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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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18 settembre 2015

XX Settembre: ricorrenza tradita dai liberal-giolittiani ed affossata prima dai fascisti e poi dalla partitocrazia

Con il 20 Settembre 1870, l'entrata dei bersaglieri a Porta Pia e la conseguente caduta del potere temporale del Papa dei cattolici, si compie l'Unità d'Italia.

Data storica che, prima dell'avvento dei fascismo - sceso a patti con la Chiesa cattolica – era anche considerata festa nazionale.

Festa nazionale ormai cancellata e la data pressoché dimenticata da tutti, salvo da noi anticlericali, repubblicani, mazziniani e massoni.

Non va dimenticato che il 20 Settembre vide per la prima vola uniti repubblicani mazziniani, socialisti e persino liberali che, con Cavour, dichiararono “Libera Chiesa in libero Stato”. Salvo tradire lo stesso Cavour, nel 1913, con il patto Gentiloni voluto da quello che Gaetano Salvemini definì il “Ministro della malavita”, Giovanni Giolitti.

Il patto, infatti, previde un accordo fra liberali e cattolici dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che prevedeva una nutrita quantità di seggi cattolici in seno al partito liberale. E ciò per contrastare l'avanzare dei repubblicani e dei socialisti. Un patto che permise ai liberal-cattolici di ottenere il 51% dei voti. Ovviamente le elezioni erano a suffragio universale ristretto !

Ecco che lo spirito del 20 Settembre fu tradito dai liberal-giolittiani prima e affossato dal fascismo mussoliniano nel 1929 e dalla sedicente Repubblica italiana del 1948, la quale, fondata sul tacito accordo fra cattolici e comunisti, rimarrà in mano alla partitocrazia ed agli umori del Papa dei cattolici, non più Re, ma pur sempre condizionante l'attività del Parlamento, salvo essere contrastato dallo spirito libertario dei radicali, repubblicani, socialisti e liberali del dopoguerra, i quali riusciranno quantomeno ad ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, confermate dal voto popolare referendario.

Di questo oggi rimane ben poco. La Repubblica italiana rimane una non-Repubblica delle banane, ovvero un'oligarchia di politicanti senza arte né parte. La stessa legge sulle unioni civili che dovrebbe essere approvata è imposta da Bruxelles e sarà sicuramente all'acqua di rose. I diritti delle persone, come sempre da noi, calpestati in nome della stupidità dogmatico-religiosa, che di spirituale e di umanitario non ha mai avuto nulla.

A parte queste facili e desolanti constatazioni, desideriamo segnalare un interessante saggio, appena uscito per le ezioni Ibiskos, realizzato da Renato Traquandi, repubblicano mazziniano della prima ora, che con “Le strategie vaticane” racconta proprio le alterne vicende e rapporti fra il nascente Stato unitario e la Chiesa cattolica. Una lettura storica e politica interessante, che andrebbe suggerita anche al Papa dei cattolici Francesco o Sig, Bergoglio che dir si voglia, che ci appare piuttosto l'ennesimo burattino nelle mani di un potere che rappresenta tutto salvo che gli insegnamenti di fratellanza, povertà e uguaglianza dettati dal Cristo.


Luca Bagatin



3 giugno 2015

"Natura Selvaggia": riflessioni e aforismi by Luca Bagatin


Un corpo nudo non ha mai nulla di offensivo. Un politico che becca voti e danari per fare leggi contrarie alla volontà popolare, invece, è profondamente offensivo e scandaloso.
La "forza del popolo" non risiede nel delegare le decisioni a gente che becca voti solo perché ha danari per permetterseli e/o è sponsorizzata dal partito tale o talaltro.
La "forza del popolo" risiede nella capacità di autogestirsi e autogovernarsi.
Grillo, Berlusconi e Renzi sono tutti e tre della stessa pasta: avanzi di un avanspettacolo senza più spettatori.

Sono per l'Amore sempre e ovunque. Senza rompimenti di palle o leggi che ne impediscano l'espletamento.
Sono per le libertà individuali prima del rispetto delle (eventuali) leggi.
Per questo sono libertario e conservatore. Dei sentimenti e dei valori umani.

Perché amo la Donna Selvaggia ? Perché vorrei sposarmi con una Donna Selvaggia e farei fatica a stare lontano da Lei ? Perché è Lei che, attraversando i secoli, si immerge nel labirinto della Vita. Immersa nella Natura della sua Anima e della sua Psiche più profonda.



15 maggio 2015

Risveglio delle anime, risveglio dei popoli



"Ricordo nitidamente la tristezza provata nello scoprire che nel mondo c'erano i poveri e i ricchi; e la cosa strana è che non mi addolorava tanto l'esistenza dei poveri quanto il fatto di sapere che, al tempo stesso, esistevano i ricchi"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"...ho capito che non deve essere molto difficile morire per una causa che si ama. O più semplicemente: morire per amore"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"La religione è l'oppio del popoli, ma la spiritualità è il risveglio dell'anima e del cuore"

(Luca Bagatin)




29 settembre 2014

"Il garibaldinismo non è certo il renzismo": aforismi e riflessioni by Luca Bagatin

  VERSUS
Matteo Renzi dichiara di non essere massone.
Infatti in Massoneria ci sono solo uomini liberi e di buoni costumi, animati da ideali quali la Fratellanza, l'Uguaglianza e la Libertà (e non già l'autoritarismo e/o la negazione dei diritti sociali).
Alla Massoneria sono stati affiliati anche grandi condottieri e rivoluzionari, quali ad esempio Simon Bolivar, Giuseppe Garibaldi e Gabriele D'Annunzio; persone dotate di grande spiritualità quali Madame Blavatsky, Annie Besant e il Mahatma Gandhi; oltre che fini menti politiche quali George Washington, il conte di Cavour, Ernesto Nathan e molti altri.
Uomini e donne, insomma, fatti d'una pasta ben diversa e distante rispetto a quella di persone come Matteo Renzi ed i tanti politicanti che da troppo tempo popolano il mondo. Al servizio della FED e della BCE e lontani anni luce dai popoli e dai principi di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà.
Per l'Italia, l'Europa ed il mondo intero vorrei la memoria di Anita Garibaldi alla Presidenza della Repubblica, la memoria di Moana Pozzi alla Presidenza del Consiglio, l'anima di Evita Peron nel cuore di tutti.
Ed il potere al popolo, attraverso il sistema dell'autogestione.
Riflettevo sul fatto che al Commendator Licio Gelli sono state attribuite le peggiori nefandezze italiane (mai dimostrate), purtuttavia - durante la Resistenza - pur essendo sempre stato un fascista dichiarato e decorato, ha salvato dalla deportazione degli ebrei e dei partigiani.
A differenza del tanto osannato On. Palmiro Togliatti, che, quando era Ministro della Giustizia, amnistiò i gerarchi fascisti.
Corrado Passera vuole scendere in politica e diventare il nuovo Berlusconi, contrapponendosi a Matteo Renzi.
Come se non avessimo già abbastanza problemi.
Due o più persone la possono pensare diversamente, ma comunque imparare l'una dall'altra, confrontandosi.
Per questo sono assolutamente convinto che le guerre siano unicamente frutto del potere e dello sfruttamento economico-politico dell'uomo sull'uomo.
La Costituzione di una vera Repubblica (garibaldina) dovrebbe essere fondata sull'Amore e sulla Felicità.
Chi ruba le idee altrui è evidentemente privo di originalità.



7 agosto 2014

Simon Bolivar: El Libertador

Anche il Sud America ha avuto il suo Garibaldi, ben prima dell'eroismo di quest'ultimo contro l'Impero del Brasile e per la liberazione dell'Uruguay.

Stiamo parlando di Simon Bolivar, il Libertador, ovvero di colui il quale – in epoca Romantica, ovvero agli inizi dell'Ottocento - contribuì all'indipendenza di gran parte dell'America Latina dal giogo spagnolo e fu Presidente delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù.

Fu il 15 agosto del 1805 che Bolivar – ventiduenne - giurò solennemente, a Roma, sul Monte Aventino (o Monte Sacro) e pronunciò le seguenti parole: Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo.

E, a vent'anni da quel giuramento, l'Impero spagnolo crollò.

Simon Bolivar nacque in una famiglia agiata, di possidenti terrieri, temprato sin da ragazzino dal fuoco della ribellione contro l'oppressione. A ciò contribuì anche il suo precettore - Simon Rodriguez – libero pensatore e figlio dell'Illuminismo, il quale fu anche cospiratore contro l'Impero di Spagna che occupava la terra di Venezuela e gran parte dell'America Latina.

Bolivar non fu uno studente modello, purtuttavia diventò presto un valente combattente e spadaccino. Si sposò molto giovane con Maria Teresa Rodriguez del Toro, la quale contrasse la febbre gialla e morì presto, lasciandolo vedovo a soli vent'anni.

Simon Bolivar viaggiò molto in Europa ed anche a causa della sofferenza per la perdita prematura della moglie il suo spirito ribelle crescerà sempre più. Fu in questo contesto che il futuro El Libertador pronuncerà quel fatidico giuramento a Roma, sul Monte Aventino.

Fu così che inizierà la sua avventura di combattente per la libertà e l'emancipazione del suo popolo ed iniziò così ad organizzare il suo esercito di liberazione contro gli spagnoli, i quali saranno alleati di Napoleone, considerato da Bolivar un traditore degli ideali di Libertà, Eguaglianza e Fratellanza propugnati dalla Rivoluzione Francese.

Bolivar, in quegli anni, a Parigi, entrò in Massoneria e divenne, nel 1806, Gran Maestro della Loggia Madre di San Alessandro di Scozia all'Oriente di Parigi.

Forte dei suoi principi libertari, l'anno seguente, rientrò in Venezuela e da allora inizierà quella rivoluzione che porterà, nel corso degli anni – dal 1811 sino al 1830 – all'indipendenza di gran parte dell'America Latina ed alla proclamazione delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Perù e Bolivia (così chiamata in suo onore).

Nel 1812 Simon Bolivar scrisse il “Manifesto di Cartagena” in cui analizzò le prime sconfitte che portarono alla caduta della Prima Repubblica del Venezuela (1810 – 1812); mentre nel 1815 con la “Carta de Jamaica” gettò le basi per il suo progetto di emancipazione sociale dell'America del Sud, fondato su principi repubblicani, libertari, anti-imperialisti ed egalitari. Principi, peraltro, validi tutt'oggi, come validi sono stati i principi enunciati nella nostra Italia da personalità quali Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, i quali contribuirono alla fondazione della Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864.

Come Presidente della Repubblica di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù, Bolivar abolì la schiavitù, confiscò le terre ai possidenti e le ridistribuì agli indigeni, costruì istituti e scuole per donne, bambini indigeni e figli degli schiavi. Le azioni militari che realizzò, in sostanza, spianarono la strada all'emancipazione sociale.

Fu un peccato, purtuttavia, che il progetto di Bolivar per l'integrazione e l'unità dell'America Latina sfumò ben presto e ciò portò - nei decenni successivi alla sua morte (1830) - al saccheggio delle terre latinoamericane da parte degli Stati Uniti d'America, i quali sin da allora rinnegarono i principi di libertà ed emancipazione propugnati dal loro Padre fondatore, ovvero da George Washington e dal Marchese de Lafayette (che tanto aveva fatto per la causa statunitense ai tempi della Guerra d'Indipendenza), il quale peraltro fu amico personale e Fratello - in senso massonico - di Bolivar. In questo senso Bolivar scrisse: “Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a riempire l'America di miseria in nome della Libertà”.

Si pensi peraltro che il figlio di Washington – George Washington Parke Curtis – fece avere in dono a Bolivar, nel 1826, il medaglione del padre, in segno di ammirazione e comunanza ideale. Ah, se i principi di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza propugnati da Washington, Lafayette e Bolivar avessero prevalso sul saccheggio e sull'imperialismo, come sarebbero andate diversamente le cose e come i popoli sarebbero potuti crescere in spirito d'armonia e fratellanza !

Fu fra il 1825 ed il 1830 che il progetto di Simon Bolivar si frantumò definitivamente a causa del fatto che le terre che aveva liberato finirono presto nelle mani degli olgarchi e dei ricchi proprietari terrieri, i quali aprirono alla prima ondata di imperialismo nordamericano.

El Libertador morì nel 1830, a soli 47 anni, completamente povero ed il suo corpo fu coperto da una semplice camicia presa in prestito, in quanto quella che possedeva era ormai ridotta in brandelli.

Anche Bolivar, come Garibaldi e Mazzini, fu un eroe sconfitto, nonostante le imprese eroiche compiute in vita, solo per amore del popolo e della libertà. Purtuttavia il suo esempio è tutt'ora vivo nel cuore di chi lo ha amato.

In Italia è edito dalla casa editrice Mimesis, un bellissimo libro che raccoglie gli scritti ed i discorsi più importanti di Simon Bolivar, dal titolo “La rivoluzione latinoamericana” (titolo originario: “Simon Bolivar: The Bolivarian Revolution by Hogo Chavez”). E' curato dall'ex Presidente venezuelano Hugo Chavez – deceduto nel 2013 - e che a Bolivar ispirò il suo Movimento Quinta Repubblica ed il successivo Partito Socialista Unito del Venezuela. L'edizione italiana è tradotta da Donatella Caristina.

E' un saggio che io definisco fondamentale per comprendere la figura di Bolivar, così poco conosciuta nel nostro Paese, ma così vicina agli ideali mazziniani e garibaldini. Un saggio che evidenzia lo spirito libertario di Simon Bolivar attraverso la sua stessa voce. I suoi proclami, i discorsi pubblici, le lettere che scrisse alle personalità europee ed americane con cui era in contatto all'epoca, i passi salienti del “Manifesto di Cartagena” e della “Carta de Jamaica”. Una raccolta di scritti politici dell'epoca romantica, ma che sono oggi attualissimi, specie in questi decenni di profonda crisi economica, sociale, umana.

L'unica pecca del volume, se proprio debbo dire, è che la copertina reca l'immagine del Presidente Hugo Chavez e non quella del Libertador Bolivar, il quale, a parer mio, merita di essere raffigurato, essendo il vero protagonista del volume e, soprattutto, della Storia dell'America Latina e del Secolo Romantico.

A parte ciò “La rivoluzione latinoamericana” è un volume che non può mancare nella libreria di ogni sano attivista per le libertà e di ogni ricercatore storico che vuole comprendere la realtà di oggi attraverso lo sguardo di chi la Storia ha saputo anticiparla, al fine di gettare le basi per una dimensione diversa, libertaria ed umanitaria.


Luca Bagatin



12 luglio 2014

"Riflessioni garibaldine e non solo" by Luca Bagatin


Anita e Giuseppe Garibaldi visti da Milo Manara
Per esistere è necessario resistere (l'avevano compreso quelli di Giustizia e Libertà e del Partito d'Azione). Diversamente sei già morto senza averne contezza, senza rendertene conto (un po' come i politicanti di oggi, ma non solo).
Sono assolutamente convinto che la mancata instaurazione della Dittatura garibaldina, ovvero l'instaurazione di una Repubblica del Sud di matrice socialista umanitaria con a capo lo stesso Giuseppe Garibaldi - con pieni poteri - sia stato l'unico errore del Generale. L'aver consegnato il Mezzogiorno ai Savoia, così, senza condizioni, fu una sconfitta sociale. Peraltro costò, pochi anni dopo, allo stesso Garibaldi, il piombo savoiardo...
Ormai tutti scriviamo libri. Pur sapendo che quasi nessuno ci leggerà.
La mia donna ideale è un'eroina, come Anita Garibaldi, come la Donna Selvaggia dei miti junghiani. Una donna che non si piega alla realtà dei fatti, bensì è in grado di plasmare - attraverso i miti del passato che si porta dentro -  il suo presente. E quindi il suo futuro. 



6 marzo 2014

"Senato ? Sì. Assennato": articolo del prof. Aldo A. Mola

“Senatores boni viri, Senatus mala bestia”. E' cosa vecchia. Ma oggi in Italia il Senato è necessario. Abbiamo bisogno di un Senato Assennato come quello dell'antico Regno d'Italia: 2400 membri in 100 anni, il meglio delle istituzioni, della politica, delle professioni, delle arti e di vere “illustrazioni della Patria”, con una spesa minima da parte dello Stato. C'è bisogno di Senato oggi in Italia come nell'antica Roma, modello insuperato di equilibrio tra i poteri: genus mixtum scrisse Marco Tullio Cicerone. Non un tiranno, non una oligarchia, non il dominio della piazza. La Res publica aveva due consoli, plenipotenziari ma solo per un anno e, in via eccezionale, un dittatore, ma al massimo per soli sei mesi; il Senato (comprendente patrizi e homines novi capaci e meritevoli); e i comizi del popolo. Il tutto era riassunto nei labari delle Legioni sormontati dalle Aquile: SPQR, il Senato e il popolo romano.

Dopo il crollo dell'Impero, in Occidente gli imperatori e i sovrani assoluti fecero i conti con il potere del “popolo”, un soggetto polivalente come la “nobiltà” e i Comuni. E li fecero soprattutto con gli ecclesiastici, espressione della fonte suprema della legge, il Vicario di Cristo, che “consacrava” i depositari (transitori) del governo (gli imperatori, i re), perché “ogni potere viene da Dio”.

In Occidente il Potere non ebbe mai la grandezza di quello d'Oriente, non fu mai ierocrazia, Sacerdozio: in Persia, Cina, in Cocincina ( lo si coglie ad Angkor, in Cambogia, il più grande santuario del mondo: spazi immensi, cuspidi e sorrisi ieratici) e in Giappone, ove si tocca con mano la congiunzione tra la quotidianità e il Sacro, ove ogni dettaglio riverbera l'Eterno. In Occidente il potere decadde a “ufficio”: un'agenzia, un contratto senza sentimenti. Convivenza per convenienza.

Il declino del Sacro Romano Impero coincise con l'avvento di dittature parlamentari: quella di Oliver Cromwell, il Lord Protettore che fece decapitare Carlo I d'Inghilterra, la Convenzione francese del 1792-94, che nacque dalle stragi e ghigliottinò Luigi XVI, Maria Antonietta e i migliori illuministi francesi, l'Assemblea dei Soviet dominati da Lenin e Stalin, la Camera tedesca prona a Hitler...

A inizio Ottocento, due secoli orsono, l'Europa si trovò a scegliere: la costituzione spagnola (detta “di Cadice”) prevedeva una sola Camera; quella inglese ne aveva e ne ha due, i Comuni e i Lord. Dopo gli sbandamenti del 1820-1821 tutti gli Stati d'Italia optarono per il bicameralismo, garante di equilibrio tra i poteri, un nuovo genus mixtum: da una parte l'elezione popolare dei deputati, dall'altra una Camera dei Pari (l'antico Senato) nominato dal re o espressione di corpi qualificati, il governo e, al di sopra di tutti, il sovrano, garante dell'equilibrio. Era la monarchia costituzionale, fondata sulla ragione, in un Occidente antropologicamente pagano.

Perciò sconcertano le polemiche in corso nei confronti del Senato quasi la Camera Alta sia la causa del collasso della vita pubblica italiana. Il bicameralismo è una garanzia. Esso è imperfetto se è perfetto, cioè se le Camere svolgono identiche funzioni. E' perfetto, invece, se le Camere si compensano a vicenda. Il male dei mali era, è e sarà il monocameralismo, ovunque e sempre degenerato in dittatura.

Il bicameralismo è indispensabile specialmente per un Paese quale l'Italia, storicamente incline al massimalismo. Lo è soprattutto in regime repubblicano, cioè in assenza di un potere davvero super partes “a prescindere” da maggioranze cangianti, come del resto avviene in una decina di paesi europei retti da monarchie costituzionali. L'Italia, purtroppo, è da sempre terra di guerre civili. Non conobbe eresie, rese superflue dalle gare tra cardinali. Ce lo dicono le opere di Mommsen, Gregorovius, von Pastor... Nel 150° del trasferimento della capitale da Torino a Firenze e all'indomani del fratricidio tra due “politici” toscani è d'obbligo ricordare la sanguigna Firenze dei tempi di Dante Alighieri, spaccata tra Guelfi (filopapali) e Ghibellini (filoimperiali). Quando i Guelfi ebbero la meglio esiliarono i ghibellini ma si divisero tra guelfi neri e guelfi bianchi. Tra questi Dante fu condannato all'esilio e suppliziato in effige. E' sepolto a Ravenna, protetto dalla corona di bronzo dell'Esercito Italiano vittorioso nella Grande Guerra. La storia insegna che nei regimi monocamerali (la Repubblica romana di Mazzini, la Costituente del 1946-1947...) l'amore diviene umore.

Il Senato, lo dice la parola, è un'assemblea di Anziani: uomini (sta anche per “donne”) fatti saggi dalla vita, che è anche sempre studio. Tanto più viene abbassata la soglia dell'accesso al diritto di voto (molti vorrebbero anticiparlo a 16 anni, salvo scoprire la drammatica fragilità degli adolescenti), tanto più v'è bisogno di una Camera di “patres”, eletta magari dai quarantenni anziché dai venticinquenni (come oggi avviene) e riservata a quanti ne abbiano almeno cinquanta, ma con poteri non inferiori a quelli della Camera Bassa.

Questa, non altra, è tutta la differenziazione oggi possibile tra le Camere nella repubblica attuale. Sognare un Senato del Sapere (come alcuni fanno), oltre tutto di ampia nomina presidenziale, è pura utopia. Occorrerebbe riscrivere da cima a fondo la Costituzione: evento oggi improponibile se non con una nuova Assemblea Costituente e un referendum sulla forma dello Stato. Le dispute in corso sul Senato in realtà mettono a nudo il nodo irrisolto. Il regime repubblicano ricalca la monarchia costituzionale sabauda, ma con due differenze sostanziali: il capo dello Stato è votato dal Parlamento, a maggioranza talora ampia, a volte risicata. Fatica sempre più a rappresentare i cittadini. Il Senato non è quello del regno (che fu il meglio del meglio) ma viene eletto da un corpo pressoché identico a quello che vota i deputati. Dunque non vi è equilibrio tra le Camere, ma replica. Il Legislativo è a sua volta impastoiato da poteri arcani: la Corte Costituzionale, la magistratura ordinaria, i tribunali amministrativi regionali, un groviglio che si somma a quello dei super-poteri non nazionali, non votati dai cittadini e tuttavia incombenti: Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Commissione Europea, a tacere della Nato, che comporta la totale subordinazione delle forze armate italiane.

Sbandierare l' “abolizione del Senato” come toccasana dei mali istituzionali, politici ed economici dell'Italia odierna vuol dire giocare con i soldatini di piombo mentre il Pianeta è in fiamme. La misera polemica contro il Senato riecheggia lo straziante lamento di Cristo: “Padre, perdona loro perché non sanno quel che si fanno”. Infatti non esiste nessuna opera sulla storia del Senato, né del Regno né della Repubblica. Così come sono davvero poche gli studi sulle Province, altro capro espiatorio degli apprendisti stregoni oggi imperversanti. Anche esse rischiano di scomparire senza che se ne conoscano opere e giorni. E' il punto di arrivo di una repubblica nata da generose illusioni e fondata sulla cancellazione della storia. Scriverlo forse non serve a nulla, ma almeno rimane traccia che non tutti sono ignari e conniventi.


Aldo A. Mola



31 dicembre 2013

"Tra Napolitano e Grillo, meglio Amore e Libertà ?" intervista di Gabriele Maestri a Luca Bagatin

Fra un comunista di Palazzo (che nel 1956 sosteneva che l'Urss in Ungheria portasse la pace...con i carrarmati, sic !) ed uno pseudo-comico cresciuto in Rai (e sostenuto da un imprenditore della comunicazione) ecco inserirsi AMORE E LIBERTA'.

Che alle spalle ha Anita Garibaldi (il cui vero nome era Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva), un'eroina straniera italianizzata, morta a soli 28 anni combattendo per la Repubblica.

Quella vera.

Non per la burletta che ci trasciniamo dal 1948 ad oggi.


L.B.


"Tra Napolitano e Grillo, meglio Amore e Libertà ?"

intervista di Gabriele Maestri a Luca Bagatin


Dunque il conto alla rovescia è iniziato: mancano poche ore allo scontro all'OK Corral di fine anno. Prima del cenone, si consumerà un duello silenzioso, senza spargimento di sangue. Da una parte, coloro che continueranno a seguire come sempre il discorso di Giorgio Napolitano, dall'altra quelli che preferiranno il controdiscorso di Beppe Grillo. E dall'altra ancora tutti quelli che non seguiranno né l'uno né l'altro, magari per pensare solo al cibo, o perché non li soddisfa nessuno dei due. E se l'alternativa tra l'istituzione e la controistituzione fosse votarsi all'amore e alla libertà, anche come proposito per il nuovo anno? La chiave la fornisce Luca Bagatin, che di Amore e Libertà è il fondatore e presidente. Un partito? Nient'affatto. Casomai un "pensatoio pubblico" per battaglie ideali con l'individuo rigorosamente al centro.



Gabriele Maestri: Luca, cos'è Amore e Libertà?

Luca Bagatin: Amore e Libertà è un progetto culturale, alternativo ai partiti ed ai movimenti politici. E' una “tendenza politica”, se vogliamo, un po' come lo furono il “partito d'azione” fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853, oppure il “partito comunista” ideato da Marx ed Engels e spiegato nel calebre Manifesto del 1848.
Il Manifesto di Amore e Libertà (scaricabile all'indirizzo  http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm, ndi) ne spiega l'idea ed i punti fondanti. Punti programmatici che si sostanziano nella ricerca o, meglio, nella tendenza della ricerca di una Civiltà dell'Amore (come Mazzini il cui scopo ultimo era la “società repubblicana” o Marx il cui fine ultimo era il “socialismo”). 


Gabriele Maestri: Bello il fine, ma rischia di essere un po' utopico, sbaglio?

Luca Bagatin: Forse è una grande utopia, come quella della ricerca del Socialismo o del Repubblicanesimo, appunto, ma un'utopia necessaria all'individuo, da sempre. In particolare oggi in cui le ideologie messianiche sono crollate e non hanno effettivamente arricchito l'individuo delle uniche cose di cui ha davvero bisogno, ovvero: amicizia, fratellanza e libertà, che solo un sentimento come l'Amore vero può rendere attuabili.


Gabriele Maestri: Il programma è interessante: gli italiani potrebbero sceglierlo votandolo sulla scheda elettorale?

Luca Bagatin: Amore e Libertà non è né sarà né diventerà mai un partito politico e non apparirà mai in alcuna scheda elettorale. Ciò semplicemente perché non crede alla politica dei partiti, dei parlamenti e dei governi. E crede che sia proprio la politica, ovvero l'antipolitica basata sulla divisione fra fazioni e sulla ricerca del potere, del dominio, del danaro (tipica della società mediatica e dei bisogni/consumi indotti) l'origine della vera crisi che stiamo attraversando ormai da decenni. Una crisi che è prima di tutto umana e civile.


Gabriele Maestri: Qual è, secondo te, il vero male della politica oggi e come si potrebbe rimediare?

Luca Bagatin: I partiti ed i conseguenti governi dividono e gestiscono gli individui a loro esclusivo piacimento. Amore e Libertà vorrebbe spezzare questo circolo vizioso e restituire all'individuo consapevole la possibilità di autogestirsi e di vivere in armonia con il cosmo, senza mediazioni dall'alto. In questo senso Amore e Libertà crede nella possibilità che le singole intelligenze possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia. In questo senso Amore e Libertà trova interessante il sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni, oppure, proprio come avveniva nell'Antica Grecia, fra i maggiori di 30 anni. La visione politica di Amore e Libertà è peraltro tipica dei movimenti libertari e beatnik, sviluppatisi in particolare negli USA negli Anni '60 e che si sostanzia nella ricerca della libertà e dunque della responsabilità individuale, sul rispetto reciproco e sul rispetto della natura e di ogni forma vivente.


Gabriele Maestri: Quali sono allora i punti fondamentali del vostro agire?

Luca Bagatin: I punti cardine di AeL sono i seguenti:
- piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti)
- che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente.
- che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente

- lotta ad ogni forma di discriminazione, ovvero lotta al razzismo, all'omofobia, alla massonofobia e all'odio religioso
- attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale
- introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese.
- introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero.
- introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale.
-istituzione dei parchi dell'amore
- lotta alla vivisezione, rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente
- legalizzazione della prostituzione
-introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale
-introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”
- abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane
- abolizione del diritto d'autore al fine di eliminare il monopolio intellettuale e liberare così la creatività.


Gabriele Maestri: Hai scelto che a rappresentare Amore e Libertà fosse Anita Garibaldi: perché?

Luca Bagatin: Per almeno tre ragioni: 1) Anita è un'eroina dimenticata, che morì a soli 28 anni per la Repubblica, quella vera, quella Romana, fondata sul Popolo Sovrano. Una Repubblica diametralmente opposta rispetto alla Repubblica dei partiti imposta da essi nel 1948; 2) Anita fu moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessere e/o ideoligie di partito e come lui lottò per tutta la vita per la libertà e l'emancipazione umana e spirituale degli individui; 3) La vicenda storico-affettiva di Anita e Giuseppe Garibaldi sono esempio per tutti di ricerca incessante di Amore e di Libertà, senza condizionamenti esterni, pur fra mille peripezie e sofferenze.


Gabriele Maestri: Quali altre figure metteresti "nel pantheon" di Amore e Libertà?
Luca Bagatin: Oltre ad Anita, Amore e Libertà ha, fra i suoi “ispiratori”, moltissime altre figure che vanno dal già citato Giuseppe Mazzini sino a Gandhi, passando per Cristo e Buddha, sino ad arrivare ad attivisti ed attiviste per le libertà civili e sessuali quali Peter Boom, Moana Pozzi ed Ilona Staller. Figure che – come scritto nel Manifesto d'Intenti – sono solo apparentemente slegate fra loro. Figure rivoluzionarie e trasgressive che hanno fatto della loro vita una costante ricerca evolutiva di Amore e di Libertà.


Gabriele Maestri



2 giugno 2013

Per la Repubblica dell'Amore (non quella partitocratica e degli inciuci)







Anita Garibaldi, Madame Blavatsky, Ilona Staller e Debdeashakti





5 marzo 2013

Appello per Marco Pannella alla Presidenza della Repubblica

A maggio 2013 sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica italiana.
Il Presidente della Repubblica dovrebbe, o, quantomeno, avrebbe dovuto rappresentare il garante massimo della Costituzione repubblicana, oltre che figura imparziale della politica italiana. Dal 1948 non lo è pressoché mai stato.
E' per questo che, a maggio 2013, vorremmo che le cose andassero diversamente e che fosse eletto un Presidente della Repubblica espressione degli alti valori ispirati dal Risorgimento e dalla Resistenza.

Valori di onestà, laicità, rigore morale, trasparenza, spirito di abnegazione.
E' per questo che vorremmo proporre la figura dell'On. Marco Pannella, quale candidato ideale alla Presidenza della Repubblica.
Le battaglie civili, democratiche, liberali e nonviolente dell'On. Pannella, condotte - spesso a rischio della sua stessa vita ed incolumità fisica - con rigore morale e passione civile, senza alcun tornaconto personale, ce lo rendono candidato ideale a garantire una Costituzione repubblicana - spesso violata, in passato, anche dalle stesse Istituzioni - conquistata con il sangue dei martiri del Primo e del Secondo Risorgimento.
Le denunce al sistema dell'illegalità partitocratica e della mancanza di informazione plurale nel nostro Paese, rendono l'On. Marco Pannella personalità ideale a garantire il corretto svolgimento di un'attività politico-istituzionale, improntata a valori di onestà e trasparenza, ai quali tutti gli attori in campo dovrebbero attenersi ed uniformarsi.
E' per questo che, attraverso il blog politico e culturale - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it - vorremmo lanciare tale appello, affinché possa essere diffuso, letto e sottoscritto da tutti coloro i quali - personalità pubbliche o della società italiana nel suo complesso - lo condividono e desiderano dunque appellarsi a partiti ed Istituzioni, affinché sappiano accoglierlo pienamente ed eleggano l'On. Marco Pannella nuovo Presidente della Repubblica italiana.

Luca Bagatin

scrittore, autore e collaboratore di testate giornalistiche
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

On. Ilona Staller
artista, ex parlamentare
www.cicciolinaonline.it


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