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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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24 giugno 2014

Mazzini contro Marx ed il nuovo messaggio di emancipazione sociale proposto da "Amore e Libertà"

Oggi nessuno più ci pensa. Tutti presi dagli smartphone o come cappero si chiamano.

Tutti presi a parlare di crisi, meglio se se ne parla nei cosiddetti “social”, che di sociale non hanno proprio nulla.

Di sociale, in effetti, su un piano pragmatico e serio parlavano quelli della Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata nel 1864 e che vedeva uniti socialisti, anarchici e repubblicani.

Ovvero vedeva uniti i seguaci di Karl Marx, di Michail Bakunin e di Giuseppe Mazzini.

Tre correnti diversissime fra loro ma unite dall'ideale di emancipazione sociale.

Nella fattispecie le due correnti maggiormente contrapposte erano quelle dei mazziniani e dei marxisti, specie in Italia.

Giuseppe Mazzini guardava alla democrazia, alla repubblica, all'unione fra capitale e lavoro.

Karl Marx e Friedrich Engels, invece, guardavano al socialismo scientifico (non già umanitario), alla socializzazione dei mezzi di produzione, alla lotta di classe.

Mazzini scrisse, non a caso - contrapponendosi al “Manifesto del Partito Comunista” del 1848 - i “Discorsi sulla democrazia in Europa”. Egli non credeva alla “società dei castori” - come amava ricordare - propugnata dai marxisti. Egli guardava alla democrazia, all'umanità.

Mazzini, molto più di Marx, guardava ad un sentimento come l'Amore. Un Amore quasi religioso, anche verso Dio, oltre che verso il Popolo.

Marx, diversamente, era un filosofo, un economista, un materialista e, per quanto corrette potessero essere le sue analisi, ciò che mancava a Marx era una visione sentimentale e spirituale, oltre che umanista della Storia, in luogo di una visione meramente scientifica ed economicistica.

Non si può governare senza amore, anche se la maggioranza dei governi si fonda sulla mancanza d'amore. Mazzini lo sapeva, Marx lo ignorava.

Garibaldi lo sapeva, Engels lo ignorava.

Mazzini e Garibaldi erano due teosofi. Conoscevano Madame Blavatsky e la stimavano. Addirittura la arruolarono nelle loro fila.

Giuseppe Garibaldi, addirittura, prima di definirsi repubblicano, era socialista sansimoniano, ovvero aveva una visione cristiana di quel tipo di socialismo – diffuso da Henri de Saint-Simon - che mirava alla diffusione dell'amore per il prossimo.

Non è un caso che, la prima rivoluzione nonviolenta e dell'amore sia stata attuata da Gandhi in India, nel Novecento, il quale si ispirò a Mazzini ed ai suoi “Doveri dell'uomo”.

Marx, diversamente, di strada ne aveva da percorrere per comprendere che la rivoluzione andava fatta prima di tutto all'interno dell'animo umano. E la vera rivoluzione è prima di tutto evoluzione dell'anima, non già lotta fra classi, conflitto, ma unità nella diversità.

Mazzini, nel 1853, fondò ad ogni modo il Partito d'Azione. Un partito di attivisti, non già un partito di potere. La medesima cosa faranno Marx ed Engels, teorici del Partito Comunista che, alla fine dell'Ottocento, ispirerà i primi partiti socialdemocratici d'Europa (non ancora comunisti, si badi bene !).

Mazzini ispirerà il Partito Repubblicano del 1895 e, successivamente, durante il fascismo, le brigate partigiane antifasciste Giustizia e Libertà ed il successivo Partito d'Azione che ben presto si dividerà in sostenitori del Partito Radicale di Mario Pannunzio e del Partito Repubblicano Italiano di Ugo La Malfa. Giuseppe Garibaldi, invece, ispirerà prima il Partito Socialista Italiano dal 1948 (compresa la breve parentesi frontista) sino alla morte di Bettino Craxi, oltre che ispirerà il piccolo Partito dell'Amore di Moana Pozzi, fondato nel 1991 con intenti tutt'altro che goliardici e gaudenti e tutt'ora presente nel panorama politico – per quanto non si presenti più alle elezioni politiche – e oggi guidato da Mauro Biuzzi.

Purtuttavia Mazzini (e men che meno Garibaldi) mai aveva in mente di fondare un mero partito per la gestione del potere !

Egli parlava agli operai d'amore e di spiritualità. Di Repubblica, ma non della Repubblica dei Partiti, bensì della Repubblica del Cuore. La stessa cosa faceva Giuseppe Garibaldi, assieme alla moglie Anita, la prima eroina della Storia moderna a morire – in terra a lei straniera - a soli 28 anni, per la Repubblica Romana. La stessa cosa peraltro aveva fatto Simon Bolivar in Venezuela, nei primi anni dell'Ottocento.

Ecco il grande sogno repubblicano e socialista umanitario e libertario, non marxista.

Ecco il grande sogno che anima anche noi di “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) e che propugnamo la Civiltà dell'Amore in luogo della sociatà del piacere, dei media, del danaro e del potere.

Il limite di coloro i quali, nel corso della Storia, non hanno saputo cogliere il messaggio di Mazzini e Garibaldi ed hanno preferito rivolgersi a Marx, è evidente. Anteporre l'economia al sentimento finisce per rendere la società schiava di una lotta fra classi infinita.

Anteporre l'economia al sentimento ed all'umanità significa ancora seguitare a dare credito al sistema monetario internazionale, al sistema politico dei governi e dei parlamenti, al sistema delle tasse e delle imposte che ingrassa solamente il sistema politico (senza garantire alcun effettivo servizio), al sistema della pubblicità e di un mercato delle vacche che ha reso gli individui merci di scambio, invece che persone affratellate, che potrebbero vivere felici del loro lavoro, cooperando, barattando beni e servizi, approfondendo lo studio delle scienze umane, alla ricerca di nuove tecnologie non già da commerciare, bensì da condividere, senza costi per nessuno.

Giuseppe Mazzini, a differenza di Marx, parlò per primo, nell'ambito della Prima Internazionale dei Lavoratori, di interlcassismo. Ma l'interclassismo è niente senza la cooperazione e alla base di questa o vi è libertà ed emancipazione ed amore fraterno che unisce gli individui oppure non vi è nulla.

Vi è barbarie. Vi è prevaricazione. Vi è potere, danaro, mercificazione.

Questo il messaggio del nostro movimento (anti)politico “Amore e Libertà”, che non è un partito politico nel senso classico, bensì è un partito nel senso ottocentesco del termine. E' una tendenza politica o, meglio (anti)politica, come lo era il Partito d'Azione di Mazzini, che si contrapponeva alla realpolitik delle monarchie-oligarchie europee. Non vuole gestire il potere, ma far capire agli individui che è possibile vivere senza di esso. Che è possibile, forse, vivere anche senza danaro, senza rapporti mercificatori, se si permette ai rapporti umani – ovvero all'Amore - di trionfare.

Ciò può sembrare un discorso utopistico ma non lo è. Non diciamo nulla di nuovo, visto che ciò che diciamo lo dicevano Mazzini, Garibaldi, D'Annunzio dell'impresa di Fiume, Gandhi e prima di loro lo diceva Cristo, Buddha e tutti i Grandi Iniziati del passato.

La chiave dell'alternativa repubblicana e socialista libertaria è l'Amore, non il potere o, meglio, la gestione dello stesso. E' l'autogestione, la condivisione.

Chissà se ci arriveremo mai. La strada è lunga, ma io credo che questa crisi, che prima di tutto è umana-umanitaria, ci sta già costringendo a fare i conti con il nostro presente e quindi con il nostro passato.


Luca Bagatin



10 ottobre 2013

Radicali sul viale del tramonto e FEMEN in pole position: fotografie lampo by Baglu

Proprio ieri sera (fra un disgusto di "Radio Belva" e l'altro, la peggiore trasmissione pseudo-giornalistica degli ultimi anni) parlavo con un amico di Marco Pannella.
Ne parlavo con grande nostalgia, pensando alle battaglie libertarie degli Anni '60-'70 e '80. A come un partito trasgressivo ed irriverente si sia trasformato in partito ministerialista e governativo, ovvero inutile all'evoluzione umana, prima ancora che politca.
Oggi ricevo una mail dei Radicali che parlano di questa loro nuova "lista democratica, cristiana, socialista e liberale", che avrebbe come simbolo ancora una volta la Rosa nel Pugno.
E, una volta di più, rimpiango il vecchio partito radicale, quello di Pannunzio con la Minerva dal Berretto Frigio e quello con la Rosa nel Pugno listata a lutto.
Un'altra epoca.
Del resto erano ancora viventi, allora, Adele Faccio, Adelaide Aglietta e Roberta Tatafiore.


...e un messaggio ai naviganti
Anche questa volta ci schieriamo dalla parte di FEMEN.
Eroine moderne in un mondo di codardi e pagliacci da Circo Barnum (come Mariano Rajoy e tutti i capi di stato e di governo del mondo)




18 settembre 2013

E' online il sito di AMORE E LIBERTA': l'alternativa Risorgimentale all'antipolitica dei partiti


www.amoreeliberta.altervista.org





Pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo
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Official blog
www.amoreeliberta.blogspot.it



8 maggio 2012

Analisi delle amministrative 2012 e proposte per un vero Partito per le Libertà (civili, economiche, sociali, sessuali)


Sensibile calo dell'affluenza alle urne, pieno successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e disfatta del PdL.
Questa la fotografia delle amministrative 2012.
Una fotografia che, invero, era non solo prevedibile, ma persino auspicabile.
Auspicabile in quanto monito per una classe politica incapace, corrotta, tartassona, burocratica e partitocratica.
Una classe politica che, negli ultimi vent'anni, ha lanciato slogan e promesse a vanvera, senza riformare alcunchè.
Anzi: tale classe politica ha esautorato i cittadini del loro diritto al voto per mezzo di leggi elettorali "ad hoc" per favorire questo o quel candidato scelto dalle Segreterie nazionali; ha scippato agli elettori i risultati dei referendum su abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e privatizzazione della Rai, nonché ha disatteso l'abolizione delle Province, come richiesto dalla maggioranza degli elettori italiani.
Elettori in particolare liberali e moderati che, giustamente, oggi non si riconoscono più nel PdL, ormai diventato un comitato d'affari ad uso e consumo degli accoliti di Berlusconi, peraltro con evidenti tendenze stataliste e burocratiche. Gli elettori liberali e moderati, hanno ormai dimostrato che preferiscono o non andare a votare, oppure scelgliere il partito di Grillo.
Ora, io non sono d'accordo con moltissimi punti programmatici di Beppe Grillo, purtuttavia riconosco una profonda validità di ciò che afferma, quando si propone di contrastare la partitocrazia e la corruzione dilagante. E' vergognoso, infatti, candidare inquisiti e corrotti. E' altrettanto vergognoso che i partiti si facciano le leggi a loro esclusivo uso e consumo ed a diretto danno dei cittadini-elettori.
E' quanto è accaduto ed, in questo senso, Beppe Grillo ha ragione da vendere. Oltretutto ha il grandissimo pregio di presentarsi al di fuori di qualsiasi schieramento e logica politica "destra-sinistra".
E' questione annosa, quella della lotta alla partitocrazia. Una lotta che, in tanti anni, hanno combattuto i soli Radicali di Pannunzio e successivamente di Pannella ed il movimento Unione Democratica Nuova Repubblica, fondato dal repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi, negli anni '60.
Oggi è una battaglia più che mai prioritaria e necessaria, poichè, la vera antipolitica, è quella che portano avanti il Pd ed il PdL, in primis, da troppi anni. Ed i risultati, in termini di sfacelo economico-politico, si sono visti.
Occorre ridare voce ai liberali ed ai moderati italiani, che oggi non hanno più una casa. Occorre dare voce alle partite IVA, alle piccole e medie aziende soffocate da debiti ed imposte elevatissime. Occorre dare voce ai laici, che mal sopportano le elucubrazioni religiose del Vaticano, le quali impediscono all'Italia una seria e sana ricerca scientifica e che impediscono alle coppie di fatto di avere i medesimi diritti delle coppie sposate.
Occorre un nuovo, vero, Partito per le Libertà. Civili, economiche, sociali, sessuali. Un partito che sappia dialogare anche con Beppe Grillo e che prenda dal Movimento 5 Stelle, quanto di meglio ha da dare in termini di onestà morale ed intellettuale.
Un partito che parli un linguaggio non ideologico, leggero, antipartitocratico. Che non parli ai soliti "accoliti", ma alle persone comuni e che si contrapponga ad un carrozzone cattocomunista "centrosinistro" che, se tornasse al governo, saprebbe riportare in auge solamente tasse, burocrazia e vantaggi per i soliti noti.
Se non ora, quando ?
Diversamente, a noi liberali, moderati e libertari, non rimarrà che un arma. Civile e nonviolenta: l'ormai consueto sciopero del voto.

Luca Bagatin



17 settembre 2011

XX Settembre: la festa di tutti gli italiani

Quest'anno si sono festeggiati i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Ad essere precisi, purtuttavia, dovremmo dire che si sono festeggiati i 150 anni che sono intercorsi dalla proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861) ad oggi.
L'Unità d'Italia si ottenne infatti il 20 settembre del 1870, allorquando i bersaglieri entrarono a Porta Pia, mettendo fine al potere temporale dei Papi e Roma fu proclamata Capitale d'Italia.
Il 20 settembre non è più festa nazionale dall'avvento del fascismo e questa è la più grande vergogna della nostra Repubblica che, dal 1946 ad oggi, non l'ha più ripristinata.
Il 20 settembre è e dovrebbe essere la festività laica più importante, poichè vide uniti - per la prima volta nella Storia d'Europa - repubblicani e monarchici, massoni e cattolici, nobili e popolani, ebrei e protestanti, donne e uomini, in nome dell'Italia e della libertà religiosa.
Il 20 settembre di ogni anno a Porta Pia si recano, in onore di quelle antiche gesta, solamente i radicali ed i massoni del Grande Oriente d'Italia. Quasi che tale festività fosse una manifestazione "di parte", per pochi intimi.
Così non è e non dovrebbe essere e sarebbe ora che il Popolo sovrano chiedesse a questa putrescente classe politica (senza più speranze) ciò che loro spetta: il ripristino del 20 settembre quale festa nazionale di riconciliazione fra le fedi e le ideologie, sotto la bandiera dell'Unità nazionale e della laicità dello Stato.
"Libera Chiesa in libero Stato", diceva il conte Camillo Benso di Cavour e, finalmente, nel 1871, fu approvata la "Legge delle Guarentigie", che stabiliva precise garanzie per il Papa dei cattolici, il quale diventava suddito dello Stato italiano.
Sarà successivamente il fascismo a spazzare via tale liberale norma e ad introdurre il fascistissimo Concordato, inserito poi in Costituzione con i voti dei cattocomunisti e rinnovato nel 1984 da Craxi.
Triste destino, quello dell'Italia laica e liberale e, dunque, quello della libertà e della pace religiosa.
E' per tutto ciò che, dal prossimo 20 settembre, vorrei vedere sfilare a Porta Pia, non solo i soliti radicali ed i soliti esponenti del GOI, ma i repubblicani del PRI e dell'Associazione Mazziniana Italiana assieme ai monarchici dell'Unione Monarchica Italiana; i massoni del GOI e quelli della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (che, nel 1910, fu la prima, per mezzo di Saverio Fera, a comprendere la necessità di un dialogo con la Chiesa cattolica); l'Unione delle Comunità Ebraiche assieme agli esponenti della Conferenza Episcopale Italiana; musulmani assieme a buddhisti, induisti e valdesi; donne e uomini; omosessuali ed eterosessuali.
Vorrei dunque che, a Porta Pia, ogni 20 settembre, ci fosse tutto il popolo italiano unito: in nome dell'amore per l'Italia, la libertà e la laicità.
Sarebbe la festa più bella. La più importante ed affratellata d'Italia.


Luca Bagatin



17 giugno 2011

Una manciata di riformette liberali e libertarie utili per ridurre i costi della pubblica amministrazione, le imposte, riformare radicalmente la giustizia e garantire le libertà civili ed individuali



RIFORMA DELLA MACCHINA AMMINISTRATIVA

Introduzione dell'aliquota fiscale unica per tutti al 20 %.
Esenzione dal pagamento delle imposte per chi ha un reddito annuo inferiore ai 20.000 euro.

Abolizione delle Province, dei Consorzi e delle Comunità montane


Accorpamento dei Comuni con un numero di abitanti inferiore a 15.000


Privatizzazione del carrozzone radiotelevisivo Rai


SISTEMA ELETTORALE E RIFORMA ISTITUZIONALE

Sistema elettorale con due schede.
La prima che preveda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di Governo e con potere di nomina e revoca dei Ministri
La seconda, su base proporzionale pura, senza sbarramenti, per l'elezione del Parlamento, con funzioni legislative e di controllo


RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Separazione delle carriere dei magistrati: i PM fanno i PM, i giudici i giudici e seguono entrambi carriere separate

Elezione diretta dei componenti del CSM che devono rispondere non al potere politico, ma unicamente agli elettori

Introduzione della responsabilità civile dei magistrati: il magistrato che sbaglia paga di tasca sua


DIRITTI CIVILI E LIBERTA' INDIVIDUALI

Introduzione delle unioni civili per le coppie etero ed omosessuali

Legalizzazione della cannabis in appositi locali pubblici sul modello olandese

Somministrazione controllata di eroina sul modello svizzero

Legalizzazione della prostituzione




6 dicembre 2010

Sfiduciare Berlusconi, costruire l'Unione Democratica Liberale ed una nuova coalizione di Centro riformatore



Il 15 settembre lodavo il tentativo del mio Segretario nazionale, Francesco Nucara, leader del Partito Repubblicano Italiano, di tentare di "salvare il salvabile", ovvero l'attuale maggioranza di governo. Confermo questa lode ma oggi, a pochi giorni dal voto di fiducia al governo, ritengo che non ci siano oggettivamente più le condizioni per tenere in piedi una compagine governativa guidata da un Berlusconi che ha fatto e sta facendo di tutto per risultare impresentabile (a se stesso, al Parlamento, oltre che agli elettori).
Berlusconi, infatti, lo dissi già qualche tempo fa, è la principale causa del suo stesso mal.
Da quando si è messo in testa di seguire la Lega Nord ed il Ministro Giulio Tremonti relativamente alle controriforme "social-burocratiche", è finita la parabola del leader liberale e liberista quale si presentò agli elettori nel 1994, contrapponendosi all'ingloriosa "macchina da guerra" di Achille Occhetto & Compagni che, fortunatamente, allora fu sconfitta.
Come se ciò non fosse sufficiente - Berlusconi -  ha proseguito nella sua amicizia interessata con il leader russo - già agente non pentito del KGB ed estimatore del dittatore comunista Stalin - Vladimir Putin; con il leader comunista bielorusso Aleksandr Lukashenko (noto non certo per il suo democraticismo) e con il dittarote libico Mu'ammar Gheddafi.
Che oggi vengano fuori certe "rivelazioni" di Wikileaks sul Cavaliere, non deve certo stupire: le aveva già fatte il giornalista Paolo Guzzanti, già deputato PdL e Presidente della Commissione Mitrokhin ed oggi Vicesegretario del PLI, nella sua biografia su Berlusconi edita un anno fa da Aliberti editore.
Se a tutto ciò aggiungiamo anche l'ipocrisia di un Berlusconi che, sotto le lenzuola si comporta in un modo, mentre pubblicamente si permette di "bacchettare" gli omosessuali e quanti non rispettano i dettami di Santa Romana Ecclesia.....
Beh, ne consegue che il Cavaliere di Arcore deve essere sfiduciato e sostituito da un governo di responsabilità nazionale che escluda a priori le estreme - Lega Nord ed Italia dei Valori - e che approvi una legge elettorale decisamente più democratica e con il ritorno alle preferenze (meglio di tutto sarebbe una legge o proporzionale pura, senza sbarramenti o, al massimo, una legge maggioritaria pura, con l'uninominale all'anglosassone, senza doppi turni).
Meglio ancora potrebbe essere indetta un'Assemblea Costutiente eletta su base proporzionale che riscriva le regole del gioco.
Detto ciò, passiano a "noi". A "noi" repubblicani, laici, radicali, liberali e liberalsocialisti.
E' prioritario costruire una nuova aggregazione nella quale fonderci e che potrebbe chiamarsi Unione Democratica Liberale. Nel 150esimo dell'Unità d'Italia sarebbe davvero il momento di far cadere gli steccati che dividono le forze di ispirazione risorgimentale, unite comunque dal laicismo che ha fatto dell'Italia un Paese moderno.
E' il momento di unire il Partito Repubblicano Italiano, il Partito Liberale Italiano, i Radicali, i Socialisti sparsi a destra e sinistra in un'Unione Democratica Liberale che in Europa si riconosca nell'ELDR, ovvero nell'Internazionale dei Liberali e dei Riformatori.
E per questo è il momento di parlare assieme di diritti civili, libertà individuali ed economiche, laicità, rigore nei conti pubblici, riforma della magistratura in senso garantista.
Sia ben chiaro, dunque, che non vogliamo morire democristiani, ma, per governare, sappiamo bene che i nostri interlocutori privilegiati sono e devono essere loro: i Popolari europei.
E' per questo che è necessario, una volta costruita quest'Unione, aprire un dialogo con Futuro e Libertà, Api ed Udc (evitiamo, magari, di aprire all'Mpa di Lombardo, filo leghista, secessionista e neoborbonica) e, assieme a loro, costruire una forte coalizione di governo per un nuovo Centro riformatore e liberaldemocratico, capace di guardare oltre la destra e la sinistra.
Forse, chissà, a quel punto, il nostro Paese, diventerò un po' più moderno, un po' più europeo.

Luca Bagatin



10 novembre 2010

Costituiamo l'Unione Democratica Liberale ed alleiamoci ai finiani: per la Nuova Repubblica




E' necessario, oramai, organizzarsi.
Le elezioni potrebbero essere alle porte e non dobbiamo farci trovare impreparati. Non come al solito, quantomeno.
"Uniamoci a coorte, siam pronti alla morte. L'Italia chiamò", dovrebbe essere, dunque, il nostro risorgimentale motto. Un'Italia laica, liberale, libertaria.
Occorre mettere infatti in piedi un'aggregazione politica che metta assieme laicità, libertà economiche ed individuali e diritti civili.
Occorre dunque sciogliere o federare in un un'unica formazione: Repubblicani, Liberali e Radicali (se lo vorranno).
Occorre mettere in piedi una nuova "cosa", ovvero una nuova "casa" con la quale puntare almeno al 4 % dei consensi.
Occorre mettere in piedi un soggetto unitario di tutti i laici-liberaldemocratici-liberalsocialisti da chiamare, magari, Unione Democratica Liberale.
Un'aggregazione che possa parlare di unioni civili, diritti di cittadinanza, legalizzazione di marjiuana e hashish, testamento biologico ed eutanasia, ricerca scientifica, diritti degli omosessuali, oltre che di abolizione delle Province, riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte.
Un'aggregazione - questa possibile Unione Democratica Liberale - capace di coalizzarsi su pochi ma concreti punti programmatici con Futuro e Libertà di Fini (che già al suo interno gode di associazioni culturali laiche come "Libertiamo", "GayLib" e "Socialismo e Libertà"), con l'Udc e con tutti coloro i quali vogliono puntare all'alternativa tanto a Berlusconi quanto ad una sinistra cattocomunista e giustizialista.
Terzo Polo ? Giammai !
Secondo o primo polo al massimo. Ovvero garantire un'alternativa a Berlusconi ed ai suoi alleati di estrema destra per mezzo di una nuova coalizione capace di attrarre laici e cattolici oltre la destra e la sinistra.
Ove i laici facciano davvero i laici in Parlamento ed ove al governo si occupino di pochi ma concreti punti programmatici e di riforma.
Per una Nuova Repubblica. Per una Terza Repubblica.
I punti programmatici da mettere sul tappeto sono presto detti: abolizione delle Province; privatizzazione della Rai; riduzione della spesa pubblica improduttiva; progressiva riduzione delle imposte sino ad arrivare - possibilmente - ad un'aliquota unica; separazione delle carriere dei magistrati; spoliticizzazione del CSM; politica estera filo occidentale e filo israeliana con conseguente chiusura dell'amicizia politica berlusconiana con la Russia di Putin, la Bielorussia di Lukashenko e con la Libia di Gheddafi. No, dunque, all'amicizia fra Italia ed i Paesi dittatoriali.
Tutti punti sui quali nè Pd nè PdL sono d'accordo, ma sui quali, in Italia, i consensi raggiungono vette elevate e che saranno capaci di restituire credibilità al nostro Paese a livello internazionale.
Armiamoci e partiamo, dunque. Le elezioni sono più vicine di quanto non possiamo nemmeno immaginare.

Luca Bagatin



5 novembre 2010

Sentieri Repubblicani: il nuovo sito web nel solco della migliore cultura mazziniana

Giuseppe Mazzini, il simbolo del PRI e Renato Traquandi, autore di sentierirepubblicani.it

Trovo da sempre che Renato Traquandi sia rarissimo esempio di giornalista e miltiante politico capace di portare quella ventata di cultura ed impegno che mancava da tempo.
Riportai sul mio blog un suo ottimo pezzo tratto da "La Voce Repubblicana" il 10 gennaio 2008, dal titolo "Ideario Repubblicano".
Renato, militante Repubblicano di Arezzo di lungo corso, è anche parente stretto del militante partigiano del Partito d'Azione Nello Traquandi, sepolto nel cimitero di Trespiano assieme a Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini.
Della storia e delle idee politiche di Renato Traquandi condivido praticamente tutto. Ci leggevamo già da tempo sul web ed entrambi abbiamo sempre auspicato un'unificazione fra i partiti laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti in alternativa a questo bipolarismo.
E, poi, Renato fu, in gioventù, seguace di Randolfo Pacciardi, eroe partigiano della Guerra di Spagna, mazziniano e promotore dell'Unione Democratica Nuova Repubblica, alla quale anche lui si iscrisse. Aggregazione mazziniana anticomunista oltre che antifascista, che teorizzava la nascita di un partito di ispirazione repubblicano-gollista sul modello della Francia. Per questo subì, assieme a Pacciardi e anche al già partigiano liberale Edgardo Sogno, l'accusa di golpismo da parte di Luciano Violante. Accusa che terminò con una piena assoluzione di tutti i coinvolti.
Questa, fra l'altro, è una vicenda che ho ricordato più volte anche qui, sul mio blog.
E' stato per me, dunque, un gran piacere leggere su "La Voce Repubblicana" di sabato 30 ottobre scorso, un pezzo di Renato Traquandi che presentava il nuovo sito web da lui curato: www.sentierirepubblicani.it.
Un sito graficamente giovane, che, nel maremagnum di internet, ha la sola pretesa (certo non piccola) di raccogliere interventi e saggi di storia politica e culturale repubblicana, come non è mai stato fatto sino ad oggi.
Sentieri Repubblicani, infatti, ha per sottotitolo "Scuola Repubblicana" ed è, dunque, un agilissimo strumento di consultazione ed approfondimento per tutti coloro i quali voglono saperne di più sul nostro Partito Repubblicano Italiano.
Un partito vivo più che mai, come gli ideali di quel Giuseppe Mazzini che, in un'epoca di grandi sconvolgimenti, gettò le basi per un'Italia, un'Europa ed un Occidente laico, moderno ed affratellato. Contro ogni totalitarismo e fondamentalismo politico e/o religioso.

Luca Bagatin



25 ottobre 2010

Il Ministro degli Esteri Frattini si annovera fra le fila dei fondamentalisti



E' curioso notare come, anzichè preoccuparsi del pericoloso estremismo delle Religioni Monoteiste Istituzionalizzate (Cristianesimo, Islamismo, Ebraismo), foriere - storicamente ed attualmente - di divisioni, guerre, genocidi, in nome della trimurti antispirituale: "Dio-Allah-Javè", il nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini, dimenticandosi persino delle sue origini socialiste liberali e del fondamento laico e liberale sul quale si fonda il nostro Stato democratico, nato dal Risorgimento cavouriano-mazziniano-garibaldino, scriva un articolo sull'Osservatore Romano - organo del Vaticano - nel quale straparla di "estremismo da contrastare" riferendosi "all'ateismo, al materialismo ed al relativismo", invocando una sorta di alleanza fra cristiani, musulmani ed ebrei.
Chi scrive non è un ateo nè un agnostico, bensì un profondo credente nella spiritualità e nella Divinità insita in ogni individuo e dunque nel Cosmo. Crede fermamente, anche sotto il profilo gnostico e teosofico, che la premessa per la pacifica convivenza civile fra gli individui sia fondata unicamente sulla laicità dello Stato, sulle libertà civili, economiche ed individuali.
E che quindi il problema non stia in chi è ateo o relativista, bensì in chi pretende di imporre - mediante apposite normative - un credo piuttosto che un altro. Una visione del mondo piuttosto che un altra.
In questo senso l'Italia è un Paese profondamente clericale e tendente al teocratico e le dichiarazioni del Minsitro Frattini sono in linea con tale pericolosa ed antidemocratica visione che, peraltro, raggiunge la sua apoteosi nell'elevare il "Crocifisso" a simbolo di laicità. Dimenticando o ignorando per mancanza di nozioni, che il "crocifisso" deriva dalla Tradizione esoterica degli Antichi Egizi e che nulla ha a che vedere con quella cristiana che ha fatto proprio questo ben più antico simbolo (lo ripetiamo, come abbiamo fatto in numerosi altri articoli, che Gesù detto "Il Cristo" fu "crocifisso" su una "tau", come in uso allora dai Romani e non certo su una "croce").
L'Italia, lo ripetiamo, è Paese profondamente clericale e di ciò pochissimi se ne curano se non noi eredi della tradizione Risorgimentale e Liberale.
Pensiamo alla Legge 40 sulla fecondazione assistita. Pensiamo alla mancanza di una normativa sul Testamento biologico o, meglio, sull'eutanasia. Pensiamo alla mancanza di una normativa che introduca le coppie di fatto. Pensiamo alla mancanza di una normativa che regoli le non-droghe come hashish e marijuana e, dunque, blocchi il mercato clandestino e criminale.
L'elenco di normative presenti o mancanti, tutte che hanno accontentato lo straniero Stato della Città del Vaticano, è lungo.
Stato Città del Vaticano che anche recentemente ha strizzato l'occhio persino all'antidemocratico Iran di Ahamadinejad (quello che - lo ricordiamo - nega l'Olocausto e che vorrebbe eliminare fisicamente il democratico e laico Stato di Israele), relativamente ad una possibile lotta contro la laicità.
Ancora una volta, dunque, è minacciata la libertà di pensiero e di coscienza nel nostro Paese e, probabilmente, anche nell'Occidente democratico.
Il nostro è un Paese che finge di preoccuparsi delle minoranze cristiane martoriate e vilipese all'estero e, al pari dei fondamentalisti di altri Paesi, pretenderebbe di voler contrastare chi ha una visione diversa dai cristiani o dai musulmani.
Che il Ministro degli Esteri italiano si aggregasse al carro dei nuovi fondamentalisti, davvero, non ce lo saremmo mai aspettati.

Luca Bagatin

L'amico Peter Boom - ospite fisso di questo blog - mi ha inviato, in merito, questa sua riflessione:

Il ministro Frattini si è così associato ad un'associazione criminale, il Vaticano (IOR, plurifavoreggiamento della pedofilia, etc.). Io sono agnostico (parola peraltro spiegato in modo erroneo sul Treccani) e da sempre sento il fiato sul collo perché affermo di non sapere. Sono olandese e omosessuale ed auguro a tutti i liberi pensatori che il Capo dello Stato Italiano voglia adoperarsi affinché persone indegne non occupino posti di rilevanza in uno Stato che ancora si dichiari democratico. Mi aspetto altresì che L'Unione Europea ed altri Stati esprimino il loro sdegno per quanto dichiarato dal Frattini e pubblicato sull'Osservatore Romano.

Peter Boom


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