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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 luglio 2014

Perché nessuna persona omosessuale decida di togliersi più la vita a causa della stupidità e la violenza altrui

E' necessario rispettare i morti. Ed onorarne la memoria.

E' necessario piangere e commuoversi, di fronte ad un morto di morte violenta come un suicida.

Ho da sempre profondo rispetto per i suicidi, nonché profonda compassione, nel senso etimologico del termine.

E' il caso dell'ennesimo ragazzo omosessuale. Ora, io non so che cosa significhi essere omosessuale ma so che cosa significhi essere criticato per il tuo modo di essere, di intendere le cose, di amare.

Un omosessuale è una persona che ama. Lo compresi – fortunatamente – sin da bambino. Perché, evidentemente, sin da bambino non ero uno stupido.

Nella vita ho ed ho avuto diversi amici omosessuali. Con uno di questi ho intrapreso anche diverse battaglie politico-culturali assieme per anni, attraverso inchieste ed articoli. Si chiamava Peter Boom e contro l'omofobia ha lottato per oltre cinquant'anni. Peter era un vero leader del movimento di liberazione sessuale ed omosessuale sin dagli Anni '60.

Quando sento di un ragazzo che si suicida “in quanto omosessuale” perché non accettato “dalla società” in cui vive, non posso che provarne un senso di sconforto, di scoramento, di vertigine.

E' questa la razza umana ? E' davvero così cattiva e criminale la razza umana ? E' così violenta da poter spingere un ragazzo al suicidio ? Spesso la rispostà è: sì. Non è forse questa la vera origine della crisi nella quale stiamo vivendo, che è prima di tutto una crisi di umanità ?

Sono cose che mi chiedo da anni. Poi riprendo a fare battaglie, a non smettere di lottare contro la stupidità e l'ipocrisia umana. Contro i rompipalle che non hanno altro da fare se non giudicare l'orientamento sessuale altrui, il pensiero, il comportamento, le opinioni, la famiglia. Sei di buona famiglia ? Allora vai bene. Non lo sei ? Allora sei guasto.

Mi dicono che, solo qualche giorno fa, in un paesino della provincia di Potenza un ragazzo gay si è suicidato gettendosi dalla finestra. Me l'ha detto uno dei suoi più cari amici. Mi ha detto che G. V. subiva le angherie di molti, di troppi (persino di un autista di autobus che lo avrebbe invitato a scendere, in quanto gay) e che la sua fragilità interiore lo ha portato a...

Nonostante la sua solarità e la sua voglia di vivere.

Scopro che i media non ne hanno parlato, che è bene mantenere tutto sotto riserbo. Mi scende una lacrima. Penso che la stupidità, la grettezza mentale e l'omofobia siano un crimine contro l'umanità. Penso che, se esiste un'umanità così, allora significa che è un'umanità criminale, pericolosa socialmente.

Penso che, se fra i valori umani esiste l'amore per il prossimo, queste cose non dovrebbero mai più accadere. Evidentemente questo valore non esiste, oppure è scaduto, oppure non frega a nessuno. Evidentemente siamo condannati.

Oppure no ?

Qualcuno mai vuole imparare ad alzare la testa ? Qualcuno là fuori, dico. Nei paesini più sperduti dello Stivale e dell'Europa. Nelle aule di tribunale, nei Parlamenti ed all'interno dei Governi che – evidentemente – se ne fregano ?

Ci siete razza di cacasotto che se in Italia arrivasse la dittatura lecchereste il culo del nuovo Leader Maximo come avete sempre fatto ???

Vogliamo fare qualche cosa contro la stupidità e la violenza che ci attanaglia tutti quanti ???

Oppure vogliamo morire. Morire di inedia. Morire perché privi e privati della consapevolezza di amare, di pensare e di combattere ?

Ogni qual volta muore una persona in quanto vittima di soprusi e angherie, in realtà, muore un po' anche la nostra coscienza. Non cerchiamo più alibi o scusanti. Ricordiamocelo !


Luca Bagatin



17 marzo 2014

Sull'eutanasia ed il suicidio assistito. Tolleranza al di là delle leggi

Sa femina accabadora era, nei tempi arcaici, in Sardegna, una figura femminile avvolta in uno scialle nero, chiamata dai parenti al capezzale del congiunto sofferente che stava per spirare. L'accabadora portava con sé un martello di legno, un matzolu, come si dice in gergo sardo, che, una volta al capezzale del morente, dopo averlo accarezzato, gli assestava un colpo secco alla nuca. Tutto, nei tempi antichi, accadeva nel più assoluto riserbo, nella più assoluto rispetto della vita e dunque della morte. Nella più assoluta compassione per il sofferente.

Sa femina accabadora, oggi, nei tempi ormai postmoderni, non esiste più. E, se esistesse, sarebbe perseguita per e dalla legge, mentre, nella Sardegna che fu, era tollerata sia dalle istituzioni statali che religiose. Ne comprendevano entrambe, infatti, il ruolo sociale ed umano, tramandato nei secoli.

Oggi sento Angelino Alfano, Ministro dell'Interno e leader del Nuovo Centrodestra affermare, testualmente che: “la persona viene prima dello Stato, non può essere il Parlamento a dare e a togliere la vita”.

Messa così la frase sono d'accordo con lui ed aggiungo, come soleva sempre dire Roberta Tatafiore - pasionaria dei diritti delle donne, scrittrice, militante impenitente che per lungo tempo si occupò di legalizzazione della prostituzione, di storia della pornografia e, negli ultimi anni, di eutanasia e di suicidio assistito (al punto che decise di uccidersi, consapevolmente, nell'aprile del 2009) - ritengo che, ove avanza la legge, si riducano le libertà degli individui.

Per cui è vero: non può essere il Parlamento, la legge, a decidere se una persona deve vivere o morire.

La vita – cito ancora Roberta Tatafiore – appartiene a ogni individuo libero di affidarla a chi vuole, in base a ciò che gli suggerisce la coscienza.

In questo senso, la civilissima Svizzera ha stabilito, già dal 1940, che può essere punita l'istigazione al suicidio solo se essa avviene “per motivi egoistici”. In tal senso, interpretando dunque la norma “al contrario”, sono tollerate associazioni come Dignitas ed Exit che accompagnano la persona che decide di farsi praticare il suicidio, alla morte. La accompagnano, esattamente come faceva sa femina accabadora, solamente con metodi più civili e moderni: una puntura, una pillola, in modo che l'individuo non senta alcun dolore, non provi alcuna sofferenza.

Ora, io non so che cosa davvero Angelino Alfano volesse affermare, ma, stando alla sostanza delle sue parole, la tollerenza relativamente all'esistenza di strutture private in grado di accompagnare la persona che, per qualsivoglia motivo, decida di morire, è l'unica strada davvero civile e praticabile. Lo Stato e la politica ne rimangano fuori, perché, ogni qual volta hanno tentato di legiferare (vedi il famigerato testamento biologico), hanno semplicemente ridotto le libertà degli individui.

Sarebbe ora di tornare a parlare, dunque, relativamente a tali tematiche, senza preclusioni ideologiche. Imparando a tollerare, a comprendere, ad amare davvero la coscienza di ciascuno, senza condannare nessuno ad un'incivile sofferenza fisica, morale, psichica, umana.


Luca Bagatin



30 maggio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: E' più facile non esistere". Monologo by Baglu



Sei romantico, sei giallo, sei verde, sei rosso, sei massone, sei socialista, sei liberale...
Come detesto le definizioni che mi attribuisci.
Ma ti pare che, uno che vorrebbe scomparire, ha piacere a definirsi ?
No. Definire è limitare, dicevi tu. Come il nostro rapporto.
Peccato che io non esista. Nemmeno nella tua vita, pare.
Forse ti vergognavi di me, non l'ho mai capito.
No, non mi piango addosso.
Se proprio mi dovessero definire direi che mi piacerebbe mi definissero "marito e padre perfetto".
Amo l'utopia, te l'ho mai detto ? Per questo sono matto.
Ho preso solo la tessera di Dignitas, ma non perché amo le definizioni. Perché voglio sparire come e quando voglio io.
Ma oggi va così di moda suicidarsi. Che tristezza. Quasi quasi ci ripenso, ma solo perché non mi va di fare ciò che stanno facendo tutti questi folli assetati di mediaticità.
Come quello che si è tolto la vita e lo ha fatto pur avendo famigliari a carico...che, come se non bastasse, ha affidato a Berlusconi !
La sofferenza è una cosa seria e voi mitomani del cazzo non sapete nemmeno che cazzo significhi. La sofferenza.
Non sono bello. Ecco, è più facile definire ciò che non sono.
Mi piace non essere, perché non avrei mai voluto essere.
Non l'ho chiesto io di venire al mondo, né di essere lasciato.
I contratti senza clausole e stipulati da una parte sola non mi piacciono.
Ma che posso farci ?
Mi hai detto, no, non tu, tu tu, lei, lei, sì, lei mi ha detto "io non vorrei che tu non esistessi" e mi sono commosso.
Lei quasi non mi conosce e scrive questo. Forse lo scrive perché non mi conosce che, detto così, è una battuta che fa ridere. Almeno a me fa sorridere.
Mi bevo una birra, poi un brandy. No, non fa bene bere. Lo so e nemmeno fumare, ma tanto io fumo sigari e non perché mi piace darmi un tono, ma perché mi piace fumare sigari. Mi piacerebbe anche fumare la pipa e qualcuno mi ha detto che mi si addice.
Io vorrei che lei fosse felice. No, non tu, perché tu mi rimpiangerai e basta (vorrei che fossi felice anche tu, ma con me saràperchétiamo). Sto parlando di lei.
Una volta le ho scritto che mi piacerebbe essere un mago per fare una magia e risolverle qualsiasi problema e lo penso ancora. E non lo penso perché la conosco poco, ma perché lo penso e basta. Poi penso anche che mi piacerebbe innamorarmi di lei ma preferisco non ammetterlo.
No, non credo che il mio problema sia la solitudine, ma l'affollatezza, anzi l'affollazione. C'è troppa gente che vorrebbe farsi i fatti miei e non mi va. Parlo solo con chi voglio io e, di solito (ma non sempre), con chi voglio io non è mai disponibile.
E' fuori casa, è assente oppure più semplicemente non è il caso di.
Con lei ballerei il tango come Al Pacino in quel film (come mi somiglia quel personaggio - Frank Slade - stanco della vita che vuole finirla in bellezza). Sì, anche con Lei tentai di ballarlo, il tango, ma Lei pensa che... Mah, penso che si sia sempre vergognata di me.
Non chiedetemi perché però. Non ho complessi e mi dicono anche che non so cantare bene, anche se non penso sia vero.
Non so cucinare, quello è vero.
Non so nemmeno più di tanto scrivere.
E' più facile fingere di non esistere perché la vita è già di per sé una finzione.



11 dicembre 2012

"Volevo solo essere adorata" di Marcella Andreini: un libro che racconta l'anima inquieta di una studentessa



"Volevo solo essere adorata" (Edizioni L'Autore Libri - Firenze), scritto da Marcella Andreini, cara amica laureata in lingue e letterature straniere nonché blogger (www.orlando-kokoro.blogspot.it), è la storia di due studentesse che abitano nella stessa strada.
Meglio ancora, il libro di Marcella Andreini, è la storia di Emilia, la cui storia è raccontata dall'amica, in prima persona.
Emilia, anima fragile, enigmatica, profondamente riflessiva. Anima fragile non in quanto debole, tutt'altro. Anima fragile in quanto, piuttosto, capace di andare al di là delle apparenze, dei meri rapporti umani, spesso vuoti e fatti di "normalità".
Quella "normalità" che vede nelle sorelle e nella madre. Nella sorella che sta per sposarsi e vuole dei figli. Emilia no. Non li desidera. Lei ama dipingere e vuole andare a Capo Nord.
Lei ama "auto-intervistarsi". E' un modo per riflettere su sé stessa. E' un modo, come il suo dipingere, per far sì che l'artista prevalga sulla persona, altrimenti la realtà prenderà il sopravvento, come lei stessa afferma.
Una realtà, quella che la (ci) circonda, che Emilia non accetta. Dentro di lei si sente profondamente sola, è come ...essere strigliati da una spazzola di metallo sotto la pelle, aghi che ti percorrono le ossa, le vene...tutto il corpo.... Emilia non ama la vita e vuole farla finita. Lo confessa alla sua amica, dicendole che la sua vuole essere una scelta di coerenza con sé stessa, ponderata e preparata da anni.
E così avverrà. Del resto Emilia all'amica diceva cose come: Forse è qui il segreto della mia apparente serenità: sapere che volendo uno può farla finita. Emilia si toglierà la vita, senza che la sua amica abbia potuto fare nulla per lei, se non ascoltarla, in vita, così come Emilia le chiedeva. In verità Emilia non ha mai chiesto niente a nessuno. E' volata via, in punta di piedi. Lucidamente e razionalmente.
"Volevo solo essere adorata", io credo, è un piccolo romanzo per andare al cuore, all'anima della sua protagonista, che può essere anche l'anima di ciascuno di noi. Un'anima spesso inascoltata, tormentata, bombardata e violentata da miriadi di informazioni, personalità, affetti passati che forse non torneranno più. Oppure affetti presenti, che sono lì, silenti, in attesa di riunirsi alla nostra anima, ancora confusa, ancora preda di futili attaccamenti.

Luca Bagatin



26 novembre 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Internazionali con il filtro". Monologo by Baglu



Non so che cosa sia passato per la testa a quel ragazzo di quindici anni che alcuni giorni fa si è suicidato con la sua sciarpa e qualcuno ha detto (ma chi vorrei sapere: da chi vengono fuori queste "voci di corridoio" ? Da chi ?) che lo ha fatto perché è stato deriso in quando omosessuale perché si vestiva di rosa.
Non so perché si sia suicidato, però a quindici anni si è molto, molto fragili e si rischia di portarsi dietro e per sempre sofferenze indicibili che, talvolta, si manifestano con comportamenti "curiosi", "eccessivamente estroversi", ritenuti "strani" dai più.
Non lo so e mi dispiace. Perché vorrei capire.
Vorrei capire perché la maggior parte delle persone non cerca di capire l'altro da sé.
Perché ci si chiude a riccio ?
Perché è più facile.
Era il 1985, anzi no, era l''86, quando feci a botte con i miei compagni di classe per difendere un bembino rom. Allora avevamo sette anni e tutti dicevano che quel bambino era diverso, strano, scuro di pelle. E siccome era uno zingaro allora doveva anche essere un ladro.
Allora picchiai tutti i miei compagni che gli dicevano queste cose e di botte ne presi anche parecchie. A casa piansi tutto il giorno, ma non a causa delle botte ricevute, ma del fatto che non potevo, non riuscivo a credere che si potesse odiare qualcuno, prenderlo in giro, per la sua diversità, per il colore della pelle, per l'etnia...
A questa cosa ci penso spesso, anche se sono passati ventisette anni e quel bambino ormai si sarà pienamente integrato o forse no.
Non so nemmeno questo.
E' che ho sempre sofferto perché volevo salvare il mondo dalla sua stessa stupidità, dal suo stesso autoannientamento. Perché penso che le cose potrebbero essere molto più semplici. I rapporti umani ad esempio.
Io non ho mai avuto "paura del diverso". Ho sempre avuto paura - una paura fottuta - del mio simile.
A quindici anni anch'io ho pensato al suicidio e un paio di volte l'ho persino tentato. Senza successo. Quando avevo quindici anni mi piaceva una ragazzina, Verusca, che non mi guardava di striscio. Io ero molto imbranato e vivevo fra le nuvole. Scrivevo poesie e pensavo che così sarei riuscito a piacerle. E, invece, non solo non le piacevo, ma lei ne approfittava per farsi beffe di me con i ragazzi più grandi della sua classe.
Purtroppo non sono mai stato un nonviolento puro, per cui anche allora mi difesi facendo a botte con uno di questi. Era molto più alto di me, ma nonostante questo lo mandai lungo sul pavimento, con un pugno diretto. Non me ne pentii mai, purtroppo o per fortuna.
A diciassette anni mi iscrissi ai giovani comunisti perché si diceva che i comunisti erano "uguali" ai partiti democratici, ma anche "diversi", "alternativi" a questi. Io vi trovai solo tanti figli di papà e, si sa, i figli di papà sono figli di mignotta.
Non ho mai fatto le "scuole alte", né sono mai stato viziato e forse anche questo ha contribuito a farmi sentire "diverso" dalla massa.
Che poi il concetto di "massa" era tipico di certa sinistra nella quale, in buona sostanza, mi sentivo totalmente fuori luogo.
Ora non lo so perché mi vengono in mente queste cose.
Mi viene in mente anche che la ragazza che passava di qui, davanti alla mia panchina, da diverso tempo non ci passa più. Pensava che io mi stessi innamorando di lei. Quando invece io sono e rimango innamorato di Lei, che non c'è più da parecchio tempo.
Non voglio mai più innamorarmi di qualcun altra. Si soffre davvero troppo e non è affatto vero che il tempo rimargina tutte le ferite.



16 ottobre 2012

"IL (non) MORTO: racconto horror by Baglu



Non avrei mai pensato che qui fosse così buio.
Il buio mi piace certo. E' riposante e non necessita di occhiali per vederci.
Da bambino amavo nascondermi in luoghi bui. Da adulto poi...il buio mi ha sempre accompagnato.
Ma, andiamo con ordine. Iniziamo con il dire che ieri notte mi sono ucciso.
Come ? Ho trovato il coraggio di farlo, nell'unica maniera possibile, indolore e sufficientemente rapida (ovvero senza dover attendere che quelli di Dignitas, in Svizzera, valutassero la mia richiesta di suicidio assistito): ho ingurgitato cinquanta delle pasticche antiepilettiche che abitualmente utilizzavo da vent'anni.
Credo di essermi addormentato. Poi credo di non essermi più svegliato o, meglio...diciamo che la mia coscienza è sveglia, ma il mio corpo non risponde. O, meglio ancora, il mio corpo non c'è.
La mia coscienza è avvolta dal buio e, francamente, non è che la cosa mi entusiasmi.
Mi aspettavo un mondo alternativo, dopo la morte. Magari un paradiso pieno di donne, oppure un inferno pieno di diavolesse. O, più semplicemente, mi auguravo di ritrovare Merlino, Mabus, Silvestro, Paffy e tutti gli amici gatti che ho perduto, da quando ero bambino.
Vorrei piangere, ma non mi è possibile: la coscienza non può piangere.
Mi chiedo se sarà così per tutta l'eternità...ovvero se sarò condannato a rimanere sveglio (si fa per dire) in eterno !
Mi manca bere e fumare. I miei sigari. E bere la mia birra, con la quale meditavo di farmi fuori in un primo tempo. Ma la cirrosi epatica poteva attendere...evidentemente.
Immagino vorrete (vorrete ? ah sì ? perché, ho un pubblico ?) sapere il motivo per il quale mi sono ucciso.
Non è che ci sia molto da dire. Potrei dire che i motivi erano due: la mia vita era abbastanza inutile e, soprattutto, non mi andava di vivere in un mondo di stronzi.
Non avevo nulla da dire né da dare. Soprattutto non avevo un soldo, ma questa è un'altra storia. E pare che abbia l'eternità per raccontarvela. Se vorrò e deciderò di farlo.
Da dove posso cominciare ? Avevo sei anni che mi prendevano in giro per via del fatto che ero pieno di peli sulla testa e sulla faccia. Mia madre, anche per questo, mi odiava. E, una volta tornato a casa da scuola, mi legava alla catena assieme al cane. Bobi (mia madre non ha mai avuto una grande fantasia per i nomi. Del resto io mi chiamo Baglu). Mio padre, invece, era assente e, quando c'era, mi ignorava.
Per questo ho fraternizzato subito con i gatti. Loro erano le uniche persone (sì, persone, orkozzeus !!!!) che mi capivano. Ci scambiavamo le pulci vecendevolmente, un po' come i miei compagni di classe si scambiavano le figurine Panini.
A dieci anni mi innamorai. Lei era alta, era bella e soprattutto era buona. O almeno sembrava tale. Mi sorrideva e ciò era già di per sé strano.
Finì sotto un'automobile senza che io sia mai riuscito a parlarle. Del resto non l'avrei comunque mai fatto. Non ricordo nemmeno come si chiamava. Anzi no, l'ho dimenticato. Così come ho dimenticato molte cose. Il bello della morte è che aiuta a dimenticare ciò che ci ha fatto soffrire.
Qualcuno, una volta, mi pare di ricordare che mi disse che la sofferenza rafforza gli animi. Credo di non aver mai sentito una stronzata più grande in tutta la mia vita.
Ad ogni modo, ora che mi trovo qui, trapassato, posso confermarlo: non esiste nessun Dio. E non esiste nemmeno San Pietro con le chiavi, Buddha, le vergini del Corano e, evidentemente, nemmeno la reincarnazione. C'è solo buio.
A meno che questo non sia il "purgatorio dei suicidi" e, beh, questo non lo saprò mai. Qui non c'è anima...viva !
Da quanto tempo mi troverò qui ? Non è che sono in coma e prima o poi mi sveglierò in un ospedale ? No, dai, speriamo di no. Non voglio svegliarmi e, soprattutto, mi vergognerei come un ladro (perché, se nella mia vita ne ho fatte di cotte e di crude, compreso mangiare cibo per gatti, non ho mai rubato). Se sei un suicida, in questo Paese di merda che mi pare chiamarsi Italia, così come se sei un alcolista o un tossico, ti guardano con disprezzo misto e pietà. Secoli di cultura caZZolica (ovvero del cazzo, come la medesima Chiesa alla quale tale organo riproduttivo fa capo), hanno condannato un sacco di individui al pubblico disprezzo da parte di milioni di stronzi !
No, non posso, non voglio e soprattutto non devo sveglirmi. Sono morto, infondo, no ?
E' tutto nero, ma riesco a pensare. Confesso che è l'unica cosa che mi da noia davvero. Quand'ero vivo, l'unica cosa che mi faceva stare bene era dormire. Qui pare non ci sia verso di chiudere occhio...anche perché credo di non avere più degli occhi, né di averne tantomeno bisogno.
Uhm. Nessun rumore. Che pace. Potrei mettermi a cantare, nella mia mente, quanche motivetto. Infondo non posso essere stonato, con il pensiero.
Bah. Questa è la morte ? La morte è davvero una condanna a vivere, allora ! Eccheccazzo !
Però di positivo c'è che non ho più fame. Non posso più ingrassare e/o dimagrire a dismisura. E poi, qui, nessuno noterà più i lunghi peli che cospargevano il mio corpo !
Tutto sommato è un bilancio in pareggio: mi annoierò per l'eternità, ma, in compenso, non sarò più infelice !
Beh, che parola grossa. Che cos'è la felicità ? Bertrand Russell sosteneva che la felicità dell'uomo è data dal divertimento e dalla tranquillità di spirito...due cose che io non ho mai conosciuto, almeno forse non nei termini auspicati da Bertrand Russell.
Uhm, ma che cosa ne so io di Bertrand Russell, che ho appena la licenza di terza media ? Non sarà che, dopo la morte, si acquisiscono davvero conoscenza e saggezza ?
E a che scopo ? Per educare il buio che ci/mi sta avvolgendo ?
Uno pensa di morire e di scoprire il significato della vita. Ed invece, eccolo ancora lì a porsi domande.
Se prima era la vita a non avere un senso, ora sono persuaso che anche la morte, di senso, ne abbia pochino.





4 maggio 2012

"Selezioni" di personale discriminatorie o, quantomeno, arbitrarie



Da qualche tempo sono persuaso che dovrei scrivere un articolo lungo ed esaustivo, relativo alle "selezioni" di personale, in ambito lavorativo.
E come potrebbe essere diversamente visto che, molti, moltissimi, in particolare giovani, in questi ultimi anni, stanno disperatamente cercando (o perdendo) un'occupazione ?
Non è un discorso retorico e, se c'è una cosa che detesto, sono i discorsi retorici.
Non voglio, qui, soffermarmi sulle cause della disoccupazione, in particolare giovanile, che è spesso causata da una legislazione penalizzante per le aziende in termini di possibilità di assumere un giovane: troppi oneri fiscali e parafiscali in primis. Troppi vincoli ai lincenziamenti (il famoso e vetusto Articolo 18 !).
Vorrei qui soffermarmi, piuttosto, sulle troppe e nemmeno troppo celate discriminazioni di aspiranti lavoratori, fra richieste di foto da allegare ai curriculum, limiti di età e spesso anche differenze di genere sessuale (e questo non vale solo per le femminucce, anche i maschietti sono spesso discriminati).
Mi chiedo quale origine antropologica abbia la psicosi di coloro i quali sono deputati a "selezionare" in siffatto modo e che, per quanto mi riguarda, se fossi un imprenditore, potrebbero anche restarsene a casetta loro.
Non si comprende davvero perché discriminare in base all'aspetto fisico (non parlo di cura dell'aspetto fisico, bensì di semplice aspetto fisico), in base al sesso, in base all'età, un candidato ad un qualsivoglia impiego ed, invece, non si selezioni piuttosto in base alle capacità, al merito, al curriculum di studi, alle esperienze, sia lavorative, che formative, che culturali. Persino in base alle passioni ed alla creatività del candidato !
Se ci si sofferma a pensare, ad osservare tutto ciò, si scorge una realtà aberrante, che pure esiste ed è vicina, ed è aberrante proprio perché potenzialmente tocca tutti noi: alti, bassi, in sovrappeso, magri, presunti belli e/o presunti brutti, giovani, giovanissimi, non più giovani, maturi, quasi maturi, vecchi.
Tutte considerate "categorie" da "selezionare" in base ad arbitrarissimi criteri.
Andrebbe fatta una vera inchiesta approfondita, relativamente a ciò. A quanto accade in Italia e, magari, anche all'estero (ove mi dicono che, ad esempio, negli Stati Uniti d'America, nei curriculum non sia - fortunatamente - nemmeno richiesta l'età del candidato all'impiego).
Si potrebbero scoprire scenari davvero curiosi e, spesso, poco produttivi e poco meritorcatici.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini