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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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13 febbraio 2015

"Pensamientos" by Maria José Peon Marquez for Luca Bagatin's blog (Vol. 3)

Quiero que guardes mis días en tu vida,

tu amor en mis besos, y tu llanto...en mi sonrisa.

Nacería siendo música,

crecería siendo melodía, moriría siendo una canción...de esas que núnca se olvidan.

No fue un sueño, te dije "te quiero" mientras dormías,

te hablé de cosas que salen del alma, antes de que abrieras los ojos...antes del alba.

Sin saberlo, aquel beso selló un despido,

un adiós sin entenderlo con sentimientos reprimidos,

la esperanza falleció y no fué tiempo perdido,

como el tiempo que tuvimos, al final quedó en suspiros,

no hay tristeza sin razón en el fondo del olvido,

todo queda entre tú y yo...pero en distintos caminos.



9 dicembre 2014

"Pensamientos" by Maria José Peon Marquez for Luca Bagatin's blog

Oggi nasce la nuova rubrica autogestita da Maria José Peon Marquez, attrice e modella spagnola ancora sconosciuta in Italia e che già intervistai il 23 ottobre scorso: http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/post/2821049.html
In quell'occasione Maria José mi raccontò della sua passione per la scrittura ed è così che è nata l'idea di affidarle questo spazio esclusivo e a cadenza variabile dal titolo "Pensamientos", ovvero "Pensieri". I suoi pensieri, direttamente nella bellissima versione spagnola, assieme alle belle foto di Josué Nargo e Francisco Guerrero che la vedono ritratta.
Buena lectura !!!

Luca Bagatin

Quien brinde por tu sonrisa, tiene derecho a que le sonrias toda tu vida.
De las alturas, cayeron pájaros muertos
por querer subir tan alto y querer llegar al cielo,
volando en la cima no se alcanza la gloria,
lo que sube siempre baja, no es esa la victoria,
la plenitud total no está en las alturas,
ni en fantasias irreales que llenan de ataduras,
quien conserva su pureza se hace digno en existencia,
ya sea a ras del suelo. .. o tan alto en las estrellas.
Dejar de llorar por alguien a quien echas de menos, es tan difícil como dejar de sonreir por alguien que te hace feliz.


En el horizonte, donde empieza la luna y termina el mar
puedo escuchar las canciones, latentes de emociones
que me hacen suspirar,
y si cierro mis ojos, vuelvo a recordar
el olor de los jazmines y flores de azahar
al sentirme mariposa. .. elevándose al volar.





23 ottobre 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin alla modella ed attrice spagnola Maria José Peon Marquez


Il sorriso di una donna salverà il mondo dalle brutture dell'umanità.

Questo è il pensiero che mi sovviene ogni qual volta vedo sorridere una bella donna che talvolta cattura la mia attenzione.

E' allora che mi interessa indagare nel suo animo, capirne e carpirne la sua essenza sin quasi ad innamorarmene. Spesso artisticamente parlando.

E' accaduto anche questa volta, complice il sorriso di Maria José Peon Marquez, modella ed attrice spagnola di Siviglia, che ho avuto in questi giorni il piacere di intervistare amichevolmente, per promuovere la sua bellezza e la sua arte e farla conoscere al pubblico italiano.


Luca Bagatin: Dunque Maria, parlami un po' del tuo lavoro. So che sei principalmente una modella...

Maria José Peon Marquez: Ho trascorso molti anni di lavoro nell'ambito della moda. Sono prevalentemente una modella in ambito fotografico, di passerella ed anche d'arte, essendo musa di pittori e scultori, in Spagna. Ho interpretato anche ruoli d'attrice.


Luca Bagatin: Che tipo di lavori artistici ami di più ? Quali sono gli ultimi progetti ai quali hai lavorato ?

Maria José Peon Marquez: Il lavoro che preferisco è quello di modella fotografica, che per me è quello che trasmette meglio le mie emozioni e nel quale mi sento anche più a mio agio. Ho peraltro avuto la fortuna di lavorare con grandi professionisti quali Francisco Guerrero, Josué Nargo e Manuel Jimenez. Il mio ultimo lavoro di recitazione è stato per una rock band di Siviglia - i 4Sfera - dove sono stata protagonista del loro ultimo video dal titolo "Identidad". Sto inoltre lavorando in diversi cortometraggi.


Luca Bagatin: Le foto che ti ritraggono sono spesso molto sexy, erotiche. Che cos'è per te l'erotismo ? L'erotismo ti rappresenta come donna ?

Maria José Peon Marquez: L'erotismo può essere ovunque, in una fotografia, in un dipinto, in natura... E' un argomento molto vasto e non sempre necessita di essere rappresentato da una donna. Più che l'erotismo direi che nel mio lavoro preferisco usare la sensualità, con limpidezza e sottigliezza, curando molto l'eleganza.


Luca Bagatin: Quali sono le tue prospettive future, le tue ambizioni, sostanzialmente ?

Maria José Peon Marquez: Cerco di superare me stesso ogni giorno, ma godendo sempre il mio lavoro. Le ambizioni possono diventare ossessioni, quindi la mia ambizione è quella di godere di quello che faccio, imparando ogni giorno e crescere.


Luca Bagatin: Quali sono i tuoi hobby ed interessi ?

Maria José Peon Marquez: Ne ho moltissimi !! (ride). Ma posso dire soprattutto l'arte e la musica. Suono infatti il pianoforte e la chitarra e a volte amo comporre musica. Ho anche diversi progetti musicali, ti dirò, Luca. Poi mi piace molto scrivere ed in futuro mi piacerebbe pubblicare un libro con molti dei miei scritti. Infine devo dire che sono anche una sportiva e lo sport è la mia passione....e poi...mi piace ballare !!!. Nell'ambito del ballo ci sono anche alcuni progetti professionali che sto sviluppando. Il mio tempo libero lo dedico invece alla mia famiglia ed ai miei amici più cari.


Luca Bagatin: Che cosa ami scrivere, in particolare ?

Maria José Peon Marquez: Mi affido a riflessioni quotidiane sulla vita, l'amore, la fine di un amore...cose così. Scrivo anche poesie, versi e racconti.


Luca Bagatin: Che tipo di donna sei ? Come ti definiresti, come donna ?

Maria José Peon Marquez: Mi considero una donna moderna, cerco sempre di adattarmi ai cambiamenti, ma mantengo sempre il mio stile personale. Sono abbastanza esuberante, imprenditoriale e metto passione nel mio lavoro. Mi piace essere innovativa e creativa nelle cose che faccio.





Luca Bagatin



9 settembre 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin al musicista Fabio Mengozzi: fra esoterismo e spiritualità

Di Fabio Mengozzi scrissi già alcuni anni fa un articolo, che inserii anche nel mio primo saggio, “Universo Massonico”, edito da Bastogi e con prefazione del prof. Luigi Pruneti, allora Sovrano Gran Commendatore della Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed oggi Grande Oratore della stessa.

Fabio è, prima di tutto, un caro amico con cui chiacchiero spesso di spiritualità, esoterismo e talvolta anche di politica. Chiacchiero come fanno amabilmente due amici, senza preconcetti né bandiere da difendere.

Fabio è un musicista di fama internazionale che conosco da tempo. Classe 1980, di Asti, Mengozzi si è diplomato in pianoforte all'età di 19 anni al Conservatorio di Torino, presentandosi da privatista.

La particolarità della sua musica, a sfondo esoterico, è che si avvale delle relazioni matematiche fra le note, ovvero dei procedimenti numerici cari a Pitagora per trasformare i numeri in musica. In questo senso, come scrissi già nel mio precedente articolo dedicato alla sua musica, egli ha realizzato - ispirandosi alla mistica swedenborghiana - "Dieci frammenti celesti", una composizione fatta di sonorità inedite e mistiche (ascoltabile anche su youtube), realizzata, oltre che con il pianoforte, anche con bulloni, viti, gomma e cartone, secondo il metodo ideato dal compositore John Cage.

Fabio Mengozzi mi ha confessato che per lui “il Numero và colto per il suo significato qualitativo oltre che quantitativo”. Ed esso è inevitabilmente necessario nelle composizioni musicali, in particolare se si rifanno alla Tradizione, alla spiritualità, alla gnosi.

Non posso inoltre dimenticare che Fabio, dopo l'articolo in cui parlai delle sue opere, me ne dedicò una, ovvero “Segreta Luce”. Composizione originale nella quale è possibile scorgere mistici significati in essa celati.

La musica di Fabio Mengozzi sarà peraltro co-protagonista delle celebrazioni dell'Equinozio d'Autunno, il 20 settembre, organizzate come ogni anno dalla Massoneria del Grande Oriente d'Italia, Obbedienza di Palazzo Giustianiani, da poco retta da Stefano Bisi.

La serata, prevista appunto per il 20 settembre prossimo presso la Villa del Vascello in Via di San Pancrazio 8 a Roma, sede del GOI, prevede un potpourri di composizioni atte a rappresentare i Quattro Elementi naturali: Fuoco, Acqua, Aria e Terra.

Nella fattispecie la composizione per pianoforte di Fabio Mengozzi – dal titolo “Poema della Luce” - per la prima volta eseguito in pubblico ed eseguito da Francesco Attesti, vuole rappresentare l'elemento del Fuoco.

Oggi ho la possibilità di porre qualche amichevole domanda a Fabio, per approfondire la sua musica e le sue connessioni con l'universo esoterico e spirituale.


Luca Bagatin: Bene Fabio, sappiamo già che sei un musicista di una certa fama e che sei anche una delle poche persone che, nel nostro Paese, si occupa di musica a sfondo esoterico. Come nasce, innanzitutto, questo tuo interesse ?

Fabio Mengozzi: Innanzitutto vorrei dare una definizione al termine “esoterico”, di che cosa, in sostanza, stiamo parlando. Nell'immaginario collettivo il termine esoterismo assume non di rado una valenza negativa, evoca superstizioni, talismani o chissà quali oscure pratiche e ciò a causa della cattiva interpretazione che talvolta ne viene data. In realtà, per buona pace di coloro i quali non appena sentono parlare di esoterismo sobbalzano inorriditi sulla sedia, tutti gli esseri umani - sebbene in modo diversamente consapevole - partecipano in qualche maniera ad un certo livello di esoterismo. “Esoterico” infatti non significa altro che “nascosto”; dire che si è “esoterici” significa semplicemente descrivere persone consapevoli del fatto che, oltre all'apparenza, oltre al mondo percepito dai cinque sensi, esiste anche un livello ulteriore, il cui significato e valore sono celati, nascosti in ogni cellula del Creato. Un livello della cui esistenza, tra l'altro, non è difficile far esperienza e nel quale tutti si sono a vario titolo imbattuti. In un certo senso potremmo dire che se l'uomo avesse ceduto alla tentazione di non interpretare il mondo, si fosse accontentato della realtà così come essa si presenta senza sondarla in alcun modo, se egli non avesse mai sperimentato l'anelito verso la conoscenza di ciò che appariva nascosto ai suoi occhi, allora sicuramente non si sarebbe verificato alcun progresso e la civiltà sarebbe ferma ad un'epoca così primordiale che il fuoco, le cui scintille erano invisibilmente celate nello sfregamento di due pietre, di fatto non sarebbe mai stato scoperto. Era necessario, in quell'epoca preistorica come oggi, essere animati dal desiderio di non contentarsi di quanto appare, ma lasciarsi pervadere dalla curiosità di “andare oltre”, di accedere ad una realtà che si presume esistere, benchè non chiaramente manifesta, ma tale da poter essere indagata. Oltre il velo dell'apparenza, nella natura come nell'uomo esiste “qualcosa d'altro”, altri significati che, a mio avviso, sarebbe disonorevole non voler tentare di conoscere ulteriormente. Si pensi, per esempio, al moto fluttuante delle onde del mare o al vagare instabile delle nuvole nel cielo, oppure ancora si presti attenzione a come avviene la crescita ordinata delle piante. Tutti fenomeni di fronte ai quali istintivamente nasce il desiderio di porsi un interrogativo sull'origine del Creato e sulle segrete regole su cui si fonda, poiché si intuisce che deve necessariamente esistere un qualcosa di celato che ha fin dal principio animato la realtà che ci circonda. Similmente, spostando la nostra attenzione dalla realtà esterna verso il nostro interno, possiamo approcciarci alla realtà invisibile del mondo interiore e, anche in questo caso, ravvisare, intuire, che si celano in noi profondi abissi inesplorati. Questo perché noi partecipiamo dell'universo, cogliamo la fattezza misteriosa della realtà che ci circonda, e in qualche modo riusciamo a percepirci inseriti in un Progetto superiore ben ordinato. Tuttavia, il semplice afflato non è sufficiente a restituirci il senso ultimo delle cose, rimanendo la realtà per noi ancora indecifrabile. E' necessario impegnarsi, guardare al di fuori come all'interno di noi stessi e porci nella giusta disposizione per, umilmente, cercare di comprendere di più rispetto a quanto della Verità appare in superficie. Ecco allora che il termine “esoterico” viene, in quest'accezione, restituito alla sua dignità, e non spaventa ma anzi seduce e accarezza il nostro intelletto e il nostro cuore. E' il desiderio di penetrare il mistero che ogni cosa avvolge ad aver condotto gli uomini, fin dalle epoche più remote, a ricercare il Vero e l'esoterismo è una via che, ammettendo l'esistenza di una realtà “altra” racchiusa in quella apparente, rappresenta un ausilio in questa estenuante ricerca. Nel mio piccolo ho tentato, attraverso la mia opera compositiva, di impiantare i semi della concezione esoterica nell'ambito musicale. La mia musica è infatti un organismo stratificato, ovvero esistono vari livelli di comprensione dei significati sottesti: uno più esteriore che è rappresentato dalla mera componente uditiva, ed al quale tutti possono accedere; poi vi è un livello più profondo che è quello in cui trova spazio la componente architettonica, vivificata dall'applicazione di procedimenti numerici e simbolismi, il tutto regolato dalla Sezione Aurea; infine, un livello ulteriormente occultato nell'abisso, nel cuore dell'opera, e che nulla ha a che vedere con l'aspetto musicale in sè. “Chi cerca di penetrare nel Roseto dei Filosofi senza la chiave, sembra un uomo che voglia camminare senza i piedi”, scriveva Michael Maier nella sua Atalanta Fugiens, e similmente anche per accedere ad ognuno dei vari livelli di cui è costituita la mia musica si deve certamente possedere la giusta chiave; tuttavia tengo a precisare che, contrariamente a quanto si potrebbe essere indotti a ritenere, questa musica non è rivolta unicamente agli specialisti del settore: il mio intento è esattamente quello opposto, ovvero conciliare una profonda e complessa struttura compositiva con un risultato sonoro apparentemente “semplice”, in modo tale da non risultare destabilizzante per l'ascoltatore. Ne sortisce una musica “falsamente non-complessa” che uditivamente restituisce all'ascoltatore solamente una parzialità del tutto, che in realtà è invece estremamente elaborato. Chi, per amore della ricerca, desidererà addentrarsi nei meandri di queste architetture musicali, potrà tentare di spingersi sino al cuore dei miei brani musicali, intraprendendo un viaggio che, mi auguro, possa in qualche modo arricchirlo spiritualmente. Giacché, almeno per me, il senso ultimo della nostra esistenza e della nostra Arte consiste nel sondare noi stessi e tutto il Creato, alla ricerca del Vero.


Luca Bagatin: Il Grande Oriente d'Italia, storica Obbedienza massonica, ha scelto di far eseguire – per la prima volta in pubblico – una tua composizione. Che ne pensi di questa scelta e come nasce ?

Fabio Mengozzi: Sono davvero onorato che un mio lavoro possa essere presentato in un contesto così prestigioso. E' infatti doveroso ricordare che del Grande Oriente d'Italia fecero parte anche musicisti del calibro di Puccini, oltre che numerosi illustri artisti e poeti quali Carducci e Quasimodo. L'occasione di presentare il mio brano nell'ambito dei festeggiamenti con i quali ogni anno il Grande Oriente d'Italia festeggia il XX Settembre e l'Equinozio autunnale, è nata dalla mia consolidata collaborazione con il pianista cortonese Francesco Attesti, un musicista davvero raffinato ed intelligente, che ha fin dall'inizio creduto nel mio lavoro, commissionandomi il “Mysterium” che ha poi portato in tutto il mondo. Sono felice che sia proprio lui a tenere la prima esecuzione assoluta del mio “Poema della Luce”, oltretutto a Roma, città nella quale una decina di anni orsono ho compiuto i miei studi di perfezionamento presso l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ed alla quale sono ovviamente molto legato.


Luca Bagatin: Il tuo “Poema della Luce”, che sarà eseguito, come abbiamo detto, dal musicista Francesco Attesti, vuole rappresentare l'elemento naturale e magico del Fuoco. Ovvero ? Puoi spiegarci - per sommi capi - il significato più profondo di tale tua composizione ?

Fabio Mengozzi: “Poema della Luce” costituisce il terzo e conclusivo brano di un trittico che ho voluto dedicare al tema della Luce. Nel primo dei brani, “Segreta Luce”, l'Uomo ravvisava occultato in sé qualcosa di recondito e superiore; con il secondo, “Ascensio ad Lucem”, si mette allora in cammino nel tentativo di ricongiungersi all'Uno, il Principio primo da cui ogni cosa scaturisce. “Poema della Luce” rappresenta infine la descrizione della Luce, giammai raggiunta, ma osservata “a sprazzi”, a frammenti, e sempre passando per le tenebre che la precedono. Il brano, che nel frontespizio reca un frammento tratto da “De docta ignorantia” di Nicola Cusano, si articola dunque attraverso quattro episodi, viaggi, che progressivamente avvicinano il peregrino verso la Luce, la quale parzialmente infine appare al termine del brano, immobile, sotto forma di suoni acuti. La composizione si regge sull'Ordine che scaturisce dalla Sezione Aurea, e il materiale è organizzato attraverso procedimenti di tipo numerico.


Luca Bagatin: In passato ti sei ispirato molto a Emanuel Swedenborg, noto scienziato, mistico e massone svedese del XVIII secolo, al fine di comporre la tua musica. Che cosa ti affascina della mistica swedenborghiana ?

Fabio Mengozzi: Ho conosciuto l'opera di Swedenborg grazie ad un carissimo amico e immediatamente sono stato colpito dalla cultura enciclopedica di questo grande pensatore, così come dall'imperante misticismo di cui sono impregnati i suoi scritti. La dottrina delle corrispondenze, in particolare, mi ha molto affascinato: Swedenborg la espose nella sua opera monumentale “Arcana Cœlestia”, che consta di ben otto volumi. Il principio, volendo brutalmente sintetizzare, è quello per cui esiste una corrispondenza molto precisa tra realtà materiale e realtà spirituale. Da queste letture ho tratto spunto e suggestioni per ideare “Dieci frammenti celesti”, un brano che è stato eseguito nel 2012 a Victoria, in Canada.


Luca Bagatin: Il XX Settembre, le varie Obbedienze massoniche, celebrano l'Equinozio d'Autunno, ovvero l'inizio dei lavori di Loggia. Purtuttavia sappiamo bene che il XX Settembre è una data importante, in quanto ricorda la Breccia di Porta Pia, ovvero la caduta del potere temporale dei Papi. Che significato assume, per te, il XX Settembre oggi ?

Fabio Mengozzi: La Breccia di Porta Pia concretamente è consistita nell'apertura di un varco, in altri termini nell'abbattimento di un muro, ma noi sappiamo che esistono molti e vari muri, non solo fisici ma anche culturali. Simbolicamente il muro rappresenta un elemento di separazione, un ostacolo al libero fluire ed alla inclusione, una forma di isolamento: l'uomo animato dal pregiudizio elegge dunque il muro a strumento per tenere lontano da sé le persone e le cose che non conosce, e che spesso teme per ignoranza, o per inconscia invidia. In questo senso, nella società contemporanea non è difficile trovare esempi di “nuovi muri”, che è purtroppo l'uomo ad erigere, con lo scopo di separarsi da un altro uomo: questi muri hanno ampiamente dimostrato di possedere un enorme potere distruttivo, i cui effetti paiono essere ben più pericolosi dei danni prodotti dai colpi d'artiglieria esplosi nel 1870 a Roma. Si pensi a come l'uomo, creatura meravigliosa e sacra, cada sciaguratamente nell'errore più miserabile, ovvero non comprendere di essere - oltre che individuo - una parte integrante del Creato, cellula di un unico macrorganismo assieme a tutti gli altri uomini e ad ogni altra creatura. Ritenendosi “separato” dalla natura, opera una scissione artificiale in virtù della quale spesso non ha remore nel compiere il male, sia verso gli altri uomini che verso la natura, poiché invero per ignoranza non comprende che ogni azione volta a danneggiare un altro essere vivente è a tutti gli effetti un gesto di autodistruzione, un male che quell'uomo fa a sé stesso: “Chi compie il male, fa un danno a sé stesso”, diceva Socrate. Personalmente credo che nessuno di noi si amputerebbe di propria volontà un braccio, oppure si caverebbe un occhio, tuttavia spesso noto che a molti non rincresce affatto essere Caino nei confronti dei propri simili. Noi esseri umani, tutti quanti assieme, siamo un unico essere e, in un certo senso, un Dio in divenire: se si avesse nozione del fatto che noi tutti costituiamo un unico organismo vivente, se l'Umanità fosse consapevole che tutti siamo fratelli poiché proveniamo da un medesimo Principio primo al quale infine confluiremo, allora si comprenderebbe pure l'autolesionismo insito nel compiere il male verso un altro fratello. I muri moderni, sono perciò questi: quelli dell'ignoranza, dell'egoismo, sono quelli dell'intolleranza, del fanatismo e della superficialità; e le “nuove brecce” dovrebbero essere aperte con l'Etica, con l'Amore, con la Fratellanza.


Luca Bagatin: La musica che componi possiamo dire che sia in grado, per molti versi, di risvegliare la coscienza interiore degli ascoltatori ? Qual è, a tuo parere, il “potere”, per così dire della musica sacra, intesa come espressione di significati nascosti, celati, esoterici e mistici ?

Fabio Mengozzi: Oggi viviamo in un'epoca segnata dall'inarrestabile ascesa del progresso tecnologico,ma come contraltare alla possibilità di poter facilmente disporre di tali innovazioni, possiamo osservare l'espandersi a macchia d'olio di un impoverimento spirituale molto grave, una sonnolenza che inevitabilmente, se non si verificheranno cambiamenti significativi, rischia di relegare l'Uomo ad una condizione di totale mancanza di consapevolezza spirituale. Una condizione disumana. L'avvento di una civiltà de-sensibilizzata verso il sacro è qualcosa che mi turba. Quando l'elemento spirituale viene obliato, la vita rischia di trascinarsi giorno per giorno il peso della nostra totale adesione alla materialità. Le arti, a questo proposito, certamente possono contribuire a mantenere viva la parte spirituale che è in noi, salvandoci da una sorta di “precariato spirituale”. Io mi occupo di musica sin da quando a quattro anni scrissi il mio primo brano e posso garantire che la musica, almeno per me, ha sempre rappresentato una meravigliosa via di approfondimento e di arricchimento interiore, un'àncora di salvezza dalla banalità che spesso ci circonda. Pertanto consiglio vivamente a tutti di approcciarsi alla musica, con serietà, con profondità, con intento ricettivo e parimenti invito ad essere consapevoli della portata spirituale che è racchiusa in essa. La tua domanda è dunque molto interessante, ma rispondervi non è semplice. Riguardo al potere della mia musica, debbo però confessarti di non avere certezza riguardo al fatto che essa sia effettivamente in grado di risvegliare nel profondo la coscienza interiore di chiunque si trovi ad ascoltarla; forse può essersi in taluni casi avvicinata a farlo o magari persino riuscita. Sicuramente ciò non può valere per tutte le persone, poiché esistono varie sensibilità e disposizioni. Ovviamente, io avrei grandissimo piacere se, con la mia musica, potessi trasmettere qualcosa di positivo e di utile ad altre persone. Nel corso degli anni ho avuto modo di parlare con gli ascoltatori dei miei brani e non nascondo di essere rimasto lusingato dai loro pareri quand'essi erano di matrice spirituale. Mi è capitato di ricevere e-mail da persone che, in Germania o negli Stati Uniti, avevano ascoltato i miei brani e volevano conoscere qualcosa di più riguardo al mio metodo compositivo. Certo queste conferme mi hanno reso intimamente felice, e paiono deporre favorevolmente rispetto alla possibilità che la mia musica esalti aspetti spirituali che possano venire colti dagli ascoltatori. Ed è anche mia abitudine spesso sollecitare amici e colleghi ad esprimermi le loro personali impressioni a seguito dell'ascolto dei miei brani, proprio al fine di confrontarmi con le diverse sensibilità. Tuttavia, in ultima analisi, credo che il compito di un artista sia quello di guardare principalmente dentro sé stesso e, in questo senso, per rispondere alla tua domanda, posso dire che il mio lavoro compositivo rappresenta un'esigenza che esiste preminentemente nell'intimo del mio essere, una mia necessità, un'operazione che metterei in atto anche se dovessi essere l'unico al mondo a poterla comprendere ed apprezzare, in quanto il mio fine è la ricerca di ciò che è elevato, celato e superiore.


Luca Bagatin



15 febbraio 2014

"Non lo so ". Monologo by Baglu

Non lo so.

Non so capire le persone e capire perché la gran parte delle persone sia pervasa da egoismo e menefreghismo che le porta, di volta in volta, a fregarsene unicamente degli affari propri.

Ma, in particolare, posso dire che quest'ultimo viaggio a Roma mi ha insegnato - semmai non mi fosse stato abbastanza chiaro - che la gran parte dei cosiddetti "amici" sono amici interessati o occasionali, un po' come certi fugaci rapporti sessuali nei quali, purtuttavia, non ho mai creduto (e mai ho voluto praticare).

Sono stanco di cercare le persone. Persone a cui non frega assolutissimamente nulla di me. Sarei più felice, dico sul serio, se me lo dicessero almeno in faccia.

E sono stanco di dover dare corda alle persone che mi si appiccicano come il miele se hanno bisogno di un'intervista, salvo poi disconoscerne il contenuto ed impedirne la pubblicazione allorquando sono diventate famose (magari anche grazie al sottoscritto).

Sono stanco della falsità e per questo non sono mai stato simpatico a nessuno. Perché se sei uno stronzo o una stronza io te lo dico in faccia e te ne dimostro le ragioni con dovizia di particolari.

Ma, per lo più, preferisco lasciar correre salvo gustarmi successiva vendetta se la cosa si fa oltremodo pesante.

Mai provocare un depresso cronico che, pergiunta, non ha nulla da perdere. Quante volte l'ho detto e ripetuto ?

Qualche giorno fa mi sono trovato a piangere e non per una solitudine imposta dagli anni, dalle persone inutili che sovrappopolano questo ingiusto mondo. Mi sono commosso nel leggere la notizia del suicidio di Amnesia, una ragazzina di Padova di quattordici anni. Amnesia si era già da tempo praticata tagli alle braccia.

Mi ha ricordato i miei quattordici anni. Ancora porto le ferite delle mie di lesioni alle braccia. Anche nel mio caso si trattava di un rifiuto d'amore, ma, forse, si trattava anche della percezione che in questo mondo l'amore è solo uno spot pubblicitario. Mercificazione economica spacciata per sentimento ove ragazze e ragazzi fingono di volersi bene, per un periodo, sin tanto che dura.

Ho sempre creduto nell'assoluto. E quindi anche nell'amore assoluto. E penso che Amnesia fosse solo una ragazzina sensibile, alla ricerca dell'amore.

Dubito che fosse depressa. La depressione non esiste. E' solo bisogno d'amore. Quello vero. Non le cretinate che spacciano per amore ogni tre per due nei media o nelle soap e, spesso, purtroppo, anche nella vita reale.

Amnesia si è rifugiata così nel web, cercando aiuto, cercando comprensione. E ricevendone solo ulteriori cretinate di utenti virtuali che la invitavano a morire. Nel giornale ho letto e ho ancora sotto gli occhi frasi quali: "Ti tagli solo per farti vedere", oppure "Secondo me tu stai bene da sola...fai schifo come persona".

Non vorrei mai augurare alle persone che hanno scritto queste frasi di trovarsi nella condizione in cui si è trovata Amnesia. E' vero, forse lo meriterebbero. Ma non è una cosa che vorrei augurare loro. La sofferenza emotiva è un abisso dal quale non ci risolleva facilmente. Perché no, non si fanno certe cose perché si vuole apparire, bensì si vorrebbe scomparire. Per sempre.

Non si vorrebbe essere mai esistiti e tale consapevolezza ti rimane, volente o nolente, per tutta la vita.

Orde immonde di psicologi, commentatori televisivi, criminologi, puttane delle carta stampata da sempre si prodigano nell'elargire la loro insipienza non richiesta sull'argomento. Ma stessero un po' zitti !

Abbracciassero le loro figlie, i loro figli, le loro mogli, compagne, mariti, compagni, fratelli, sorelle, genitori. E facessero sentire loro il bene che hanno da dare e che desiderano ricevere.

Non so se ci sia altro da aggiungere.

Mi viene in mente solo che, anche il prossimo libro che pubblicherò, come fu per il primo, lo pubblicherò unicamente perché con esso sarà pubblicata anche la dedica che ho scritto nel frontespizio.

La dedica che pubblicherò, anche questa volta, sarà più importante del contenuto del libro. Perché è importante, per me, la persona a cui è rivolta.



29 dicembre 2013

Femen ed il recupero del libertarismo beatnik-hippie-cyberpunk contro una società massificata e mercificata. Ovvero Femen come Ilona e Moana

Femen, noto gruppo di attiviste anti-discriminazioni sessuali e contro le ingiustizie sociali sorto in Ucraina nel 2008, viene, spesso a torto a parer mio, visto come un fenomeno di mero “esibizionismo” femminile. Sarà perché Femen sono solite manifestare a seno nudo, inneggiando al “SeXtremismo”. Sarà perché Femen, anche di recente, hanno manifestato all'interno di luoghi di culto con scritte precise sul petto, ovvero “I am God” (Io sono Dio).

Sarà che la società post-marxista (che non ha mai compreso nulla di Marx, oppure, volutamente, ne ha distorto il pensiero), ovvero post-neo-comunista dell'Est, non è abituata a certe manifestazioni tipicamente libertarie, beatnik, hippie e cyberpunk.

Sarà che Femen ricordano una donna che proprio dall'Est comunista proveniva, ovvero Cicciolina-Ilona Staller, che delle manifestazioni contro le ingiustizie, per i diritti civili e umani si è sempre battuta: a seno nudo e con una coroncina di fiori sulla testa.

Sarà che è più facile, in ogni dove, ad Est come ad Ovest (e Ilona, negli Anni '80 brucerà, in segno di protesta contro la Guerra Fredda, le bandiere di USA ed URSS), dimenticarsi di icone libertarie come Timothy Leary (che il Presidente Nixon bollò come “l'uomo più pericoloso d'America”) oppure dimenticarsi dell'esperienza di Diva Futura di Riccardo Schicchi e della stessa Staller e dell'esperienza del Partito dell'Amore di Moana Pozzi. Esperienze uniche e trasgressive che, attraverso la “società dello spettacolo”, in realtà, ne mettevano a nudo le contraddizioni e le perversioni.

Oggi, purtroppo, sembra più facile digerire fenomeni “pop”, ovvero commerciali, figli della società di massa e dei consumi, della globalizzazione, delle Banche Centrali, dell'arte e della musica rese appannaggio di tutti in quanto banalizzate. Fatte in serie, per cervelli amebizzati o da amebizzare.

In questo senso hanno prevalso i fenomeni mediatici e mediocri alla Lady Gaga, che non a caso ultimamente collabora con Jeff Koons, artista “neo-pop”, avendo realizzato con lui un album intitolato proprio “Artpop”. Hanno prevalso pseundo-icone quali Belen Rodriguez e Jorge Mario Bergoglio, ovvero un certo divismo/buonismo mediatico-televisivo da Mulino Bianco-Cinepanettone.

Il Pop, in sostanza e in questo senso, è la massima manifestazione della massificazione mediatico-pubblicitaria. Koons e Lady Gaga assieme, in sostanza, fanno marketing (visto che è il loro ambito lavorativo, peraltro), non incrementano alcuna cultura, non fanno alcuna liberAzione politica. Tutt'altro. Fanno cassa e grancassa.

Il Pop in questo senso, massifica l'arte e la musica, rendendole sì accessibili a tutti ma nel senso più scadente del termine (in quanto facili da produrre/riprodurre). Commercialmente il Pop è un business che vale miliardi di dollari ed è anche di basso costo/fruizione. Ma ha amebizzato milioni di cervelli e volutamente fatto cadere nell'oblìo culture millenarie.

Parlando in termini di icone culturali/controculturali/erotico-politiche, possiamo dire che l'icona libertaria-hippie Cicciolina (con alle spalle Riccardo Schicchi, uno che, lo ricordiamo, nel 1979 ideò il primo partito verde-ambientalista d'Italia e che riuscì a combattere quello che era definito “comune senso del pudore”) e quella post-hippie, ovvero cyberpunk Moana Pozzi – icona e leader del Partito dell'Amore di Schicchi e Mauro Biuzzi - sono state sostituite dal caravanserraglio commerciale "pop" Lady Gaga-Koons-Belen Rodriguez-Jorge Mario Bergoglio. Nell'ambito di questa involuzione spirituale e dei costumi, di evolutivo - nel mondo ingiustamente globalizzato - possiamo osservare solamente il fenomeno Femen.

Fenomeno che, non a caso, nasce in un Paese dell'Est, ovvero un Paese prima reso schiavo dal Regime sovietico-comunista ed oggi reso schiavo dalla società globalizzata dei consumi e dei nuovi ricchi, dediti anche al turismo sessuale e, dunque, ad un nuovo sfruttamento dei corpi e delle menti.

Le attiviste di Femen, in questo senso, sono esempio della controcultura di oggi (che attinge alle controculture di ieri, libertarie, beatnik, hippie e cyberpunk), ancora purtroppo minoritaria e ancora una volta volutamente censurata e/o sottovalutata. Una controcultura che si batte, da sempre, per una società libera dalla politica dei Governi e del Danaro, ovvero libera dai Media e dallo sfruttamento commerciale/sessuale delle menti e dei corpi.


Luca Bagatin (nella foto fra Ilona Staller e Ursula Davis)



15 ottobre 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Fumetto a tinte fosche". Monologo by Baglu

Ormai ho smesso di stupirmi del mio prossimo.

Ci sono amici che credevo amici ed invece.

Invece mi ero, mi sono illuso.

Del resto mi è sempre capitato anche nelle storie d'amore.

Ah no, non credo di essere necessariamente sfortunato io. Penso invece, piuttosto, di essere uno che cerca sempre di andare al di là delle apparenze.

Mi bastano piccoli gesti perché questi mi creino disappunto. E mi offendano.

Conoscendo il mio pessimo carattere, solitamente, cerco di andare oltre e tendo a giustificare sempre l'altra persona.

Potrei fingere, così, un rapporto per anni. Ma a che pro ?

La cosa che più mi dispiace, alla fine, è che le mie storie sono finite non per colpa mia.

La verità è che sono un entusiasta deluso. Deluso da cose in cui ho creduto e che oggi mi creano solo disgusto e, spesso, rabbia.

So ciò che voglio dalla vita, per carità, ma so anche che, per arrivarci, devo percorrere strade che non mi va di percorrere.

Non sono il tipo dei compromessi, delle menzogne, della superficialità. Per questo, a tutto ciò, preferisco una vita di disillusioni, pensando a quel suicidio che medito da anni.

Eppure sono ancora convinto, dentro di me, che la vita sarebbe molto più semplice. Peccato che gli esseri umani non ne ne rendano conto. L'orgoglio è una puttanata. Così anche come l'amor proprio. Per vivere consapevolmente bisognerebbe arrivare ad odiarsi. Forse, allora, si odierebbe meno il prossimo.

Un amico mi ha chiesto perché ho deciso di rimanere single. Gli ho risposto che non sono più disposto a scendere a compromessi con la vita. Perché essa stessa sento che non mi appartiene.

Sono passati quattro anni da quando la conobbi. Non credevo avrei mai potuto innamorarmi così. Da allora non mi mai più successo. Con il tempo, mi dicono, le cose cambiato, megliorano, passano. Per me questo assioma non vale né funziona. 



11 ottobre 2013

Aforismi e riflessioni politicamente scorrette (ma è davvero così ?) by Luca Bagatin



Al governo dei mona preferisco il governo della mona !

Emendatelo a quel Paese ! (a proposito di Beppe Grillo, favorevole al reato di immigrazione clandestina)

L'Italia è un gran bordello ? Magari lo fosse, almeno sarebbe un Paese tollerante.

I diritti civili, oggi, sono difesi solo da un gruppo di eroine, nude e inermi, ovvero da Femen. Pochi maschi, oggi, avrebbero il coraggio di difendere qualche cosa e di mettersi in gioco. E' questa la vera fine dell'uomo moderno.

Impara un'arte ed evita di giocartela a carte.

Vorrei che la vera amicizia, a questo mondo, esistesse davvero. Così come vorrei che esistesse il vero amore.
Non avrei fatto o scritto ciò che ho fatto e scritto sin da quando avevo quattrodici anni, se non fosse così.
Se sono diventato cinico è perché a certe cose non credo più.
Anche se continuo a scriverle.




19 settembre 2013

A proposito del discorso di Silvio-Mao Tse-Tung-Berlusconi

Per dovere d'ufficio mi sono sorbito l'ennesimo grottesco videomessaggio di Silvio Berlusconi.

L'unica cosa che ricordo distintamente, oggi, è la faccia del Cavaliere, ovvero sempre più simile al dittatore comunista Mao Tse-Tung. Del resto Berlusconi - come Mao - rappresenta l'involuzione culturale di un intero Paese, fatta passare per rivoluzione.

Involuzione illiberale, giacché, sin dal 1994, ci fece credere che sarebbe riuscito a mettere mano alla macchina amministrativa statale, a diminuire le tasse, a snellire la pubblica amministrazione, a creare un milione di posti di lavoro. Ad oggi, nonostante i vent'anni dell'Era berlusconiana (con tanto di appoggio della "sinistra" che con il Cavaliere - oggi palesemente e ieri occultamente - governa il Paese) queste semplici riforme sono rimaste del tutto inattuate.

La macchina statale è più forte di prima, le imposte sono aumentate e rischiamo anche un ulteriore aumento dell'IVA, la pubblica amministrazione è più parassitaria di prima e di posti di lavoro se ne sono perduti a milioni.

Spiace che, anziché il solito grottesco messaggio, Silvio Berlusconi non abbia chiesto scusa all'intero Paese per ciò che non ha fatto, per le amicizie scomode con i peggiori dittatori islamo-comunisti da Gheddafi a Putin passando per Lukashenko, per le frodi fiscali e politiche che ha commesso.

Spiace davvero, perché avrebbe potuto uscire di scena da signore. Ed invece no. Alla soglia degli ottant'anni, novello Dottor Sottile Amato, ce lo ritroviamo ancora lì, tronfio, a prendere in giro ancora gli elettori, trasformatisi in vent'anni in telespettatori coccolati da mamma tivù.

Spiace che anche a "sinistra" non facciano ammenda, non ammettano di essere da trent'anni in combutta in il Cavaliere, sin dai tempi di Milano 3 (si veda "Il Baratto" di Michele De Lucia e la biografia di Paolo Guzzanti su Berlusconi). Spiace che tutti quanti non chiedano scusa e si chiuda, finalmente, una brutta pagina del nostro Paese che dura dal 1993, ovvero da quando gli sconfitti dalla Storia e gli imprenditori senza scrupoli hanno preso d'assalto le Istituzioni con il concorso di quella magistratura che, oggi, dicono di voler abbattere.

Purtuttavia, facciamo notare che separazione delle carriere dei magistrati, spoliticizzazione del CSM e responsabilità civile dei giudici, in vent'anni di governi di Centro-Destra-Centro-Sinistra, non sono mai state introdotte. Forse perché faceva e continua a far comodo così.

Commedianti in Parlamento, oggi fintamente sbeffeggiati da quei grillini comandati a bacchetta da un ex comico prezzolato dalla Rai Tv di democristiana gestione. Sic !

Giù la maschera e scenda il sipario su questo circo, please. E l'elettorato nel suo complesso, si svegli un pochino, che sarebbe ora.


Luca Bagatin

Il video-messaggio di Amore e Libertà in risposta al videomessaggio di Silvio Berlusconi: John e Yoko nudi e sorridenti, che mostrano i loro sederi.
Nudità & Verità. Contro odio e menzogna.



9 settembre 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna alla Lavanda (il passato ci accompagna)". Monologo by Baglu

Sono passati quattro anni da quando ci sentimmo al telefono per la prima volta.

Oggi, invece, stai con uno che passa il suo tempo a fare le classifiche del fantacalcio.

Vabè, del resto l'indole masochista l'hai sempre avuta, mentre io con il sadomaso non ho mai avuto nulla a che spartire, a parte qualche racconto erotico scritto per il piacere di scrivere.

No, non sto recriminando, figurati. Al massimo mi sfogo un po' scrivendo, ma, infondo, mi sento solo ferito.

Non da oggi, certo. Mi sento ferito da almeno due anni.

Per questo mi piace ricordare e ricordarti quando dicevi che "eri giovane".

Allora ero geloso di te anche quando non ti conoscevo ancora, anche quando mi bastava leggerti. Anche oggi lo sono, però evito spesso di lasciarmi prendere dalle passioni perché, nel momento in cui ci si lascia prendere da esse, si rischia di perdere qual poco di buono che ci/mi/ti rimane.

Ricordo quei primi di settembre del 2009, la tua voce sensuale, quando mi dicevi che il tuo nome - M. - non ti piaceva, ma che ti piaceva come io lo pronunciavo. "Ciao M. un bacio". "A domani, piccola M.".

La prima cosa che ti scrissi quando lessi la prima volta il tuo blog fu che era "un bel blog alla lavanda". Da allora ogni qual volta vedo un campo di lavanda o ne sento il profumo non riesco a non pensare a te. A dire il vero non ho mai smesso di pensare a te e a volte non so nemmeno io il perché.

Mi hai fatto soffrire e molto. Mi hai fatto perdere ogni fiducia nell'universo femminile. Mi hai spesso messo paura e non posso non pensare a questo ogni qual volta avrei voglia di corteggiare sul serio una donna. Che poi, forse, mi è capitato una sola volta da quando mi lasciasti.

Ci intendevamo molto bene e tu mi facevi sorridere. Adoravo la tua ironia, che è una delle cose che più mi affascinano in una donna.

Dicevi di avere un "difetto molto grande", ma io non lo vedevo. Anche se tu non mi hai mai creduto.

Volevo proteggerti  - anche e soprattutto da te stessa - e forse questo "difetto" mi spronava ancor di più a farlo.

C'è chi ha detto che ti vedevo come una figlia, una bambina. A volte sì, lo ammetto. Eri la mia bimba. Eri la donna con cui avrei voluto passare il resto della vita e l'unica dalla quale avrei voluto un figlio. E mi commuovo ancora nel leggere i messaggi che mi scrivevi, a proposito del futuro assieme che avresti voluto con me (mi dicevi anche che secondo te sarei stato un padre fantastico e qui sì, una lacrima mi cola sulla guancia).

Anche quando mi lasciasti, un anno dopo, scrivesti che ero l'unico uomo che avresti sposato e che nessuno ti avrebbe mai amata come ti amavo io.

E' così, ma che ci vuoi fare ?

E' andata diversamente e, come alcuni mesi fa mi dicesti, avrei dovuto aspettarmelo. "Eri giovane", "eravamo distanti" in tutti i sensi...

Forse l'unico giovane ero e sono io, nonostante abbia dieci anni esatti più di te. Forse l'unico a non capire che "l'amore non esiste" (cosa che hai sempre sostenuto e che sostiene anche la donna che ho di recente corteggiato e che precisava  "non credo nell'amore"), che è un'illusione.

E' che le illusioni aiutano a vivere in un mondo di totale inconsapevolezza e di totale inconsistenza.

Sino all'anno scorso penso che mi sarei sciolto in lacrime, distrutto dal dolore, nello scrivere righe come queste.

Oggi sembro quasi sereno, ma sono convinto che ciò sia dovuto al fatto che le ferite, dentro me, sono sempre più profonde. Quando ti abitui al dolore diventi, apparentemente, quasi insensibile. Non riesci più a piangere, anche se l'equilibrio rimane precario. La testa ti gira e, se sei soggetto a crisi epilettiche, hai qualche piccolo attacco che ti riporta all'incoscienza.

Riesci a pensare alla vita e alla morte quasi con distacco, come se non ti riguardassero. E i ricordi non ti fanno più soffrire, ma ti accompagnano per mano sino a volerti dissolvere in essi.
Non ti odio, anzi. Vorrei che vivessi felice, almeno tu che puoi.

Non vorrei o, meglio, non voglio sapere con chi stai o con chi esci. Se sei sposata o hai dei figli. Questo no. A questo non reggerei davvero. O forse sì, reggerei.

Del resto ho deciso di reggere almeno per i prossimi quindici anni, ma, senza di te accanto, non voglio superare la cosiddetta mezza età. Questo mondo di merda non merita la saggezza della mia futura età matura.

E nessuna donna che non sappia guardare oltre la punta del proprio naso, merita un Marito Perfetto.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini