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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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22 aprile 2014

"SOGNO". Poesia by Luca Bagatin

Poesia serale.
Poesia notturna.
Poesia che si posa laddove una rosa
fiorisce sull'urna.
Nell'urna riposa
qualcosa di antico.
Di antico e passato
e per sempre finito.
Ed io son rapito
dal sogno di te.
E ciò che un tempo era amaro,
dolce ora è.



15 marzo 2014

Alice

Alice, classe 1977, due anni più di me, blogger.

Non so bene come le nostre vite si incrociarono, ormai dieci anni fa, sulle pagine dei nostri rispettivi blog.

Non so bene perché, a distanza di tanto tempo, mi sia tornato alla mente uno scritto, un post che mi dedicò.

Non dico che l'avevo dimenticato, ma si era sedimentato dentro di me, fra le brutture di quest'esistenza.

E' uno scritto che, a distanza di tanto tempo, mi dà forza.

E non riesco a credere che una donna l'abbia scritto per me e che una donna si chieda, alla fine, se io sia vero oppure no.


Luca

E' inutile che strabuzzi gli occhi, e ti accarezzi la barba come a capire che succede... Succede poco, o insomma, succede che sei come una lama. E che certi giorni, certe notti... ma è più bello quello che non si dice. Giusto? Sei un pò come un cavaliere, senza macchia e senza paura (come mi hai scritto tu). Gli uomini che catturano il mio interesse sono pochi. O meglio nulli. Banali, ripetitivi, volgari e maleodoranti. Epperò.. tu, mi sembri l'opposto.

Infatti. Infatti.. che ci fai tra i miei pensieri all'alba di un pomeriggio melenso, tra te alla cannella e pasticcini al cioccolato? Che vuoi da me quando, mentre sto per dormire... ti vedo sai? Aggrappato al balcone, con un fazzoletto in mano...

Mi piace il tuo cervello. Ecco, tu non sei un uomo. Sei un'essenza velata di cose, ideali, sogni e lotte. Tutto ciò per cui io vivo e ansimo.

Ma sei vero?   


Alice, 1 dicembre 2004



26 agosto 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna Selvaggia". Monologo by Baglu

Lo so, forse a Lei non dovrei più pensare.

Dovrei capire più cose sulla "Donna Selvaggia" e sul perché le donne ingenue preferiscono l'uomo predatore.

Io predatore non lo sono mai stato, così come non sono mai stato preda. Sentimentalmente parlando almeno.

Degli eventi forse sì ed anche delle eventualità. 

Eventualmente pensavo che...no, non pensavo. O, meglio, ho pensato di aprirmi a nuove possibilità, per poi subito, scoraggiato dagli eventi, richiudermi alle medesime.

Pensieri e parole. Da scrivere e da meditare.

Le donne della mia vita mi dicono che sono "esagerato". Una sola o forse due, mi ha definito "appassionato".

Appassionato mi piace. Esagerato no, anche perché dà quella connotazione negativa che limita. O, meglio, che delimita.

Non capisco perché questa necessità di molte donne di "delimitare". Parlo ovviamente dei miei rapporti con alcune di loro.

Oh, beh, ma la mia è pura curiosità sociologica. Non mi lascio più trascinare dalle correnti da almeno...forse tre anni ?

Da due anni sono seduto su questa panchina. Non aspetto. Osservo.

Talvolta prendo appunti, raccolgo materiale, semmai la cosa fosse utile a me e/o a qualcun altro.

Mi pongo molte domande, ma non saprei rispondere a nessuna. Eppure sono così bravo nel dare consigli agli altri ed a risolvere i loro problemi. Forse perché quelli altrui sono più semplici. Ma non tutti lo sono ed allora mi chiedo perché...perché c'è chi si rifiuta di aprire il suo cuore a me, che tanto vorrei accoglierlo ?

Non credo riuscirò più ad innamorarmi. Dico per davvero. Per finta è più facile. Innamorarsi per finta è forse la cosa che accade nella maggior parte dei rapporti. Rapporti fatti di "prede" e "predatori", in una spirale senza fine della quale non mi è mai piaciuto far parte.

Non credo né alla capacità di essere predatori né a quella di essere prede. Credo alla spontaneità appassionata dei rapporti e dei nonrapporti. Anche sessuali.

Credo all'assurdità degli stessi ed agli approcci lontani, preduti. A quelli che non ti aspetti.

Perché, allorquando aspetti qualche cosa, ecco che allora le aspettative sono disattese. Personalmente ho aspettato o, meglio, mi sono aspettato molte cose dalla e nella vita. Non ho mai ottenuto nulla, però mi sono sempre inventato tutto. E, almeno un po', ho fatto sorridere, talvolta, forse, sognare.

Ma se la vita dev'essere come un lavorìo continuo di invenzioni, di scorribande, di illusioni, di di di...di altro, allora si giunge ad un punto in cui ci si chiede: perché ? O, meglio, per chi ?

Per Lei.

Ormai senza nome, senza volto, senza.

Ma al profumo di lavanda.



1 gennaio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Mi ricordo Capodanno": monologo by Baglu



Mi ricordo due anni fa e anche tre anni fa.
Mi ricordo che passai il Capodanno con Lei, nel 2009, anche con un mio amico di vecchia data e poi nel 2010, con Lei ed i suoi parenti. Ad Ardea.
Persone squisitissime che sì, mi mancano. Allora forse ero un po' solitario. Infondo solitario sono sempre stato. Forse fra tutta quella gente mi sentivo inadeguato, però stavo bene. E mi mancano.
Mi manca la nostra gita a Salerno, nel gennaio 2011. Tutte quelle luci, quei colori e poi anche i friarielli. E la camicia che Lei mi regalò. E le bistecche che erano dolci e Lei sosteneva che vi avevano versato dello zucchero per sbaglio, mentre io le trovavo molto gustose, anche se ce lo avessero versato. Mi viene da sorridere, se ci penso.
Lei mi chiamava "tontolone" e mi abbracciava. Poi ci baciavamo.
Che cosa resta di tutto questo ? Il ricordo, un bellissimo ricordo. Un ricordo che mi fa rimpiangere anche le nostre litigate, che a volte erano anche cruente, ma alla fine passavano. E ci amavamo come prima.
Amare, che parola grossa, avrebbe detto Lei. Forse la amavo e la amo solo io, chissà...
Non lo so.
So che è assurdo trovarmi su questa panchina a mezzanotte di Capodanno a ricordare ed a piangere come uno scemo.
Mi ricordo le sue extension e quanto si faceva bella, ogni volta che ci vedevamo, anche se Lei non ha mai avuto bisogno di farsi bella, perché bella lo è sempre stata.
Anche se ha sempre pensato che le dicessi una bugia. Ahahahah, che scemotta !
Ma che mi rido ! Che c'è da ridere ? Oggi c'è poco da ridere in effetti.
Oggi, quando la cerco, al telefono, quasi sempre non la trovo. Vabè, non mi va di pensarci.
La vita è già difficile così.
Mi ricordo, mi ricordo il libro che mi regalò e la dedica che mi fece, che mi fa ancora sciogliere quando la leggo. Poche persone, come Lei, sono riuscite ad azzeccare libro e dedica. E poi i cioccolatini. I cioccolatini di Natale. E anche un'altra cosa. Le sigarette alla menta. Fumate assieme, con e per puro piacere sensoriale.
Oggi le chiederei di sposarmi. Forse anche senza pensarci troppo. E anche di andare a Berlino, partenza immediata.
E poi mi ricordo "nostro nipote" D.. Quant'era bello e quanto è cresciuto ! Adoravo giocare con lui e Lei diceva anche che sarei stato un ottimo padre, anche se io non ci ho mai creduto. Ma se oggi ci ripenso mi commuovo e mi commuovevo anche allora.
Odio i sentimenti. Vorrei esserne privo. Non mi ricordo chi mi ha detto che è tutta una questione chimica, di molecole, che sarebbe sufficiente modificare le molecole e..."puf", spariti i sentimenti. Ecco sopraggiungere una beata freddezza e insensibilità.
Vorrei essere insensibile. Forse troverei tutto molto più accettabile.
Forse non sarei qui a scrivere o a parlare, magari me la godrei anche.
Non lo so.
Ma forse non la penso nemmeno così.
E allora mi torna alla mente quella canzone, quando Gino ha perso il posto. Estate del '60, c'è il governo Tambroni, ci sono dei disordini a Reggio Emilia, cinque o sei cittadini uccisi dalla polizia e Gino era triste. Trova una bella ragazza e se ne vanno in Sicilia, in un piccolo villaggio nel cuore del Mediterraneo. Il sole, l'amore, lo iodio, il corpo... Quando tornerà a Milano, alla fine del mese, avrà in tasca a malapena gli spiccioli per il filobus, ma anche un foglietto sul quale ha scarabocchiato alcune note, queste:



21 dicembre 2011

"La mia vita è un Caos Calmo: Natale 2011" monologo by Baglu



Non lo so perché, ma io questo Natale non riesco a sentirlo, non riesco a percepirlo come lo percepivo, ad esempio, da bambino.
Vabè, è normale, ma mi accontenterei di percepirlo almeno come lo precepivo sino all'anno scorso.
Non lo so perché. Sarà che quest'anno non ha fatto ancora abbastanza freddo.
Sono qui, su questa panchina, da solo, ad osservare ciò che mi circonda.
Da anni non riesco a guardare i telegiornali. In particolare la cronaca nera. Però, anche da questa panchina,  giungono comunque le notizie. E poi leggo regolarmente i giornali e l'occhio cade anche laddove non vorrebbe.
Come si fa a morire a sedici anni ricevendo un pugno da un tuo amico ? Come si fa ad obbligare la propria figlia sedicenne ad andare regolarmente del ginecologo per controllare la sua illibatezza ?
Come si fa a dare fuoco a campi nomadi ove vi sono, fra l'altro, anche dei bambini ? Come si fa a sparare contro dei venditori ambulanti solo perché hanno il colore della pelle diverso ?
Io non lo so e mi chiedo sempre come mai i centri di igiene mentale non siano sovraffollati. Mi chiedo quanti siano i malati di mente che affollano le nostre strade e magari, proprio in questi giorni, sono a caccia degli ultimi regali natalizi.
Ma sono davvero malati di mente, costoro, oppure dei veri assassini a piede libero ? Ce ne sono tanti, lo so. Ed io perché mi dispero, io che sto qui, su questa panchina a leggere e a guardare la gente che passa ?
Molti di costoro, di questi assassini, hanno persino dei figli, sì.
Ad una ragazzina di Trento i suoi genitori volevano che abortisse, mentre lei non voleva. Alla fine lei lo ha fatto.
Ci sono altri deficienti che si chiedono come mai delle ragazze, a sedici anni, non si ribellano ai loro genitori. Preferisco non rispondere ad una questione sin troppo ovvia.
Oggi ho visto un bambino con i suoi genitori. Mi sorrideva, mentre io me ne stavo qui a leggere. I suoi genitori gli hanno detto qualcosa, guardandomi in malo modo. Una cosa tipo: "Non dare confidenza agli estranei". Mah, vabè.
Poi i suoi genitori si sono distratti un attimo e lui è venuto verso di me è mi ha chiesto: "Ma tu ci credi a Babbo Natale ?". Io ho distolto lo sguardo dal giornale e l'ho osservato, sorridendo, ma un po' imbarazzato.
"Sì, io ci credo", gli ho risposto.
"No, perché il mio babbo e la mia mamma mi dicono che non devo credere a queste cavolate, ma io ci vorrei credere. E' che loro pensano che altrimenti crescerei deficiente".
"Ah ecco, giusta teoria...", gli faccio io stupito pensando a quando da bambino, a casa mia, arrivavano i doni di San Nicolò, Santa Lucia, Babbo Natale e la Befana. Piccoli doni, niente di che, ma che alimentavano la mia fantasia di bambino, appunto.
"Ma tu hai detto che Babbo Natale esiste...e sei anche uno grande...".
"Grande e non deficiente, pergiunta ! Sì, ecco, vedi, io sono diventato così grande proprio perché credo a Babbo Natale. Sai, nella mia famiglia non siamo mai stati ricchi, però non ci è mai mancato lo spazio per un minimo di fantasia. Per esempio: lo vedi quell'albero laggiù ? Non ti sembra una specie di fata verde ?"
"Sì, è vero...e quell'altro un orco e quel cespuglio un elfo..."
.
"Ecco, lo vedi ? A me, pensa, la maestra strappava i disegni perché disegnavo Babbo Natale che volava. Ma io sapevo che Babbo Natale volava, con le sue renne !"
.
"E' vero ! Ma che maestra avevi !".
"Eh, una come i tuoi genitori. Una che non lasciava la porta del suo cuore aperta all'immaginazione, che è parte della nostra vita. Tu, che cosa vorresti per Natale ?".
"Vorrei che i miei genitori facessero pace. Litigano sempre, mio babbo è sempre fuori per lavoro e la mamma è nervosa e se la prende con me".
"Ecco, vedi, fra poco è Natale e magari Babbo Natale andrà a parlare con i tuoi genitori e cercherà di farli far pace".
"Dici davvero, signor.... ?".
"Baglu, mi chiamo Baglu. Sì, certo, ciao piccolo".

"Ciao, Baglu !"
Prima di Natale fermerò quei due signori, marito e moglie, che mi guardano sempre in cagnesco e che passano sempre davanti alla mia panchina. Parlerò con loro e cercherò di trovare una soluzione. Lo devo a quel bambino, che mi ricorda tanto me da piccolo e tutti quei bambini che hanno il diritto di sognare e di costruirsi un'avvenire migliore di quello al quale questo triste mondo li ha destinati.
Se i genitori parlassero più spesso ai loro figli, forse, crescerebbero molto più sani caratterialmente.
Pensiamo di dare tutto ai figli regalando loro la prima Barbie, il primo robot, la Playstation, i primi trucchi, lo scooter a quindici anni, la patente a diciotto... Ma in realtà non sappiamo niente di loro, non li aiutiamo a sognare, a costruire una loro personale interiorità.
A volte si impara di più stando su una panchina, ricordando quell'estate alla Festa del Mare di Torvaianica: Lei ed io e delle buonissime crepes al cioccolato.


18 gennaio 2010

"Prendimi l'anima": un film sulla storia d'amore fra Sabina Spielrein e Carl Gustav Jung



Che cos'è l'anima, che cos'è la psiche ?
Può l'anima nei suoi risvolti più profondi, spirituali ed interiori, essere in profonda comunicazione con la psiche ?
Che cos'è l'amore ?
Amore e Psiche, gli eterni amanti descritti da Apuleio e raffigurati dal Canova in un'allegoria che racchiude profondissimi significati mistici e psicologici.
Sono queste immagini, queste figure, che mi sono affiorate alla mente allorquando ho rivisto il bellissimo e drammatico film di Roberto Faenza: "Prendimi l'anima".
Un film del 2002 che ricorda la profonda e tormentata storia d'amore fra lo psichiatra Carl Gustav Jung ed una sua paziente, l'ebrea russa Sabina Spielrein, poi diventata a sua volta celebre psicoanalista.
Una storia che venne alla luce proprio di recente, anche per mezzo dello studio delle conversazioni epistolari fra il padre della psicanalisi Sigmund Freud ed il suo allievo Jung.
Sabina Spielrein, fragile donna che nel 1904 fu ricoverata - a soli vent'anni - in una clinica nei pressi di Zurigo in quanto gravemente malata di isteria. Probabilmente in quanto maltrattata dal padre.
Qui la accoglierà amorevolmente uno Jung alle prime armi, dedito a sperimentare per la prima volta i metodi di Freud.
Metodi diametralmente opposti rispetto a quelli coercitivi in voga all'epoca fatti di docce fredde e camicie di forza.
Il metodo freudiano - che sarà poi alla base di quello junghiano - si fonderà infatti sul dialogo franco ed aperto fra paziente e medico e sulla libera associazione delle parole (mai come in questo film sono stati messi in evidenza, sul grande schermo, i rudimenti di tale metodo).
Sarà proprio la fiducia della Spielrein nei confronti di Jung a garantirle la piena guarigione. Una guarigione - raffigurata - nel film di Faenza, dalla bellissima scena della Spielrein (interpretata da una magistrale Emilia Fox) che canta e suona "Tumbalalaika", canzone d'amore russa della tradizione ebraica, accompagnata dai sorrisi e dagli applausi di tutti i malati psichici della clinica. E da uno Jung che si farà coinvolgere nella danza, con l'evidente disapprovazione di tutti gli altri psichiatri, che già allora lo consideravano un tipo bizzarro.
"Non ci può essere cura senza amore", afferma Jung nel film stesso, che ricorda una delle sue celebri massime: "Dove l'amore impera, non c'è desiderio di potere, e dove il potere predomina, manca l'amore. L'uno è l'ombra dell'altro".
Sarà così che, dopo la guarigione, Jung continuerà a frequentare la donna, incoraggiata da lui stesso ad intraprendere studi in medicina. E sarà così che i due si innamoreranno perdutamente l'uno dell'altra in un'unione perfetta e simbiotica, erotica e passionale.
Jung donerà alla Spielrein, dunque, una pietra, rammentandole che gli uomini primitivi erano soliti credere che l'anima umana fosse contenuta in essa. Egli l'aveva così allegoricamente resa "custode della sua anima".
Carl Gustav Jung è purtuttavia sempre un uomo sposato e si vedrà costretto ad interrompere bruscamente il rapporto con la Spielrein, che nel frattempo si laureerà e sposerà successivamente il medico russo Pavel Scheftel che le darà due bambine.
E' così che la Spielrein tornerà nella sua Russia, a Mosca, ove fonderà un asilo per bambini: l'Asilo Bianco.
Jung, comunque, non la dimenticherà al punto che continuerà a sognarla e saranno proprio i suoi sogni premonitori (ricordiamo che lui stesso si occuperà in diverse occasioni della sua vita di questo particolare fenomeno della psiche, così come dei cosiddetti "fenomeni occulti" di cui si era già occupato nella sua tesi di laurea) a segnalargli i momenti di pericolo corsi dalla donna. Che saranno purtroppo molti.
Nell'Asilo Bianco la Spielrein avrà modo di sperimentare nuovi metodi educativi improntati allo sviluppo della creatività e della massima libertà dei bambini, insegnando loro anche primi rudimenti di educazione sessuale.
E' davvero commovente la scena in cui la Spielrein riesce a far sorridere un bambino chiuso in sé stesso e profondamente triste, distraendolo con un simpatico scimpanzè. Quel bambino è Ivan Ionov, tutt'ora vivente ed ultra ottantenne che non dimenticherà mai quanto fatto dalla psicoterapeuta per lui.
A Mosca, Sabina, aderirà anche al nascente bolscevismo, ma dovrà presto ricredersi nel momento in cui la repressione stalinista le imporrà con la forza di chiudere l'Asilo e metterà all'indice i suoi metodi educativi, considerati contrari alla morale comunista.
E' così che, morto il marito nelle cosiddette "purghe staliniane", la donna tornerà nella sua natia Rostov per tentare di fondare un asilo clandestino, ma i nazisti che stavano avanzando in Unione Sovietica la prenderanno e la trucidetanno assieme alle figlie ed a centinaia di altri ebrei in una sinagoga.
Il film di Faenza è strutturato su due livelli: da una parte la storia di Sabina Spielrein, della sua storia con Jung e della sua carriera di psicoterapeuta infantile e dall'altra quello di due giovani studiosi, Marie e Fraser, che, ai nostri giorni, a Mosca, tenteranno di ricostruire la storia di questa incredibile donna.
Una donna, la Spielrein, che influenzò profondamente l'opera di Jung e finanche di Freud, come documentato dai rapporti epistolari che ebbero i tre.
Nel suo diario personale, ella volle appuntare che avrebbe desiderato - una volta morta - che la sua testa andasse a Jung al fine di sezionarla e di studiarla, mentre il suo corpo avrebbe voluto fosse cremato affinché le sue ceneri fossero sparse ai piedi di una quercia con una semplice lapide con sopra scritto: "Anch'io sono stata un essere umano".
"Prendimi l'anima" è dunque un'opera unica nel suo genere, che parla di anima e di amore a partire da due storie autentiche: quella di un fine studioso dell'inconscio come Jung e quella di un ex malata di mente poi brillante psicanalista.
Un rapporto eterno: anima e amore, destinato ad affascinare e ad entrare sempre e comunque nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

Luca Bagatin




3 aprile 2009

GRAN LOGGIA 2009: Costruttori di Sogni possibili. Rimini, Palacongressi: dal 3 al 5 aprile 2009



Costruire, plasmare, trasformare.....
Dall'Albero della Conoscenza alle Piramidi egizie.....
 dalle Cattedrali gotiche alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.....
I sogni possibili sono il frutto dell'Evoluzione.
Dello Spirito

by Balgu



18 marzo 2009

DIMENSIONE ONIRICA: cortometraggio by Luca Bagatin



Ogni notte, prima di addormentarmi, da quasi un anno, pratico una particolare forma di meditazione da me completamente ideata. Mi serve per conciliare il sonno, ma soprattutto per mantenermi mentalmente creativo.
Sono sotto le coperte, sdraiato, la mente completamente libera dai pensieri. Ricettiva, vuota.
Respiro profondamente, mi rilasso.
Inizio ad immaginare, ogni notte, la stessa scena: mi trovo in una stazione ferroviaria.
Inizio ad immaginare gli stessi personaggi. Solitamente personaggi di serial televisivi che mi sono sostanzialmente simpatici (ma con nomi e ruoli completamente diversi da quelli del serial).
La scena iniziale è sempre la stessa: io scendo da un treno ed incontro Amanda......
Poi le situazioni prendono vita.....senza che la mia mente intervenga consapevolmente. Entro in una sorta di dimensione onirica
L'altra notte.....
Bacio profondamente Amanda Newton...........
“Oh, Roger, come mi sei mancato !”
“Anche tu, bambina”
Amanda si trasforma in Mey........ Non so chi sia Mey, in realtà, né perché si chiami così (lei non fa parte – evidentemente – dei personaggi che fanno parte del “cast” canonico). Ma so che la ragazza che ora ho di fronte a me è Mey.
Indossa un maglione a collo alto che dà sul verde ed un giubbino jeans blu. Oh....che bei capelli neri ! Adoro quella frangetta ! I capelli dietro sono raccolti....ma non del tutto. Con la mano sinistra se li accarezza.....
Mi guarda con simpatia. Ha dei lineamenti perfetti (che mento perfetto !). I suoi occhi sembrano assenti..... Il suo sguardo triste.....
Vorrei baciarla sulle guance. Mi sembra di assaporare il suo profumo.
Mi parla: “Mr. Thornhill......?”
“Sì, Roger Thornhill, in persona !”
Ride. Sorride.
“Lei non è scappato dal g.d.r., vero ?”
La guardo un po' sorpreso. Non so che cosa voglia dire.
Le prendo le mani nelle mie. Voglio baciarla.
Scompare.
Al suo posto di nuovo Amanda.
Scandiamo i gradini del sottopassaggio. Nel sottopassaggio incontriamo la mia ex moglie, Christina, assieme all'amica Betty.
“Ciao Chris !”
“Sei il solito stronzo ipocrita, Roger !”
Betty sorride, imbarazzata. Amanda sorride a 32 denti, da oca.
Mi sento improvvisamente triste. Poi inizio a correre e a salire i gradini per ritrovarmi sul primo binario.
“Ehy, ciao Daniel !” (Daniel è il direttore di una nota rivista di moda)
“Ciao Roger, come te la passi vecchia volpe ?”
“Benone direi”
Una ragazza armata di coltello a serramanico mi si avventa contro (è Charlie, tutte le notti la stessa scena). Il poliziotto occhialuto la ferma (come al solito ! Charlie non riesce mai ad uccidermi !) e la porta al fresco (mi chiedo dove la porti, in realtà. Dalla stazione non si può uscire....visto che è una proiezione – per quanto onirica – della mia mente. Una notte mi riprometto di seguirli).
Poco dopo incontro Wilhelmina, una snob di colore, direttrice creativa della rivista di moda “Mode”.
“Ciao Wilhy !”
“Ci conosciamo, giovanotto ?”
“No.... Però io so chi sei. Sai, sono uno dei vostri più grossi inserzionisti !”
Wilhelmina mi guarda schifata (sono completamente demodè anche nella mia dimensione onirica, a quanto pare).
“Inserzionista ? Lei ? Di “Mode” ?”
“Sì, l'80% della pubblicità della rivista è da me commissionata. Sono Roger Thornhill. Mi occupo di..... No, non mi occupo, però acquisto. Pagine pubblicitarie di cibo per gatti”
“Mmmm....in effetti mi sono sempre chiesta che cosa c'entrassero tutte quelle pubblicità di cibo per gatti con una rivista di alta moda come la nostra.....”
“Però vi pago bene”
Wilhy scompare.
Nuovamente Mey. Nuovamente i suoi occhi assenti, a tratti sognanti, a tratti tristi.
“Penso che tu sia un buon amico”
“Penso che tu sia bellissima”
“Penso che tu sia un tipo religioso”
“Penso che tu sia più curiosa di me”
Eccola nuovamente scomparsa. O forse no, sono io che mi sono addormentato.
Non so chi sia Mey, né da quale anfratto della mia mente sia sbucata. O, forse, è vero ciò che mi diceva il mio Maestro, Althotas.
Le menti ed i loro pensieri sono tutte connesse da una sottilissima rete. Come un grande web !
Per cui i pensieri altrui possono penetrare nei nostri e.....viceversa.
Chi sei, Mey ?
Perché durante le due volte che ti ho vista ho percepito addosso una sensazione che non provavo da anni ?
Riuscirò a rivederti in quella dimensione onirica ?
Vorrei baciarti........
Fu l'ultimo pensiero prima che mi ritrovassi al manicomio criminale di Baltimora.         
Una certa Charlie di Tucson era stata uccisa con un coltello conficcato nella schiena. Le impronte digitali trovate sul coltello corrispondevano, inequivocabilmente, alle mie.




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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini