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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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19 ottobre 2013

Sergio Stanzani, l'ultimo dei profeti disarmati


E' scomparso, pochi giorni fa, a 90 anni, Sergio Stanzani, uno dei fondatori del primo (quello di Mario Pannunzio, al quale siamo legati da profonda comunione ideale) e del secondo Partito Radicale (quello pannelliano, del quale riconosciamo il grande valore politico, ma solo sino al 1999).
Conobbi Stanzani personalmente nel 2007, ad un Congresso Radicale a Padova, al quale ero presente come corrispondente del quotidiano L'Opinione.
Non potevo dire che sprizzasse simpatia da tutti i pori, ma, chiacchierando con lui, scorsi profonda lucidità e lungimiranza politica. Inoltre non potevo dimenticare quando, nel 1995, assieme ad altri dirigenti radicali, presso il Teatro Flaiano di Roma, Stanzani avesse esposto il suo corpo, completamente nudo, per denunciare il silenzio dei media relativamente ai referendum radicali di allora.
Nudità è verita - come ricordano oggi le nuove eroine di Femen - e questo antico militante liberale duro e puro era lì, allora, a settant'anni, a dimostrarcelo.
E' anche per questo che lo citai in un articolo del 20 dicembre 2008 (a proposito del saggio "I profeti disarmati" scritto dalla professoressa Mirella Serri), che desidero qui di seguito ripubblicare.

Perché la cultura e la storia dei liberali duri e puri, ovvero dei libertari "profeti disarmati" e dei "pazzi melanconici" non sia dimenticata.

L.B.

"I profeti disarmati": l'ultimo saggio di Mirella Serri

di Luca Bagatin



Antifascisti contro “antifascisti”.
Liberali e democratici contro fascisti rossi o comunisti.
Profeti disarmati contro i “redenti”, ovvero i convertiti al sistema parlamentare democratico manovrati da Josef Stalin.
Questa la cosiddetta “guerra delle due sinistre” che la professoressa Mirella Serri ci racconta nel suo “I profeti disarmati” (edizioni “Il Corbaccio”).
Guerra culturale e politica “combattuta” - per così dire – fra il 1945 ed il 1948: da una parte il fronte liberale e democratico di Mario Pannunzio (ma anche di Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Ernesto Rossi, Luigi Einaudi) e del suo “Risorgimento Liberale”; dall'altra il fronte social-stalinian-comunista di Palmiro Togliatti e della sua “L'Unità”.
Una guerra senza esclusione di colpi che purtroppo ebbe i suoi morti in casa democratica e liberale  sin dai tempi della Guerra di Spagna: squadracce comuniste agli ordini di Stalin spedite a massacrare anarchici e repubblicani; squadracce comuniste nel primo dopoguerra in spedizione punitiva contro esponenti liberali, democristiani, qualunquisti, socialisti e rispettive sedi. Interi Comuni in mano al Partito Comunista (Caulonia fra questi, che venne chiamata "Repubblica Rossa") in preda all'espropriazione ed alle violenze contro chiunque non la pensasse come i “rossi” con falce e martello.
Violenze di cui è piena la nostra Storia, passati sotto silenzio e denunciati solamente dal piccolo quotidiano liberale di Mario Pannunzio testé citato.
Eventi minimizzati da “L'Unità” di allora, che chiamava i liberali con gli appellativi: “fascisti” e “uomini senza qualità”.
Mentre invece proprio quei liberali, fascisti non lo furono mai. Chi fu fascista furono invece numerosissimi esponenti del PCI di allora ed i nomi sono tutti riportati nel saggio di Mirella Serri con tanto di accurata documentazione.
Così come la professoressa Serri documenta il “caso Audisio”, ovvero il caso del famoso comandante partigiano comunista Walter Audisio e dei benefici che egli ottiene dal fascismo.
Un libro che restituisce dignità al liberalismo italiano ed alla sua stampa di cui Mario Pannunzio fu interprete prima con “Risorgimento Liberale” e poi, nel 1949, con “Il Mondo”. Ed egli fu anche espressione del “nuovo liberalismo”.
Proveniente dalla file del Partito Liberale Italiano, Pannunzio, ne esaltava le caratteristiche progressiste, in contrasto con i privilegi e gli interessi costituiti dell'alta finanza e dell'alta borghesia. Al punto che lo stesso Pannunzio coniò questa definizione: “Essere liberali significa essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx”.
Ciò peraltro mi ricorda la definizione che mi diede Sergio Stanzani, già deputato Radicale e fra i fondatori del primo Partito Radicale, nel 1955, con Ernesto Rossi e Pannunzio stesso, quanto lo intervistai nell'ambito del VI Congresso di Radicali Italiani l'anno scorso a Padova, quando mi disse che i liberali sono gli unici socialisti possibili proprio in quanto le libertà sono alla base della società e dei suoi bisogni.
“Guerra delle due sinistre”, così la definizione di Mirella Serri.
Meglio forse sarebbe definirla “guerra fra liberali e conservatori”. Ovvero fra i sostenitori dello Stato laico e garante delle libertà individuali, civili ed economiche ed i sostenitori dello Stato etico, comunista, fascista o clericale che sia e che fosse.
Sarebbe ora di ricordare che quel Palmiro Togliatti presente purtroppo ancora nella toponomastica della nostra povera Italia, fu amico del dittatore Stalin e seguì sempre le sue direttive; votò in favore dell'articolo 7 della Costituzione assieme alla DC per l'inserimento dei fascisti Patti Lateranensi che sancirono la religione cattolica come la religione di Stato e fu fiero oppositore di tutti i laici, liberali e democratici presenti nella cultura e nell'arco parlamentare italiano.
La professoressa Mirella Serri ce lo ricorda egregiamente con questo illuminante saggio con tanto di foto in copertina di Luigi Einaudi, Ernesto Rossi, Mario Pannunzio e Gaetano Salvemini: i profeti disarmati le cui idee hanno trionfato in tutte le democrazie occidentali, salvo nella nostra.
Purtroppo.



Sergio Stanzani, a sinistra, fra i militanti della Lista Pannella il 21 novembre 1995, nudo, al Teatro Flaiano di Roma alla manifestazione di denuncia contro il silenzio dei media relativamente ai referendum radicali
(foto di Stefano Montesi)



14 luglio 2013

Una riflessione sulle recenti forme di violenza ed il senso politico-culturale di "Amore e Libertà"




Saranno questioni diverse fra loro, ma personalmente non lo credo più di tanto.

Le minacce sul web contro Mara Carfagna, gli insulti razzisti del leghista Roberto Calderoli (sic !) all'indirizzo del Ministro dell'Integrazione Cécilie Kyenge e l'attentato contro il liceo antiomofobo "Socrate" alla Garbatella, a Roma, mi fanno pensare ad un propagarsi di ingiustificata, sciocca e becera violenza gratuita, ovvero l'esatto opposto di ciò che un Paese ed un Mondo in crisi dovrebbero attendersi.

Da tempo, ritengo che la vera crisi che stiamo vivendo non sia tanto economica, quanto piuttosto di cultura e di personalità.

Nel primo caso l'Italia ha perduto ogni tipo di memoria storica, non conosce il suo passato o, peggio ancora, se ne frega del medesimo.

Nel secondo caso l'italiano medio ha perduto e sta perdendo in stile e personalità e ciò lo spiegavo recentemente anche in un articolo ove parlavo dei modelli televisivi imbarbariti degli ultimi vent'anni, che poi sono i medesimi modelli che ritroviamo in politica e nella società senza idee né prospettive nel suo complesso.

Quando alla fine di maggio ideai il movimento-non movimento "Amore e Libertà" (www.amoreeliberta.blogspot.it), pensai anche e proprio a questa perdita di valori, di sentimenti e di prospettive degli italiani e non solo.

Occorre recuperare assolutamente memoria storica, approfondire chi siamo e da dove veniamo. Solo così possiamo comprendere gli altri ed aprirci al presunto "diverso", che comprenderemo non essere per nulla diverso da noi, ma componente di un Mondo pazzo quanto volete, ma ove c'è posto per tutti.

In secondo luogo occorre riprendere un po' di fiducia ed entusiasmo nelle proprie intrinseche capacità. E' facile invocare l'"uomo forte" in politica, ma la Storia - appunto – ha insegnato che gli "uomini forti" sono sempre stati degli emeriti imbecilli che hanno traghettato il Paese in imprese folli e fallimentari.

E' più difficile, sebbene sia più utile, pensare con la propria testa e pensare che, ciascuno di noi, potrebbe essere la classe dirigente del Paese. Se solo lo desiderasse, se solo lavorasse, studiasse, approfondisse affinché ciò possa essere effettivamente possibile.

Raggiungere un obiettivo costa fatica. I giovani di oggi non vogliono più fare fatica e preferiscono delegare. E lo fanno spesso anche le loro madri e i loro padri. E così, in una spirale senza fine, si è giunti alla crisi di memoria storica e di personalità ed abbiamo dunque permesso che a governarci ed amministrarci fossero incompetenti bramosi di Potere.

Anche questo, e non solo, ciò che vorrei dire attraverso "Amore e Libertà" che, significativamente, ha per icona-simbolo Anita Garibaldi, ovvero l'Eroina dei due Mondi, morta a soli 28 anni per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana del 1849.

Quante eroine e quanti eroi esistono oggi nel nostro Paese ?

Oggi nessuno, ma sta a ciascuno di noi diventare Eroina ed Eroe d'Italia, d'Europa, del Mondo, pena il mantenimento e l'aggravamento della crisi.

Crisi che permette tutt'ora ai governi, all'euro-burocrazia ed al sistema bancario di fare il bello ed il cattivo tempo alle nostre spalle.

Ma chi glielo ha permesso se non noi cittadini inconsapevoli, svogliati e disinteressati ?

Queste le premesse di "Amore e Libertà" che, oltre a ciò, presenta una serie di punti programmatici concreti, che qui desidero riportare per intero:


- vogliamo piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti);

- vogliamo che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente;

- vogliamo che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente;

- vogliamo lottare contro ogni forma di discriminazione, ovvero lottare contro il razzismo, l'omofobia, la massonofobia e l'odio religioso;

- vogliamo l'attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale;

- vogliamo l'istituzione dei parchi dell'amore;

- vogliamo lottare contro la vivisezione, ovvero proponiamo il rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente;

- vogliamo la legalizzazione della prostituzione;

- vogliamo l'introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale;

- vogliamo l'introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”;

      - vogliamo che siano aboliti gli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane.


Punti posti sul tappeto che, ciascuno di voi/noi, può sviluppare, propagandare e/o approfondire a suo piacimento.

Senza professioni di fede, come purtroppo accade nelle chiese, nelle conventicole e nei partiti.


Luca Bagatin (nella foto con Ilona Staller e Ursula Davis)



21 ottobre 2012

Angelica Balabanoff: rivoluzionaria intransigente

Non si sa bene quando sia nata, forse nel 1878, poiché preferiva nascondere la sua età, ciò che si sa di lei è che fu una donna tenace, una rivoluzionaria tutta d'un pezzo, una marxista pura, senza compromessi, dalla fede incrollabile in un socialismo democratico e dal volto umano.
Angelica Balabanoff è figura purtroppo dimenticata, forse volutamente, persino dagli stessi socialisti, i quali non le perdonarono, probabilmente, i suoi screzi con Nenni e con i comunisti, che Angelica aveva conosciuto bene ai tempi della Rivoluzione russa e già allora aveva capito quanto erano simili ai fascisti.
Angelica abbandonò presto gli agi della casa materna e dunque la Russia zarista ed a soli diciannove anni, sul finire del XIX secolo, si trasferirà a Bruxelles, ove si laureerà in lettere e filosofia, divorando letteralmente le opere di Marx ed Engels. Viaggerà moltissimo durante la sua giovinezza: in Svizzera, Germania, ma soprattutto in Italia, ove scoccherà l'amore per il Partito Socialista Italiano ed i suoi esponenti dell'epoca e ad esso si iscriverà.
Il Psi di allora era già percorso dalle lotte intestine fra i riformisti di Turati e della Kuliscioff ed i massimalisti e, ben presto, Angelica Balabanoff, diverrà esponente di spicco di quest'ultima corrente.
Massimalista ed intransigente. Marxista ortodossa, senza compromessi nei confronti della borghesia e della monarchia italiana. Sarà, chi l'avrebbe mai detto, la prima insegnante di socialismo di Benito Mussolini, allora poverissimo, goffo ed incolto.
Dalla Balabanoff Mussolini attingerà tutto quanto gli servirà, per poi voltare le spalle al socialismo massimalista e fondare il fascismo. Il suo tradimento sarà tale che perseguiterà sempre la Balabanoff, nel suo esilio francese, infiltrando spie fasciste nei movimenti socialisti all'estero e, dunque, controllandone sempre l'attività.
E pensare che fu proprio Angelica a volere Mussolini alla direzione dell'antico organo del Psi, L'Avanti!, affiancandolo in un primo tempo.
Ma, ben presto, il volto totalitario dell'ex socialista, si mostrerà per quel che era sempre stato. Al punto che il regime fascista, in un primo tempo apprezzato persino dagli Stati Uniti d'America per mezzo del loro Presidente Franklin Delano Roosvelt (chi l'avrebbe mai detto !) e dalla gran Bretagna di Churchill, sarà il primo a riconoscere la Russia bolscevica di Lenin e Stalin.
Ma, andiamo con ordine.
Angelica Balabanoff, infaticabile rivoluzionaria, oltre a rivitalizzare la corrente massimalista del Psi in Italia, contribuì attivamente alla Rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, sino a raggiungere ruoli dirigenziali nel Partito Comunista Russo, a fianco di Lenin e Trotzky.
L'idillio bolscevico, ad ogni modo, durò sin che durò. Angelica, socialista umanitaria, mal sopportava il nascente totalitarismo comunista, che, anziché emanciparlo, affamava il popolo, riducendolo ad una miseria non dissimile rispetto a quella patita durante l'Impero zarista.
Angelica, dunque, dopo Mussolini, ruppe anche con Lenin e con Trotzky, il quale si renderà purtroppo molto tardi che la deriva totalitaria di Lenin stava spalancando le porte allo stalinismo.
Angelica fu avveduta e, ben presto,fuggendo alla Russia, approderà negli Stati Uniti d'America, accolta dai socialisti statunitensi. Imparerà a sue spese, dopo anni di rinunce e patimenti, oltre che di tradimenti politici, che il socialismo, per vivere, può essere solo e solamente democratico, ovvero anticomunista.
Scriverà dunque le sue memorie, pubblicando "La mia vita da rivoluzionaria", "Ricordi di una socialista" ed "Il Traditore", ove racconterà il vero volto del Duce, querelando peraltro tutti coloro i quali le attribuirono una relazione sentimentale con lui.
Nel primo dopoguerra, una volta tornata nella sua amata Italia, si renderà conto di quanto il Ventennio fascista avesse inculcato nelle masse l'idea dell'"uomo e dell'ideologia forte". Con rammarico si renderà conto di come le masse, anche socialiste, simpatizzeranno per quel Partito Comunista d'Italia che, come Angelica stessa sosteneva, non era "né proletario, né democratico".
Criticata da Pietro Nenni, il quale, anziché cercare di rendere il Psi, autenticamente democratico, finirà per fonderlo con i comunisti nel Fronte Popolare, ad Angelica Balabanoff non rimarrà che aderire al Partito Socialista del Lavoratori Italiani (Psli) di Saragat, dal quale, ad ogni modo, rimarrà comunque delusa.
Angelica auspicava un Psli sì anticomunista, ma anche anticlericale e marxista. Si troverà invece di fronte ad un partito troppo filo governativo, troppo filo democristiano.
Nonostante i suoi inviti a creare un movimento socialdemocratico per l'emancipazione femminile, sarà sostanzialmente snobbata dal Psli, successivamente diventato Psdi. Bollerà dunque Tanassi, Cariglia, Ippolito, Righetti e Nicolazzi, ovvero i dirigenti del Psdi, come "la banda del buco", ovvero corrotti e venduti al Vaticano.
A lei, oltretutto, non interessano affatto né il potere né la scalata al Quirinale di Giuseppe Saragat. Tornerà dunque all'estero fra Svizzera ed Austria e, nel 1959, darà alle stampe "Lenin visto da vicino" e continuando a scrivere poesie.
Morirà ultra ottantenne nel 1965, con sulle labbra le parole: "Mamuska, Mamuska", a ricordo della madre e sarà seppellita nel cimitero acattolico della Piramide, a Roma.
Al suo funerale solo i socialdemocratici del Psdi, molti, probabilmente, presenti ipocritamente.
Angelica Balabanoff è l'esempio della militante intransigente, senza compromessi con il potere. Come forse era raro trovare anche ai tempi nei quali ella stessa visse, con fatica e sacrifici, in nome di un'ideale di emancipazione sociale.

Luca Bagatin



15 settembre 2011

Giuseppe Saragat: da palazzo Barberini alla casa dei moderati



Giuseppe Saragat: uomo politico fondamentale per il socialismo democratico e liberale italiano.
L'uomo di Palazzo Barberini, così passerà alla storia, per aver dato vita alla storica scissione dal Psi di Nenni - allora filo-comunista - nel 1947, avvenuta proprio a Palazzo Barberini.
Da allora fonderà prima il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) che, successivamente, diventerà il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), su posizioni nettamente moderate, anticomuniste e riformiste.
Così lo ricorda Paolo Russo, già Segretario nazionale dei giovani socialdemocratici ed oggi parlamentare del PdL, in un libro intervista con Gerardo Picardo dal titolo "Giuseppe Saragat: da palazzo Barberini alla casa dei moderati" edito da Guida Editore.
Il libro, significativamente dalla copertina rossa, è ricchissimo di citazioni tratte dai discorsi dello statista socialdemocratico ed è impreziosito dalla bellissima introduzione di Antonio Ghirelli, già capo dell'ufficio stampa del Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Paolo Russo, seguendo il filo delle domande dell'intervistatore Picardo, tratteggia la figura del Nostro: torinese di nascita, profondamente colto sotto il profilo politico ed intellettuale, formatosi nella scuola marxista ed engelsiana, ma successivamente primo fra i socialisti a comprendere gli errori e soprattutto gli orrori del comunismo di derivazione marxista.
Da sempre vicino alla classe lavoratrice, Saragat, comprende che il socialismo puù vivere sono nelle libertà, ovvero dalla parte opposta rispetto ai totalitarismi di ogni colore politico.
E' così, come racconta lo stesso Russo, che nel '47 rompe con Nenni ed il Psi di allora, che sta per abbracciare mortalmente il Pci e, dunque, sciogliersi nel Fronte Democratico Popolare, su posizioni staliniste.
E, dunque, la nascita della Socialdemocrazia italiana che, sul filone del liberalsocialismo di Turati e dei fratelli Rosselli con i quali Saragat condivide l'esilio antifascista, ridarà nuova linfa a quel movimento che prevede che non può esistere vera giustizia sociale senza libertà politica ed economica.
Paolo Russo ricorda infatti, oltre all'antifascismo saragattiano, il suo atlantismo, allorquando sottoscriverà, assieme ai De Gasperi, agli Sforza, ai La Malfa ed ai Pacciardi, l'Alleanza Atlantica, ovvero la scelta di campo a favore della democrazia "sotto l'ombrello della NATO". E, come non ricordare la scelta europeista di Saragat, a favore della pace mondiale e della distensione fra il blocco democratico e quello sovietico.
Dunque si giunge all'avvento di Giuseppe Saragat alla Presidenza della Repubblica, nel 1964, a rafforzamento delle istituzioni democratiche e della civile convivenza, contro il nascente terrorismo di estrema destra e sinistra.
Il libro-intervista di Paolo Russo si conclude con una riflessione sul presente.
Russo ritiene attualissimo il pensiero socialdemocratico e saragattiano ed altresì, ritiene che oggi, se molti socialdemocratici, liberali, repubblicani e socialisti, sono confluiti nel PdL o comunque nell'alleanza di centrodestra, ciò lo si debba unicamente al fatto che dall'altra parte - nella sinistra di derivazione comunista - non ci sia nè ci sarà mai posto per il riformismo e per la piena democrazia.

Luca Bagatin



1 settembre 2011

Intervista esclusiva allo Storico della Massoneria Aldo Alessandro Mola firmata da Luca Bagatin

Il prof. Aldo A. Mola in un disegno di Franco Bongiovanni

Il prof. Aldo Alessandro Mola, nato a Cuneo nel 1943, è il maggior storico della Massoneria e del Risorgimento in Italia. Dal 1980 Medaglia d'Oro di benemerito della scuola e della cultura, è direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e della sezione “Urbano Rattazzi” (Alessandria) del Centro “Mario Pannunzio”.

E' stato fondatore del Centro per la Storia della Massoneria e, dalla metà degli anni ’70, collabora con le maggiori Obbedienze massoniche quali il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli ALAM. E' infatti componente del Comitato di Redazione delle riviste “Hiram” e “Officinae”, rispettivamente del GOI e della GLDI.

Autore di numerosissimi saggi storici su Giolitti, Garibaldi, Mazzini, il Partito d'Azione, la Monarchia italiana, Silvio Pellico, Giosue Carducci e, recentemente, ha pubblicato un saggio su Licio Gelli e la P2, nonchè – proprio in questi giorni – stanno andando in libreria i suoi ultimi quattro volumi: “Italia. Un Paese speciale. Storia del Risorgimento e dell'Unità” (Edizioni del Capricorno - Torino).

Oggi abbiamo l'amichevole possibilità di intervistarlo.




Luca Bagatin: Prof. Mola, come nasce il suo interesse per la Massoneria ?

Aldo A. Mola: Nacque nel periodo del liceo e degli studi universitari.

Negli anni 1965/1967 scrissi i miei primi libri sul Partito d'Azione (pubblicati con prefazione di Ferruccio Parri) e sulle figure di Mazzini e Garibaldi e la Storia dell’Amministrazione provinciale di Cuneo (1971). Nel loro corso mi imbattei nelle figure di molti massoni e mi resi conto che in Italia non vi era nessuna pubblicazione che parlasse di storia della Massoneria. Mi adoperai, dunque, per colmare questa lacuna. Presi contatti con il Grande Oriente d'Italia; Lino Salvini, Gran Maestro di allora, e il suo predecessore Giordano Gamberini, letti i lavori da me già pubblicati, mi aprirono gli archivi, che confrontai con i fondi dell’Archivio Centrale dello Stato, studiati con la guida della prof. Paola Carucci, ora Sovrintendente all’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica. Dopo anni di ricerche scrissi la “Storia della Massoneria italiana”, pubblicata nel novembre 1976, che poi ebbe due edizioni aggiornate, nel 1992 e nel 1994, e molte ristampe .


Luca Bagatin: Giordano Gamberini, già Vescovo della Chiesa Gnostica, fu un Gran Maestro lungimirante sotto il profilo iniziatico ed esoterico. Che cosa può dirci di lui ?

Aldo A. Mola: Giordano Gamberini fu il più lungimirante fra tutti i Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia dal 1943 ad oggi, per ben tre motivi: mirò al riconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra; rese nuovamente protagonista la Massoneria grazie al dialogo con la Chiesa cattolica e tutte le altre confessioni; ottenne il riconoscimento pubblico della Massoneria nella vita istituzionale italiana e l’attenuazione dell’ostilità da parte di partiti che tradizionalmente le erano avversi o addirittura nemici. I frutti dei nove anni della sua gran maestranza vennero raccolti durante quella del suo successore, Salvini (a sua volta di grande merito): lo scambio dei garanti d’amicizia con la GLU d’Inghilterra; la lettera del cardinale Seper, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che dichiarò compatibili logge e sacramenti cattolici e la presenza del GOI in iniziative pubbliche.


Luca Bagatin: Lei fu, peraltro, negli anni '80, il fondatore del Centro per la Storia della Massoneria, comprendente studiosi sia massoni sia profani. Ci racconti la sua personale esperienza.

Aldo A. Mola: Con il Gran Maestro Armando Corona, fondai il Centro per la Storia della Massoneria (CeSM) che esiste tutt'ora. Il successore di Corona, Giuliano Di Bernardo tentò di estromettermi per farne uno strumento suo perché del resto concepiva lo stesso Grande Oriente come uno strumento al proprio servizio. Il tempo mi dette ragione. Nel 2008 mi venne proposto un colloquio per superare l’impasse; ma le cose sono come erano e debbono essere: se vogliono essere davvero scientifici, gli studi sono e debbono essere liberi.

A prescindere dall’episodio Di Bernardo, molto più devastante di ogni altro per la storia del Grande Oriente come istituzione iniziatica, ho ottimi rapporti con i massoni del Grande Oriente d’Italia.


Luca Bagatin: Che cosa pensa del Gran Maestro attuale del GOI, l'Avvocato Gustavo Raffi ?

Aldo A. Mola: Ha dovuto e deve affrontare gravi difficoltà. Dopo il disconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (capolavoro di perfidia ai danni della Massoneria italiana: basta andare a rileggerne le motivazioni: addussero persino le mie lettere di direttore del CeSM a storici del Grande Oriente di Francia), il Grande Oriente d’Italia finì in un tunnel, al di fuori dei circuiti massoni internazionali (la GLU da un canto, le Obbedienze in relazioni fraterne con il Grande Oriente di Francia dall'altro). Il GOI puntò molto sulla GL Nazionale Francese la cui vicende non sono edificanti, tanto che, caso unico nella storia delle massoneria dei Paesi occidentali, è stata “commissariata”. In molti casi il GOI risultò sovraesposto sul terreno partitico, con dichiarazioni poco opportune. Infine venne e viene ostentato un anticlericalismo arcaico, di maniera, come se la Chiesa cattolica fosse ancora ferma al Sillabo e al potere temporale d’antan.

Gli osservatori constatano che il Gran Maestro Raffi non ha avviato un dialogo con l'altra Obbedienza massonica legittima e regolare italiana, cioè la Gran Loggia d'Italia, quasi che i suoi affiliati non siano anch’essi Fratelli massoni ! Il Sovrano e Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, Luigi Pruneti, ha pubblicato gli Annali della Gran Loggia d’Italia, 1908-2010: cinquecento pagine di date, fatti, profili biografici, informazioni statistiche. E’ infantile fingere che la realtà non esista.


Luca Bagatin: La Gran Loggia d'Italia, peraltro, a differenza del Grande Oriente d'Italia, inizia anche le donne alla Massoneria. Che cosa pensa dell'Iniziazione femminile ?

Aldo A. Mola: In origine, è vero, le donne furono escluse dall'accettazione. Sappiamo bene, però, che all’origine le Logge britanniche praticavano molte altre forme di esclusione e che, a lungo preclusi in quelle degli USA i neri organizzarono una loro massoneria di colore. Non è mai stata fornita una motivazione chiara dell’esclusione delle femmine dall’accettazione in loggia, né quindi si comprende per quale motivo la Massoneria debba ancora attenersi a tale vincolo. La Massoneria non conosce dogmi; le sue norme possono essere modificate. Le Costituzioni di Anderson sono documento di un’epoca, ma come tutte le leggi umane sono soggette alle decisioni sovrane di quanti le hanno accettate e che, nella loro sovranità di persone libere, possono modificarle. La Massoneria non si fonda su una Rivelazione ma su una Convenzione, su Regole deliberate e condivise sino a quando non se ne decida la modifica.

Il Grande Oriente di Francia, che abolì l’obbligo della formula iniziatica AGDGADU (un passo molto più audace rispetto alla preclusione dell’iniziazione femminile), sino allo scorso anno escluse l’iniziazione delle donne, ma ora la ammette.


Luca Bagatin: Lei è stato fra i pochissimi, assieme allo scrittore Pier Carpi, a “sdoganare” la figura controversa di Licio Gelli e la P2 e lo ha fatto con tanto di prove documentate pubblicate nel suo ultimo saggio, edito dalla Bastogi: “Gelli e la P2 fra cronaca e Storia”.

Che cosa l'ha portata a parlare, senza pregiudizi, di Gelli e della P2 ?

Aldo A. Mola: Ho scritto quel libro perché, a trent'anni di distanza dal falso scandalo P2, non c'è stato un solo convegno scientifico nel quale si sia discusso criticamente che cosa fu la P2, l’uso (e abuso) che se ne fece. Né si parla delle vite spezzate con l’accusa, in sé inconsistente, di “piduismo”: un modo come un’altro per continuare a diffondere il mito del complotto ai danni dello Stato, della democrazia, tutte fiabe che oggi lasciano indifferenti i cittadini.

Il mio libro, peraltro, venne recensito con molto favore dal periodico “Humanisme” del Grande Oriente di Francia, ora è tradotto in romeno con prefazione di Constantin Savoiu, gran maestro della Gran Loggia Nazionale di Romania“1880”, una Obbedienza legittima e regolare, che continua coraggiosamente la tradizione dei massoni fondatori della moderna Romania.

La P2 non fu un'associazione segreta. Non organizzò complotti militari o politici. Lo stabilirono, sentenze passate in giudicato.

Il falso scandalo P2 fu, invece, il preludio a Tangentopoli: esso consistette nella criminalizzazione da parte del Partito Comunista Italiano delle forze politiche e di governo di ispirazione risorgimentale e atlantica. Tale criminalizzazione colpì, infatti, gli aderenti alla P2 che appartenevano a tali forze politiche (repubblicani, socialdemocratici, socialisti, liberali e la componente “occidentale” della Democrazia cristiana, tollerante, dialogante).

I partiti democratici e di governo, dunque, vennero screditati e, con Tangentopoli, negli anni '90, subirono il colpo finale. Da allora furono elevate agli onori quelle forze politiche ed i politici di ispirazione antiliberale e antiatlantica, come i comunisti ed i democristiani di sinistra, oggi componenti del Partito Democratico. La convivenza tra ex comunisti e sinistra democristiana nel partito democratico è una coabitazione basata su ambiguità e baruffe. I primi tentarono di incriminare persino l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga “reo” - così dissero – di non aver mai condannato la P2 e la Massoneria. I cattolici del PD chiesero che venisse formalmente decretata l’incompatibilità tra iscrizione al partito e logge, come già avevano fatto Mussolini e Lenin. Chissà come finirà…


Luca Bagatin: Ma Raffi dice che la Gelli e la P2 stanno alla Massoneria come le Brigate Rosse al Partito comunista….

Aldo A. Mola: Appunto. Il Partito comunista (ex Partito comunista d’Italia, membro della Terza Internazionale di Lenin e Stalin ) ebbe sempre al proprio interno nuclei rivoluzionari. Del pari il Grande Oriente d’Italia ebbe dal 1877 la ”Propaganda Massonica”, una loggia “di élite”, sintesi di un possibile, auspicabile “partito dello Stato” in un Paese nel quale lo Stato rischiò troppe volte di ridursi a zerbino strumento dei partiti.

Così essa venne concepita da Adriano Lemmi e così venne pensata da Gamberini, Lino Salvini e da Licio Gelli, creato Maestro Venerabile della loggia Propaganda Se si legge senza preconcetti il Piano di Rinascita della P2 si deve constatare che esso mirava a consolidare la democrazia e a conciliare i cittadini.


Luca Bagatin: Quale futuro può avere, a suo giudizio, la Massoneria in Italia?

Aldo A. Mola: Per molti aspetti la vera vita della Massoneria in Italia può cominciare ora. Il nostro è un Paese di formazione recente ma ormai è abbastanza solido, Ha retto ai totalitarismi ideologici catto-comunisti e, recentemente, ai borbottii di partiti regionali che addebitano a complotti massonici internazionali la loro incapacità di proporre un discorso filosofico e civile da Terzo Millennio.

La Massoneria ha ottenuto ragione dalla Storia con il riconoscimento dell’Unità come valore da parte della Santa Sede. Perciò ora è libera da quel passato. A cospetto dell’eclissi di partiti e sindacati e mentre le istituzioni attendono interventi restaurativi urgenti, in presenza del tracollo delle Università (parlo delle Facoltà umanistiche), la Massoneria può essere laboratorio di pensiero libero. La maggiori Obbedienze dovrebbero però dare qualche segnale preliminare. Per esempio il riconoscimento della propria storia recente da parte del Grande Oriente (ma qualcuno vanta invece di aver azzerato tutti i grandi maestri da Gamberini a Salvini, da Battelli a Corona) e un incontro pubblico tra le Obbedienze.

Il peggior segnale è invece un’anacronistica adunata a Porta Pia come se a Roma vi fossero ancora Pio IX e il generale Kanzler. In questo modo ci si fa contare e si fa constatare che non si conta nulla. Ma, come dicevano i latini, ognuno è fabbro della propria sorte. Se vuol essere davvero scuola di libertà la Massoneria deve liberarsi dai fantasmi del passato, incluso quello dell’antimassonismo.


Luca Bagatin



27 gennaio 2011

No ai totalitarismi di ogni colore politico e religioso !



Ogni 27 gennaio, da qualche tempo, si commemorano le vittime della barbarie nazifascista. 
E' stata scelta questa data in quanto il 27 gennaio 1945, con l'entrata delle truppe sovietiche ad Auschwitz, si scoprì per la prima volta l'esistenza in Germania di campi di sterminio di massa. E' una triste storia quella dei campi di sterminio di massa. Una storia che ha visto uniti nazisti, fascisti e comunisti: ieri come oggi.
Ieri con i campi di concentramento dislocati in tutto il Terzo Reich per eliminare e disumanizzare: ebrei, dissidenti politici, zingari, omosessuali, massoni, testimoni di geova; ieri con i gulag sovietici che mieterono 80 milioni di vittime in tutta l'Asia ed oggi ancora con le barbarie commesse in Cina, a Cuba, per non parlare della Russia di Putin, quell'"amico" (per qualcuno) Putin con le sue vittime cecene, la Politoskaia, Antonio Russo: i giornalisti uccisi perché denunciavano i suoi crimini di Stato. E vogliamo parlare della Bielorussia di Lukashenko ? O della Libia di Gheddafi ?
No, cari miei. L'orrore nazifascista e marxista leninista che vuole imporre una "società perfetta e senza classi" non è purtroppo terminato nel 1945 o con la fine della Guerra Fredda negli anni '90.
Non possiamo poi dimenticare e certo non vogliamo farlo, in particolare ogni 27 gennaio, le vittime del Potere di Santa Romana Ecclesia perpetrato per tutto il Medioevo sino all'800 per eliminare e "redimere" i cosiddetti "eretici": catari, templari, gnostici, liberi pensatori, scienziati: condannati a torture paragonabili alla ferocia dei nazisti ed il tutto in quanto "eretici", ovvero avevano scelto strade diverse rispetto al dogma ed al monolitismo della Chiesa cattolica che ha sempre imposto le sue astrusità financo contrarie al Verbo di quel Gesù detto il Cristo che afferma di rappresentare per mezzo di un uomo che siede nel trono papale ornato riccamente ed al quale financo il Parlamento italiano dà ascolto !
E dell'Islam fondamentalista ne vogliamo parlare ?
Tutte le religioni e le chiese istituzionalizzate (comprese le ideologie politiche totalitarie come nazismo, fascismo e comunismo che sono delle vere e proprie fedi messianiche) sono foriere di barbarie e di annientamento delle coscienze individuali.
Esse impongono i loro astrusi credi alle masse al fine di soggiogarle e di far loro un vero e proprio lavaggio della mente. Le svuotano dalla loro individualità, le fanno sentire partecipi di gloriosi progetti universali che porteranno il Mondo ad essere migliore ! E il tutto per mantenere saldo il potere dei pochi a danno dell'umanità intera perpetrando violenze, sopraffazioni, indebite ingerenze nelle vite financo private dei cittadini.
Così sono sorte le ideologie messianiche che hanno preso alla lettera il Verbo dei loro profeti e lo hanno strumentalizzato annientando tutti gli eventuali oppositori interni ed esterni.
Nel caso del marxismo, Marx stesso fu il fondatore di una Chiesa antiumanitaria che, come aveva predetto Giuseppe Mazzini nel suo "Discorsi sulla democrazia in Europa", avrebbe asservito un popolo agli interessi di uno Stato schiavista, livellatore e avido.
Altro che società perfette e in armonia !
Le società perfette non sono che illusioni di menti limitate o precisi disegni di menti criminali.
La società è fatta di individui. Questo basta. Ogni individuo ha una sua mente, una sua coscienza, una sua individualissima creatività e proprio attraverso questa ed il suo libero arbitrio può decidere quel che sarà di lui.
E non c'è Stato, Chiesa, dogma, ideologia che può renderlo schiavo. Pena l'annientamento del suo essere "persona", donna o uomo che sia.
E' per questo che oggi, che sia il 27 gennaio o meno, ogni sincero democratico, ogni sincero liberale, ogni sincero individuo pensante non può non ricordare il passato dei suoi avi barbaramente massacrati. Di suoi pari in quanto persone, individui, esseri umani.
E non può quindi non continuare a battersi contro il nuovo fascismo, il nuovo comunismo, il nuovo clericalismo di ogni credo religioso.
Nei fatti non vi è nulla di "nuovo".
Cambiano i nomi, i presunti "leader", i simboli forse, ma per il resto i disegni di queste ideologie totalitarie e messianiche sono gli stessi: fame di Potere e Dominio (specie delle menti e delle coscienze) e desiderio ultimo di raggiungere (impossibili e improbabili) società "perfette" e livellatrici di orwelliana memoria.

Luca Bagatin



16 gennaio 2011

Abbasso la Rivoluzione francese ! Viva quella Americana, democratica e liberale !

A sinistra: una delle decapitazioni durante il regime del Terrore conseguente alla Rivuluzione francese. A destra: George Washington fonda i democratici Stati Uniti d'America

Recentemente mi sono trovato a discutere di Rivoluzione francese, come sempre, criticandone i fondamenti (e ricordando la lezione di Giuseppe Mazzini in merito).
Ho sempre ritenuto, infatti, che raramente le rivoluzioni politiche - tutte profondamente sanguinarie e fondate su principi di supremazia di una classe su un'altra - siano e siano state foriere di emanzipazione individuale e, dunque, sociale.
Raramente salvo quella Americana del 1775, allorquando i coloni americani si ribellarono alla tirannia britannica e pretesero non già una improbabile "eguaglianza sociale", bensì un'"eguaglianza individuale" basata sul sacrosanto principio ad essere rappresentati nelle istituzioni e, dunque, nel poter concorrere democraticamente alla gestione del governo statuale.
La Rivoluzione francese, pur ispirata a principi illuministici e massonici (quelli del conte di Cagliostro) di libertà, eguaglianza e fratellanza, si rivelò ben presto per ciò che era: un bagno di sangue fondato sulla lotta fra classi, senza alcuna possibilità di dialogo interclassista e senza delle guide politiche veramente illuminate capaci di fondare uno Stato autenticamente democratico e liberale come invece avvenne nei neonati Stati Uniti d'America.
Robespierre impose, infatti, ben presto, il Terrore e fece ghigliottinare persino i suoi compagni pur di mantenere saldo il potere. Il che non è poi diverso da ciò che fece, oltre un secolo dopo, Stalin nell'Unione Sovietica con i suoi oppositori politici interni.
Il tutto con la conseguenza che, ben presto, la Francia tornò ad essere una monarchia assoluta con Napoleone I e successivamente con l'altro despota, Napoleone III, e si dovrà attendere il 1871 perché essa si tramuti, finalmente, in autentica Repubblica parlamentare e democratica.
E per ciò che, personalmente, mi rifiuto di annoverare la Rivoluzione francese fra i grandi avvenimenti storici di libertà ed emancipazione.
Preferisco ricordarla come monito contro certo estremismo intriso di apparenti "buoni sentimenti", ma, in realtà, contenente i germi dell'autoritarismo e della bramosia di potere.

Luca Bagatin



6 dicembre 2010

Sfiduciare Berlusconi, costruire l'Unione Democratica Liberale ed una nuova coalizione di Centro riformatore



Il 15 settembre lodavo il tentativo del mio Segretario nazionale, Francesco Nucara, leader del Partito Repubblicano Italiano, di tentare di "salvare il salvabile", ovvero l'attuale maggioranza di governo. Confermo questa lode ma oggi, a pochi giorni dal voto di fiducia al governo, ritengo che non ci siano oggettivamente più le condizioni per tenere in piedi una compagine governativa guidata da un Berlusconi che ha fatto e sta facendo di tutto per risultare impresentabile (a se stesso, al Parlamento, oltre che agli elettori).
Berlusconi, infatti, lo dissi già qualche tempo fa, è la principale causa del suo stesso mal.
Da quando si è messo in testa di seguire la Lega Nord ed il Ministro Giulio Tremonti relativamente alle controriforme "social-burocratiche", è finita la parabola del leader liberale e liberista quale si presentò agli elettori nel 1994, contrapponendosi all'ingloriosa "macchina da guerra" di Achille Occhetto & Compagni che, fortunatamente, allora fu sconfitta.
Come se ciò non fosse sufficiente - Berlusconi -  ha proseguito nella sua amicizia interessata con il leader russo - già agente non pentito del KGB ed estimatore del dittatore comunista Stalin - Vladimir Putin; con il leader comunista bielorusso Aleksandr Lukashenko (noto non certo per il suo democraticismo) e con il dittarote libico Mu'ammar Gheddafi.
Che oggi vengano fuori certe "rivelazioni" di Wikileaks sul Cavaliere, non deve certo stupire: le aveva già fatte il giornalista Paolo Guzzanti, già deputato PdL e Presidente della Commissione Mitrokhin ed oggi Vicesegretario del PLI, nella sua biografia su Berlusconi edita un anno fa da Aliberti editore.
Se a tutto ciò aggiungiamo anche l'ipocrisia di un Berlusconi che, sotto le lenzuola si comporta in un modo, mentre pubblicamente si permette di "bacchettare" gli omosessuali e quanti non rispettano i dettami di Santa Romana Ecclesia.....
Beh, ne consegue che il Cavaliere di Arcore deve essere sfiduciato e sostituito da un governo di responsabilità nazionale che escluda a priori le estreme - Lega Nord ed Italia dei Valori - e che approvi una legge elettorale decisamente più democratica e con il ritorno alle preferenze (meglio di tutto sarebbe una legge o proporzionale pura, senza sbarramenti o, al massimo, una legge maggioritaria pura, con l'uninominale all'anglosassone, senza doppi turni).
Meglio ancora potrebbe essere indetta un'Assemblea Costutiente eletta su base proporzionale che riscriva le regole del gioco.
Detto ciò, passiano a "noi". A "noi" repubblicani, laici, radicali, liberali e liberalsocialisti.
E' prioritario costruire una nuova aggregazione nella quale fonderci e che potrebbe chiamarsi Unione Democratica Liberale. Nel 150esimo dell'Unità d'Italia sarebbe davvero il momento di far cadere gli steccati che dividono le forze di ispirazione risorgimentale, unite comunque dal laicismo che ha fatto dell'Italia un Paese moderno.
E' il momento di unire il Partito Repubblicano Italiano, il Partito Liberale Italiano, i Radicali, i Socialisti sparsi a destra e sinistra in un'Unione Democratica Liberale che in Europa si riconosca nell'ELDR, ovvero nell'Internazionale dei Liberali e dei Riformatori.
E per questo è il momento di parlare assieme di diritti civili, libertà individuali ed economiche, laicità, rigore nei conti pubblici, riforma della magistratura in senso garantista.
Sia ben chiaro, dunque, che non vogliamo morire democristiani, ma, per governare, sappiamo bene che i nostri interlocutori privilegiati sono e devono essere loro: i Popolari europei.
E' per questo che è necessario, una volta costruita quest'Unione, aprire un dialogo con Futuro e Libertà, Api ed Udc (evitiamo, magari, di aprire all'Mpa di Lombardo, filo leghista, secessionista e neoborbonica) e, assieme a loro, costruire una forte coalizione di governo per un nuovo Centro riformatore e liberaldemocratico, capace di guardare oltre la destra e la sinistra.
Forse, chissà, a quel punto, il nostro Paese, diventerò un po' più moderno, un po' più europeo.

Luca Bagatin



31 agosto 2010

Stop all'imbarazzante e pericolosa politica estera di Silvio Berlusconi



E dopo l'amicizia con i già comunisti ed antidemocratici Vladimir Putin e Alexandr Lukashenko (senza contare il patto di ferro al governo con il già comunista Umberto Bossi) ed oggi i rinnovati omaggi al dittatore libico Mu'ammar Gheddafi,
Silvio Berlusconi

si riconferma il leader europeo più antieuropeo, antiamericano ed antioccidentale della piazza.
Urge una sollevazione democratica di liberali, repubblicani, liberalsocialisti, atlantisti, amerikani col kappa, anticomunisti, antifascisti !!!!




Per una nuova, autentica, Rivoluzione Liberale



27 aprile 2010

LEZIONI DI PENSIERO ILLIBERALE

IL NUOVO EURO-COMUNISMO




Da www.ilsole24ore.com (le note in grassetto sono del sottoscritto):

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha annunciato che Vladimir Putin (già agente del KGB e noto estimatore del dittatore sovietico Josef Stalin, oltre che oppositore di ogni forma di dissenso nei confronti della sua politica autoritaria n.d.r.) sarà il primo docente dell'Università del pensiero Liberale (dottrina economica e sociale insompatibile con il comunismo n.d.r.) che sarà aperta a Villa Gernetto, la villa settecentesca acquistata dal premier dove oggi si è tenuto il vertice Italia-Russia.
«Questa villa - ha detto Berlusconi (amico di Putin e sostenitore della sua politica estera neo-sovietica n.d.r.) concludendo la conferenza stampa - sarà la sede dell'Università del pensiero liberale dove verranno personalità da tutto il mondo che nei loro paesi hanno ricoperto ruoli di prestigio. Ho detto a Putin di mandare anche giovani russi e l'ho invitato ad essere il primo professore a tenere una lezione in questa università. Da come ha accolto questa mia proposta ho capito che sarebbe contento di farlo»


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini