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19 ottobre 2013

Sergio Stanzani, l'ultimo dei profeti disarmati


E' scomparso, pochi giorni fa, a 90 anni, Sergio Stanzani, uno dei fondatori del primo (quello di Mario Pannunzio, al quale siamo legati da profonda comunione ideale) e del secondo Partito Radicale (quello pannelliano, del quale riconosciamo il grande valore politico, ma solo sino al 1999).
Conobbi Stanzani personalmente nel 2007, ad un Congresso Radicale a Padova, al quale ero presente come corrispondente del quotidiano L'Opinione.
Non potevo dire che sprizzasse simpatia da tutti i pori, ma, chiacchierando con lui, scorsi profonda lucidità e lungimiranza politica. Inoltre non potevo dimenticare quando, nel 1995, assieme ad altri dirigenti radicali, presso il Teatro Flaiano di Roma, Stanzani avesse esposto il suo corpo, completamente nudo, per denunciare il silenzio dei media relativamente ai referendum radicali di allora.
Nudità è verita - come ricordano oggi le nuove eroine di Femen - e questo antico militante liberale duro e puro era lì, allora, a settant'anni, a dimostrarcelo.
E' anche per questo che lo citai in un articolo del 20 dicembre 2008 (a proposito del saggio "I profeti disarmati" scritto dalla professoressa Mirella Serri), che desidero qui di seguito ripubblicare.

Perché la cultura e la storia dei liberali duri e puri, ovvero dei libertari "profeti disarmati" e dei "pazzi melanconici" non sia dimenticata.

L.B.

"I profeti disarmati": l'ultimo saggio di Mirella Serri

di Luca Bagatin



Antifascisti contro “antifascisti”.
Liberali e democratici contro fascisti rossi o comunisti.
Profeti disarmati contro i “redenti”, ovvero i convertiti al sistema parlamentare democratico manovrati da Josef Stalin.
Questa la cosiddetta “guerra delle due sinistre” che la professoressa Mirella Serri ci racconta nel suo “I profeti disarmati” (edizioni “Il Corbaccio”).
Guerra culturale e politica “combattuta” - per così dire – fra il 1945 ed il 1948: da una parte il fronte liberale e democratico di Mario Pannunzio (ma anche di Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Ernesto Rossi, Luigi Einaudi) e del suo “Risorgimento Liberale”; dall'altra il fronte social-stalinian-comunista di Palmiro Togliatti e della sua “L'Unità”.
Una guerra senza esclusione di colpi che purtroppo ebbe i suoi morti in casa democratica e liberale  sin dai tempi della Guerra di Spagna: squadracce comuniste agli ordini di Stalin spedite a massacrare anarchici e repubblicani; squadracce comuniste nel primo dopoguerra in spedizione punitiva contro esponenti liberali, democristiani, qualunquisti, socialisti e rispettive sedi. Interi Comuni in mano al Partito Comunista (Caulonia fra questi, che venne chiamata "Repubblica Rossa") in preda all'espropriazione ed alle violenze contro chiunque non la pensasse come i “rossi” con falce e martello.
Violenze di cui è piena la nostra Storia, passati sotto silenzio e denunciati solamente dal piccolo quotidiano liberale di Mario Pannunzio testé citato.
Eventi minimizzati da “L'Unità” di allora, che chiamava i liberali con gli appellativi: “fascisti” e “uomini senza qualità”.
Mentre invece proprio quei liberali, fascisti non lo furono mai. Chi fu fascista furono invece numerosissimi esponenti del PCI di allora ed i nomi sono tutti riportati nel saggio di Mirella Serri con tanto di accurata documentazione.
Così come la professoressa Serri documenta il “caso Audisio”, ovvero il caso del famoso comandante partigiano comunista Walter Audisio e dei benefici che egli ottiene dal fascismo.
Un libro che restituisce dignità al liberalismo italiano ed alla sua stampa di cui Mario Pannunzio fu interprete prima con “Risorgimento Liberale” e poi, nel 1949, con “Il Mondo”. Ed egli fu anche espressione del “nuovo liberalismo”.
Proveniente dalla file del Partito Liberale Italiano, Pannunzio, ne esaltava le caratteristiche progressiste, in contrasto con i privilegi e gli interessi costituiti dell'alta finanza e dell'alta borghesia. Al punto che lo stesso Pannunzio coniò questa definizione: “Essere liberali significa essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx”.
Ciò peraltro mi ricorda la definizione che mi diede Sergio Stanzani, già deputato Radicale e fra i fondatori del primo Partito Radicale, nel 1955, con Ernesto Rossi e Pannunzio stesso, quanto lo intervistai nell'ambito del VI Congresso di Radicali Italiani l'anno scorso a Padova, quando mi disse che i liberali sono gli unici socialisti possibili proprio in quanto le libertà sono alla base della società e dei suoi bisogni.
“Guerra delle due sinistre”, così la definizione di Mirella Serri.
Meglio forse sarebbe definirla “guerra fra liberali e conservatori”. Ovvero fra i sostenitori dello Stato laico e garante delle libertà individuali, civili ed economiche ed i sostenitori dello Stato etico, comunista, fascista o clericale che sia e che fosse.
Sarebbe ora di ricordare che quel Palmiro Togliatti presente purtroppo ancora nella toponomastica della nostra povera Italia, fu amico del dittatore Stalin e seguì sempre le sue direttive; votò in favore dell'articolo 7 della Costituzione assieme alla DC per l'inserimento dei fascisti Patti Lateranensi che sancirono la religione cattolica come la religione di Stato e fu fiero oppositore di tutti i laici, liberali e democratici presenti nella cultura e nell'arco parlamentare italiano.
La professoressa Mirella Serri ce lo ricorda egregiamente con questo illuminante saggio con tanto di foto in copertina di Luigi Einaudi, Ernesto Rossi, Mario Pannunzio e Gaetano Salvemini: i profeti disarmati le cui idee hanno trionfato in tutte le democrazie occidentali, salvo nella nostra.
Purtroppo.



Sergio Stanzani, a sinistra, fra i militanti della Lista Pannella il 21 novembre 1995, nudo, al Teatro Flaiano di Roma alla manifestazione di denuncia contro il silenzio dei media relativamente ai referendum radicali
(foto di Stefano Montesi)



21 febbraio 2013

Elezioni del 24 e 25 febbraio 2013: l'appello all'EX VOTO di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it (sposando così l'appello del Partito dell'Amore)


L'immagine è tratta dal sito (amico) del Partito dell'Amore

Mancano pochi giorni, ore, minuti, all'esercizio mediatico e mediocre di massa: il voto elettorale.
Un esercizio a proposito del quale, il celebre scrittore ed umorista ottocentesco Mark Twain, affermava: "Se le elezioni cambiassero qualcosa non ce le lascerebbero fare".
Ecco, beh, diciamo che noi alle elezioni, in tempi non sospetti, credevamo. Credevamo e militavamo e, per molti versi, militiamo anche oggi.
Ma non ci stracciamo più le vesti per nessuno.
La vicenda che ha visto coinvolto Oscar Giannino è triste, ma lo è ancor più a causa del "fuoco amico tafazziano" presente in FARE per Fermare il Declino.
A proposito di questo, proprio ieri, scrivemmo un'email indirizzata alla Segreteria nazionale del movimento stesso, ad Oscar Giannino ed alla Segreteria di FARE del Friuli.
Riportiamo, qui di seguito, il testo:

Buongiorno a tutti,

relativamente alla decisione presa dal candidato Premier di FARE, Oscar Giannino, mi sento di esprimere, brevemente, quanto segue.
La vicenda è spiacevole, in sé, ma non tanto per quel "master" che è sfuggito a Giannino nell'intervista che ben tutti conosciamo ed abbiamo ascoltato. Quanto per l'uscita del prof. Zingales, il quale, a pochi giorni dal voto, poteva risparmiarsela, onde evitare di danneggiare non tanto o solo Giannino, quanto piuttosto l'intero movimento FARE ed i suoi militanti.
Questa storia del "master", in sé, diciamocela, non è poi così grave. Possiamo intenderla come una parola sfuggita a Giannino ? Oppure come un lapsus ? Oppure come una innocente menzogna ?
Ci sta tutto, ma, per favore, non prendiamola così sul serio perché ciò significa e significherebbe vanificare il lavoro svolto da luglio ad oggi, oltre che dai fondatori del movimento, anche dei militanti di FARE sparsi per l'Italia.
Ora, posso esprimere solo la mia opinione personale, in qualità di collaboratore di testate giornalistiche, osservatore, studioso, scrittore, blogger e simpatizzante di FARE (oltre che militante per qualche giorno): se Oscar Giannino rinuncerà al suo seggio, non ha alcun senso votare.
E non ha senso andare a votare, perché significherebbe dare ragione ai Tafazzi che, a pochi giorni dal voto, hanno danneggiato FARE. E significherebbe peraltro e pergiunta avvalorare questo sistema corrotto e partitocratico.
In questo senso: O GIANNINO IN PARLAMENTO O NIENTE.
Con viva cordialità,

Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


Per completezza, riportiamo anche la pur laconica risposta:

Salve,

grazie per il sostegno morale.
Se voi elettori ce ne darete la possibilità faremo del nostro meglio per portare a buon fine Il nostro programma.

Le auguro buona giornata.

Team Fermare il declino

Ora, al di là delle cose che dice o millanta dadaisticamente Oscar Giannino, la mia personale stima nei suoi confronti non viene né verrà meno.
In un mondo ed in un'Italia marcia - anche nel privato di ciascuno, oltre che nel pubblico (aspetto che non va affatto sottovalutato, tutt'altro) - e dunque in una politica che segue il suo putrido corso, queste facezie gianniniane, fanno quantomeno sorridere.
Oscar Giannino è e rimane persona competente in campo economico e sociale, anche da autodidatta (in effetti personalmente non avevo mai sentito di titoli a lui attribuiti o auto-attribuiti). Autodidatta come chi scrive, peraltro, aspetto rivendicato con orgoglio in un Paese ove tutti hanno la laurea ma nessuno conosce né la Storia, né la politica e/o altri aspetti dello scibile umano.
Detto ciò, è notizia di ieri, Giannino ha dichiarato che, se eletto, rinuncierà al seggio parlamentare.
Ha fatto bene ? Ha fatto male ? Non sta a me dirlo e/o giudicare tale decisione.
La decisione di questo blog è, di conseguenza, EX VOTO, in accordo - peraltro -  con l'invito del Partito dell'Amore, guidato dall'amico Mauro Biuzzi, che intervistammo solo quache giorno fa.
EX VOTO, ovvero obiezione di coscienza al voto, in quanto, se proprio dovevamo votare, lo avremmo fatto per mandare Oscar Giannino - e non altri, magari cravattoni - in Parlamento. Di cravattoni non abbiamo bisogno. Di lucidi folli di cultura pannunziana e pazzi melanconici - per citare Gaetano Salvemini - sì, invece.

EX VOTO dunque perché:

Ci rifiutamo di avvalorare questo sistema partitocratico ed autoreferenziale, delle leggi elettorali incostitizuonali, con sbarramenti, con liste elettorali bloccate.

Ci rifiutiamo di avvalorare una politica-spettacolo mediatica e mediocre, che ha fatto strage dei valori repubblicani e risorgimentali sui quali fu fondata la Repubblica Romana del 1849 (e non già la Repubblica Partitocratica e Cattocomunista del 1948, nella quale non ci riconosciamo).

Ci rifiutiamo di prendere parte all'indecoroso spettacolo eversivo che danno, da oltre un anno, Berlusconi-Bersani-Monti, con l'avallo dei media, tutti pronti a dare la parola a loro e solo a loro, in primis.

Ci rifiutiamo di dare l'avallo a chi ha mal governato l'Italia negli ultimi vent'anni, dando vita al Partito Unico Pd-PdL, oggi con il concorso montian-casinista.

Auspichiamo una Repubblica fondata su valori di Democrazia Laica, Libertarismo, Liberalsocialismo, Liberalismo, Amore Universale e senza distinzioni.

Auspichiamo un sistema elettorale coerente, con il ritorno delle preferenze: o maggioritario purissimo, ove il primo partito governa, senza compromessi, oppure proporzionale purissimo, senza sbarramenti.

Auspichiamo l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, con funzioni di governo ed al di fuori del sistema dei partiti.

Auspichiamo la liberazione del mercato del lavoro (senza oppressioni stataliste-classiste-bancarie), che è diretta emanazione delle lotte di liberazione sessuale e sociale degli Anni '60 e '70, delle Generazioni Beatnik, Hippie e Cyberpunk, pur nelle loro diversità e peculiarità.

Auspichiamo la liberazione civile del nostro Paese: una legge per legalizzare droghe e non droghe; introduca il matrimonio omosessuale; introduca il diritto all'eutanasia ed al suicidio assistito, in pieno accordo con il rispetto della volontà della singola persona umana.

Auspichiamo tutto ciò e, forse, molto altro.
In tutto ciò, chi scrive, ha proposto la sua candidatura come consigliere comunale al Partito Liberale Italiano, come indipendente, per le elezioni amministrative di Roma del 26 e 27 maggio. Con quattro punti concreti e senza fronzoli: recupero del verde pubblico; riduzione della spesa pubblica improduttiva; costituzione dei Parchi dell'Amore; lotta alla corruzione ad ogni livello.
Crediamo ancora nel valore civico, in particolare in aree metropolitane come quella di Roma, ove peraltro fu costituita la già citata Repubblica Romana, il 9 febbraio 1849.
Non crediamo più nei partiti - in particolare quelli storici riteniamo debbano diventare delle Fondazioni culturali - ma a livello locale, piccole realtà ideali, possono ancora emergere dalla cloaca dell'indistinzione mediatica.

Detto ciò, buon EX VOTO a tutti.

Luca Bagatin


Tratto da www.partitodellamore.it/attivita/index.html#interviste
- 21 febbraio - s. Eleonora
La nostra campagna dell'Ex Voto.


  Il blogger Luca Bagatin, dopo l’incidente di percorso di Oscar Giannino che lo priva di un riferimento parlamentare, ha deciso di sostenere la ns campagna Ex Voto da un punto di vista certamente repubblicano e che, come tale, non possiamo che apprezzare.
   Ha addirittura pubblicato il ns quadro programmatico qui a sinistra.
  
   Anche lui festeggia con Moana, con il PdA e con gli italiani che non vogliono più dare a nessuno la propria delega in bianco, una scommessa che abbiamo già vinto!




9 febbraio 2011

Mazzini, Saffi, Garibaldi, Ernesto Rossi, Eluana: i paladini ed i profeti disarmati della nostra Italia laica



Questo 9 febbraio si commemora il 162esimo esimo anniversario della Repubblica Romana (1849) che vide protagonisti Mazzini, Garibaldi, Aurelio Saffi, Gofferdo Mameli e molti altri rivoluzionari repubblicani e patrioti che, per cinque mesi, riuscirono a costituire nello Stato pontificio una piccola repubblica democratica estromettendo il Papa dai suoi poteri temporali. Una repubblica la cui Costituzione rispecchiò in linea generale la Costituzione degli Stati Uniti d'America (che risentì negli anni successivi di un forte influsso mazziniano, oltre che chiaramente essere imprtontata ai valori massonici di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà) e di quella italiana attuale.
Il 9 febbraio di 44 anni fa moriva poi un grande ed encomiabile "ribelle" del liberalsocialismo: Ernesto Rossi. Un "democratico ribelle" come passò poi alla storia. Una storia ingrata che spesso dimentica questa fondamentale figura del Partito d'Azione, dell'antifascismo, dell'anticomunismo, dell'anticlericalismo e del socialismo liberale italiano.
Ernesto Rossi fu uomo politico in prima linea nella denuncia delle angherie del regime corporativo fascista (segnaliamo il celebre "Il manganello e l'aspersorio"). Dopo la caduta del regime mussoliniano e l'avvento di quello democristiano, fu fervente anticlericale denunciando l'ingerenza del Vaticano nella politica e nella cultura italiana (si ricordino le mitiche "Pagine anticlericali").  La sua arguta e brillante penna contribuì alla fondazione del settimanale laico e liberale "Il Mondo" diretto da Mario Pannunzio (in cui collaborò poi tutta la "créme" liberalsocialista e repubblicana del dopoguerra da Gaetano Salvemini a Ugo La Malfa passando per Vittorio De Caprariis, Bendetto Croce, Einaudi e financo un giovanissimo Marco Pannella) nel quale non mancavano mai le sue inchieste sul malaffare politico e finanziario del nostro Belpaese denunciando in particolare l'oligarchia della grande industria e dell’alta finanza che nel nostro Paese ha prosperato con l’aiuto dell’intervento pubblico, secondo la consueta «comoda politica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite».
Come non ricordare anche che, il 9 febbraio del 2009, moriva a Udine Eluana Englaro,
il cui spirito è stato liberato da un corpo reso vegetale ed il cui nome rimarrà per sempre legato alla battaglia di civiltà sul fine vita.
Questi in nostri paladini e profeti disarmati - per usare un'espressione della professoressa Mirella Serri - della nostra Italia laica, democratica pienamente solo quando sarà pienamente liberale.
L'Italia dei doveri civici e dei diritti civili ed individuali. Della libertà di amare e gestire il proprio corpo, indipendentemente da qualsiasi elucubrazione para-religiosa o preuso-religiosa e, ad ogni modo, antiumanitaria, antispirituale.

Luca Bagatin



5 marzo 2010

5 marzo 1910: nasceva il liberale Mario Pannunzio


Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi

Oggi, 5 marzo 2010, ricorre il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, il giornalista liberale che fondò - fra gli anni '40 e gli anni '60 - "Risorgimento Liberale" ed "Il Mondo".
Testate anticonformista, anticomuniste, antifasciste ed anticlericali che raccolsero l'intellighenzia laica, liberaldemocratica e liberalsocialista di quegli anni: da Gaetano Salvemini ad Ernesto Rossi; da Benedetto Croce a Luigi Einaudi; da Ugo La Malfa a Nicolò Carandini, passando per intellettuali liberi del calibro di George Orwell, Thomas Mann ed Ennio Flaiano.
Esperienza editoriali, politico-culturali uniche nel loro genere che - per la prima volta - teorizzarono la nascita di una Terza Forza politica liberale capace di contrastare le "chiese" comunista e clericale.
Questo blog - che dalla sua nascita si rifà politicamente al pensiero di Mario Pannunzio e che lo ha anche ricordato più volte - non può che, in collaborazione anche con il Centro Pannunzio di Torino, continuare a ricordarlo ed a portarne avanti i propositi di emancipazione individuale contro il conformismo, le ruberie, i dogmi, i pregiudizi, i potentati ed i monopoli.
Alla ricerca di una Terza Forza. Da costruire e rilanciare.

Luca Bagatin



14 settembre 2009

Il luogo naturale dei mazziniani oggi



Condivido pienamente l'analisi di Arechi su "La Voce Repubblicana" del 9 settembre scorso, relativamente all'articolo di Sandro Bonella sull'ultimo numero del periodico dell'Associazione Mazziniana Italiana "L'Azione Mazziniana".
Quanto scritto da Arechi è esattamente ciò che pensai io stesso leggendo il pezzo di Bonella. Un pezzo che non condivisi, appunto, nelle sue conclusioni.
Bonella fa benissimo a richiamarsi, così come tutti noi laici, liberaldemocratici, liberalsocialisti e repubblicani facciamo da anni, all'esperienza di Terza Forza vagheggiata da Mario Pannunzio negli anni '50 e '60. Ovvero ad una forza politica comune, liberale, libertaria, anticomunista, antifascista ed anticlericale. Nè di destra nè di sinistra, ma semplicemente "più avanzata".
Però la riflessione di Bonella scade veramente quando - come rilevato da Arechi, appunto - scrive: "il luogo naturale di impegno politico per la nostra tradizione culturale (ovvero quella mazziniana n.d.r.) è il Partito Democratico".
Il Pd, a parer mio - e non lo sostengo certo da oggi - è, sin dalla sua fondazione, un'anomalia tutta italiana.
Un mostro politico che ha messo insieme le culture più conservatrici, moraliste e reazionarie del nostro Paese: quella comunista e quella catto-dossettian-democristiana.
Le culture del "buonismo" e del "volemosebbene", per così dire, ovvero della "solidarietà pelosa", elargita dai "salotti buoni" amici della grande impresa (e non certo delle piccole o medie industrie, dei commercianti, degli artigiani, dei precari...).
Forze dell'anti-emancipazione: femminile, sessuale, individuale, economica. Forze che cercarono dagli anni '70 agli anni '90 di minare ed indebolire subdolamente i governi di pentapartito, quelli del giusto equilibrio fra laici e cattolici. I governi che, nel bene o nel male, assicurarono all'Italia un futuro quanto più possibilmente democratico e meno pauperistico.
Tangentopoli, ovvero la Falsa Rivoluzione giustizialista, non accadde insomma certo a caso. Una rivoluzione che colpì taluni (i partiti democratici) ma non talaltri (postcomunisti e sinistra Dc).
Ora, tanto per motivi politici, quanto per culture di riferimento, mi chiedo che cosa abbiamo noi mazziniani a spartire con codesti signori che lo stesso elettorato italiano ha quasi sempre punito inesorabilmente.
In seconda battuta - e qui lo affermo anche per esperienza diretta - non mi risulta che il Partito Democratico italiano sia avezzo a dialogare con noi laici, liberali, liberalsocialisti e repubblicani.
Mi viene in mente ad esempio il povero Ignazio Marino, ingiustamente vilipeso all'indomani della sua candidatura a Segretario del Pd !
Personalmente penso dunque che, come dice Bonella, il nostro linguaggio possa anche essere quello della cultura, ma anche quello della lotta politica a tutto campo contro la conservazione.
Una conservazione che oggi non occupa più necessariamente il posto della "destra", ma che si camuffa sotto sigle "democratiche" e/o "sinistrate".
E' per questo che ritengo che il luogo naturale di impegno politico per i mazziniani sia o al di fuori degli attuali schieramenti o, più proficuamente nel Partito Repubblicano Italiano, alleato all'attuale maggioranza di governo, che negli ultimi sedici anni è stata l'unica che ha recepito quante più istanze repubblicane possibili.


vecchi e giovani repubblicani.....


Luca Bagatin



12 agosto 2009

Per una scuola libera dalla Religione (di Stato)


La sentenza del TAR del Lazio, che esclude l'insegnamento della religione cattolica dalla valutazione sul profilo scolastico degli studenti, è una sentenza degna di un Paese civile.
L'Italia da un quindicennio conosce scarsissimi squarci di civilità. Quando giungono: ben vengano, visto che ci fanno ricordare che viviamo in Europa e nell'Occidente democratico (ovvero non in una teocrazia).
E così sia, miei cari parrucconi: la religione cattolica a scuola è materia di serie B.
Non vi sta bene ?
Vogliamo allora far notare che gli insegnanti di Religione sono pagati dalla Stato, ma scelti dalla Curia ?
Vogliamo far notare come la Religione cattolica sia materia gravemente "di parte" in una scuola pubblica che si pretenderebbe essere laica ?
Vogliamo farlo notare alla Ministra Gelmini che pur stimiamo quando si tratta di ridurre gli sprechi, che sarebbe bene ridurli anche e proprio in quel settore/materia scolastica ? (altro che fare ricorso !!!!).
Ovvero, se uno vuole conoscere qualche cosa della Religione cattolica vada pure a catechismo. Ci siamo andati anche noi, da bambini, infondo.
Ma la scuola rimanga luogo di cultura libera (e di culto libero), per favore.
E gli insegnanti di Religione li paghino pure i preti nelle loro parrocchie.
Dateci pure degli anticlericali borghesi, d'antan, vieti, vietati e così via.
Ne andiamo fieri proprio in quanto non solo amiamo il concetto del Sacro, ma finanche la libera Spiritualità, che spesso stanno alla base del Libero Pensiero di bruniana memoria (di quel Giordano Bruno che tentò invano di spiegare alla Chiesa i suoi grossolani errori, anche spirituali, e che per questo finì al rogo).
Aborriamo l'ateismo proprio perché gli atei sono come i clericali: sbandierano Dio e la Religione a loro esclusivo uso e consumo.
Ed invece, sommessamente ma con una certa forza, vogliamo sostenere la laica e liberale abolizione dell'ora di Religione, sostituendola con la ben più utile ora di Storia delle Religioni. Magari anche Storia delle Religioni dalle Antiche Civiltà ai nostri giorni: un vero excursus approfondito nel solco del Sacro.
E si lascino anche nelle Chiese quei tanto vilipesi crocifissi ! Non li si esponga in luoghi nei quali, francamente, non c'entrano nulla (così come un cane non si è mai visto in una Chiesa) !
E allora, fra corsi e ricorsi di ministri e politici impazziti alla ricerca della benedizione taleban-vaticana, fra laici e laicisti, sanamente laici e laici malati come noi (malati d'amore per il Sacro, non certo per il Potere Temporale e Secolare, lo ribadiamo)......ricordiamoci ora e sempre della massima che Toqueville ispirò al conte di Cavour: "Libera Chiesa in Libero Stato".
Il XX Settembre è vicino. Ed anche Papa Paolo VI soleva ricordare che la liberazione dal potere temporale dei Papi fu un bene per l'Italia.
Non rimane, oggi, che liberare l'Italia dai politici (del Pd e del PdL) soggetti a certe nefaste influenze che vorremmo - sommessamente - definire "insanamente clericali ed ancor più illiberali".


Luca Bagatin



1 agosto 2009

Giù le mani dalla Giovine Italia !



In questi giorni La Voce Repubblicana e l'amico Enzo Cardone hanno sollevato la questione relativa alla denominazione che intende assumere il movimento giovanile del PdL: "Giovane Italia".
"Giovane", o, meglio "Giovine Italia" fu il nome che il nostro Giuseppe Mazzini diede al movimento insurrezionale, di stampo carbonaro, che mirava durante il Risorgimento a rendere l'Italia una Repubblica sovrana ed indipendente dal giogo austriaco, francese, papalino e borbonico.
Ora, che cosa c'entri il PdL con tutto ciò proprio non si capisce.
Ma andiamo a monte, ovvero allorquanto l'On. Stefania Craxi decise di fondare l'Associzione Giovane Italia, braccio politico della Fondazione Craxi, a sua volta braccio culturale di Forza Italia.
Che confusione !
Figuriamoci che nel 2000 Stefania Craxi rispose di suo pugno (inviandomi una missiva direttamente a casa) ad una mia lettera nella quale le facevo i complimenti per l'iniziativa di mettere in piedi una Fondazione intitolata a suo padre, grande socialista liberale ingiustamente vilipeso. Una Fondazione, ovvero un "luogo di dibattito culturale" e non già un "luogo politico" ad uso e consumo di qualcuno.
Stefania Craxi, anche a dispetto di ciò che mi scrisse, agì diversamente e si fece eleggere finanche in Parlamento.
Ma che cosa c'entra la "Giovine Italia" con il partito di Berlusconi ? Nulla.
Se diversamente l'operazione di Stefania Craxi prima e dei giovani del PdL poi, fosse quella di riconoscere i meriti dell'azione mazziniana, tanto varrebbe che costoro si iscrivessero al PRI.
Diversamente trattasi di un'operazione simile a quella dei cattocomunisti che in questi anni sull'Unità si mettono a pubblicare Salvemini o a tirare per la giacca Mario Pannunzio, in prossimità del centenario della sua nascita.
Operazioni furbesche e mistificatorie, visto che Salvemini e Pannunzio combatterono con ferocia il cattocomunismo e furono i primi a denunciarne la pericolosità ed incapacità politica.
Personalmente, purtuttavia, ritengo che i giovani del PdL manchino semplicemente di originalità nella scelta della loro denominazione. E mi chiedo anche se conoscano davvero l'opera politica e culturale di Mazzini.
E allora varrebbe la pena che facessero come i giovani di Alleanza Nazionale qui da noi, a Pordenone, in cui continuano orgogliosamente a chiamarsi Azione Giovani come prima e a tenersi la loro bella fiamma tricolore quale simbolo.
Quanto al PdL, in sé, mi si permetta una breve riflessione.
Trattasi di un partito di transizione, che esisterà sin tanto che esisterà Silvio Berlusconi.
Senza radici e senza una vera linea politica, è partito a noi tutti utile per governare oggi l'Italia in assenza di un'opposizione credibile visto che il Pd ed i suoi alleati non possono ritenersi credibili per governare il nostro Paese, né oggi né in futuro.
Il PdL è partito che con il tempo andrebbe trasformato e finanche spaccato al fine di ridisegnare un nuovo bipolarismo di cui questo Paese ha bisogno.
Da una parte i Liberaldemocratici e dall'altra i Conservatori.
Il dopo-Berlusconi è dietro l'angolo: diamoci da fare anche noi.

Luca Bagatin



10 aprile 2009

Pannunzio e la sua eredità: un saggio di Pier Franco Quaglieni


Sono passati 60 anni da quel 19 febbraio 1949, data di inizio della pubblicazione del settimanale liberale “Il Mondo”, creatura cogitata e diretta da Mario Pannunzio, già direttore di “Risorgimento Liberale”: il giornale dissidente che più e meglio di ogni altro denunciò le angherie di fascisti prima e di comunisti poi.
Il Centro Pannunzio di Torino, fondato da Arrigo Olivetti ed altri collaboratori di Pannunzio, nel 1968, è oggi l'unico vero ed autentico erede e custode della cultura pannunziana. Questo sarebbe bene dirlo e sottolinearlo per chi non ne fosse a conoscenza ed anche a chi parla di Mario Pannunzio a sproposito, attribuendosene la tradizione.
E così, a 60 anni dalla storica data di fondazione de “Il Mondo”, il prof. Pier Franco Quaglieni -    attuale Presidente del Centro Pannunzio - ci regala un raro testo sull'argomento.
Il suo “Liberali puri e duri – Pannunzio e la sua eredità”, edito da Genesi, è una vera e propria antologia di ricordi senza peli sulla lingua e di scritti di autorevoli giornalisti, scrittori ed autori vari che a “Il Mondo” collaborarono.
Il libro del prof. Quaglieni, amico e discepolo – per così dire – di Pannunzio, traccia un quadro limpido e cristallino del giornalista liberale lucchese, delle sue battaglie e del suo spirito autenticamente schietto e progressista. Il tutto con la prefazione del deputato europeo già eletto con il Partito Repubblicano Italiano ed oggi con Il PdL: Jas Gawronski.
Quaglieni restituisce nuova luce a questa tradizione culturale e politica di liberali puri e duri  (come la definì il repubblicano Francesco Compagna) appunto.
Liberali duri e puri che certo non sono stati i precursori del Partito Radicale di Marco Pannella, come spiega lo stesso Quaglieni: in quanto il Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici fondato dagli “Amici de Il Mondo” era ben altra cosa. Così come la tradizione di Pannunzio e dei pannunziani si rifaceva in toto a Benedetto Croce e non già a certo “azionismo” vicino agli ambienti giacobini e comunisti e, per finire, il prof. Quaglieni sfata il mito secondo il quale il quotidiano “La Repubblica” sia l'erede de “Il Mondo”, così come lo sia lo stesso direttore storico Eugenio Scalfari. Quaglieni ricorda quest'ultimo come giovane frequentatore del gruppo dei liberali pannunziani, ma poco dopo amico dei comunisti al punto che lo stesso Pannunzio – prima di morire – diede disposizione ad un amico di vietare a Scalfari di partecipare al suo funerale.
Da sottolineare come molti autorevoli collaboratori de “Il Mondo” avessero infatti scelto, negli anni successivi, di collaborare con il quotidiano “Il Giornale”, con una linea non a caso distante da quella de “La Repubblica”.
Mario Pannunzio ed i suoi liberali puri e duri erano infatti intransigentemente e laicamente antifascisti ed anticomunisti allo stesso tempo e per questo erano invisi al Partito Comunista ed ai suoi accoliti e da loro definiti, con spregio, “visi pallidi”.
Eppur fu questa tradizione, che va da Salvemini ad Ernesto Rossi, passando per Nicolò Carandini, Aldo Garosci, Leo Valiani, Giovanni Spadolini, Ugo La Malfa, Vittorio De Caprariis e molti altri, che combattè contro i monopoli, la speculazione edilizia, l'influenza del dogma ecclesiastico nelle leggi dello Stato, i privilegi delle corporazioni ed i Poteri Forti.
Battaglie difficili e combattute da un'esigua minoranza di intellettuali. Una minoranza purtuttavia consapevole della situazione dell'Italia di allora, che non è poi diversa da quella di oggi (con la differenza che oggi gli intellettuali e la cultura politica scarseggiano praticamente in ogni dove).
Ed ecco che il saggio del prof. Quaglieni, oltre a ripercorrere le tappe della vita giornalistica, politica e culturale di Mario Pannunzio, è una vera e propria antologia di figure di liberali che segnarono la vita stessa del giornale “Il Mondo”: da Benedetto Croce – padre nobile del Partito Liberale Italiano – ed ancora Carlo Antoni, Vittorio De Caprariis, Rosario Romeo, Ennio Flaiano, Nicolò Carandini, Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Spadolini e molti altri grandi nomi che fecero  - ciascuno nel suo specifico campo – dell'Italia un Paese migliore (oggi, francamente, facciamo assai fatica a scorgerne dello stesso calibro. Quelli che ci sono, per la maggior parte, sono emigrati all'estero. E non li biasimiamo).
Nella seconda parte del libro di Quaglieni, troviamo una serie di articoli di amici di Pannunzio che lo ricordano. Degni di nota gli interventi di Indro Montanelli che lo elogia sottolineando anche le grandi differenze fra loro due (fra cui il fatto che Montanelli fu fiero fascista, mente Pannunzio non lo fu mai).
Il volume è impreziosito da moltissime foto d'epoca che ricordano quella stagione e da foto recenti con coloro i quali in questi anni hanno ricevuto il premio intitolato a Mario Pannunzio (fra questi lo stesso Montanelli, Giorgio Forattini, Sergio Romano, Antonio Ricci e molti altri).
Degne di nota anche le simpatiche vignette satiriche di Mino Maccari, di Amerigo Bartoli e dell'immancabile Forattini (assolutamente caustica quella in cui è ritratto Pannunzio che “fa la carità” a Eugenio Scalfari).
Da segnalare il lungo articolo di Tiziana Conti ed Anna Ricotti dal titolo “Il Centro Pannunzio: quarant'anni fuori dai cori” che ripercorrono la storia del Centro, con la sua cultura saldamente liberaldemocratica e le sue iniziative presenti e future.
Questo è decisamente l'anno di Mario Pannunzio e delle sue “creature”.
Dal saggio di Massimo Tedori, a quello della professoressa Mirella Serri ed oggi a quello di Pier Franco Quaglieni, abbiamo la possibilità di leggere ed approfondire una figura assai vilipesa dall'egemonia culturale – proveniente dalle file marxiste e cattoliche - imposta all'Italia dal dopoguerra ad oggi.
E' ora di ricordare la migliore tradizione liberaldemocratica, che è anche quella che ha permesso al nostro Paese di rimanere ancorato all'Occidente democratico e di resistere alle tentazioni clericali provenienti dal Vaticano (per mezzo dei partiti laici più vicini alla cultura pannunziana come il PLI, il PRI ed il PSI di Craxi che riprese il concetto di “socialismo liberale”).
Se oggi ciò sarà ancora possibile lo sarà anche grazie a tutti coloro i quali avranno il coraggio di continuare questa tradizione di libertà oltre la destra e la sinistra.

Luca Bagatin



4 ottobre 2008

InnocenZi e colpevoli




Giulia Innocenzi, da buona riminese, è una ragazza determinata.
Lo è certamente anche da buona radicale impegnata nell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di cura e della ricerca scientifica.
Domenica scorsa su Radio Radicale ho ascoltato l'intervista fatta a Giulia dall'ottimo e senza peli sulla lingua Lanfranco Palazzolo, ripresa anche su La Voce Repubblicana di qualche giorno fa, ove ella illustrava proprio l'ultima battaglia che la vede impegnata nella corsa alle primarie per la segreteria dei giovani di quel partito che si definisce Democratico (con la D maiuscola, peraltro...sic !).
In effetti, il partito di Veltroni e già di Romano Prodi, ha dimostrato ampiamente quanta "democrazia" vi sia al suo interno con le primarie per la segreteria nazionale: imposto Veltroni, ecco Walterone Nazionale Segretario e leader indiscusso.
Pare che ciò stia accadando anche fra i giovani e questo spiace davvero, visto che proprio loro dovrebbero essere i grandi portatori di aria nuova al di fuori ed al di là dell'aria stantia che si respira fra i loro Generalissimi ex Dc ed ex Pci.
Esattamente come nel Pd, alla cui segreteria si volle escludere deliberatamente chiunque non facesse parte delle conventicole cattocomuniste (vedi Marco Pannella, non a caso), i giovani "democratici" inseriscono nel loro manifesto fondativo al capitolo dal titolo "Per una nuova cultura politica", una frase inequivocabile: I giovani democratici sono ‘"Una generazione che non ha mai votato null’altro prima che Ulivo e poi Partito democratico o che non ha mai votato nessun partito".
Giulia ne risulterebbe quindi esclusa o, forse, dovrebbe dichiarare il falso rinnegando la sua appartenenza radicale ed il suo voto ai radicali espresso in questi anni.
Inconcepibile ! O, meglio "democratico" nel senso cattocom del termine.
Innocenzi, insomma, contro i colpevoli: giovani correntisti diessini e margheritini, così come lo furono nelle primarie veltroniane i loro adulti alter ego.
Colpevoli di voler imporre i loro dirigenti alla faccia della democrazia e della libertà e anche alla faccia della Costituzuone repubblicana.
Ce lo ricorda proprio Giulia Innocenzi: "Questa è una palese violazione dell’articolo 48 della Costituzione, che prevede la segretezza del voto, e dell’articolo 16 che prevede la libertà di associazione".
Altro che dichiarare di aver votato in precedenza Ulivo, Unione, Pd o nessun partito !!!!
Concludendo, la determinata e financo molto carina Giulia, ha fegato da vendere e per questo simpatizziamo per lei a tutto tondo.
Si candida provocatoriamente alla segreteria di un partito che si autoproclama democratico, proprio per renderlo democratico nel solco della tradizione radicale, e prima ancora azionista e repubblicana nell'idea del Partito della Democrazia (contro i Togliatti, i Dossetti, i Romor ecc...).
Spiace tuttavia ritenere che il suo sia tempo un tantino perso, proprio in quanto le tradizioni e le culture politiche che sono alla base del Pd veltroniano, sono esattamente l'opposto di quella tradizione autenticamente democratica, antifascista, anticomunista, anticlericale, repubblicana e liberalsocialista dei Salvenimi, degli Ernesto Rossi, degli Ugo La Malfa e dei Luigi Einaudi.
Giulia Innocenzi, ad ogni modo, può essere di forte stimolo per un vero rinnovamento democratico nella cultura politica giovanile e non. Ovvero per un nuovo Risorgimento Liberale di cui si sente estremo bisogno da un quindicennio a questa parte.

Luca Bagatin



7 luglio 2008

"Libro Aperto", Rivista di Cultura Liberaldemocratica



Ringrazio pubblicamente la Redazione della rivista di Cultura Liberaldemocratica "Libro Aperto" (www.liberoaperto.it) ed il suo direttore Antonio Patuelli, per avermi in questi giorni contattato ed inviato una copia saggio della loro pubblicazione trimestrale.
Ho così avuto la possibilità di scoprire questo raffinato prodotto editoriale fondato dallo storico Segretario del Partito Liberale Italiano, On. Giovanni Malagodi.
La mia non è una tradizione liberale e crociana, bensì mazziniana, repubblicana e liberalsocialista che culturalmente si rifà all'esperienza del Partito d'Azione e del primo Partito Radicale di Mario Pannunzio.
Purtuttavia riconosco alla tradizione Liberale, da Cavour ai giorni nostri, il grande merito di aver contribuito all'Unità d'Italia ed essere riuscita, nel corso dell'800 e del '900 ad arginare le derive clericali da Pio IX alla Democrazia Cristiana di Fanfani e Andreotti.
Riconosco così tanti meriti alla tradizione del piccolo Partito Liberale, che l'ho anche convintamente votato e sostenuto alle ultime elezioni politiche (non avendo trovato sulla scheda l'Edera repubblicana) e lo rifarei financo domani stesso.
La tradizione Liberaldemocratica nel nostro Paese è da sempre minoritaria (salvo negli anni '60, ai tempi del PLI al 7%), purtuttavia è l'unica tradizione antidogmatica e non ideologica presente nel panorama europeo ed occidentale.
Una tradizione interclassista (e che aborrisce da sempre l'assurda e violenta "lotta di classe") che coniuga libertà economiche a diritti individuali. Che pone l'individuo al di sopra dello Stato e che mira a valorizzarne la sua intrinseca potenzialità, identità e creatività.
E così, ecco che le nuove pubblicazioni di "Libero Aperto" ridanno lustro a questa cultura politica, permettendo così ai liberali, ai repubblicani ed ai liberalsocialisti vecchi e nuovi, di trovare un "luogo non-luogo" ove discutere ed approfondire tematiche altrimenti scarsamente trattate.
Così come avviene, in casa socialista, con l'ottima rivista "Critica Sociale" e con "Mondoperaio" che, anni fa, mi pubblicò anche un mio lungo articolo nel quale riprendevo in mano il sogno di Salvemini e di Pannunzio, ovvero la nascita di una Terza Forza Liberaldemocratica e Liberalsocialista, antagonista a questa sinistra a questa destra figlie dell'incultura massificante e massmediatica che mette assieme il tifo da stadio al sotterfugio.
Senza solide radici storiche e culturali non vi è alcun presente né tantomeno alcun futuro.
La Lega, il Pd, il Pdl, sono tutti contenitori destinati a scomparire o a modificarsi.
I Liberali, i Repubblicani ed i Liberalsocialisti sono invece ancora lì. Spesso ancora con il loro simbolo e la loro identità.
Un giornale, una rivista, una pubblicazione, sono le uniche risorse pragmatiche ed utili al fine di tenere legati i fili di una tradizione che affonda le radici nel Risorgimento, passando per l'antifascismo libertario ed anticomunista e proseguendo nell'europeismo e nell'occidentalismo atlantico, che hanno reso l'Italia un po' meno medievale.
Invito pertanto tutti i lettori ad abbonarsi a "Libro Aperto": 4 numeri all'anno più i supplementi (ottimi DVD sulla storia del Liberalismo e dei maggiori esponenti Liberali), nonché la possibilità di ricevere al costo di soli 10 euro quali rimborso spese, l'introvabile volume "I Liberali da Cavour a Malagodi" a cura dell'On. Patuelli.
L'abbonamento ordinario è di 32 euro annuali con diverse modalità di pagamento:

- sul c/c postale n. 62006366 intestato a FONDAZIONE LIBRO APERTO - Via Corrado Ricci, 29 - 48100 Ravenna

-
sul c/c bancario n. CC0780010704 intestato a FONDAZIONE LIBRO APERTO - Via Corrado Ricci, 29 - 48100 Ravenna presso l'Agenzia 1 della Cassa di Risparmio di Ravenna (codice IBAN IT70 Z062 7013 178C C078 0010 704)

- mediante assegno di c/c bancario intestato a FONDAZIONE LIBRO APERTO - Via Corrado Ricci, 29 - 48100 Ravenna

Un piccolo gesto che può riempire la vostra estate e la vostra mente, allontanandovi dalla banalità di certa "informazione".


Giovanni Malagodi e Ugo La Malfa, due grandi leader Liberaldemocratici italiani


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini