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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 marzo 2015

Riflessione di "Amore e Libertà" sull'economia capitalistica

“Amore e Libertà” - pensatoio (anti)politico e (contro)culturale che ho fondato ben due anni fa richiamando nel simbolo e nel Manifesto gli ideali e le battaglie di Anita, oltre che di Giuseppe Garibaldi e di molte altre eroine ed eroi, intellettuali e liberi pensatori - ritiene che la prima vera forma di prostituzione sia lo sfruttamento del corpo e della mente e dunque ritiene forme di prostituzione: la pubblicità commerciale, la quale induce nell'individuo bisogni altrimenti superflui; il cosiddetto “libero commercio”, che nei fatti è condizionato dalla pubblicità, dai mercati internazionali e dal sistema capitalista, che è un sistema fondato sull'egoismo e sull'accumulazione, anziché sulla condivisione e sull'amore fraterno.

La prostituzione dei corpi, poi, non è che una conseguenza di tale stato di cose e potrebbe essere completamente debellata attraverso una sana educazione sentimentale e sessuale, che vada a superare ogni forma di egoismo/possessivismo/repressione, tipiche dell'individuo senza alcuna aspirazione spirituale, senza alcuna coscienza umanitaria e sociale.

Ed in questo senso è assolutamente necessario ribaltare la storica massima dell'economista scozzese Adam Smith nei seguenti termini, ovvero: "Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti dell'umanità affamata.
Noi ci rivolgiamo alla loro umanità ed al loro amor proprio, e parliamo loro delle necessità della Donna e dell'Uomo, ovvero del loro/nostro bisogno di dare e ricevere Amore".

Una Civiltà dell'Amore possibile può essere fondata solo su queste basi, ovvero su una riflessione profonda delle abitudini socio-economico-politiche degli individui e su un loro radicale cambio di rotta.

Credere che astrusi sistemi politico-economici di “destra” o di “sinistra”, “capitalisti” o “comunisti”, possano farci uscire dalla crisi - che prima di tutto è umana - è assolutamente fuorviante e ridicolo.


Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it



2 dicembre 2014

Cos'è la Massoneria e che cosa non è

"La Massoneria, quella vera, è cristallina come l’acqua di sorgente, penetrante come l’aria, pura come il fuoco. Non conosce accomodamenti, falsità, meschinerie, arroganza. Non si maschera dietro il vuoto concettuale, nel qualunquismo ideologico che alla prosopopea della parola fa seguire il niente. Fratellanza, uguaglianza, tolleranza, amore non sono flatus ma fini da raggiungere ed imporre, ogni giorno, in concreto, all’interno e al di fuori del Tempio, lavorando su se stessi con costanza ed ardore"

(Luigi Pruneti)


"La Massoneria non era (e non possedeva) il Potere nemmeno ai tempi della P2, che raccolse pressoché persone oneste (una fra queste, il Generale in pensione Umberto Granati, è un mio carissimo amico). Di ciò ho scritto diffusamente anche nel mio primo saggio, "Universo Massonico" (Bastogi Editrice Italiana).
Per cui è RIDICOLO e VERGOGNOSO continuare a pubblicare libri complottistici (alcuni scritti anche da "massoni"), senza avere contezza ci ciò che si scrive.
Il Potere sono i politicanti, gli affaristi, i banchieri e gli imprenditori senza coscienza che, da quel dì, imbrogliano il prossimo. Ovvero tutto ciò che NON c'entra nulla con massoni autentici e Massoneria.
(Luca Bagatin)



8 maggio 2014

"Riflessioni politiche flash (parte quarta), ovvero: opposizione dura all'imbroglio ed alla mediaticità renziana, berlusconiana e grillesca" by Luca Bagatin


Non andare a votare ! Mandali a ca...sa !

Le europee non saranno, come ha detto Renzi, un “derby fra rabbia e speranza”, bensì
un derby fra imbroglio legalizzato e onestà intellettuale, ovvero fra coloro i quali continueranno a votare l'inciucio mediatico e di Potere rappresentato da Renzi-Grillo-Berlusconi e coloro i quali avranno il coraggio di opporsi, con il loro NON VOTO.

Beppe Grillo se la prende (chissà poi perché) con i figli dei massoni, dicendo che sono “malati” e che “vanno spazzati via come cibo deteriorato”.

Ora, dubitiamo che Grillo sappia che cosa sia la Massoneria, altrimenti saprebbe che è una scuola di cultura e di elevazione morale ed intellettuale (cosa ben diversa dai partiti e dai movimenti che, da decenni, si spartiscono il Potere, quello vero !).
Perché dunque prendersela con i figli di coloro i quali fanno parte della Massoneria ?

Dove dovrebbe essere spazzato, invece, Grillo, il “riccetto der quartierino” figlio della Rai lottizzata dai partiti – Dc in primis -, figlio di Pippo Baudo, di Bruno Vespa, della Yomo, della Società dei Media ?

Ma non ci si rende conto che, questo qui, è la fotocopia sputata dei Berlusconi e di Matteino Renzi, ovvero è contiguo alla loro (in)cultura?
Penso che le Istituzioni, le chiese, i partiti, i sindacati, lo Stato...dovrebbero essere dei veicoli da svuotare, nel senso che dovrebbero essere svuotati del potere, dell'imbroglio, del danaro che al loro interno circola. Per aprire all'amore per l'umanità.
Sono un utopista, è vero, ma prima di tutto mi ritengo un umanista costretto a vivere in una società disumana.
Una certa Paola Bacchiuddu, che mi dicono avere un qualche incarico comunicativo nelle liste di un partito chiamato Sinistra e Libertà con Tsipras (o qualcosa de-genere), arriva tardi ed è anche fuori luogo.
Va bene la trasgressione in politica, ma se c'è una ragione precisa.
Ai tempi Ilona Staller e Moana Pozzi lo facevano per porre l'attenzione sul reato del comune senso del pudore, per le lotte ambientaliste e contro il nucleare.
La signora Bacchiddu, invece, perché mette in mostra le sue grazie ?
Per farsi mediaticamente notare e raccattare qualche votarello. Ovvero si è venduta al mercato, alla società del piacere massificata. Ha seguito la strada di Belen Rodriguez e di Papa-LadyGaga-Francesco (ovvero la rappresentante della mediocrità-mediaticità senz'anima ed il rappresentante della religione che si fa commercio di anime). Forse incarna, purtuttavia, appieno, il senso del partito che rappresenta. Venduto, come il suo leader, al capitale (che ha distrutto il lavoro).
Un certo Samorì che mi dicono gravitare attorno all'area dei pregiudicandi (Forza Italia) sostiene che in Europa serve "chi ha esperienza".
Sarebbe già qualche cosa se ci fosse gente onesta.



11 gennaio 2013

Chi tiene alta e fiera la bandiera dell'Edera e della Liberaldemocrazia è "Fermare il Declino"



Ma, insomma, questi Repubblicani mazziniani esistono ancora ?
Parliamo degli eredi di Ugo La Malfa e Randolfo Pacciardi, ovvero di coloro i quali portarono - dal dopoguerra agli anni '90 - l'Italia nel Patto Atlantico, nell'Unione Europea, resero il nostro Paese più laico, libero e civile.
La risposta è affermativa. La cultura Repubblicana mazziniana è ancora vitale, anche se non alberga più nel PRI da un pezzo.
O, meglio, sarebbe opportuno chiarire un po', così come ha fatto l'ottimo Oscar Giannino alcuni giorni fa dalle colonne de "La Voce Repubblicana", storico organo del Partito Repubblicano Italiano.
Oscar Giannino è sempre stato un Repubblicano storico che, coerentemente con la sua storia liberaldemocratica, ha fondato l'estate scorsa il movimento d'opinione "Fermare il Declino", assieme ad otto fondatori - fra professionisti ed accademici - con un elenco di dieci punti programmatici di impostazione economica liberale.
"Fermare il Declino", nel corso dei mesi, è diventato un vero e proprio movimento politico che non si propone tanto di occupare posti in Parlamento o dare testimonianza, quanto piuttosto proporre dieci interventi per la crescita:

  1. Ridurre l'ammontare del debito pubblico
  2. Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni
  3. Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni
  4. Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali
  5. Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti
  6. Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse
  7. Far funzionare la giustizia
  8. Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne
  9. Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni
  10. Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo.

Ora, il Partito Repubblicano Italiano al quale anche il sottoscritto fu iscritto, da parecchi anni, pur proponendo a parole un fantomatico "Progetto Liberaldemocratico", non ne ha mai delineato un programma di massima, né tantomeno ha presentato un progetto politico di ampio respiro.

Il "Progetto Liberaldemocratico" è rimasto un non-progetto, una parola vana da snocciolare così, tanto per riempire di contenuti enfatici discorsi senza alcuna prospettiva concreta.

Il PRI, da parecchi anni, diciamocelo pure, non ha nemmeno una linea politica vera e propria, è prigioniero di una Segreteria nazionale "calabrocentrica" ed autoreferenziale, da inutili litigi con un Giorgio La Malfa che non si sa nemmeno più che fine ha fatto e da una recente alleanza con Berlusconi che non ha portato alcun risultato concreto in termini politico-programmatici.

In tutto ciò è più che comprensibile che autorevoli membri della Direzione Nazionale del PRI (a cominciare dallo stesso Giannino) abbiano preso le distanze da questo partito e oggi si presentino fra le fila di "Fermare il Declino", che non è un partito politico, bensì un contenitore "non ideologico" che mira a raccogliere i consensi di tutti coloro i quali - siano essi di destra, centro, sinistra o apartitici, condividano i dieci punti programmatici delineati.

Tutto ciò mi pare ed appare ineccepibile. Il Progetto Liberaldemocratico, quello vero, sostanzioso e sostanziale, l'hanno realizzato Oscar Giannino, Luigi Zingales, Michele Boldrin ed altri autorevoli esponenti del mondo del lavoro, dell'impresa, dell'economia e della società civile.

Tornando al PRI, ovvero a coloro i quali, come il sottoscritto, hanno a cuore il destino dell'Edera, chi scrive, da parecchi anni, propone una soluzione non solo dignitosa, ma anche utilissima alle nuove generazioni.

Non sciogliere il partito, ma trasformarlo. Trasformarlo in una Fondazione culturale e ciò per tutelare un patrimonio storico-politico che, dal 1895, ha attraversato questo nostro Paese.

Del resto, e questo molti Repubblicani tendono a dimenticarlo o a non dirlo, Giuseppe Mazzini non fondò mai un partito politico con fini elettoralistici. Tutt'altro. Nel 1853 fondò il Partito d'Azione, ovvero un partito di giovani combattenti, con lo specifico copito di combattere il Trono e l'Altare, restituendo la sovranità al Popolo.

In questo PRI, ovvero in ciò che ne resta, non ci sono più né giovani, né tantomeno combattenti. Rimangono persone legate a talune poltrone, che peraltro con uno 0,1% alle elezioni politiche non onorano nemmeno più la storia gloriosa dell'Edera.

Viva dunque il Progetto Liberaldemocratico e Repubblicano di Oscar Giannino !

Viva una possibile e necessaria Fondazione Partito Repubblicano Italiano !


Luca Bagatin



6 ottobre 2012

A proposito di antimassoneria e massonofobia: una testimonianza di Franca Barbetti Celetto, Delegata Magistrale in Friuli della Gran Loggia d'Italia degli ALAM


Da quel lontano 3 marzo 1983, data del mio ingresso nell’Obbedienza della Gran Loggia d’Italia, ne ho viste davvero tante di campagne diffamatorie nei nostri confronti.

Lo scandalo della P2, l’inchiesta Cordova degli anni 90, quando alle 6 di mattina sono piombati in casa di mio padre portandogli via di tutto e di più, le reiterate pubblicazioni sulla stampa locale e nazionale di elenchi, il più delle volte obsoleti, con nomi di Fratelli e Sorelle da tempo passati all’Oriente Eterno. Ma non importa, tutto va bene, purchè si diffami, anzi si infami!

Davvero penso che ci sia chi vorrebbe costringerci ad andare in giro con vergogna con la squadra e il compasso al collo per additarci e riconoscerci...come facevano i nazisti con gli ebrei…e pensare che invece quella squadra e quel compasso noi li portiamo davvero addosso, ma volentieri, con orgoglio, proprio per riconoscerci e farci riconoscere.

Qui in Friuli Venezia Giulia tutti coloro che sono stati nominati per incarichi regionali hanno dovuto, per anni, dichiarare la loro appartenenza alla Massoneria, finchè questo obbrobrio non è stato cancellato, ma, nonostante tutto, lo hanno fatto con fierezza di appartenenza.

Due anni fa abbiamo inaugurato a Udine la mostra sull’Antimassoneria. Sono venuti in tanti, molti si sono meravigliati di tanto livore nei nostri confronti, in fondo ci conoscevano come persone “normali”, anzi il più delle volte come “brave persone”;  insomma proprio non potevano credere che “mangiassimo i bambini”!

Anche la stampa ha pubblicato riscontri positivi della manifestazione e riscontri ancor più positivi li ha pubblicati lo scorso anno in occasione del Meeting dei Giovani, quando improvvisamente in molti si sono accorti che la Massoneria non è un ritrovo di vecchi bacucchi, tristemente bardati nelle loro fasce e nei loro grembiuli, ma un’istituzione vivace, moderna, capace di attrarre i giovani non perché offre loro potere, soldi o appoggi politici, ma VALORI, quei valori che tanto mancano oggi in questo nostro Paese che ha perso la bussola.

Dopo di allora un’altra campagna stampa ci ha toccati, ma erano beghe politiche…noi eravamo solo un pretesto per fare le scarpe a qualche concorrente politico poco gradito.

E così da anni ed anni andiamo avanti per la nostra strada, tra alti e bassi, tra momenti di insolita pace e periodi di vera e propria guerra.

Quando finalmente il nostro diventerà un Paese “normale”, allora forse si renderà conto che l’unico, vero, importante, metro di giudizio, non è quello di essere ritenuti appartenenti a questa o quella istituzione, ma l‘esempio che ciascuno di noi offre giorno per giorno, con il suo comportamento, la sua credibilità ed il suo onore."


Franca Barbetti Celetto

Delegata Magistrale per il Friuli Venezia Giulia della Gran Loggia d'Italia degli ALAM



13 settembre 2012

La persecuzione antimassonica in Italia: dal falso scandalo P2 all'inchiesta Cordova


La persecuzione antimassonica, chissà mai perché, non fa gran che notizia.
Sarà perché ci hanno voluto far credere che la Massoneria è un centro di "poteri occulti", centro segreto di chissà quali nefandezze mafiose e criminali. E dunque, pertanto, i massoni meritano di essere perseguitati.
E' antica la persecuzione antimassonica ed è stata costruita ad arte, sin dai tempi più antichi. Pensiamo al Medioevo, ove le varie confraternite gnostiche, catare, esoteriche saranno perseguitate dalla Chiesa cattolica in quanto considerate "eretiche", poiché ritenevano che la Divinità andasse ricercata anche in sé stessi, senza l'ausilio di sacerdoti o di Papi.
Pensiamo al Settecento, ove le prime Logge massoniche, le quali recuperavano proprio le tradizioni delle antiche confraternite, erano guardate con sospetto da Trono ed Altare, ovvero dai Re e dai Papi, i quali ritenevano che in esse potessero annidarsi pericolose sette rivoluzionarie e sarà così per tutto l'Ottocento, al punto che vi saranno anche massoni farlocchi come Léo Taxil che faranno soldi a palate inventandosi di rituali orgiastici in seno alle Logge massoniche e della presenza dello stesso Belzebù a capo dei lavori.
Il Novecento, invece, sarà il secolo delle dittature, le quali non mancheranno di imprigionare i massoni nei lager, nei gulag, di mandarli al confino, come in Italia, ove saranno bruciati gli arredi dei Templi e distrutte le Logge.
Ed anche nella solo formalmente democratica Italia di trent'anni dopo la liberazione dal fascismo, ecco rispuntate pericolose leggi e tendenze antimassoniche. Dal 1975 al 2000, infatti, la Massoneria italiana subirà le più grandi persecuzioni mai avvenute.
Ce lo raccontarono e ce lo raccontano diversi studiosi, fra cui Pier Carpi, il prof. Luigi Pruneti, il prof. Aldo A. Mola, ma c'è un bel libretto, patrocinato dalla Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed edito da Arktos nel 1998, che merita particolare attenzione e dal quale ho avuto modo di attingere ulteriori informazioni.
E' scritto da Donatello Viglongo, già Gran Segretario Aggiunto del Grande Oriente d'Italia dal 1976 al 1981 ed ha il titolo significativo di "Roghi di Stato".
Veri e propri roghi, quelli raccontati da Viglongo, che ebbero inizio con il falso scandalo P2, sollevato inizialmente da presunti "massoni democratici", proseguito con la sottrazione e la pubblicazione degli elenchi di gran parte dei massoni d'Italia e di un presunto elenco di affiliati alla Loggia Propaganda nr. 2, gettati così in pasto alla gogna mediatica e conclusosi il tutto con assoluzioni piene con sentenze definitive del 1994 e del 1996.
In effetti che cosa era la Loggia P2, se non una Loggia particolare, fondata alla fine dell'800, al fine di raccogliere personalità importanti del mondo della cultura, della politica, delle forze armate, dell'industria del Paese che, per ragioni di particolare riservatezza avevano necessità di tenere nascosta la loro appartenenza all'Ordine massonico ? Erano costoro dei criminali ? Erano criminali Giosue Carducci, Ernesto Nathan, Menotti Garibaldi (primogenito dell'Eroe dei due Mondi e di Anita), Aurelio Saffi, Agostino Bertani e, in tempi più recenti, il repubblicano Emanuele Terrana, il comico Alighiero Noschese, il cantante Claudio Villa, lo scrittore Roberto Gervaso, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ? Difficile da credere. Tanto più che, costoro, non si riunirono mai tutti assieme. E, pertanto, ma complottarono contro alcunché, come invece scrissero i media e raccontò la Commissione parlamentare presieduta dall'On. Tina Anselmi e da altri parlamentari, i quali nulla o quasi nulla conoscevano di ritualità massonica.
Fu, ad ogni modo, quella del falso scandalo P2, occasione ghiotta per la politica di allora e per i mass media di gettare un po' di fumo negli occhi nei confronti dei cittadini-elettori. Ricordiamoci che eravamo in pieno fermento terroristico e di lì a poco la gran parte della classe politica di allora avrebbe lasciato morire Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, in nome di una presunta "fermezza" (sic !). Ed allora, come un tempo Hitler in Germania dette la colpa della crisi economica agli ebrei, ecco che i politici, i magistrati, i "massoni democratici" in odor di potere ed i mass media a caccia di gossip, si inventarono la tesi golpista ordita dai massoni della P2 e, via via, dall'intera Massoneria, visto che anche l'altra grande Obbedienza italiana, la Gran Loggia d'Italia, subì inchieste e controinchieste ignominiose.
Ed a nulla servì il documento conclusivo stilato dalla Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), nel quale fu chiaramente scritto che "La Delegazione ha, infine, ravvisato in tutta la vicenda speciosamente montata, oltre i limiti tollerabili del buon gusto e del buon senso comune, qualcosa che va al di là del fatto specifico in questione. Per motivi occulti, ma facilmente intuibili sia il "Raggruppamento Gelli", sia la Massoneria italiana del GOI, sono stati usati e dati in pasto all'opinione pubblica per galvanizzarla e siarla da altri importanti problemi che da troppo tempo assillano la società italiana".
Di tale documento, infatti, per anni non ne abbiamo mai sentito parlare. Ce lo riporta integralmente Donatello Viglongo, nel suo prezioso saggio.
Curioso poi, che, allorquando i massoni della P2 e tutta la Massoneria italiana sarà assolta con sentenze definitive da ogni capo di imputazione di "complotto ai danni dello Stato" (sic !), il Grande Oriente d'Italia non abbia mai speso una parola, tanto da ritenere tutt'oggi i cosiddetti "piduisti", ancora dei criminali (sic !).
Per carità, le pecore nere sono d'appertutto ed alcune erano annidate anche nella Loggia Propaganda nr. 2, ma per il resto i suoi componenti erano tutti dei galantuomini, fra i quali possiamo annoverare anche il Generale in pensione Umberto Granati, che è un caro amico e che alcuni hanni fa ha raccontato la sua triste vicenda, fortunatamente finita bene, in "Diario di un piduista" (Ipertesto Edizioni) e che, chi scrive, ha avuto il piacere di recensire.
Come se la prima persecuzione antimassonica non avesse danneggiato già abbastanza l'immagine della Massoneria, ecco, negli anni '90, spuntarne subito un'altra.
Pochissimi infatti sanno o ricordano che, negli anni '90, un'inchiesta senza alcun fondamento, introdusse in Italia una nuova Santa Inquisizione.
Una Santa Inquisizione guidata dall'allora magistrato di Palmi Agostino Cordova, il quale scatenò una vera e propria battaglia inquisitoria contro cittadini onesti,
rei unicamente di appartenere alla Massoneria.
Di tutto ciò nessuno ricorda pressochè nulla, oppure si continua ancora a nascondere la verità, nonostante ci siano state sentenze definitive che hanno stabilito che Cordova aveva torto marcio. Ma, oramai, molte famiglie e molte carriere erano state distrutte. Storia di ordinaria ingiustizia in un Paese nel quale il magistrato sembra avere ragione anche quando ha torto.
Ad ogni modo, ancora una volta, questa inchiesta faceva guadagnare fior fior di quattrini a certa stampa scandalistica, con particolare riferimento alle solite "La Repubblica" e l'"L'Unità" che sulla caccia al massone avevano costruito la loro presunta credibilità.
E a poco, anche allora, servirono gli interventi e le aperture di Gran Maestri quali Renzo Canova di Piazza del Gesù, il quale, come il suo predecessore Giovanni Ghinazzi, aveva ben pensato di aprire i Templi massonici e di garantire la massima trasparenza.
Agostino Cordova, magistrato, evidentemente completamente digiuno di Massoneria e con nessuna voglia di informarsi ipotizzò infatti un "teorema" totalmente privo di qualsiasi fondamento e disse:
poichè qui in Calabria c'è la 'ndrangheta ed in Sicilia la mafia che tramano contro la stabilità dello Stato, allora dietro a loro c'è la Massoneria che trama nel segreto.
Ma quale arguzia, per un servitore dello Stato !
Tutto ciò è più che evidente che rimanesse un teorema astratto ed un magistrato non può certo basarsi su congetture, bensì dovrebbe farlo per mezzo di prove concrete, indizi, magari raccolti da Polizia e Carabinieri, prima di lanciare accuse ed inchieste.
Ma il Cordova aveva già stabilito che i massoni italiani erano tutti colpevoli e, dunque, da inquisire. Fu così che si attivò per acquisire tutti gli elenchi dei massoni italiani, alcuni dei quali finiranno anche in pasto ai media, come se fossero una lista di proscrizione, fatta di delinquenti abituali.
Inutile dire che le più colpite furono le due maggiori Obbedienze massoniche italiane: Grande Oriente d'Italia e Gran Loggia d'Italia, con il maggior numero di iscritti.
Persone comuni, liberi professionisti, pensionati, operai. Cittadini italiani paganti le tasse come tanti altri. Con la sola "abitudine" di frequentare Logge massoniche per la loro evoluzione spirituale ed interiore !
Fatto sta che, tutto ciò, dopo aver fatto spendere alle casse dello Stato fior fior di quattrini per l'inchiesta ed aver rovinato numerose famiglie e carriere, non portò a nulla.
Nessun reato era stato commesso. Come volevasi dimostrare: un teorema senza prove, è e rimane una congettura.
E fu così che la Suprema Corte di Cassazione stabilì che Agostino Cordova aveva palesemente violato la Costituzione della Repubblica Italiana agli Articoli 13 e 14, che stabiliscono che la libertà personale ed il domicilio sono inviolabili e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione e perquisizione se non per atto motivato. Inoltre il Cordova aveva violato gli articoli 247 e 253 del codice di procedura penale.
Purtroppo, però, il danno economico per le casse dello Stato era ormai stato fatto e così il danno morale per i cittadini ingiustamente coinvolti.
Il 23 settembre del 2003, il magistrato Cordova, sarà peraltro allontanato dal Tribunale di Napoli e giudicato inadeguato.
Ancora in tempi recenti si è tantato, in alcune amministrazioni pubbliche, di reintrodurre la legislazione fascista che impone ai dipendenti statali di dichiarare la propria appartenenza ad associazioni quali la Massoneria, ciò in palese violazione della Costituzione. Fortunatamente gli organismi Internazionali e democratici hanno sempre bocciato tali legislazioni liberticide.
Sarebbe interessante, anziché raccogliare un elenco degli affiliati alle varie Obbedienze massoniche italiane, raccogliere un elenco dei politici, magistrati, giornalisti ed amministratori pubblici che hanno fatto della persecuzione alla Massoneria il loro cavallo di battaglia e la loro principale fonte di guadagno.
Tale elenco andrebbe ricordato e diffuso al fine di avere contezza di chi sono i veri nemici della libertà e della democrazia nel nostro Paese.

Luca Bagatin



28 gennaio 2012

Marco Pannella. Biografia di un irregolare



Sarà anche sin troppo elogiativa, ma, la biografia di Marco Pannella scritta dal giornalista Valter Vecellio, "Marco Pannella. Biografia di un irregolare", edito dalla Rubbettino, è indubbiamente il primo ed unico documento che racconta per filo e per segno chi è e chi fu il leader radicale.
Potrebbe apparire strano che una biografia sia scritta prima della dipartita dell'attore principale, ma ciò non fa che renderla contemporanea, attuale.
Come attuali sono le battaglie che conduce il Partito Radicale o come cavolo si chiama di volta in volta (Lista Pannella, Lista Bonino, Rosa nel Pugno...).
Il Partito Radicale di Pannella, come ci racconta lo stesso Vecellio, può dirsi continuatore, per molti versi, di quel Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che fu messo in piedi gli intellettuali laici che, negli anni '50, si raccolsero attorno al settimanale liberale "Il Mondo": Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Niccolò Carandini, Leopoldo Piccardi, Ugo La Malfa e molti altri.
Il "primo" Partito Radicale, era forse un po' più "austero", ma aveva gli stessi caratteri di lotta ai privilegi ed alle corporazioni del partito radicale pannelliano.
L'avventura degli Amici del Mondo si concluderà presto e quei radicali finiranno chi nel Partito Repubblicano (la maggioranza), chi nel Partito Socialista, chi fonderà il Partito Radicale che erediterà Pannella.
La biografia di Vecellio parte dalle origini del Nostro: abruzzese di Teramo nato il 2 maggio 1930, battezzato Giacinto in ricordo dello zio ma chiamato dalla madre, Andrea Estechon, di famiglia svizzera francese, Marco. Sarà dunque la madre ad iscrivere il figlio in una delle tre scuole Montessori d'Italia, prima che siano bandite dal fascismo, assieme alla sua fondatrice.
Nel 1938, il bambino Pannella, seguirà corsi di scherma e violino, sotto l'insegnamento del professor Righetti, antifascista e repubblicano, e sarà proprio da lui che inizierà a respirare la prima aria liberaldemocratica.
Pannella, di quegli anni, come racconta a Vecellio, ricorda ancora la sua prima fidanzatina, Adria, che un giorno però non incontrò più e scoprì in seguito che se ne era dovuta andare con la famiglia perché ebrea: erano gli anni delle leggi razziali e quell'episodio fu decisivo per Pannella e per le battaglie per i diritti umani che intraprenderà negli anni a venire.
Un altro episodio segnerà la sua futura connotazione politica, ovvero quando fu ospite di una coppia, nell'alta Savoia, ove era stato spedito dalla famiglia per studiare. La coppia era così mal assortita che litigava tutte le sere e fu allora che iniziò a sentir parlare di divorzio e poi persino di obiezione di coscienza perché, in quegli anni, il figlio della coppia era partiti militare e temava lo scoppio della Guerra.
E' così che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il giovane Marco inizia a leggere "Risorgimento Liberale", il foglio clandestino antifascista del Partito Liberale Italiano, fondato e diretto da Mario Pannunzio.
Marco Pannella si sente dunque un liberale, in particolare ricordando che l'Unità d'Italia l'hanno fatta i liberali, mentre l'altro punto di riferimento dell'epoca, ovvero il comunismo, non lo attira a causa della dittatura bolscevica.
Il giovane Pannella matura anche l'idea di andare a parlare con il filosofo Benedetto Croce, per convincerlo ad appoggiare la marcia per Trieste italiana e liberale e ci riesce. A Napoli, a casa di Croce, scopre persino di essere legato a lui da lontana parentela.
Da allora, Pannella, inizierà la militanza nel PLI, ovvero nella Giovane Sinistra Liberale e nell'Unione Goliardica Italiana, che allora raccoglieva laici, liberali, socialisti e repubblicani nelle Università.
Sono gli anni '50 e di qui all'incontro con gli Amici del Mondo e dunque alla fondazione del Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici (che comprenderà liberali di sinistra ed ex del Partito d'Azione), il passo è breve.
Non manca, nella biografia di Vecellio su Pannella, un capitolo dedicato agli amori del Nostro.
Pannella ne ha avuti molti, vista anche la sua prestanza fisica ed i suoi occhi azzurri. Affascina, con il suo sguardo, persino Paola Fallaci, sorella di Oriana, la giornalista Natalia Aspesi e Sabina Ciuffini, allora valletta di Mike Bongiorno. Ma l'amore della sua vita è e rimane Mirella Parachini, di ventisei anni più giovane di lui, con la quale ha vissuto sempre un rapporto franco ed aperto.
E poi, ma chi l'avrebbe mai detto che Marco Pannella, abituato agli scioperi della fame, fosse in realtà un abile cuoco ? Fra i radicali sono ancora molti, come documenta Vecellio, che ricordano i suoi conditissimi ed abbondanti piatti di spaghetti. Cucinati anche quando lui faceva i digiuni.
Digiuni di dialogo, a sentire Pannella. Mai ricattatori. Digiuni che hanno origine con i famosi Sathyagraha di Gandhi, per lottare in maniera nonviolenta contro gli inglesi oppressori.
Il primo digiuno Pannella lo portò avanti a Parigi, negli anni '60, quando era corrispondente del quotidiano "Il Giorno", per la libertà dell'Algeria.
In Francia diverrà così popolare che persino il celebre scrittore e drammaturno Eugnène Ionesco ne diverrà amico e si iscriverà al Partito Radicale.
Saranno, del resto, moltissimi gli intellettuali che daranno fiducia a Pannella ed al PR: Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Vladimir Bukowskij e numerosi altri. Sciascia sarà persino eletto deputato radicale in Parlamento ed a lui, così come ad Enzo Tortora, Pasolini, Pannunzio e Rossi sarà dedicato un capitolo a parte.
Pannella non è dunque solo il paladino dei diritti civili, del divorzio, dell'aborto, del voto ai diciottenni, delle primissime lotte per gli omosessuali con il FUORI! e quelle femministe, ma anche colui il quale, attraverso il determinante contributo di Luca Coscioni, negli anni 2000, porrà al centro della politica la libertà di cura per i malati. Malati di sclerosi laterale amiotrofica come Luca, e non solo.
Luca Coscioni, ricordano Pannella e Vecellio, fu censurato dalla classe politica italiana: a sinistra non vorranno candidare Liste Luca Coscioni, mentre a destra, non vorranno parlare di libertà di cura.
Però quella battaglia, quelle battaglie, non sono mai morte, al punto che oggi, in Parlamento, siede la vedova di Luca: Maria Antonietta Farina Coscioni, una fra le parlamentari più presenti e produttive.
Nelle biografia scritta da Vecellio, di Pannella c'è molto, molto altro: c'è il rapporto con i socialisti di Craxi, ma anche quello con i comunisti.
L'utopia pannelliana era e forse sarebbe quella di rinnovare la sinistra, o, meglio, di democratizzarla. Ci provò persino con Berlusconi, nel '94, quando sembrava l'erede di quella destra storica, che in realtà è la sinistra liberale. Ci ha provato con Bersani, tentando di democratizzare il Pd, anche qui, fallendo.
Il Partito Radicale sopravviverà a Pannella, si chiede l'ultimo capitolo della biografia ? Mah, chissà.
La cosa fondamentale e prioritaria è, ad ogni modo, quella di conoscere la storia, le storie radicali, così vilipese e nascoste dalla vulgata partitocratica e mediatica.
Storie di un'Italia libera e democratica, che, purtroppo, è inconsapevole di sè stessa.

Luca Bagatin



5 ottobre 2011

Ranfolfo Pacciardi: il combattente di cui avrebbe bisogno l'Italia di oggi


Randolfo Pacciardi: repubblicano mazziniano, partigiano antifascista, Eroe della guerra civile spagnola, comandante della Brigata "Garibaldi", anticomunista, atlantista, Ministro della Repubblica, Segretario del Partito Repubblicano Italiano prima e poi ingiustamente espulso dal PRI e successivamente ingiustamente accusato di golpismo dai cattocomunisti e dai fascisti. Fondatore del movimento mazziniano Unione Democratica per la Nuova Repubblica, presidenzialista e strenuo difensore della Repubblica laica e liberale. Uomo del popolo ed ascoltato dal popolo, contro la Casta politica già nel 1964 !
Un uomo che oggi potrebbe seppellire culturalmente e politicamente tutta la classe politica di faccendieri e di fannulloni di destra e sinistra, ovvero i nuovi dittatori di questo triste Paese.
Quello che segue è un video a lui dedicato, che si apre con una frase di Giuseppe Mazzini - suo maestro appunto - e si conclude con la massima pacciardiana: "Mi dicono: abbiamo la libertà. Quale libertà ? La libertà di una protesta inutile come quella che faccio io oggi".
Questo video è dedicato a tutti i repubblicani, i mazziniani, i garibaldini, i presidenzialisti puri, agli italiani, in particolare a tutti coloro i quali sono schifati dalla politica di oggi e che, come me, non vanno più a votare per protesta e per vergogna.


25 agosto 2011

I cittadini-elettori sono il nuovo Terzo Stato



Si torna dalle ferie con una balla mazzata che ricorda il vecchio Governo Prodi con Visco all'Economia e Bertinotti come spina nel fianco.
Chi l'avrebbe mai detto che, tempo dopo, Prodi si sarebbe trasformato in Berlusconi, Visco in Tremonti e Bertinotti in Bossi e Calderoli !
Beh, in effetti, chi scrive sono anni che sostiene che nei fatti esista un unico grande partito: conservatore e illiberale, capace di unificare l'estrema sinistra e l'estrema destra in nome dello statalismo e del "più tasse per tutti".
Fra le forze politiche di oggi, invero, sembra proprio non salvarsi nessuno.
Il PdL, tanto per cominciare, si è rimangiato tutte le promesse fatte negli anni: nessuna riduzione a tre aliquote fiscali, nessuna abolizione delle Province, nessuna riforma della giustizia in senso liberale, nessuna sburocraticizzazione della macchina amministrativa. Anzi, è avvenuto l'esatto opposto. Ovvero quanto ha sempre portato avanti il Pd e l'armata brancaleone della sinistra cattocomunista.
Berlusconi uguale Prodi, Tremonti uguale Visco, infatti.
Non si salva sicuramente la Lega Nord, che è il principale partito responsabile del "più tasse per tutti" in quanto non vuole alcuna riforma delle pensioni, nè vuole abolire le Province e ridurre il numero dei Comuni.
Non si salva nemmeno Casini con la sua Udc che ha proposto l'aumento dell'IVA, tassa che comprime i già compressi consumi e che andrebbe ulteriormente a penalizzare i cittadini
Come se non bastasse è arrivata persino l'"accozzaglia delle forze sinistre" (da IdV a SeL passando per Segni) con l'aggiunta, con nostro rammarico, del PLI, che sta lanciando la raccolta di firme per un referendum che, pur volendo abolire il "porcellum", vuole il ripristino del "mattarellum": altro grande porcellum elettorale in quanto obbligherebbe alleanze con chiunque pur di accaparrarsi i collegi uninominali e favorisce unicamente le forze estremiste.
Un ritorno dalle ferie che, in sostanza, penalizzerà i cittadini-consumatori-elettori che - oggi finalmente possiamo dirlo con certezza - formano un nuovo Terzo Stato contrapposto alla classe dei Nobili (i politici) ed al Clero (la Chiesa cattolica che è esente dal pagamento dell'Ici per le attività commerciali).
Un Terzo Stato che ci sentiamo da sempre di sostenere con misure, appunto, sostenibili e liberali.
Basterebbe far pagare le imposte anche alla Chiesa cattolica per le attività commerciali; abolire il sistema dell'8 per mille; abolire le Province quali enti politici; accorpare i Comuni con meno di 15.000 abitanti; abolire le municipalizzate (lasciando che i servizi siano svolti dal privato); abolire il Senato; ridurre del 40 % gli stipendi di Parlamentari e Consiglieri regionali; privatizzare la Rai; allungare l'età pensionabile. Forse, a quel punto, le imposte potremmo persino arrivare a ridurle, magari introducendo la flat tax al 20 % per tutti e non facendo pagare un solo euro a chi ha un reddito inferiore ai 15.000 euro annui.
Per quanto riguarda, poi, la riforma della legge elettorale, la Costituzione stabilisce - a dispetto di quanto avvenuto dal '93 ad oggi - un sistema di elezione proporzionale puro. Altre strade sarebbero auspicabili, ma unicamente attraverso un'Assemblea Costituente, come nel 1946.
Personalmente auspicherei una riforma che prevedesse l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, con funzioni di governo, slegato dai partiti ed a turno unico. Per quanto concerne l'elezione del Parlamento, a Camera unica, ritengo potrebbe benissimo essere eletto su base proporzionale pura, senza alcuno sbarramento, e mantenere unicamente funzioni legislative.
Sarebbe un bel salto di qualità in direzione di un Paese che guarderebbe al liberalismo anglosassone piuttosto che ad uno statalismo che, come diceva Ernesto Rossi, "privatizza i profitti e socializza le perdite".

Luca Bagatin



6 luglio 2011

28 anni dopo: diario di un Piduista


"28 anni dopo: diario di un Piduista" e, a destra, l'autore, il Gen. Umberto Granati

Il Colonnello Umberto Granati fu il primo che, allo scoccare del presunto "scandalo P2", nel maggio 1981, dichiarò di essere affiliato a tale Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia.
La P2 era infatti una Loggia regolare e per nulla segreta - come invece millantò certa stampa - ideata, come rivela lo stesso Granati, dall'Eroe dei due Mondi Giuseppe Garibaldi e fondata ufficialmente dal Gran Maestro garibaldino Giuseppe Mazzoni nel 1877 al fine di raccogliere personalità di prestigio del mondo della cultura, della politica, della magistratura, delle forze armate, che desideravano mantenere riservata la loro appartenenza all'Ordine liberomuratorio.
Dov'era lo scandalo ? Lo volle sapere lo stesso Col. Granati, il quale non solo informò i suoi superiori della sua appartenenza alla P2, ma persino i Carabinieri.
Fu un fesso ? No, semplicemente un uomo onesto, un Servitore dello Stato, che si rifiutava di dichiarare il falso, come invece furono invitati molto suoi Fratelli di Loggia a fare.
Tutto questo e molto altro è raccontato dallo stesso Umberto Granati -  oggi ottantaduenne e Generale di Corpo d'Armata in pensione - nel suo libro: "28 anni dopo: diario di un Piduista", edito dalla casa edittrice indipendente Ipertesto Edizioni (www.iperedizioni.it).
Granati era animato da ideali massonici, spirituali e filosofici e si iscrisse alla P2 e dunque alla Massoneria. Non ne poteva trarre vantaggi per il semplice fatto che, nel 1977, data della sua iscrizione, aveva una carriera già ben avviata che si sarebbe conclusa comunque con una promozione pochi anni dopo.
Che cosa ne ricavò, invece ? Nulla, solo guai personali e giudiziari che lo porteranno, come i pochi suoi Fratelli che avevano dichiarato l'appartenenza alla P2 (fra questi lo scrittore e regista Pier Carpi, che sarà emarginato dal mondo letterario ed artistico sino a morire in miseria) all'emarginazione. Per quanto nessuno gli abbia mai attribuito alcun reato.
La P2, come documentato dallo stesso Umberto Granati nel suo libro - ma già anni prima dai saggi di Pier Carpi ("Il caso Gelli: la verità sulla Loggia P2" del 1988 e "Il Venerabile" del 1993) e del prof. Aldo A. Mola ("Gelli e la P2 fra cronaca a storia" del 2008) - divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora (in particolare le due forze del "compromesso storico"), le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto e con l'assoluzione piena di tutti i cosiddetti "piduisti" per mezzo delle sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Venerabile della Loggia, Licio Gelli, per le innumerevoli accuse attribuitegli.
Umberto Granati racconterà la sua vicenda pubblicamente sul Corriere di Siena nel 1987 con degli articoli a puntate dal titolo: "Storia di un piduista". Una vicenda che nel suo recente saggio-documento riprende per intero e non risparmia accuse, non solo al mondo politico di allora, a certi mass media ed a certi settori della magistratura, ma anche allo stesso Licio Gelli, il quale non fece nulla per difendere gli affiliati alla sua Loggia, ma scappò all'estero.
Umberto Granati è infatti convinto che, se tutti i membri della Loggia fossero usciti allo scoperto come aveva subito fatto lui, il caso si sarebbe sgonfiato da solo.
Come potevano, infatti, personalità diverissime fra loro e che non si erano nemmeno mai riunite (fra cui il cantante Claudio Villa e l'eroe della lotta al terrorismo ed alla mafia Carlo Alberto Dalla Chiesa), complottare contro lo Stato ?
Altra cosa di cui il Granati è convinto è che il famoso elenco dei "piduisti", diffuso dalla stampa e da internet sia incompleto. Non solo molti dei nomi degli affiliati mancherebbero all'appello, ma persino molti di quelli contenuti nell'elenco sarebbero persone completamente estranee alla vicenda. Persone estranee che, ad ogni modo, ancora oggi vengono ingiustamente additate come "delinquenti e stragisti".
Umberto Granati parla senza reticenze e raccontando una vicenda senza aver nulla nè da perdere nè da guadagnare, anzi.
Racconta ad esempio di quando fu oggetto di insulti e minacce telefoniche da parte di uno sconosciuto che, solo perché componente della P2, lo riteneva un criminale.
Il Colonnello Granati fu insignito nel 1985 dell'Onoreficenza dell'Ordine di Giordano Bruno da parte del Grande Oriente d'Italia ed è oggi Generale di Corpo d'Armata in pensione. Da diversi anni è dedito al giornalismo ed alla redazione di guide turistiche. Nel suo libro racconta di come fu emarginato nel suo ambiente di militare, senza capirne il perché e di come fu ostacolato, assieme a sua moglie, persino nella sua umile attività di giornalista di riviste turistiche.
Di che cosa era infatti accusato lui, che non aveva mai mentito in vita sua e la cui carriera era immacolata ?
Come mai ancora oggi la P2 ed i "piduisti" fra i quali, come dice lo stesso Granati, ci saranno anche state delle pecore nere, ma per il resto erano galantuomini, sono considerati il male assoluto ?
A chi giova tutto ciò ?
Possibile che il Generale Granati, uscitone completamente pulito come molti suoi pari, debba ancora vedere diffuso il suo nome sulla stampa e sul web, come se fosse un pericoloso criminale ?
"28 anni dopo: diario di un Piduista" è un documento prezioso e che getta nuova luce sul caso P2, forse ponendo finalmente la parola fine alla questione e riabilitando degli uomini onesti che hanno pagato la loro appartenenza ad una Loggia massonica regolare.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini