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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 marzo 2014

Sull'eutanasia ed il suicidio assistito. Tolleranza al di là delle leggi

Sa femina accabadora era, nei tempi arcaici, in Sardegna, una figura femminile avvolta in uno scialle nero, chiamata dai parenti al capezzale del congiunto sofferente che stava per spirare. L'accabadora portava con sé un martello di legno, un matzolu, come si dice in gergo sardo, che, una volta al capezzale del morente, dopo averlo accarezzato, gli assestava un colpo secco alla nuca. Tutto, nei tempi antichi, accadeva nel più assoluto riserbo, nella più assoluto rispetto della vita e dunque della morte. Nella più assoluta compassione per il sofferente.

Sa femina accabadora, oggi, nei tempi ormai postmoderni, non esiste più. E, se esistesse, sarebbe perseguita per e dalla legge, mentre, nella Sardegna che fu, era tollerata sia dalle istituzioni statali che religiose. Ne comprendevano entrambe, infatti, il ruolo sociale ed umano, tramandato nei secoli.

Oggi sento Angelino Alfano, Ministro dell'Interno e leader del Nuovo Centrodestra affermare, testualmente che: “la persona viene prima dello Stato, non può essere il Parlamento a dare e a togliere la vita”.

Messa così la frase sono d'accordo con lui ed aggiungo, come soleva sempre dire Roberta Tatafiore - pasionaria dei diritti delle donne, scrittrice, militante impenitente che per lungo tempo si occupò di legalizzazione della prostituzione, di storia della pornografia e, negli ultimi anni, di eutanasia e di suicidio assistito (al punto che decise di uccidersi, consapevolmente, nell'aprile del 2009) - ritengo che, ove avanza la legge, si riducano le libertà degli individui.

Per cui è vero: non può essere il Parlamento, la legge, a decidere se una persona deve vivere o morire.

La vita – cito ancora Roberta Tatafiore – appartiene a ogni individuo libero di affidarla a chi vuole, in base a ciò che gli suggerisce la coscienza.

In questo senso, la civilissima Svizzera ha stabilito, già dal 1940, che può essere punita l'istigazione al suicidio solo se essa avviene “per motivi egoistici”. In tal senso, interpretando dunque la norma “al contrario”, sono tollerate associazioni come Dignitas ed Exit che accompagnano la persona che decide di farsi praticare il suicidio, alla morte. La accompagnano, esattamente come faceva sa femina accabadora, solamente con metodi più civili e moderni: una puntura, una pillola, in modo che l'individuo non senta alcun dolore, non provi alcuna sofferenza.

Ora, io non so che cosa davvero Angelino Alfano volesse affermare, ma, stando alla sostanza delle sue parole, la tollerenza relativamente all'esistenza di strutture private in grado di accompagnare la persona che, per qualsivoglia motivo, decida di morire, è l'unica strada davvero civile e praticabile. Lo Stato e la politica ne rimangano fuori, perché, ogni qual volta hanno tentato di legiferare (vedi il famigerato testamento biologico), hanno semplicemente ridotto le libertà degli individui.

Sarebbe ora di tornare a parlare, dunque, relativamente a tali tematiche, senza preclusioni ideologiche. Imparando a tollerare, a comprendere, ad amare davvero la coscienza di ciascuno, senza condannare nessuno ad un'incivile sofferenza fisica, morale, psichica, umana.


Luca Bagatin



16 febbraio 2014

"Dalla parte di Abele...nel declino della Democrazia": articolo del prof. Aldo A. Mola



E se, per legittima difesa, Abele avesse ucciso Caino? Staremmo davvero peggio con più pecore e meno officine? E se Remo avesse trafitto il gemello Romolo, anziché esserne ucciso? Quale era il  suo “Progetto Roma”? Forse avrebbe puntato sugli agriturismo anziché sui grattacieli o al dominio sul mare, alleandosi per tempo con gli Etruschi contro i Fenici. E avrebbe procurato la banda larga a un Paese per secoli incerto se denominarsi  Terra dei maiali (Ausonia) o dei Vitelli (Italia).

   Nel 64 dopo Cristo, quando Nerone fece sterminare i cristiani incolpandoli dell'incendio di Roma, molti si domandavano dove andasse il mondo. Tra i grandi saggi del tempo vi era Lucio Anneo Seneca, un settantenne originario  di Cordova, in Spagna. Fatto cauto dalle disavventure (già condannato a morte da Caligola e all'esilio da Claudio), giustificò l'assassinio di Agrippina ordinato da suo figlio, Nerone, la cui educazione l'imperatrice gli aveva affidato. Si ritirò dalla vita pubblica, ma, coinvolto nella congiura dei Pisoni (65 d.Cr.), ricevette la “necessitatem ultimam”: suicidarsi o accettare di essere ucciso. Si fece aprire le vene, imitato dalla moglie. Come già Abele e Remo, aveva capito il flusso della storia: l'accelerazione dello scontro fra Centro e Periferia, tra potere imperiale e istituzioni originarie, arroccate nel Senato.

    Dopo due guerre mondiali, la guerra fredda e la quarta guerra  planetaria tra oligarchia finanziaria transnazionale e Stati, la contrapposizione tra concentrazione del potere e istituzioni garanti dei cittadini sta entrando in una fase nuova. Attraverso guerre guerreggiate (in teatri secondari: Africa Centrale, Medio Oriente,...) e convulsioni politiche (crollo e cancellazione di intere classi dirigenti elettive in molti Paesi europei  e nell'America centro-meridionale), il contrasto tre due opposte concezioni del potere e dei suoi scopi (liberare le persone o ingabbiarle?) entro una decina d'anni raggiungerà la fase critica. Il timore del collasso imporrà scelte drastiche. L'accelerazione ha impulso dal processo che è sotto gli occhi di tutti ma nessuno sa come pilotare: entro quindici anni le megalopoli assorbiranno il grosso della popolazione mondiale. Da lì la necessità di dirottarvi il massimo di risorse (energia, acqua, invenzioni, cibo..) a danno di Abele e di Remo. Neppure gli analisti meglio attrezzati sono però in grado di prevedere come davvero andrà a finire. Nel dicembre 2012 il National Intelligence Council (sezione economica della statunitense CIA) ha pubblicato  il Rapporto Global Trends 2030:Alternative Worlds, subito tradotto dalle Editions des Equateurs ma tuttora inedito in italiano. Il  NIC prevede quattro scenari, diversi secondo fattori che sarebbe ingenuo illudersi di controllare  o scongiurare: guerre di vaste proporzioni coinvolgenti uno o più grandi potenze, conflitti scatenati da incidenti casuali e catastrofi naturali (nel caso dell'Italia la sempre più temuta eruzione del Vesuvio). Secondo le previsioni più ottimistiche, nel volgere di quindici anni il mondo si scrollerà di dosso gli Stati nazionali, costati due secoli di storia. Esso verrà governato dai “poteri dolci”, cioè da organizzazioni non governative (ONG), istituzioni accademiche (Università di prestigio internazionale), plutocrati, circoli transnazionali e, soprattutto, da una rete di sindaci delle grandi città assurti a capi delle rispettive genti. Il governo mondiale, non eletto né nominato, ma autogenerato, sarà  chiamato a soddisfare bisogni di moltitudini disseminate in Paesi riorganizzati come città diffuse (per esempio la costa  adriatica dalla Puglia a Trieste). L'avvento di tecnologie d'avanguardia (il potere  cibernetico) favorirà  l'ascesa di nuovi attori: oligarchie culturalmente ibride, collegate al di fuori e al di sopra delle ideologie nate con l'ascesa della borghesia e, per contrasto, del suo sottoprodotto (la lotta di classe), indifferenti all'alternativa tra liberismo e dirigismo e accomunate nell'ostilità  contro gli Stati sorti a tutela dei cittadini di pieno diritto. Secondo la NIC (e, ben  inteso, la CIA) si affermerà una élite allevata in scuderie installate nei diversi Paesi per plasmarne gli allievi a una visione uniforme del potere e del suo impiego, al di là delle diversità originarie. Sarà essa a orchestrare le risposte alla sfida della povertà e ad assicurare la pace. Gli Stati non scompariranno del tutto, ma “il ruolo dei governi si ridurrà sempre più a vantaggio di coalizioni ibride tra protagonisti statuali e non statuali secondo i problemi dei singoli paesi”. La NIC prevede insomma di risolvere l'antico contrasto tra Abele e Caino, tra  Romolo e Remo con un Fratello Geneticamente Modificato, ignoto alla Bibbia e alla storia, modellato sul mito di Mercurio, Dio dei mercati (e dei ladri). 

  Il fulcro del Paese Italia nei prossimi anni non è dunque la sorte di Renzi, di Letta  o di Napolitano, di questo o quel governo, ma è l'organizzazione del territorio, la scelta tra primato delle megalopoli o difesa del pluralismo. Le Regioni vennero inventate per provvedervi, ma hanno fallito. I Clivi d'Italia sono le Province, forse salvate in extremis  proprio da un sindaco non deputato nominato capo del governo: un caso senza precedenti nella storia d'Italia.

   La mondializzazione, la globalizzazione e le pretese di classificare e ingabbiare le persone in funzione dell'omologazione dovrà però fare i conti con una pluralità di soggetti non rassegnati a subire. Il rifiuto della Svizzera di cedere all'immigrazione incontrollata, l'istituzione della macroregione alpina, la resistenza degli Ungheresi al  modello “europeo” e il rifiuto di molti Stati  europei di gettare la propria moneta (cioè i cittadini) nel tritacarne dell'Euro sono motivo di riflessione. Forse oggi Abele  e Remo dissentono... : l'Utopia si coniuga con la  Speranza.

   Poiché il sangue non fluiva, per affrettare la morte Seneca si fece recidere anche le vene delle gambe. Neppure la cicuta fece effetto. Allora si fece immergere nell'acqua calda. Extrema ratio. Oggi, però, non tutti i filosofi sono disposti a ritirarsi alla periferia del mondo o a dissanguarsi per compiacere tiranni sorgenti sulle rovine generate dalla castoclastìa (distruzione della casta) scatenata da chi abbatté una dirigenza per rimpiazzarla con un'altra,  non sappiamo se meno famelica e inetta.   Perciò la richiesta di restituire la parola ai cittadini non è il gemito di nostalgici dei  “ludi cartacei”: è senso dello Stato, estrema difesa della democrazia, oggi insidiata persino dal puerile mito della “velocità”. Ne fu campione Benito Mussolini, asceso trentanovenne a capo del governo e da Gabriele d'Annunzio infatti appellato“lesto-fante”.


Aldo A. Mola



4 maggio 2013

EUTANASIA LEGALE: per vivere liberi sino alla fine



La storia di Piera, così come quelle di tanti altri, come Marcello, vecchio amico di Pordenone, mi commuove. Non può non commuovere, la sofferenza altrui.
Non può non commuovere la storia di Piero Welby o di Ramon Sampedro. La storia di malati che lottano contro la malattia e la sofferenza. Malati terminali o meno che, non potendone più, decidono di togliersi la vita.
Consapevolmente.
Civilmente.
Con Amore per sé stessi e per chi sta loro accanto.
La battaglia per l'eutanasia, come quella per il diritto suicidio, fra tutte, è quella che mi è più cara. Non è solo una battaglia di diritto, autodeterminazione, libertà. E' una battaglia d'amore contrapposto alla sofferenza.
Le parole mi mancano e fanno posto alle lacrime. Ed alla rabbia.
Alla rabbia nei confronti di coloro i quali negano il diritto all'eutanasia legale ed al suicidio assistito legale. Rabbia perché costoro non conoscono né l'amore né la pietà nei confronti del prossimo.
Non ho né avrò mai stima per una persona che non conosce né amore né pietà.
Ed ora voglio lasciarvi alla storia di Piera ed all'invito a firmare per la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata in questi giorni dall'Associazione Luca Coscioni.
A fianco dei malati e dei sofferenti. Da sempre.

Baglu





17 dicembre 2012

"Le nostre vite sono un Caos Calmo": racconto by Baglu & Emilia

Che poi è strano, ti svegli la mattina con il freddo, molto freddo perché è dicembre (ma potrebbe essere anche novembre o gennaio, oppure persino febbraio) e decidi di uscire di casa. Lo fai non per vizio, ma perché senti che devi farlo. Sono venti mesi circa che lo faccio. Da quando Lei mi ha lasciato. No, dicevo che è strano, perché in venti mesi non ho mai trovato la panchina sulla quale mi siedo ogni giorno, occupata.

C'è una donna, seduta, che sta leggendo un libro. La saluto, accennando un sorriso, anche se non ne avrei voglia. Fa freddo, sono ancora molto assonnato e non avrei voglia di salutare nessuno. Lei risponde al saluto, con una certa diffidenza. Vorrei aprire il giornale che porto sotto al braccio, per leggere notizie che non mi riguardano, che non mi interessano e così finisce che mi presento. Anzi, ci presentiamo.

Lei è Emilia e mi dice che sta leggendo "Volevo solo essere adorata". "Di Marcella Andreini", mi dice annuendo. Poi Emilia prosegue: "E' la mia storia, racconta del mio suicidio".
"Allora è anche la mia", le rispondo, sorridendo, ma in realtà sento che mi viene da piangere.

Vuoi sapere quando muoio ?", mi chiede lei e poi prosegue: "Da pagina 61, perché a pagina 60 era maggio, l’inizio dell’odiata estate".

Io sorrido, imbarazzato. In realtà fingo imbarazzo perché la capisco. Capisco Emilia e non so nemmeno perché mi stia venendo un nodo alla gola, ma non voglio piangere, almeno non in pubblico, perché non è il caso e, anche se lo fosse, non vorrei piangere.

Vedo però, che non sei morto…a meno che non siamo morti tutti e due e questa sia una panchina di sosta al Purgatorio. Non mi dire che alla fine siamo riusciti ad ucciderci ?”

Accenniamo ad un sorriso; la tragedia di un possibile suicidio appare quasi comica se la si racconta ad un altro, su una panchina fredda per la temperatura ma calda per come sa accoglierti.


"Sai cos'è, Emilia ? E' che io vorrei anche chiamarLa, ma ho paura di star male. E poi nemmeno Lei mi chiama. Lo so, è finita, e allora ? Mi dicono che le cose finiscono, ma nessuno dice mai se questo è giusto. O, meglio, se questo è accettabile. In generale non mi è mai piaciuto piangere, ma non perché, si diceva "non è da uomo", perché non è vero. E' che poi ti senti così svuotato dentro...”

Emilia interviene: “Lo so, svuotato come un palloncino volato via, che ha volato da solo, ha visto il mondo dall’alto da solo, forse ha anche sorriso da solo, poi è caduto svuotato con nessuno intorno. Vale la pena volare ? O è meglio rimanere legati e fermi ? Non lo so. Anche a me dicono che le cose finiscono, ma la gente è cinica, non guarda il mondo come lo guardano i palloncini”. Tra tutte le visioni filosofiche, preferisco quelle dei palloncini.”

Mi chiedo se sia possibile che sia la mia panchina ad attirare persone così strampalate (che poi Alessandra, la ragazza che passava di qui ogni tanto, sino a qualche mese fa...era strampalata ? No, non credo). Mi piace l'espressione che Emilia usa. La “visione filosofica dei palloncini”. Sembra dare un senso di leggerezza. Proseguo, poi, il mio discorso:

Sai cos'è ? Che al suicidio ci ho pensato anch'io. Anzi, potrei dire che uno dei motivi per i quali vengo qui, tutti i giorni, ha a che vedere anche con questo. Temo che, se rimanessi a casa, prima o poi finirei per fare quella domanda a Dignitas, quella clinica svizzera, molto civile. In Svizzera sono civili. Forse per stare un po' meglio basta solo pensare, solo pensare, dico, al fatto che in Svizzera sono civili e ti permettono di morire quando e come vuoi, senza soffrire, senza pena, senza doverti per forza gettare dalla finestra, oppure fare come Roberta Tatafiore - te la ricordi ? - che ha ingurgitato un miscuglio di alcol e barbiturici".

Emilia mi ascolta, poi interviene:

Ricordo, li ricordo tutti i suicidati dalla vita. Ma qui non ti aiutano da vivo, non aiutano i malati mentali, non aiutano i malati inchiodati ad un letto e poi hanno l’ipocrisia della morale cattolica che ti vuole tenere in vita e non ti aiuta nemmeno a morire, anzi se ti uccidi ti giudica. Eppure deve essere bello essere aiutati a morire. Scegliere come morire o come essere sepolti corrisponde alla nostra visione della vita e vedere che alcuni accettano la tua scelta di morte significa che in quel momento accettano tutta la tua vita, i tuoi pensieri, il tuo modo d essere…ehm…di essere stato. Ti senti accettato per come sei, finalmente rispettato. Ma qui non succede…”

Io mi limito a proseguire il mio discorso, che sembra quasi il solito monologo: “…Anche queste cose mi fanno star male. In Italia non siamo civili. Siamo cretini. Anzi, sono cretini quei politici che permettono che le cose rimangano così. E il mio non è il solito discorso qualunquista, credimi. Un tempo la politica l'ho fatta anch'io. Un tempo...".

Un tempo…venti mesi…dicembre…era maggio, l’inizio dell’odiata estate. Emilia si allontana, il libro rimane sulla panchina.

Che strano, penso, non ci siamo nemmeno salutati. Non l'ho nemmeno salutata. Forse è da troppo tempo che non frequento anime vive (tranne qualche telefonata, telefonata appunto, a Francesco, quel mio amico di Buffalora, che ha in comune con me la passione per il modellismo. Per natale dovrei spedirgli un modellino di galeone spagnolo del XVIII secolo della Revell...).

Dicevo, sì, è da parecchio che non frequento esseri umani. Forse non ci sono nemmeno più abituato e così...così chissà che avrà pensato questa Emilia...Ho fatto un soliloquio. Però mi ha fatto bene parlare con lei. E questo libro ? "Volevo solo essere adorata, di Marcella Andreini"...

"15.40". Una buona ora per iniziare a leggere, direi.

(se vuoi leggerlo anche tu....http://orlando-kokoro.blogspot.it/p/volevo-solo-essere-adorata-e-su-lulucom.html)



30 novembre 2011

Diritto alla vita è anche diritto alla morte


Il suicidio medicalmente assistito di Lucio Magri, fondatore del quotidiano comunista eretico "Il Manifesto", presso la clinica svizzera Dignitas, aiuta e ci aiuta a riflettere.
Ci aiuta a pensare, ad esempio, a quanto privata ed intima sia la scelta di morire, così come lo sia - parimenti - quella di due genitori quando decidono di concepire un figlio.
C'è un parallellismo sottile fra la vita e la morte, un parallellismo che tende dunque a divenire continuità.
Si nasce, si vive e si muore. Si sceglie di dare alla luce un figlio e questi vivrà poi la sua vita e prenderà le sue autonome decisioni, una volta diventato adulto. E potrà anche consapevolmente scegliere di morire.
Che bestialità, potrà dire qualcuno che non riesce a comprendere davvero il senso del vivere e quindi del morire.
Del diritto a concepire, del diritto alla vita quanto al diritto alla gestione della propria vita, del proprio corpo, della propria fine.
La società Occidentale vede da sempre la morte come un tabù. Non ne è mai stata pronta, così come invece lo è quella Orientale, più meditativa, più consapevole della pienezza del proprio vivere e della prosecuzione della vita in un'altra dimensione.
In Occidente consumiamo risorse e corpi che, nell'immaginario collettivo, devono essere perfettissimi e sempre giovani ed efficienti.
In Oriente la competizione fisica è vista come inconcepibile. Qui da noi è quasi la regola: la regola di una società inconsapevole di sè e del proprio intimo Sé.
Una società che non concepisce la propria morte, con tutte le sue conseguenze, anche di decadimento fisico oltre che psichico, non può nemmeno concepire la propria vita.
Ed allora c'è chi sceglie. Chi è eretico. Chi, arrivato ad una certa età dedice di propria spontanea volontà di morire. Con dignità, senza sofferenza, senza disturbare nessuno.
Non c'è tristezza in tutto ciò, bensì profonda consapevolezza di sè e del significato della vita. Di una vita il cui significato è Divino proprio in quanto è profondamente Umano, percepibile con i propri sensi, con la propria coscienza. Con il proprio Spirito.
La Svizzera è un Paese civile. Come lo è il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo e l'Oregon. Lì è garantito il diritto alla vita ed il diritto alla morte ed esistono apposite strutture sanitarie che praticano l'eutanasia ed il suicidio medicalmente assistito. Senza sofferenze, senza dolore, senza pena. Con un semplice narcotico assunto per libera scelta del paziente.
Nel nome dell'autodeterminazione dell'individuo, che possiede un proprio cervello ed una propria coscienza anche e proprio per questo, forse, religiosa, ovvero consapevole della propria scelta.
Il diritto alla vita, così come quello alla morte, andrebbe inserito nella Costituzione di ogni Stato civile e democratico che rispetta la dignità e le scelte dei suoi cittadini, che non sono sudditi da indottrinare.
Qui da noi, in Italia, si fanno ancora discussioni sul testamento biologico, si presentano bozze di legge vaghissime, contraddittorie, ipocrite. Si insulta ancora la memoria di Eluana Englaro. Si parla di suo padre come di un "assassino".
Vergogna. Vergogna a chi afferma certe bestialità.
Ci si ricordi, nel frattempo, che proprio laddove il diritto alla morte è garantito, vi sono standard qualitativi di vita immensamente superiori rispetto al nostro.
Ove forse nemmeno la vita è poi così tanto rispettata.


Luca Bagatin



13 dicembre 2010

Rilanciamo l'antiproibizionismo laico !

Non sono un grande utilizzatore di Facebook, il più famoso social network in voga in questi anni, ma talvolta mi capita di leggere e commentare talune discussioni - anche politiche - interessanti.
E' proprio in una di queste che ho dovuto constatare come siano ancora profondamente radicati pregiudizi ed ignoranza relativi alle impropriamente denominate "droghe leggere", ovvero le non-droghe: cannabis e derivati. E nello specifico mi sono trovato a "scontrarmi" proprio con un compagno repubblicano.
Chi scrive, a soli diciotto anni, fondò a Pordenone il "Comitato In/Coscienza per l'uso legale della cannabis". Correva l'anno 1997 e l'anno seguente l'allora Sottosegretario alla Giustizia, il Verde "liberale" Franco Corleone, presentò una proposta di legge di regolamentazione e dunque legalizzazione delle non-droghe (firmata anche dall'attuale Ministro degli Interni Roberto Maroni).
Il nostro scopo, mediante convegni pubblici, raccolte di firme, ordini del giorno presentati in Consiglio comunale (proprio dall'attuale Sindaco di Pordenone, il liberale Sergio Bolzonello), uscite sulla stampa e sulle reti televisive locali, era quello di sensibilizzare la cittadinanza relativamente alla necessità ed urgenza di legalizzare cannabis e derivati e, dunque, togliere alla criminalità organizzata una buona fetta di "mercato" illegale. Inoltre informavamo i cittadini e la classe politica che ogni anno l'Unione Europea destinava fior fior di danaro in favore degli innumerevoli utilizzi industriali della canapa indiana o cannabis: dai carburanti poco inquinanti passando al cordame sino ai saponi, la birra, le fibre sintetiche. Senza contare i molti malati di tumore che, anche in Italia, fanno uso di marijuana per alleviare le proprie sofferenze.
Facevamo presente, peraltro, dati alla mano, che i derivati della cannabis, ovvero marijuana ed hashish, non possono essere classificati "droghe" sotto un profilo medico-scientifico, in quanto non danno alcuna dipendenza fisica (pensiamo invece a quante droghe legali esistono in commercio: dal tabacco all'alcol ed ai danni devastanti che un loro uso smodato crea).
Ad oggi, dopo la fallimentare legge proibizionista Jervolino-Vassalli (che fu in parte abrogata con il referendum del 1993, vinto a maggioranza) e la legge Fini-Giovanardi, la situazione è ulteriormente peggiorata: con grande svantaggio per i consumatori abituali di cannabis e derivati (che certo non vanno nè possono essere considerati e/o trattati come criminali), bansì con grande vantaggio per le organizzazioni criminali che, invece, su queste (ed altre) sostanze lucrano.
Sarebbe ora, cari amici e compagni laici, repubblicani e liberali, di rilanciare un sano antiproibizionismo laico sulle non-droghe, che possa guardare alle civilissime Olanda e Spagna ed alla ancor più civile Svizzera, ove addirittura i tossicodipendenti sono trattati per mezzo della somministrazione controllata di eroina, ovvero evitando il brusco passaggio alla totale astinenza (con tutti gli scompensi che ne derivano).
Ad oggi, purtroppo, nessuno parla più di antiproibizionismo. Nemmeno sulla ricerca scientifica.
Siamo tristemente un Paese medievale. Con pericolose tendenze al favoreggiamento del crimine organizzato. E ciò è veramente drammatico.

Luca Bagatin



1 dicembre 2009

Lega Nord: un partito da isolare politicamente per il bene dell'Italia e dell'Occidente democratico


La Lega Nord sta davvero superando il limite e ponendosi sempre di più al di fuori dalla normale dialettica democratica.
L'ennesima proposta flokloristica del partito più folkloristico del Parlamento è quella di inserire nella bandiera italiana (bandiera, che, lo ricordiamo, la stessa Lega Nord vilipese a più riprese negli anni passati) la croce cristiana.
Il tutto - a sentire l'esponente del Carroccio, Castelli - per dare un segnale forte, come hanno fatto gli svizzeri nel referendum proposto dall'estrema destra elvetica, contro la costruzione di nuovi minareti islamici sul loro territorio.
Un esempio di civilità, a sentire Castelli. Un esempio di fondamentalismo e di xenofobia, a sentire noi.
Quando Castelli, poi, afferma tutto ciò "al fine di battere l'ideologia massonica e filoislamica", raggiunge l'apoteosi della mancanza di cognizioni storiche e culturali.
Facciamo presente al Castelli, a Calderoli ed alla loro compagnia - che farebbero meglio a tornare a scuola ove si insegni un italiano corretto, piuttosto che un inutile e retrogrado dialetto che in un'Occidente avanzato e globalizzato non parla quasi più nessuno - che il Tricolore italiano nacque il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia. Terra d'impeto lucidamente rivoluzionario, ove si costituì la Repubblica Cisalpina dalle ceneri del barbaro dominio Pontificio.
Il verde del Tricolore, aggiunto al bianco ed al rosso della bandiera della Rivoluzione Francese, era il colore dell'albero della libertà e del diritto dei popoli all'emancipazione e molti massoni e carbonari lo utilizzarono originariamente nelle loro "logge" e "vendite". Si pensi che nel 1796, un anno prima della sua ufficializzazione, uno stendardo recante il Tricolore, fu consegnato da Napoleone ad un corpo di volontari lombardi a Milano, con alla sommità dell'asta il "livello" massonico.
Gli esponenti della Lega Nord, digiuni del tutto di Storia e di simbologia, queste cose, ovviamente, non le conoscono.
Gli esponenti della Lega Nord preferiscono utilizzare simboli astrusi, senza alcun aggancio alla Storia, come le ampolle del Dio Po, le stelle celtiche, il colore verde utilizzato senza conoscerne il significato, la croce cristiana senza sapere che è un simbolo mutuato dall'Antico Egitto e così via.
La Lega Nord, oltretutto - il che è ben più grave - per alzare l'attenzione dei media su di sé, alimenta la xenofobia ed esaspera il fondamentalismo.
Anziché studiare, approfondire la cultura Islamica, così come quella Buddhista, Induista e così via, la rifiuta a priori riproponendo il cattolicesimo delle crociate.
Un partito così non solo non dovrebbe stare al governo, ma andrebbe politicamente isolato, così come a suo tempo fecero i partiti demcoratici con comunisti e missini, e farebbero bene gli esponenti del PdL a ricordarselo nei mesi a venire.
La Lega Nord, facciamo poi notare, è il partito che sino ad oggi ha bloccato - anche per mezzo del Ministro Tremonti - tutte le riforme che questo governo aveva promesso in campagna elettorale e contava di attuare: abolizione delle Province e degli Enti inutili e riduzione della spesa pubblica improduttiva in primis.
Il PdL non può permettersi ancora di farsi mettere i piedi in testa da chi non ha la competenza e la cultura per governare.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è, al momento, raro esempio di politico di centrodestra ad averlo compreso e pensiamo sia il caso che sin dalle prossime regionali il PdL rompa tutte le alleanze con la Lega, preferendo intese con l'Udc e con le forze moderate della tradizione democratica italiana.
L'Italia intera, figlia delle lotte del Risorgimento e della Resistenza antifascista prima ed anticomunista poi, non si merita ulteriori insulti da chi non ha mai avuto nella sua tradizione storica martiri che hanno combattuto per la libertà e la democrazia.

Luca Bagatin (nella foto con Aldo Chiarle, già partigiano socialista della Brigata Garibaldi)



11 luglio 2009

ENERGIA NUCLEARE: un confronto con Peter Boom

AFFARISTI, CORROTTI E CATTEDRALI NEL DESERTO
di Peter Boom



L'Italia paese d'o sole, del mare, del vento, dal sottosuolo ricco d'energia! No, importiamo gas che  esplode, petrolio che inquina ed ora vogliono costruire centrali nucleari altamente a rischio, per inquinamento, sicurezza, terrorismo e forse pronti tra 15 – 20 anni (sic!). Negli Stati Uniti, dopo le discusse politiche di Bush il neo-presidente Obama è già stato capace di cambiare parecchie carte in tavola (energia-inquinamento, politica estera, politica sociale, libertà basilari), ma in Italia si va avanti col vecchio, con l'asociale, con i diritti negati e forse tra poco anche con internet controllato (free speech- libertà di parola).
Dicono che la crisi sia passata, ma … se non si modernizza, proponendo le enormi risorse delle energie alternative, pulite e non rischiose delle quali l'Italia è ricchissima, rimarremo sempre energia-dipendenti dai paesi arabi, dalla Russia e da altri stati attraverso i quali passano le condutture, anche quelle sempre più a rischio. Inoltre, lo sviluppo delle diverse energie alternative creerebbe in maniera subitanea moltissimi posti di lavoro e il mercato ne trarrebbe enorme vantaggio. Ora invece i licenziamenti aumentano, senza garanzia di appropriati ammortizzatori sociali, e di conseguenza sempre meno gente avrà la possibilità di investire sulla casa, sulle automobili (obsolete anche quelle) e quant'altro.
Oggi si vogliono spendere i soldi per ponti a rischio terremoti, aeroporti su suoli termali, di interesse archeologico e turistico, centrali a carbone e nucleari. Certa politica corrotta o comunque incapace e shortsighted (corta di vista) fa costruire scuole, prefetture e autostrade che crollano, non esercita controlli su multinazionali che fanno passare una normale influenza come una pandemia inesistente, lascia un apparato giudiziario sempre più lento, debole ed insicuro, cosa che garantisce invece una diffusa criminalità dei colletti bianchi (white collar crime) e punisce praticamente soltanto i poveracci ed i diseredati.
L'Italia è un paese bellissimo e ricchissimo di varia potenzialità, CHE PECCATO!!!
ORDINE, DEMOCRAZIA, RISPETTO PER I DIRITTI CIVILI ED UMANI

Peter Boom


CARO PETER, ECCO PERCHE' SOSTENGO L'ENERGIA NUCLEARE (oltre alle energie rinnovabili).....
di Luca Bagatin



Si può pubblicare anche senza essere necessariamente d'accordo. Ed io, questa volta, sono assai poco d'accordo con quanto scrive il nostro Peter Boom nell'articolo riportato qui sopra, con il quale voglio pur confrontarmi.
L'Italia è il Paese d'o sole, ma solo al sud e/o nelle coste (caro Peter, vieni ad esempio nella mia Pordenone e ti accorgerai che aveva ragione Hemingway a definirla "pisciatoio d'Italia"). Le risorse energetiche, purtroppo, anche quelle del sottosuolo, sono limitatissime.
Come ha dimostrato il prof. Franco Battaglia e l'Associazione Galileo 2001 per la libertà e dignità della scienza, al nucleare non vi sono dunque alternative, salvo continuare ad importare energia nucleare dall'estero e pagare le bollette più care d'Europa.
Ed il nucleare è, oltretutto, un'energia pulita !
Al link www.ilgiornale.it/la_aut.pic1?ID=5750 trovate un bel po' di articoli del Battaglia, tanto per gradire ed approfondire.
Sono dunque fra coloro i quali ritengono che il referendum antinuclearista del 1987 fu una sciagura.
Una sciagura mediatica sull'onda del disastro di Chernobyl, ma si consideri che nell'allora URSS non vi eran né seri controlli né le centrali erano costruite, per così dire, "a regola d'arte" (il grosso del bilancio statale se ne andava infatti nella cosiddetta "corsa agli armamenti").
Una sciagura mediatica orchestrata dai Verdi fondamentalisti e da tutte le forze politiche (in prima linea anche socialisti e radicali, salvo diversi ripensamenti negli anni a venire e le perplessità della stessa associazione ambientalista Amici della Terra), a differenza del PRI che a tale referendum si oppose con forza.
I guasti della scelta antinuclearista li stiamo ancora pagando.
Le energie rinnovabili vanno benissimo, ma sono limitatamente praticabili nel nostro Paese. Dalla solare all'eolica. Non c'è né abbastanza sole né abbastanza vento (non abbiamo una Saint-Malo italiana, per intenderci).
Alternativa al petrolio potrebbe essere la Cannabis, questo sì.
Ne parlavamo a Pordenone quando fondammo il comitato antiproibizionista IN / COSCIENZA una decina e rotti anni fa. Constatando peraltro che l'Unione Europea mette a disposizione fior fior di quattrini per gli utilizzi industriali della canapa indiana (come avviene da anni in Svizzera, ad esempio). Utilissima, fra l'altro, per la produzione di carburanti meno inquinanti dei derivati del petrolio.
Qui l'Italia è però come al solito cieca, sorda, bigotta e soprattutto cretina (da qualche tempo - non a caso - sto sostenendo la teoria di quelle che definisco le "radici cretine dell'Italia": dal totalitarismo di destra a quello di sinistra, passando per le influenze clericali giudaico-islamo-cristiane. E sottolineo clericali, non certo spirituali, che sono cosa ben diversa !).
Dunque, caro Peter, permettimi questa presentazione critica al tuo pezzo, che pur ho pubblicato come sempre, con grande piacere ed onore.

Luca Bagatin



15 settembre 2008

PER UN VERO FEDERALISMO SENZA STATALISMI (ANCHE) "PADANI"



Federalismo sì, federalismo no.
Ma sì, dai. Ovviamente se questo è funzionale, come diceva il patriota repubblicano Carlo Cattaneo - grande teorico federalista - a gestire meglio la cosa pubblica da parte dei cittadini.
Abbiamo da sempre invece fortissimi dubbi e perplessità sulla Lega Nord che è e rimarrà per noi un partito statalista, parolaio, che continua a tirare a campare sulla base di slogan vuoti e comunque traditi dai fatti sin dai tempi della Secessione.
Le prime sparate di Bossi & Co. erano contro la Prima Repubblica e "Roma Ladrona", come se nelle sue file "lumbard" tutti fossero onesti e liberisti.
Lo stesso Umberto Bossi era un attivista del Partito Comunista Italiano in anni non sospetti e, oltre a ciò, il suo movimento non ha mai nascosto le sue antipatie per il liberalismo.
Basti pensare al rifiuto della Lega alla proposta nel PdL di abolire le Province e le Comunità Montane. E sì che questa dovrebbe essere la premessa per un vero federalismo, per una vera riduzione della spesa pubblica e per un conseguente abbassamento delle tasse.
Le Province sono utilissime, ma solo come enti tecnico-amministrativi di collegamento fra Regioni e Comuni. Punto e stop. Presidenti, giunta provinciale e relativi consiglieri sono assolutamente inutili, costosi e spesso di impiccio.
Quella dell'abolizione delle Province quale ente politico è una proposta che lanciò l'allora Segretario del Partito Repubblicano Italiano Ugo La Malfa e fu il suo cavallo di battaglia dal secondo dopoguerra sino alla morte.
Alle elezioni provinciali del 2004 di Pordenone, una delle poche volte che scesi in lizza, mi candidai alla carica di consigliere in una lista civica indipendente che sosteneva proprio come punto fondamentale del programma l'abolizione di questo ente inutile. Fummo e di gran lunga superati dalla Lega che proponeva l'ennesimo slogan: "Pordenone Provincia autonoma", il che equivaleva a dire: "aria fritta in salsa padana".
Gli elettori di oggi, quindi, non si lascino intortare anche questa volta dalle camicie verdi.
Già Roberto Calderoli parlava di una nuova introduzione dell'ICI (la più iniqua tassa che potesse esistere), subito smentito dai suoi alleati, ed oggi il Disegno di Legge da lui avanzato sul federalismo parla di una non meglio precisata "tassa di scopo" !
Occhio alla Lega, dunque. Perché federalismo, può anche significare nuovo statalismo se a governare le varie realtà locali non ci sono dei veri liberali.
E' uscito venerdì 12 settembre in edicola, abbinato al quotidiano "Libero" di Vittorio Feltri, un agile ed ottimo volumetto a cura dell'Istituto Bruno Leoni e dell'economista Oscar Giannino (peraltro membro del Direttivo del PRI) dal titolo "Tassiamoci da soli". Lo sto leggendo e sfogliando ed in ogni pagina vi leggo cose interessantissime e sacrosante.
Si parla principalmente del federalismo svizzero e di come lì le cose funzionino davvero. Al punto che taluni Cantoni hanno introdotto la salutare "flat tax", ovvero l'aliquota unica, invocata anche dall'Eurispes per l'Italia e che sarebbe una vera mano santa per la crescita economica e per tutelare financo i redditi più bassi.
In Svizzera, insomma, il federalismo funziona ed è collaudato da anni.
Qui da noi, invece, ancora troppi slogan e poco pragmatismo. Auguriamoci che il Premier sappia bypassare presto la Lega e che porti una ventata di vero liberalismo federalista.

Luca Bagatin



13 settembre 2008

LA MINISTRA PROIBIZIONISTA E LA PROSTITUZIONE



Proibire di prostituirsi in strada e di andare a prostitute. Galera, quindi, per "bocca di rosa" e cliente.
Certo che la Ministra Carfagna, dalla quale non ci aspettavamo francamente nulla (o quantomeno ci auguravamo di non aspettarci nulla), sta tuttavia facendo un bel po' di danni. Decisamente meglio quando stava in televisione, almeno lì potevi sempre decidere di cambiare canale.
E così ecco che la Ministra ti peggiora la già obbrobriosa, lacunosa e moralista Legge Merlin, presentando un Disegno di Legge che non risolve alcunché e che anzi vedrà ben presto aumentare a dismisura la prostituzione clandestina; discriminare e condannare chi, per libera scelta, decide di vendere il proprio corpo "in piazza" e riempire le carceri di innocenti "rei" solamente del fatto di aver scelto di contrattare una notte di sesso a pagamento.
Bella roba davvero ! Roba che solo mentalità "perbeniste" e "perbenino", dalle quali sempre ci guardiamo, potevano concepire. Come se togliere le prostitute dalla strada risolvesse il problema dello sfruttamento legato al mercato clandestino (mercato clandestino, appunto !) !
Pazzesco, inaudito, tristemente italico se non italidiotico. "Italico" e "mediatico" oserei dire: ovvero "di facciata", di "vetrina": per tutelare unicamente la vista delle persone "perbene", di "buona famiglia". Che magari a puttane ci vanno, di nascosto dalla moglie o dai genitori !
Negli altri Paesi europei, evidentemente ben più civili del nostro anche in questo campo - per così dire - funziona diversamente: dalla Germania, passando per l'Olanda, la Svizzera e la Svezia, la prostituzione è legale. Ovvero si può esercitare in apposite "case di tolleranza", in appositi quartieri della città. La qual cosa non è solo civilissima, specie dal punto di vista igienico-sanitario ovvero tutelante per prostituta e cliente, ma anche l'unico modo concreto per rompere una volta per tutte il mercato criminale legato alla prostituzione anche e proprio perché questi "eros center" sono controllablissimi dalle Forze dell'Ordine.
La stessa cosa vale peraltro per i "Coffee Shop" olandesi, ove tu puoi fumarti uno spinello senza incorrere in sanzioni, ma soprattutto senza venire in contatto con il narcotraffico e senza finire per diventare un tossicomane come accade regolarmente negli Stati proibizionisti e medievali come l'Italia.
A Pordenone esiste da decenni il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, fondato da prostitute stesse, e con il quale ho avuto la possibilità di collaborare una decina di anni fa e di approfondire la questione.
C'è modo e modo di prostituirsi. Spesso, chi lo fa, lo fa per libera scelta. E chi lo fa per libera scelta, lo fa spesso anche con dignità, senza sguaiatezza.
Poi c'è la questione dello sfruttamento che va punito con estrema severità (e non "all'italiana"), specie se riguarda i minori.
Questa è l'unica parte del Disegno di Legge Carfagna condivisibile. Per il resto è tutto da rifare in chiave antiproibizionista e legalitaria. A meno di non voler continuare a rimanere un Paese incivile, sessuofobo e punizionista.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini