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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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3 dicembre 2010

I capisaldi del liberalismo riformatore: oltre la destra e la sinistra conservatrici, stataliste e burocratiche



Debbo dire che la mia indole caratteriale è squisitamente libertaria.
Sin da ragazzino ho sempre mal sopportato ogni tipo di autorità e/o imposizione dall'alto, specie se da me non intimamente compresa.
Trovo che l'autoritarismo, la negazione della libertà e le regole imposte siano la peggiore aberrazione che ciascuno di noi possa incontrare nella propria vita terrena.
Fra l'"eguaglianza" e la "libertà" ho sempre personalmente privilegiato e preferito la seconda.
Anche perché si consideri che gli individui, le persone insomma, non sono né saranno mai eguali nel senso più stretto del termine e ciò è un bene, in quanto la diversità è una ricchezza alla quale è difficile rinunciare pena non solo la noia, ma anche l'inaridimento dei rapporti umani ed interpersonali e la stessa schiavitù del genere umano.
La diversità, come la libertà, è valore che va profondamente tutelato e riconosciuto: diversità di genere, razza, colore, orientamento sessuale, di credo o confessione religiosa ecc...
E la diversità è tutelabile solo in una condizione di piena libertà individuale e quindi sociale.
Individuale prima ancora che sociale, nel senso che il sociale è l'esatta conseguenza di ciò che avviene a livello individuale.
In un articolo di qualche anno fa, che realizzai per il quotidiano di Società Aperta "Terzarepubblica.it" diretto da Enrico Cisnetto, oltre che per il mio blog, affermavo che "la libertà va conquistata" e che la "libertà può essere conquistata solo se prima d'ogni cosa essa è interiorizzata da ciascuno".
Ovvero se ciascuno, individualmente, prende coscienza dei propri doveri nei confronti di sé stesso e quindi di chi gli sta intorno e quindi, allargando il cerchio, della società intera.
Tali doveri presuppongono, prima d'ogni cosa delle responsabilità individuali e solo poi, una volta compresi codesti doveri e responsabilità, si prenderà coscienza dei propri diritti naturali e quindi civili.
Queste, in sintesi, sono le basi del pensiero liberale che, come potete ben notare, fotografano pressoché esattamente le dinamiche della realtà quotidiana sociale, politica, personale e culturale.
Due grandi del pensiero liberale e libertario delle origini sono, a parer mio, l'italiano Giuseppe Mazzini ed il filosofo statunitense Henry David Thoreau .
Il primo, teorico del repubblicanesimo e dell'unità italiana, scrisse nel 1860 i "Doveri dell'uomo", saggio politico e filosofico attualissimo proprio su quanto abbiamo sopra scritto; il secondo nel suo "Disobbedienza civile" del 1849 espresse la sua estrema fiducia nell'individuo e nei suoi diritti, nonché
la convinzione che ogni persona dovesse rispettare prima i dettami della sua coscienza piuttosto che le leggi di un determinato governo.
Come potete ben notare qui siamo agli antipodi di ogni possibile freddo pensiero dogmatico. Siamo forse ai limiti dell'utopia. Un utopia tuttavia lucida e concreta visto che oggi, grazie al pensiero liberale e libertario anche di questi due grandi, viviamo in un Occidente democratico e civile.
Alcuni anni fa mi è capitato fra le mani un agile ed interessante libello di Alberto Pasolini Zanelli pubblicato negli anni '80 dal titolo "La rivolta blu - Contro i miti dello stato sociale".  E' una sorta di compendio di liberalismo che racconta e spiega la rivoluzione liberale, libertaria e libertista degli anni '80 contro il potere dello Stato e la sua burocrazia e che portò al governo personalità come Ronald Reagan o la Thatcher e mise in crisi la socialburocrazia, in primis quella scandinava.
E' davvero appassionante notare come liberalismo e libertarismo si fondano all'insegna delle libertà individuali in economia come nel privato.
Ed ecco come in questo compendio si parli di un personaggio apparentemente pittoresco, ma in realtà grande riformatore: il consulente fiscale danese Mogens Glistrup, il quale fondò negli anni '70 il Partito del Progresso (FRDP) che riuscì a conquistare quasi il 16 % alle elezioni nazionali danesi sulla base di un programma che prevedeva l'abolizione dell'imposta sul reddito ritenuta d'impaccio allo sviluppo economico di un'economia avanzata come quella della Danimarca e contemporaneamente richiedeva un miglioramento dei servizi sociali erogati.
Snobbato e boicottato in tutti i modi tanto da destra quanto da sinistra, Gilstrup ebbe vita non facile come del resto è ben facile immaginare.
Ne "La rivolta blu" si racconta ed elogia il Presidente statunitense e leader Repubblicano Barry Goldwater, libertario fin nel midollo per quanto concerne i diritti civili degli omosessuali e per l'aborto arrivando a contrastare fortemente la destra religiosa nel suo partito (una sorta di Rudy Giuliani ante litteram) e profondamente liberale in economia, il che attirò le simpatie persino della cosiddetta Nuova Sinistra libertaria e sessantottina (lo stesso padre della "beat generation", Jack Kerouac, nel poco tempo che trovò da dedicare alla politica fu attivista repubblicano). Si pensi anche che Goldwater inserì nel suo programma il tema dell'ecologia, ovvero la preminenza della qualità della vita sui miti del consumismo di massa.
E così, proseguendo nella lettura del volume di Pasolini Zanelli, si incrocieranno gli anarcocapitalisti, i libertarians ed individualisti vari sino ad un giudizio positivo e lusinghiero del liberalsocialismo (vera critica al "socialismo reale" d'Occidente, ovvero alla socialburocrazia tipica dei Paesi Sandinavi) abbracciato negli anni '80 dal Psoe di Felipe Gonzalez e dal Psi di Bettino Craxi i quali aborrirono il marxismo e "liberalizzarono", per così dire, i loro partiti (in Italia anche grazie al Partito Radicale di Marco Pannella che contribuì alla libertarizzazione del Psi).
Critica feroce invece per la socialdemocrazia con la sua eccessiva burocraticizzazione, centralità dello Stato sugli individui e disaffezione alla responsabilità individuale degli stessi.
A lettura conclusa se ne rimane completamente estasiati e rinnovati nel prorpio libertarismo. E si riflette sulla situazione europea e soprattutto italiana ove pesa ancora quell'astrusa divisione (spesso mentale) che passa sotto il nome di "destra e sinistra".
Ed invece si noti come la vera divisione-contrapposizione sia fra Riformatori consapevoli della propria individualità, responsabilità e dei propri diritti e Conservatori amanti dello Stato balia-mamma, autoritario, clericale, socialfascista e socialburocrate.
Si uscirà mai dal pantano politico-culturale-ideale magari riuscendo anche ad uscire dal declino che attanaglia il nostro medievale Paese ?
Se la svolta sarà liberale e libertaria, magari.....

Luca Bagatin



13 aprile 2010

Le riforme liberali di cui l'Italia avrebbe bisogno



Si fa un gran parlare - in questo periodo post-elezioni regionali - di riforme istituzionali come ad esempio l'introduzione di un nuovo sistema elettorale che preveda il semipresidenzialismo alla francese.
Verrebbe da chiedersi che senso abbia.
O, meglio, avrebbe sicuramente senso cambiare il sistema elettorale, ma di certo il "semipresidenzialismo alla francese" non risolverebbe alcun problema.
Il sistema elettorale andrebbe innanzitutto cambiato, ma per garantire la massima rappresentanza elettorale. In particolare di quell'elettorato che - al 40 % - oggi si astiene.
Rappresentanza che, da quando sono stati introdotti antidemocratici sbarramenti e sono state negate le preferenze, è di fatto non più garantita in alcuna competizione elettorale.
In secondo luogo le riforme di cui si dovrebbe parlare sono ben altre.
Le riassumerò qui.
Per tentare di uscire un tantino dalla crisi nella quale anche l'Italia è inesorabilmente incappata, occorrerebbe liberalizzare il mercato del lavoro da una parte e fornire congrui ammortizzatori sociali a chi un lavoro non ce l’ha. Seguendo però il modello della Gran Bretagna e non quello dell’assistenzialista Svezia.
Le piccole e medie imprese dovrebbero essere le prime ad essere favorite (e non già la grande industria), arrivando finalmente a proporre una radicale riforma fiscale che preveda l’aliquota unica al 20 % per tutti. Stop ad altre imposte, dunque.
E i lavoratori potrebbero essere aiutati abolendo una volta per tutte le trattenute in busta paga.
Via Irap e Irpef, ordunque: aliquota unica per tutti e innalzamento della no tax area.
Ciò, ovviamente, comporterebbe una drastica riduzione della spesa pubblica a partire dal taglio immediato di enti inutli quali le Province, i consorzi e le comunità montale e l'accorpamento dei Comuni.
E si dovrebbe pensare anche ad una riforma delle pensioni che preveda un sistema a capitalizzazione.
Veniamo poi alla giustizia.
E' necessario separare le carriere dei magistrati e stabilire che, quando un giudice sbaglia, paga di tasca sua e non deve essere la collettività a dover risarcire per le colpe dello stesso.
Ciò avviene in tutti i Paesi civili e democratici, non si comprende perché in Italia le cose vadano diversamente.
Sui diritti civili, poi, si comprenda, una volta per tutte, che la vita appartiene al singolo: che può decidere di vivere o meno, a sua discrezione.
Lo Stato non è una “balia-mamma” che ha la potestà sui suoi cittadini, come crede certo confessionalismo di casa nostra.
L'anticlericalismo, dunque, a destra come a sinistra, non dovrebbe essere visto come un qualche cosa di "ideologico", ma sinonimo di laicità, democrazia e libertà contro la prevaricazione di chi ritiene che la sua fede o il suo “dio” possano essere anteposti alle leggi di uno Stato laico, liberale e dunque leggero.
Le vere riforme di cui questo Paese avrebbe dunque bisogno sono inevitabilmente estreme, ma non estremiste.
Riforme moderate in quanto liberali, ma estreme in quanto necessarie a rivoltare "la casta" come un calzino per garantire finalmente chi non è mai stato garantito e per togliere - una volta per tutte - i privilegi di coloro i quali si riempiono la bocca di "riforme" inutili o mai attuate sulla carta.

Luca Bagatin



4 marzo 2010

Sulla mancata presentazione di alcune liste non la si faccia tanto lunga



Finalmente la magistratura si è data da fare per beccare i "furbetti der quartierino".
Personalmente ho iniziato a raccogliere firme per la presentazione di liste elettorali quando avevo 17 anni. So che è un lavoraccio e so bene (cosa peraltro tristemente risaputa dagli "addetti ai lavori") che il 99% dei partiti era uso truccare le carte. Con firme e certificati fasulli in primis (anche di morti !) e con presentazioni discutibili (in ritardo ecc....).
Finalmente, questa volta, le cose sono andate diversamente !
Il PdL è fuori a Roma e Formigoni non ha i requisiti di legge per poter presentare la sua lista ?
Ben gli sta ! Evidentemente hanno assunto gente incompetente che non conosce le regole o - peggio - che sperava di farla franca anche questa volta.
Il sottoscritto - per anni - si è fatto il culo per raccogliere le firme e, assieme a pochi altri, ripulirle e andare in giro per i comuni a raccogliere i certificati elettorali. Lo facciano anche gli altri e, se non fanno le cose per bene, è giusto che siano esclusi.
La democrazia è rispetto delle regole, non paraculismo imperante.
Nel caso della lista Liberali & Riformatori nessuno ha gridato allo scandalo. Non hanno raccolto le firme necessarie. Punto e a casa.
Se ammettessero la lista del PdL o quella di Formigoni bisognerebbe davvero smettere di andare a votare. Ed io sarei il primo a voltare le spalle al carro berlusconiano (che pur preferisco all'armata cattocomunista e giustizialista indegna di un Paese civile).
Mancano di competenza e serietà e dovrebbero cospargersi il capo di cenere ammettendo una volta per tutte la loro pochezza.

Luca Bagatin



29 maggio 2009

Il 6 e 7 giugno vota REPUBBLICANO. Altrimenti puoi anche stare a casa....

EDERA ORA !


Come già annunciato, questo blog è e sarà impegnato politicamente a sostengo dei candidati Amministratori del Partito Repubblicano Italiano in Romagna.
Oggi in Romagna, domani in Italia è lo slogan che abbiamo lanciato.
Oggi candidati a Sindaco o a Presidente di Provincia in terre ove il PRI è radicato, per domani esserlo in tutta Italia.
Candidature sostenute dal PdL o alternative di centro laico e liberaldemocratico ai due schieramenti.
E' questa la chiave vincente per un Partito Mazziniano del Terzo e Quarto Millennio che si propone civismo, buona amministrazione, riduzione degli sprechi, abolizione degli enti inutili.




ED....ERA ORA !

LUIGI DI PLACIDO: candidato Sindaco Repubblicano a Cesena, sostenuto da Pri, Lega Nord e Cesena Domani
www.luigidiplacido.it



VOTA PAOLO MONTESI, amico e sostenitore di questo blog e candidato al Consiglio comunale di Cesena



GIOVANNI LUCCHI: candidato Presidente della Provincia Forlì-Cesena sostenuto dal PRI
www.giovannilucchi.it


LAURO BIONDI: candidato Sindaco Repubblicano a Forlì, sostenuto da PRI e Partito Liberale Italiano

www.laurobiondi.com



ED ANCORA.....

LORENZO COSTA, CANDIDATO SINDACO A LUGO DI ROMAGNA PER IL PRI
www.prilugo.altervista.org


MORALDO FANTINI, CANDIDATO SINDACO DI CERVIA (RA), SOSTENUTO DA PRI, PDL E UDC

E un in bocca al lupo a tutte le liste dell'Edera alle amministrative italiane.

E DUNQUE.....O VOTI EDERA, O PUOI ANCHE STARE A CASA
(perché gli altri non hanno bisogno, né meritano il TUO voto)



28 luglio 2008

Berlusconi decida se vuol diventare un vero Statista Europeo ed Occidentale: eviti di modificare la legge elettorale per le Europee e si apra ai temi laici



Abbiamo ultimamente avuto modo di plaudire più volte al Governo Berlusconi IV ed alle sue misure liberalsocialiste che vanno dalla detassazione degli straordinari passando per l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa, la tessera sociale di 400 euro annui, un nuovo piano per le abitazioni per famiglie e meno abbienti, sino al taglio alle spese dei ministeri ed alle misure contro i "fannulloni" nella Pubblica Amministrazione. Plaudiamo anche al Lodo Alfano che finalmente prevede l'immunità per le alte cariche istituzionali e che andrebbe estesa anche ai Parlamentari i quali, una volta eletti dal popolo, solo da questo possono essere giudicati e solo una volta non rieletti possono e devono essere giudicati dalla Magistratura per eventuali infrazioni della Legge. Legge che deve essere uguale per tutti e non "più o meno uguale per qualcuno", come il periodo di Tangentopoli ci ha tristemente insegnato falcidiando un'intera classe dirigente e mantenendone illesa un'altra non certo incolpevole.
Purtuttavia rimaniamo assolutamente esterrefatti relativamente alla proposta di legge elettorale presentata dal PDL relativamente allle Elezioni Europee, ove si fa vera e propria strage di democrazia tanto quanto, se non peggio, della legge elettorale delle Politiche.
Ancora una volta si vuole togliere la possibilità agli elettori di apporre la propria preferenza sui candidati dei relativi partiti ed in tal modo - come per le Politiche - si pretende che ciascun elettore "approvi" la lista dei candidati decisi dalla Segreterie di Partito. Un po' come durante il fascismo ..... tanto più se consideriamo che la suddetta legge prevede uno sbarramento del 5% (ma nei fatti del 20% in quanto le circoscrizioni sono aumentate da 5 a 15) e quindi si vuole a priori falcidiare fior fior di partiti ad unico vantaggio dello stesso PDL, del PD, della Lega e, forse, dell'Italia dei Valori.
L'ennesimo scippo democratico che certo non fa onore ad un partito che si proclama "delle Libertà". Uno scippo che questa volta non perdoniamo al Cavaliere, il quale, se vorrà essere davvero ricordato come uno Statista di stampo liberal-popolare ed Occidentale capace in qualche modo di unire laici e cattolici, dovrà fare i conti anche e proprio su questo tema ripristinando democrazia e pluralismo che peraltro sono i valori fondanti dell'Europa stessa.
Oltre a ciò ci permettiamo anche di suggerire al Premier di aprirsi a temi laici e quindi di civiltà giuridica come l'eutanasia - riportata alla ribalta anche dei media con il caso di Eluana Englaro e di Paolo Ravasin - e quindi il testamento biologico; la possibilità di aprire alla ricerca scientifica a 360 gradi sul modello anglosassone; la pillola del giorno dopo;  ma anche la lotta alle narcomafie confrontandosi ed aprendo alle ricette antiproibizioniste e quindi legalitarie contro il disordine d'oggi in meteria.
Questi dei timidi suggerimenti ad un Governo che oggi ha la possibilità di essere ricordato come un Governo "diverso" rispetto agli ultimi 15 anni. Un governo capace di imprimere la sua svolta riformatrice, arginando le derive sfasciste della destra e facendo rivivere la stagione riformatrice del vero ed unico Centro Sinistra di De Gasperi, Einaudi, La Malfa e Craxi.




Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Silvestro)



11 luglio 2008

Piazza Navona, i reazionari di oggi, l'alternativa liberale e libertaria: una risposta ad Enzo Marzo e a Critica Liberale



Ringrazio il direttore di Critica Liberale Enzo Marzo e la Fondazione Critica Liberale per il sollecito invio delle news relative alle loro battaglie, che pur non sempre condivido.
Mi riferisco in particolare alla manifestazione antiberlusconiana e dipietrina dello scorso 8 luglio, alla quale Critica Liberale ha partecipato.
Con la lettera che segue vorrei rispondere al loro Comunicato che potete trovare al link:

http://www.criticaliberale.it/GetIndexedPage.aspx?xml=orientamenti&id=18



Caro Enzo, cara Critica Liberale,
non ho condiviso e non condivido manifestazioni tipicamente reazionarie come quella dell'8 luglio scorso. Piazza Navona ha conosciuto ben altri fasti liberali ed anticlericali da non poter essere vilipesa così, da un personaggio (Antonio Di Pietro) che di innovatore e di riformatore non ha nulla.
Da un personaggio e dalla sua schiera di "intellettuali" e "comici" (mi spiace per la brava Guzzanti che amo moltissimo ma che questa volta è incredibilmente scaduta) che tristemente dal '92 ad oggi (ma, forse, sin dagli anni del compromesso storico antilaico) hanno scelto di schierarsi con una parte politica certamente non riformatrice.
E poi dice che uno si butta con Berlusconi.
Lo dico io che Berlusconi l'ho apprezzato solamente come imprenditore televisivo, ma che sotto il profilo politico mi ha sempre lasciato sostanzialmente indifferente. Lo dico io che non penso di essere reazionario e mi sono sempre battuto in prima persona in battaglie dichiaratamente libertarie, antiproibizioniste ed anticlericali.
Berlusconi imbarca i voti di coloro i quali non condividevano la cultura del compromesso storico degli anni '70. Di coloro i quali non erano e non sono moralisti e bigotti per quanto concerne la libertà di comunicazione, anche televisiva da contrapporre al monolitismo della Rai-Tv. Di coloro i quali hanno conosciuto e conoscono il sindacato abbastanza bene dal riconoscere che chi non ha un lavoro fisso o non è nessuno non ha alcuna possibilità di essere garantito. Salvo pagare di volta in volta per i relativi servizi prestati (però i sindacati prendono fior fior di quattrini dallo Stato....). Di coloro i quali sono assai poco interessati al risanamento dei conti pubblici (e magari pensano o ricordano che negli anni '80 i BOT davano interessi mica da ridere), purtuttavia sarebbero ben lieti di trovarsi qualche centinaia di euro in più in busta paga quali sgravi fiscali. E sono lieti di non dover più pagare l'ICI sulla prima casa (peraltro proposta di Rifondazione Comunista mai recepita dalla gauche au caviar). E sono anche lieti della Robin Tax e financo della tessera sociale.
Oggi, quantomeno negli ultimi tempi, qualche cosa è cambiato. Sono morte le cosiddette ideologie, purtuttavia traspaiono tutte le contraddizioni di un Partito Comunista e di una Sinistra Democristiana scarsamente progressive. Già allora, pur di non allearsi ai Socialisti ed ai Liberali, i comunisti si sarebbero alleati forse financo con la Destra nazionale.
E negli anni si sono legati ad un certo modo di fare "giustizia". A senso unico.
Quella che giustiziò l'odiato Tortora magari.
A me tutto ciò intristisce moltissimo. A me che iniziai a far politica a 17 anni nelle file della sinistra ambientalista e forse proprio per questo la compresi bene.
E mi accorsi tempo dopo, studiando, approfondendo, osservando, quanto ero stato cieco e ingenuo.
Oggi, certamente, mi piacerebbe moltissimo ci fosse un luogo dichiaramentamente laico, libertario ed anticlericale ove fare politica in completa autonomia da due schieramenti che in effetti non vogliono dire nulla e che hanno fatto di tutto per cancellare la gloriosa Storia del nostro Paese dal dopoguerra agli anni '90.
Purtuttavia mi rendo conto che con meno dell'1% non si va da nessuna parte. Ed allora guardo all'Europa ove vi sono i Liberali, i quali in Gran Bretagna stanno diventando il secondo partito dopo i Conservative.
E poi guardo ad un Partito Repubblicano americano che con McCain ha la possibilità di diventare un po' più libertario e certamente più liberale di un confuso partito obamista.
Ed allora in Italia sto con i Repubblicani di Nucara e La Malfa e guardo con simpatia ai 27 deputati Socialisti eletti nel Pdl e con immenso disgusto ciò che avviene in un Pd veltroniano ove, non sapendo che pesci pigliare e che linea avere, si guarda alla mediaticità di Di Pietro.
Altro che qualunquismo ! Magari ci fosse ancora il grande Guglielmo Giannini dell'Uomo Qualunque, grande liberale e repubblicano (espulso dal Pri a causa del suo eccessivo attivismo, sic !) di cui l'ottimo Lomartire ha pubblicato una biografia. Finalmente completa, finalmente non mistificatrice.
Magari tornasse una politica più vicina al cittadino, più radicale. Lo capisse anche Pannella che più volte nella Storia di questo medievale Paese avrebbe avuto la possibilità di guidare un grande Partito Riformatore di massa.
Ecco, caro Enzo, cara Critica Liberale, perché oggi l'unica sponda riformatrice è quella offerta dal PDL, dai Sacconi, dai Brunetta, dai Frattini e dai Tremonti. Nonostante tutto, certo. E ben consapevoli che di strada e di possibili alternative ve ne potranno essere nel futuro, forse, se lo vorremo, se sapremo costruire qualche cosa di alternativo.
Un abbraccio ed un caro saluto.

Luca Bagatin



28 maggio 2008

Michele Boselli VS Luca Bagatin: una (impari) lotta fra erotomani in quel di Porno Eden

Il soggetto qui sotto nella foto è quel travesta di Michele Boselli, in arte Miss Welby (www.misswelby.blogspot.com), il quale manca da Pordenone da tempo immemorabile.
Il suo nome mi ronza nelle orecchie da quando avevo 17 anni, ovvero da quando raccoglievo firme con i Club Pannella Riformatori assieme a persone equivoche che negli anni che furono adoravano scatenarsi in forsennati spogliarelli pubblici a sostegno di Ilona Staller in arte Cicciolina, eletta nel Parlamento italiano nei gloriosi anni '80.



Il soggetto qui sopra nella foto che scorrazza allegramente sul radical-trabiccolo, non si sa dove abiti oggi né di che cosa si occupi esattamente.
Voci di corridoio affermano che egli si occupi di spettacolo in rinomati locali "en travesti" a Londra. Altre voci mi parlano di lui come di un callcenterista e/o un venditore porta a porta.
Fatto sta che la galassia radicale è piena di fancazzisti.



Il soggetto con gli occhi pieni di borse di cui in queste foto è sempre lui: versione capelli e versione peli pubici.
Fatto sta che il Boselli di cui sopra (l'unico Boselli per cui potrei mai simpatizzare) mi ha definito BARBOSO EROTOMANE e mi ha dedicato questo lungo sproloquio in un barbaro linguaggio a me pressoché quasi del tutto sconosciuto (un po' come il friulano ed il triestino, linguaggi che mi lasciano del tutto basito).
Sproloquio che riporto interamente (con breve carrellata di mie recentissime foto, per la gioia di Sbriciolina !):


This disgusting individual with the piggy eye is the horribly failed Italian blogger Luca Barbatin. Nowadays you can't possibly visit any of the best and most beautiful fellow Italian liberal bloggers - such as Valeria, Vulvia and many others - without stumbling in his sickening comments asking them to bare their breasts, show up in high heels, or plainly proposing (actually begging) to have sex with him.
Which is the most unlikely thing on this planet - except for me winning the lottery or the planet itself being visited by aliens -, as Barbatin's penis is no bigger than his blog's pagerank or authority: close to zero.
Barbatin lives nearby Pordenone, a small town in North-East Italy which, coincidentally, you'll easily anagram into Porno Eden. Every single day he travels by bus to Pordenone in order to connect to the internet and sistematically harass any female blogger he finds by phishing in my blogroll, and yours'.
Mind you: not just women. He's also obsessed with journalist Mario Suttora and other masculine fellow bloggers. Anyone, anything he can pleasure himself with in front of a screen. I felt we must do something to relieve him out of his misery: kill him. My friend Londradical is a professional hitman who's going to take care of the pitiful case.


Michele Boselli, è, insomma, un genio.
Un genio della comicità internettica capace di inventarsi Miss Welby, la nipotina segreta di Piergiorgio detto il Calibano, e di trasformare quella desolatissima landa del NordEst chiamata Pordenone in Porno Eden.
Porno Eden come terra di mezzo.
Pordenone come terra da zappare.
Porno Eden come patria adottiva di Luca Barbatin (che infatti è nato a Roma).
Pordenone come patria adottiva dei suonatori di claxon a tutte le ore, come patria delle automobili che se possono ti investono SOPRATTUTTO se passi sulle striscie e con il verde pedonale (Luca Barbatin è fra i pochi che utilizzano ancora i mezzi pubblici che, come disse Bruno Lauzi, sono il mezzo di trasporto dei liberali).
Porno Eden come fucina della politica sexy.
Pordenone come fucina della politica spaccamaroni ai cittadini.
Porno Eden come la terra di quelli che da ragazzini raccoglievano firme antiproibizioniste, inneggiavano alla diversità di orientamento sessuale, andavano a cena con Mario Puiatti e sopportavano i suoi insopportabili rimproveri impartiti con cadenza marziale.
Pordenone come la terra di quei ragazzini che neanche conoscono il significato della parola "tazebao" (magari pensano sia un neologismo friulico o triestico. Sic !).
Ad ogni modo, BASTA !
Non querelerò Michele Boselli, ma gli erigerò un munumento !
Però erotomane.....iooooo ?!?
Ma dai, Londradical, che stai a dì ?
Al massimo, beh, sì, sono internetticamente perdutamente innamorato di tre DONNE.
Eccheddonne !



(beh, a dire il vero....nel caso specifico di quella sulla destra è lei che è internetticamente perdutamente persa per me...mentre io nicchio alquanto anzichenò. Per quanto, a suo dire, tutti pensano che io e lei siamo andati a letto. E forse non hanno tutti i torti....chi può dirlo !
Dora Pezzilli forse ?)



1 marzo 2008

I Laici, Liberali e Riformatori alle elezioni del 13 e 14 aprile e la posizione ufficale assunta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


Arturo Diaconale, direttore storico dell'Opinione delle Libertà, nel suo editorale del 26 febbraio ha fotografato ottimamente la situazione dei laici, liberali e riformatori italiani i quali non avranno pressoché rappresentanza alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Questo bipartitismo-bipolarismo coatto (in tutti i sensi) che vede contrapporsi due grandi calderoni con all'interno di tutto e di più come da un quindicennio a questa parte, oltre a non offrire la possibilità di un voto autenticamente laico e liberale, non offre alcuna vera alternativa al declino del Paese che ha urgente bisogno non tanto di assegni per i bebé o di sostegno alle coppie sposate quanto piuttosto di una sensibile riduzione delle imposte dirette ed indirette per rilanciare i consumi e gli investimenti (l'Eurispes stesso suggerisce la liberale "flat tax" ovvero l'imposta unica sulle persone fisiche al 20%); una seria e radicale riforma delle pensioni; l'abolizione degli enti inutili e dispendiosi come le Province, le Comunità Montane e la Tv di Stato; nuovi investimenti nella scuola pubblica e nella ricerca scientifica senza pregiudizi, preconcetti o elucubrazioni mentali dettati da chissà quale dogma religioso. E poi è indispensabile una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, alla pedofilia, alla violenza sulle donne e sui minori ed ai clientelismi di ogni colore politico.
Gli italiani si sentono sempre meno sicuri e rischiano financo di scadere in un assurdo e becero razzismo proprio in quanto sono pressoché totalmente abbandonati da uno Stato che preferisce continuare ad alimentare sé stesso ed i suoi privilegi piuttosto che scendere nel concreto ed affrontare radicalmente tali questioni, spesso trattate superficialmente sia da Berlusconi che da Veltroni e dai loro sodali.
E, per concludere, i temi cosiddetti "etici" (anche se personalmente detesto questo termine che mi fa pensare allo "Stato etico" di hitleriana, mussoliniana e staliniana memoria).
Ma è possibile che l'Italia sia così indietro anche in questo settore, ovvero che non abbia una legge che consenta le unioni civili delle coppie eterosessuali ed omosessuali; che non abbia una legge che consenta la commercializzazione delle pillola RU486; una normativa che consenta la regolamentazione delle non-droghe ovvero della cannabis e dei suoi derivati togliendo così alla criminalità questo mercato senza alcun controllo e, per finire, una normativa che permetta di garantirsi una morte dignitosa consentendo l'eutanasia (che significa letteralmente "buona morte") e quindi il pieno diritto del malato terminale e sofferente ad un'"uscita indolore" ?
Le uniche forze che storicamente hanno posto nei loro programmi tutti i progetti e prospettive citate in questo articolo, sono proprio quelle che saranno scarsamente o pressoché non rappresentate nel prossimo Parlamento della Repubblica Medievale e Mediatica d'Italia.
Penso al PRI che, forse, avrà 3 deputati nelle liste di Berlusconi; penso ai Radicali che avranno 8 deputati per essersi svenduti ai cattocomunisti del Pd; penso ai Riformatori ed ai Liberali come Capezzone che, se tutto va bene, avranno un seggio o due; ed infine penso ai socialisti sparsi: a quelli berlusconiani che forse avranno un paio di seggi ed a quelli boselliani che è molto probabile che non raggiungano nemmeno la soglia minima per entrare in Parlamento (e che in tutti questi anni sono stati gli "utili idioti" di Romano Prodi, D'Alema, Veltroni & Co. e da loro sempre trattati a pesci in faccia).
Mi è tuttavia giunta ieri la voce (dall'amico giornalista Aldo Chiarle che ha ricevuto un'entusiastica  telefonata direttamente dal Segretario del Partito Liberale, Stefano De Luca), oggi confermata dal web, che il PLI presenterà in tutta Italia l'unica lista Laica e Liberaldemocratica come auspicato anche in un mio articolo in data 16 febbraio scorso.
Non siamo certi che riuscirà a raccogliere il 4%, però vogliamo sostenerla con forza ed entusiasmo anche alla luce del suo programma (che trovate al link http://www.partitoliberale.it/page4/page4.html). Tutto ciò considerato anche che il PLI pone fra i suoi obiettivi un coerente incontro fra tutti i Repubblicani (ha recentemente siglato un patto federativo con il PRI....pecceto però che quest'ultimo, alle politiche, abbia scelto ancora una volta di presentarsi sotto le insegne berlusconiane); i Socialisti e tutte le altre componenti Laiche e Riformatrici riprendendo la formula anni '80 del Lib-Lab ovvero dell'incontro fra Liberali e Socialisti (altro che l'aberrante incontro fra laici e cattolici, utilissimo solo al Vaticano per imporre le sue astruse elucubrazioni religiose in politica e nella società fortunatamente secolarizzata e democraticizzata) contro il conservatorismo di destra e sinistra nostrane.
Un discorso che sosteniamo da lunghissimo tempo, utile all'Italia, all'Europa e all'Occidente.
Una prospettiva semplicemente Laica, Liberale, Libertaria e Riformatrice.


Luca Bagatin



29 febbraio 2008

PICCOLO MA SIMPATICO..........

.........VOTATELO: PERCHE' NO ?




28 febbraio 2008

La situazione del Laici, Liberali, Riformisti fotografata da Arturo Diaconale


Edizione 39 del 26-02-2008


Laici,liberali, riformisti

Solo testimonianza
di Arturo Diaconale

E’ possibile che le prossime elezioni passino alla storia perché avranno concretizzato il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo. Oppure perché avranno creato le condizioni per le larghe intese o per chissà quale altra formula politica. Ma senza attendere il voto di aprile è fin da ora certo che la prossima consultazione elettorale segnerà la scomparsa della presenza dei partiti d’ispirazione laica dalla scena politica italiana. Si dirà che l’evento non costituisce una novità ma segna solo la fase conclusiva di un processo iniziato dalla metà degli anni ’90. E che la semplificazione di tipo bipartitico del quadro politico comporta automaticamente un fenomeno del genere. Sta di fatto, però, che nel nuovo Parlamento non figureranno formazioni politiche con una qualche identità laica, liberale e riformista ma solo alcuni parlamentari che faranno testimonianza personale di una particolare ed importante tradizione politica e culturale del nostro paese. Certo, nessuno mette in discussione che i radicali diluiti nel Partito Democratico non rinunceranno a far sentire la propria voce. Ma dovranno fare sempre i conti con compagni di partito come i “teo-dem” della Binetti e di Enzo Carra. Ed i loro spazi di manovra, a meno di non voler ipotizzare la loro uscita dal Pd all’indomani del voto, saranno sempre ridotti. Lo stesso vale per i repubblicani, i liberali e gli ex radicali presenti nelle liste del Popolo delle Libertà. Potranno al massimo fare della testimonianza personale.

Ma non riusciranno mai ad avere un peso politico in grado di bilanciare in qualche modo l’egemonia dei cattolici nella nuova formazione politica guidata da Silvio Berlusconi. Del Pli alla ricerca di un accordo elettorale con l’Udc, poi, non è neppure il caso di parlarne. Così come è fin troppo facile pronosticare che i socialisti di Enrico Boselli sconteranno l’errore di essersi appiattiti sul governo di Romano Prodi con l’impossibilità di superare gli sbarramenti elettorali. I laici, i liberali, i riformisti, in sostanza, benché le loro idee abbiano trionfato nella società, hanno perso la battaglia sul terreno politico e sono arrivati al capolinea. Una tragedia? Niente affatto. Semmai una doppia opportunità. Quella del pensionamento dei vecchi gruppi dirigenti che hanno sbagliato. E quella della presa d’atto che il loro spazio non è nel Parlamento dei nominati ma all’interno di una società che non è ancora aperta come dovrebbe essere e che va aiutata a diventare il necessario contrappeso della casta politica.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini