horror.

Penso che l'amore sia un sentimento troppo nobile per essere sporcato dalla sofferenza. Credo nell'amore e, poiché ho sofferto e soffrirei per averlo, vorrei scomparire in esso. Scomparire per esso.

Vorrei essere un palloncino che scoppia o, meglio, l'aria del palloncino che si disperde nel mondo. Che, detto così, può sembrare anche un preservativo che si buca, per errore o per incuria, ove il seme che conteneva si effonde.

Forse avrei voluto fecondare il mondo, per renderlo migliore. Ergermi a Dio che si è fatto carne e che ha vissuto nella carne. Un Dioniso che l'ha conosciuta. O forse avrei voluto essere un padre e non solo biologico. Che di questi tempi significherebbe anche moltissimo.




26 novembre 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Internazionali con il filtro". Monologo by Baglu



Non so che cosa sia passato per la testa a quel ragazzo di quindici anni che alcuni giorni fa si è suicidato con la sua sciarpa e qualcuno ha detto (ma chi vorrei sapere: da chi vengono fuori queste "voci di corridoio" ? Da chi ?) che lo ha fatto perché è stato deriso in quando omosessuale perché si vestiva di rosa.
Non so perché si sia suicidato, però a quindici anni si è molto, molto fragili e si rischia di portarsi dietro e per sempre sofferenze indicibili che, talvolta, si manifestano con comportamenti "curiosi", "eccessivamente estroversi", ritenuti "strani" dai più.
Non lo so e mi dispiace. Perché vorrei capire.
Vorrei capire perché la maggior parte delle persone non cerca di capire l'altro da sé.
Perché ci si chiude a riccio ?
Perché è più facile.
Era il 1985, anzi no, era l''86, quando feci a botte con i miei compagni di classe per difendere un bembino rom. Allora avevamo sette anni e tutti dicevano che quel bambino era diverso, strano, scuro di pelle. E siccome era uno zingaro allora doveva anche essere un ladro.
Allora picchiai tutti i miei compagni che gli dicevano queste cose e di botte ne presi anche parecchie. A casa piansi tutto il giorno, ma non a causa delle botte ricevute, ma del fatto che non potevo, non riuscivo a credere che si potesse odiare qualcuno, prenderlo in giro, per la sua diversità, per il colore della pelle, per l'etnia...
A questa cosa ci penso spesso, anche se sono passati ventisette anni e quel bambino ormai si sarà pienamente integrato o forse no.
Non so nemmeno questo.
E' che ho sempre sofferto perché volevo salvare il mondo dalla sua stessa stupidità, dal suo stesso autoannientamento. Perché penso che le cose potrebbero essere molto più semplici. I rapporti umani ad esempio.
Io non ho mai avuto "paura del diverso". Ho sempre avuto paura - una paura fottuta - del mio simile.
A quindici anni anch'io ho pensato al suicidio e un paio di volte l'ho persino tentato. Senza successo. Quando avevo quindici anni mi piaceva una ragazzina, Verusca, che non mi guardava di striscio. Io ero molto imbranato e vivevo fra le nuvole. Scrivevo poesie e pensavo che così sarei riuscito a piacerle. E, invece, non solo non le piacevo, ma lei ne approfittava per farsi beffe di me con i ragazzi più grandi della sua classe.
Purtroppo non sono mai stato un nonviolento puro, per cui anche allora mi difesi facendo a botte con uno di questi. Era molto più alto di me, ma nonostante questo lo mandai lungo sul pavimento, con un pugno diretto. Non me ne pentii mai, purtroppo o per fortuna.
A diciassette anni mi iscrissi ai giovani comunisti perché si diceva che i comunisti erano "uguali" ai partiti democratici, ma anche "diversi", "alternativi" a questi. Io vi trovai solo tanti figli di papà e, si sa, i figli di papà sono figli di mignotta.
Non ho mai fatto le "scuole alte", né sono mai stato viziato e forse anche questo ha contribuito a farmi sentire "diverso" dalla massa.
Che poi il concetto di "massa" era tipico di certa sinistra nella quale, in buona sostanza, mi sentivo totalmente fuori luogo.
Ora non lo so perché mi vengono in mente queste cose.
Mi viene in mente anche che la ragazza che passava di qui, davanti alla mia panchina, da diverso tempo non ci passa più. Pensava che io mi stessi innamorando di lei. Quando invece io sono e rimango innamorato di Lei, che non c'è più da parecchio tempo.
Non voglio mai più innamorarmi di qualcun altra. Si soffre davvero troppo e non è affatto vero che il tempo rimargina tutte le ferite.



14 novembre 2012

Tre anni fa




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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini