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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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15 novembre 2010

Mutazioni (centro)sinistre: da cattocomunisti a semplicemente comunisti



La base del centrosinistra italiano di oggi, dalla Puglia a Milano, sembra preferire i candidati comunisti a quelli cattocomunisti.
E' quanto confermano le elezioni primarie di Milano che hanno eletto a maggioranza Giuliano Pisapia, già deputato di Rifondazione Comunista ed oggi - con l'appoggio di Nichi Vendola già eletto alle primarie in Puglia - candidato di Sinistra e Libertà al Comune del capoluogo meneghino.
Un ritorno al passato che fa credere piuttosto che avesse ragione Fausto Bertinotti e torto marcio i vari D'Alema, Prodi e Veltroni.
A questo punto tanto varrebbe che in casa cattocom tornassero al Pds, alla Margherita, a Rifondazione Comunista ed ai Verdi. Tutti assieme sarebbero destinati a perdere sempre e comunque in eterno, ma, almeno, a perdere con dignità.
Se analizziamo infatti i risultati vediamo come il centrosinistra italiano abbia ereditato unicamente voti ed una base politica e culturale che apparteneva al vecchio Pci, alla sinistra Dc ed a settori dell'ambientalismo più radicale.
Il tentativo di costruire un Pd all'americana era, infatti, destinato a perdere in quanto il Pd americano è da sempre lontano anni luce non solo dalla sinistra come la intendiamo in Europa, ma ancor più lontano dal comunismo che, sin dal dopoguerra, ha infatti combattuto strenuamente.
Il centrosinistra dal '93 ad oggi, peraltro, rappresenta culture profondamente conservatrici e minoritarie che, qualora siano riuscite a mettere in piedi un programma di governo, esso risultava profondamente statalista, burocratico, sindacatocratico, fondamentalista sull'ambiente e per nulla aperto nel campo dei diritti civili ed individuali.
Se ne accorse il Berlusconi del '94, salvo poi tradire, nel giro di un anno e mezzo, il suo programma liberale, libertario e liberista.
L'economista Francesco Giavazzi, non a caso, in un saggio di qualche anno fa spiegava che "Il liberismo è di sinistra". Sì, ma di una sinistra europea: ovvero di matrice liberalsocialista e liberaldemocratica. Profondamente antistatalista ed antiburocratica.
Ovvero l'opposto del nostro centrosinistra in salsa cattocomunista.
Oggi, dicevamo, questa compagine, grazie anche all'assurdo sistema delle primarie, sembra voler tornare al '94, ovvero allorquando presentò l'armata Brancaleone di Achille Occhetto, senza prospettive alcune di radicali riforme liberali, liberiste e libertarie.
Forse, magari, una sinistra laica, liberale e libertaria, in Italia, potrebbe anche vincere.
Oggi, stranamente, questa prospettiva pare essere incarnata piuttosto da Gianfranco Fini che è l'unico leader ad aver abiurato al suo imbarazzante passato clericofascista. A differenza dei vari centrosinistri che ancora mettono ceri a Togliatti e Berlinguer, dimenticando che loro furono amici dell'Impero sovietico e che il primo, oltre ad aver introdotto in Costituzione i fascisti Patti Lateranensi, concesse l'amnistia ai gerarchi del Regime mussoliniano.
Occorre costruire, dunque, un nuovo schieramento politico che guardi ad un programma di riforme che attendono l'Italia dal '94: laico, liberale, libertario e liberista.
Con Fini, i Repubblicani, i Liberali ed i Radicali.
Addio, dunque, ai baffoni, ai baffini, alle mortadelle, alle croci ed ai martelli.

Luca Bagatin



27 febbraio 2009

Il nuovo bipolarismo (senza più il PD): Liberali contro Conservatori



Il bailamme maggioritario e confusionista degli ultimi quindici anni sembra abbia portato ad un ribaltamento delle posizioni politiche dei partiti italiani.
In tutta questa confusione notiamo tuttavia una rivalutazione delle tematiche laiche e liberali che caratterizzarono il nostro Paese negli anni '70 e '80 (e che videro uniti socialisti, repubblicani, liberali e radicali): pensiamo al "caso Englaro"; ma anche alla discussione sulla libertà di ricerca scientifica senza condizionamenti dogmatici; sulle coppie di fatto e sui nuovi diritti di cittadinanza.
Ora, con tutti ciò, la necessità di un Polo Liberaldemocratico a vocazione maggioritaria che porti avanti queste istanze e difenda le conquiste del passato, si impone.
Un Polo Liberaldemocratico che dovrà necessariamente scontrarsi con uno Conservatore.
Oggi ci troviamo in totale assenza di un'opposizione credibile (visto e considerato anche la pessima gestione governativa dei precedenti governi ulivisti-unionisti-prodiani-cattocomunisti), in calo vertiginoso nei consensi e nei sondaggi e senza una cultura di riferimento saldamente laica e democratica (il PD è nei fatti una sintesi fra la cultura del vecchio PCI togliattian-berlingueriano e la DC demitiana).
Oggi ci troviamo un governo per certi versi liberale e per altri no. Da una parte abbiamo interessanti riforme liberalsocialiste del mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali - per quanto limitate - nonché riforme della pubblica amministrazione; dall'altra abbiamo posizioni da Medioevo sui diritti individuali e la ricerca scientifica. Oltre che sciagurate posizioni concilianti con la pseudo-democrazia russa di Vladimir Putin.
Il Presidente Berlusconi non fa certo una bella figura quando afferma che Eluana Englaro andava "salvata" in quanto poteva avere dei figli. E la medesima pessima figura - questa anche a livello internazionale - la fa ogni qual volta parla dell'amico Vladimir.
E' anche per questo che eminenti personalità del PdL come Paolo Guzzanti, Massimo Teodori, Guglielmo Castagnetti ed altri l'hanno abbandonato per approdare ad altri lidi liberaldemocratici.
E non è un caso che Gianfranco Fini, già leader di AN, stia prendendo posizioni in linea con la liberaldemocrazia europea su coppie di fatto, sull'antifascismo (accompagnato giustamente dall'anticomunismo), su ltestamento biologico e per una politica estera filo-occidentale ed a fianco di Israele (anche qui, invece, i cattocom sono divisi).
"Il Giornale" di qualche giorno fa ha ironizzato su un Gianfranco Fini possibile leader del PD. Nulla di più sbagliato.
Il PD è un partito confusionista e scarsamente riformatore, come abbiamo scritto. Gianfranco Fini, diversamente, è un grande leader liberaldemocratico e la stessa AN sta mutando gran parte del suo dna al punto da annoverare Piero Gobetti fra i suoi ispiratori.
Ovviamente, come ha spiegato anche il prof. Pier Franco Quaglieni del Centro Pannunzio, AN fa un'operazione errata e strumentale. Però a parer mio non è impensabile o strumentale il fatto che una parte dei suoi elettori-militanti sia autenticamente liberale, non di destra e nemmeno postfascista.
Con ciò voglio semplicemente dire che per avere un rinnovato bipolarismo all'occidentale anche in Italia e che veda contrapporsi Liberali a Conservatori, è necessaria una scomposizione del PdL.
Altro che partito unico !
Una volta fuori gioco il PD - e questo è il momento - ecco che potrebbero compattarsi i liberali, laici, repubblicani e persino i socialisti non attratti da un centrosinistra alla deriva. Ed ecco che di tale rassemblement potrebbe far parte a pieno titolo Gianfranco Fini (magari anche come leader, chissà) ed i liberali del suo partito che decideranno di seguirlo, Renato Brunetta, Jas Gawronski, ed ancora Capezzone, Della Vedova ed i liberali oggi nel PD come Valerio Zanone, la Sbarbati ecc...
E soprattutto, auspichiamo, moltissimi giovani da inserire da subito nella futura classe dirigente di questo possibile Polo Liberaldemocratico.
Ecco che il sogno dei Mario Pannunzio e de "Gli amici del Mondo" si realizzerebbe: ovvero la costituzione di un grande partito liberale di massa, non di destra, progressivo, ma al contempo rigoroso e soprattutto filo-occidentale.
Che si contrapponga ad un partito conservatore, che purtroppo nel nostro Paese finirebbe comunque per essere vaticano, medievale, a tratti cattocomunista, a tratti clericofascista.
Beh, siamo comunque il Italia: il Paese della Controriforma....come ebbe a dire Ugo La Malfa.

Luca Bagatin



17 febbraio 2009

FEBBRAIO: MESE DI LAICITA'



Sarà per merito (o colpa) del fato, ma il mese di febbraio è indubbiamente il periodo più denso di avvenumenti "caldi" per chi milita o ha militato nella cosiddetta area laica-liberaldemocratica-liberalsocialista e di libero pensiero.
Non saprei francamente da dove iniziare, ma credo sia il carso di iniziare in ordine cronologico.
Il 9 febbraio si commemora il 160esimo anniversario della Repubblica Romana (1849) che vide protagonisti Mazzini, Garibaldi, Aurelio Saffi, Gofferdo Mameli e molti altri rivoluzionari repubblicani e patrioti che per 5 mesi riuscirono a costituire nello Stato pontificio una piccola repubblica democratica estromettendo il Papa dai suoi poteri temporali. Una repubblica la cui Costituzione rispecchiò in linea generale la Costituzione degli Stati Uniti d'America (che risentì negli anni successivi di un forte influsso mazziniano, oltre che chiaramente essere imprtontata ai valori massonici di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà) e di quella italiana attuale.
Il 9 febbraio di 42 anni fa moriva poi un grande ed encomiabile "ribelle" del liberalsocialismo: Ernesto Rossi. Un "democratico ribelle" come passò poi alla storia. Una storia ingrata che spesso dimentica questa fondamentale figura del Partito d'Azione, dell'antifascismo, dell'anticomunismo, dell'anticlericalismo e del socialismo liberale italiano. Ernesto Rossi fu uomo politico in prima linea nella denuncia delle angherie del regime corporativo fascista (segnaliamo il celebre "Il manganello e l'aspersorio"). Dopo la caduta del regime mussoliniano e l'avvento di quello democristiano, fu fervente anticlericale denunciando l'ingerenza del Vaticano nella politica e nella cultura italiana (si ricordino le mitiche "Pagine anticlericali").  La sua arguta e brillante penna contribuì alla fondazione del settimanale laico e liberale "Il Mondo" diretto da Mario Pannunzio (in cui collaborò poi tutta la "créme" liberalsocialista e repubblicana del dopoguerra da Gaetano Salvemini a Ugo La Malfa passando per Vittorio De Caprariis, Bendetto Croce, Einaudi e financo un giovanissimo Marco Pannella) nel quale non mancavano mai le sue inchieste sul malaffare politico e finanziario del nostro Belpaese denunciando in particolare l'oligarchia della grande industria e dell’alta finanza che nel nostro Paese ha prosperato con l’aiuto dell’intervento pubblico, secondo la consueta «comoda politica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite».
Proseguendo nel nostro excursus sugli avvenimeti cruciali di questi giorni, come non ricordare il centenario della morte (16 febbraio 1907) del Vate del Risorgimento ovvero di Giosue (senza l'accento finale, mi raccomando !) Carducci di cui è recentissimamente uscita una approfondita biografia dello storico Aldo A. Mola edita da Bompiani: "Giosue Carducci: scrittore, politico, massone". Chi scrive ammira il Carducci non solo in quanto la sua celebre poesia "San Martino" fu l'unica che ebbe facilità ad imparare ai tempi della scuola elementare, quanto piuttosto per i versi dell'"Inno a Satana", componimento scritto dal Poeta in una notte e assai poco conosciuto (a causa di una certa cultura clericale onnipresente quando c'è da mistificare la Bellezza e la Verità dell'umana espressione che attinge da un cuore puro e sincero). Ricordiamo qui: "Via l'aspersorio/prete, e il tuo metro! No, prete, Satana/Non torna in dietro!" ove il suo Satana è in realtà, come ci ricorda lo stesso Prof. Mola: "il Dio della libertà che sconfigge il Geova dei sacerdoti, ossia il clericalismo bigotto, invadente negli affari di Stato e ostacolo al progresso sociale." Carducci ha insomma la stessa visione del Divino che hanno i mazziniani e gli gnostici come il frate domenicano di Nola, Giordano Bruno, condannato al rogo dalla Chiesa cattolica ed ivi morto il 17 febbraio 1600 per aver affermato che «Cristo non era Dio ma un mago incredibilmente abile" e che "L'universo è infinito e contiene un numero similmente infinito di mondi, e che tutti sarebbero abitati da esseri intelligenti" oltre che per la sua visione di Dio come immanente ovvero che "il Divino che è il Tutto, e del Tutto che è il Divino". Giordano Bruno fu un libero pensatore gnostico che attinse le sue Conoscenze per mezzo dell'esperienza diretta (unione con il Divino) ed i suoi studi ermetici (da Ermete Trimegisto, il Dio Thot degli Egizi) ed i quali meriterebbero un articolo di approfondimento a parte. Ci limitiamo qui a riportare queste mere nozioni che auspichiamo siano utili a coloro i quali vogliano approfondire l'argomento.
L'8 febbraio del 2007 è invece venuta a mancare una militante che ha fatto sognare molte donne negli anni '70: Adele Faccio. Grazie ad Adele (nonché ad Emma Bonino e a Marco Pannella), oggi le donne sono più libere e consapevoli dei loro diritti. Grazie al carcere che ha dovuto affrontare per aver dichiarato pubblicamente di aver interrotto volontariamente una gravidanza oggi vi è una legge sull'aborto che tutela le donne e le loro scelte consapevoli (grazie alla quale fra l'altro gli aborti si sono ridotti e quelli clandestini in condizioni inumane sono pressoché completamente scomparsi). Come non equiparare Adele Faccio ai grandi del Risorgimento e della Resistenza antifascista libertaria e socialista.
In questo febbraio 2009 è invece venuta a mancare Eluana Englaro, il cui spirito è finalmente stato liberato da un corpo reso vegetale.
La sua dipartita ha riaperto la vecchia frattura fra laico liberali e cattolici fondamentalisti.
Che questo febbraio 2009 ci porti consiglio e buone nuove per un avvenire che auspichiamo essere più civile, democratico, europeo ed occidentale. E che veda contrapposti unicamente Liberali e Conservatori.



Luca Bagatin



29 settembre 2008

Il ruolo dei Laici e dei Liberali per il futuro dell'Italia



Massimo Teodori, professore di Storia delle istituzioni degli Stati Uniti d'America all'Università di Perugia e già parlamentare del Partito Radicale prima e di Forza Italia poi, con "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista", completa un po' il ciclo di quei libri "clandestini" e "vieti" in quest'Italia, appunto, che ha visto i laici, liberaldemocratici, repubblicani e liberalsocialisti, relegati da sempre in un ruolo marginale. Pur essendo i vincitori della Storia e avendo costruito anche in questo Paese, le fondamenta di uno Stato civile, democratico e liberale.
Altro libro "vieto" è l'ormai quasi introvabile "Il Mondo 1949/66: Ragione ed illusione borghese" di Paolo Bonetti ed edito da Laterza negli anni che furono e che narra l'avventura del liberale Mario Pannunzio, del suo settimanale laico e dei suoi redattori "pazzi malinconici", già provenienti dalle file del Partito d'Azione, del Partito Repubblicano e del Partito Liberale. Nonché i contributi di quei socialisti in dissenso con la linea marxista del Psi di allora.
Massimo Teodori ci regalò anche, non molti anni fa, un volumetto da lui curato dal titolo "L'anticomunismo democratico in Italia: Liberali e Socialisti che non taquero su Stalin e Togliatti", edito dalla Fondazione Liberal ed in cui sono raccolti gli scritti di quei democratici e antifascisti italiani che si opposero con pari forza al comunismo sovietico ed italiano, con le sue violenze ed il suo autoritarismo.
Infine, sempre il Teodori, scrisse un pamphlet di denuncia nei confronti dei cosiddetti "atei devoti" o "laici pentiti", ovvero tutti quei politici e intellettuali che, partendo da posizioni laiche o financo atee, si ritrovano oggi a reggere la veste del Papa dei cattolici e plaudono alle sue ingerenze nella politica dello Stato Italiano.
Con "Storia dei laici", abbiamo ulteriormente modo di approfondire un antico filone storico e culturale che ha le sue radici nel Risorgimento mazziniano, garibaldino e cavouriano e che prosegue nella costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso da una parte e nell'edificazione dell'Italia Liberale dall'altra.
E così, la lotta al fascismo prima in nome della Repubblica ed al comunismo in nome della Libertà e dei valori occidentali passando per la lotta ai monopoli, ai Poteri Forti, alla speculazione edilizia, per il divorzio e la suola pubblica.
E così si va da Salvemini a Pannunzio, da Ernesto Rossi a Luigi Einaudi e Ugo La Malfa.
Pazzi malinconici, ma mai velleitari. Lucidi sognatori in perenne dialogo ed al governo con la Democrazia Cristiana, ma capaci di offrire un'alternativa ed un'argine laico ed occidentale ad essa ed al suo clericalismo imperante.
I laici di allora sognavano una Terza Forza liberaldemocratica e liberalsocialista che li unificasse. Il progetto fallì miseramente, spesso a causa di divisioni e gelosie dei vari partiti di riferimento.
Una riflessione sulla situazione attuale si impone.
Io sono fra coloro i quali ritengono che non si possa minimamente stare dalla parte dell'attuale opposizione di matrice cattocomunista e inconsistente su tutti i fronti, oltre che alleata ad un partito reazionario come l'Italia dei Valori.
L'attuale governo Berlusconi non è la panacea di tutti i mali, ma ha saputo dimostrare di risolverne taluni con misure liberali e financo socialiste: dalla cosiddetta Robin Tax sui petrolieri, alla lotta ai fannulloni, alla detassazione degli straordinari, all'emergenza rifiuti in Campania, alla recente proposta di Brunetta in favore dei diritti alle coppie di fatto.
Non a caso gli storici partiti laici (dal PLI al PRI al Nuovo PSI ai Riformatori Liberali) hanno, negli anni, preferito sostenere sempre la CdL o il PdL piuttosto che l'Ulivo o il Pd.
Certo, trattasi di un governo a sovranità limitata (Berlusconi non è eterno) e con, ahinoi, forti componenti reazionarie e sfasciste (penso alla fallimentare e proibizionista "guerra alla droga" o alla "guerra alle puttane e relativi cllienti").
E' per questo che oggi si può e si deve costruire l'alternativa per l'alternanza (come diceva Pannella, peccato che lui sia così confusionista da essere finito in pasto ai nipotini di Berlinguer e di Dossetti).
L'alternativa a partire dal sostegno contingente a questo governo, ma per garantire, nell'arco dei prossimi 5-10 anni, un'alternanza alla conservazione del PdL.
Per costruire un vero Partito della Libertà, della Laicità, della Democrazia Liberale. Un partito ancorato all'Internazionale Liberale e all'ELDR e che possa finalmente garantire anche all'Italia un vero bipolarismo o bipartitismo, se è questo che la maggioranza degli italiani vuole.
Ma un vero bipartitismo-bipolarismo, presuppone l'esistenza di culture politiche omogenee e radicate nella Storia dell'Europa e dell'Occidente.
E quindi: Liberali contro Conservatori.
Mi viene in mente la Gran Bretagna, ma anche la Francia, ove i laburisti e i socialisti hanno perso tutto il loro appeal riformatore, mentre i liberali avanzano. Portatori di nuovi diritti, di nuove opportunità individuali e quindi sociali.
In Italia la cosiddetta sinistra ha spazzato via il Partito Socialista prima, osteggia da sempre i Laici e i Liberali e, quando decide di fare opposizione, si appella al parolaio Di Pietro e ai suoi girotondi modaioli.
E' anche per questo che i Laici e quindi i Liberali di cui parla anche Massimo Teodori nel suo saggio, forti della loro Storia e cultura di governo, avrebbero la possibilità di fare un salto di qualità.
Non tanto e non solo per il loro bene, quanto per quello dell'Italia che altrimenti non conoscerà mai più una vera alternanza di governo capace di garantire il futuro a tutti noi ed alle generazioni future.

Luca Bagatin



28 luglio 2008

Berlusconi decida se vuol diventare un vero Statista Europeo ed Occidentale: eviti di modificare la legge elettorale per le Europee e si apra ai temi laici



Abbiamo ultimamente avuto modo di plaudire più volte al Governo Berlusconi IV ed alle sue misure liberalsocialiste che vanno dalla detassazione degli straordinari passando per l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa, la tessera sociale di 400 euro annui, un nuovo piano per le abitazioni per famiglie e meno abbienti, sino al taglio alle spese dei ministeri ed alle misure contro i "fannulloni" nella Pubblica Amministrazione. Plaudiamo anche al Lodo Alfano che finalmente prevede l'immunità per le alte cariche istituzionali e che andrebbe estesa anche ai Parlamentari i quali, una volta eletti dal popolo, solo da questo possono essere giudicati e solo una volta non rieletti possono e devono essere giudicati dalla Magistratura per eventuali infrazioni della Legge. Legge che deve essere uguale per tutti e non "più o meno uguale per qualcuno", come il periodo di Tangentopoli ci ha tristemente insegnato falcidiando un'intera classe dirigente e mantenendone illesa un'altra non certo incolpevole.
Purtuttavia rimaniamo assolutamente esterrefatti relativamente alla proposta di legge elettorale presentata dal PDL relativamente allle Elezioni Europee, ove si fa vera e propria strage di democrazia tanto quanto, se non peggio, della legge elettorale delle Politiche.
Ancora una volta si vuole togliere la possibilità agli elettori di apporre la propria preferenza sui candidati dei relativi partiti ed in tal modo - come per le Politiche - si pretende che ciascun elettore "approvi" la lista dei candidati decisi dalla Segreterie di Partito. Un po' come durante il fascismo ..... tanto più se consideriamo che la suddetta legge prevede uno sbarramento del 5% (ma nei fatti del 20% in quanto le circoscrizioni sono aumentate da 5 a 15) e quindi si vuole a priori falcidiare fior fior di partiti ad unico vantaggio dello stesso PDL, del PD, della Lega e, forse, dell'Italia dei Valori.
L'ennesimo scippo democratico che certo non fa onore ad un partito che si proclama "delle Libertà". Uno scippo che questa volta non perdoniamo al Cavaliere, il quale, se vorrà essere davvero ricordato come uno Statista di stampo liberal-popolare ed Occidentale capace in qualche modo di unire laici e cattolici, dovrà fare i conti anche e proprio su questo tema ripristinando democrazia e pluralismo che peraltro sono i valori fondanti dell'Europa stessa.
Oltre a ciò ci permettiamo anche di suggerire al Premier di aprirsi a temi laici e quindi di civiltà giuridica come l'eutanasia - riportata alla ribalta anche dei media con il caso di Eluana Englaro e di Paolo Ravasin - e quindi il testamento biologico; la possibilità di aprire alla ricerca scientifica a 360 gradi sul modello anglosassone; la pillola del giorno dopo;  ma anche la lotta alle narcomafie confrontandosi ed aprendo alle ricette antiproibizioniste e quindi legalitarie contro il disordine d'oggi in meteria.
Questi dei timidi suggerimenti ad un Governo che oggi ha la possibilità di essere ricordato come un Governo "diverso" rispetto agli ultimi 15 anni. Un governo capace di imprimere la sua svolta riformatrice, arginando le derive sfasciste della destra e facendo rivivere la stagione riformatrice del vero ed unico Centro Sinistra di De Gasperi, Einaudi, La Malfa e Craxi.




Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Silvestro)



15 dicembre 2007

Conservatorismo bipartisan e il Partito delle vere Libertà


Non sono mai stato un sostenitore del bipolarismo, figuriamoci del bipartitismo.
Quantomeno in Italia, ove storicamente esiste la pluralità delle culture politiche e ciò è comunque un segno di democrazia.
Di conseguenza sono contrario ad ogni possibile legge maggioritaria o proporzionale con sbarramento che sia: a ciascun partito, insomma, si deve permettere di presentarsi agli elettori e di conquistare seggi in proporzione al numero dei voti raccolti.
Democrazia vorrebbe anche, tuttavia, che ciascun partito si finanziasse da sé, senza il ricorso a finanziamenti Statali a pioggia. Essi al massimo potrebbero essere mirati a coprire solo taluni costi quali la stampa di manifesti e volantini elettorali quantificata a "forfait" e non oltre una certa cifra, comunque contenuta.
Per il resto si potrebbero prevedere spot gratuiti sulle reti televisive pubbliche (fintanto che esiste il vergognoso servizio pubblico radiotelevisivo che andrebbe, a parer mio, quanto prima privatizzato per consentire, anche qui, libertà di offerta di programmi televisivi e per non far spendere ulteriori quattrini agli Italiani per il mantenimento di un "carrozzone" comunque lottizzato politicamente e che strapaga Celentano & Co).
Ma, veniamo alla governabilità. Si dice che con la pluralità dei partiti sarebbe impossibile o comunque difficile governare il Paese. Questa mi pare un'affermazione un po' semplicistica e che non tiene conto di taluni fattori.
Ricordiamo che l'Italia è stata governata per un cinquantennio con un sistema proporzionale purissimo, ove i partiti si coalizzavano sulla base di taluni punti programmatici. E così Dc, Psi, Pri, Psdi e Pli hanno, nel bene e/o nel male (ma comunque non ci sarebbe stata alternativa democratica possibile), portato il nostro Paese fra i Grandi della Terra.
Oggi non si capisce perché non possa avvenire la stessa cosa.
Dal '92 ad oggi, invece, spazzata la classe politica democratica, abbiamo improvvisamente subito un'involuzione che ci ha portato ad essere un Paese fortemente in crisi sotto tutti i punti di vista.
Un Paese ove, giustamente, nessuno crede più nella politica anche perché gli attuali schieramenti in campo sono esattamente speculari l'uno alll'altro, ovvero antiliberali e antilaici.
Le varie Rivoluzioni Liberali, sbandierate dal '94 ad oggi prima dal Polo e poi dall'Unione, sono state tradite sin da subito sia sotto il profilo economico che per quanto concerne le libertà civili ed individuali (per le quali siamo agli ultimi posti in Europa).
In effetti, si noti anche che i due principali partiti delle coalizioni, in Europa, non si collocano affatto nell'Internazionale Liberale e nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), bensì l'uno si colloca nel Partito Popolare Europeo e l'altro nel Partito Socialista Europeo (fra l'altro indebitamente in quanto i postcomunisti non hanno giammai voluto dichiararsi socialisti salvo qualcuno, diventato ben presto "sasso in capponaia" del centrosinistra cattocom prodian-veltroniano).
Ora, posto che i due pseudo-nuovi partiti nati in queste ultimi mesi e settimane, il Pd ed il PdL, sono dei fenomeni da supermarket che cercano d'intercettare voti in caduta libera viste le pessime prove di governo dell'uno e dell'altro, debbo dire comunque che come osservatore ormai esterno alla politica ed ai partiti, sto guardando con una certa attenzione al curioso fenomeno del Partito delle Libertà.
In particolare al fatto che esso abbia sostanzialmente portato allo sfaldamento del centrodestra, il quale, a detta di tutti, pareva destinato a vincere le prossime elezioni.
La qual cosa mi porta a due riflessioni: o Berlusconi, fondatore in un giorno del PdL, mira a portare alla luce il suo accordo sottobanco antiliberale con il Pd e quindi con l'Unione (che pare sussistere dal '96, se notiamo come i due schieramenti hanno svolto egregiamente un "gioco delle parti" ove ciascuno si ingiuria in pubblico, ma in privato nessuno è andato a ledere gli interessi dell'altro) e quindi a voler favorire Walter Veltroni come prossimo Premier; oppure egli vuole sganciarsi completamente dalla destra e quindi dal partito di Fini, da quello di Storace e dalla Lega Nord.
La qual cosa mi pare un tantino azzardata, visto anche che egli ha recentemente osannato proprio i neofascisti di Storace, epperò, epperò....
E però farebbe così bene il Berlusca a sganciarsi da tutta la destra e far diventare il Partito delle Libertà un vero partito liberale di massa. Un partito non di destra, ma contro questo centrosinistra conservatore.
Un partito che possa davvero raccogliere chi vuole governare la globalizzazione con regole certe ma alleggerendo il peso dello Stato sui cittadini sia per quanto concerne l'aspetto economico che per quanto concerne le libertà individuali.
Persino Sarkozy, neo premier francese e Rudy Giuliano, probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, sono da sempre a favore delle unioni civili, di leggi non punitive nei confronti dell'aborto e a favore della ricerca scientifica.
Potranno mai questi leader internazionali dirsi di destra o conservatori ?
A parer mio certamente no. Sono semplicemente persone di buonsenso, moderne, che credono negli individui e nelle loro potenzialità. In barba alle verie religioni dogmatiche antidemocratiche.
Come farlo capire a chi in Italia vuole dirsi "liberale", ma non lo è nei fatti, in quanto è il "braccio politico e parlamentare" del Vaticano ?
Il Partito delle Libertà, o ascolta di più gli sporadici ma tenaci laici e liberali al suo interno come i Riformatori Liberali, i Repubblicani e i Liberalsocialisti sparsi e quindi si trasforma in partito liberale, libertario e liberista, non di destra, ovvero anticonservatore, oppure può continuare a rimanere fenomeno da supermarket alleato a postfascisti, neofascisti e traditori dell'unità nazionale e quindi può continuare ad alternarsi al governo con il centrosinistra. E così l'Italia non conoscerà mai né vera libertà né tantomeno vera democrazia, rimanendo completamente isolata nei confronti dei processi di globalizzazione e di civiltà in continua evoluzione nell'Occidente democratico.


Luca Bagatin



10 novembre 2007

La necessità dei Laici e dei Liberali di organizzarsi

Vorrei qui di seguito sottoporvi quest'ottimo intervento del prof. Massimo Teodori (il cui sito web è fra l'altro inserito fra i link del mio blog nella colonna alla vostra sinistra), ex parlamentare ed attivista liberale storico, il quale con semplicità di linguaggio delinea una concreta prospettiva politica per i laici, i democratici (quelli veri !) ed i liberali italiani pur in quest'Italia arretrata sotto ogni punto di vista "grazie" agli illiberali della destra e della sinistra nostrane ed alle loro (in)culture politiche (clericali, fasciste, comuniste).

Luca Bagatin


I compiti dei Liberaldemocratici Intervento al recente convegno di Milano

Identità, autonomia, necessità di organizzarsi

Intervento al convegno milanese "Verso la Costituente Liberaldemocratica Europea", 26 ottobre 2007, organizzato dalla Voce Repubblicana.

di Massimo Teodori

Il problema dei membri della famiglia liberale oggi – intendendo con questo termine l'intero arco dei liberali, liberaldemocratici e, più in generale, dei democratici-laici come i repubblicani – non è di sottolineare le differenze che li dividono al loro interno in politica economica e sociale, ma al contrario di accentuare le grandi differenze che li separano dai non-liberali: statalisti, corporativisti, consociativisti, clericali, ecc. Per quanto grandi siano le distanze che dividono i liberisti dai keynesiani, i moderati dai progressisti, i moderati laici dagli accaniti anticlericali, esse sono sempre assai minori dalle distanze che li separano dai non liberali.
Nel dopoguerra la famiglia liberal-democratica ha contato sempre e solo – anche se poco – quando si è affidata alle proprie forze. Nella prima repubblica ha contato un po', quanto ad efficacia politica, e non per testimonianza ideale, allorché operavano i partiti cosiddetti "minori" – Pli, Pri e Psdi – condizionando prima il centrismo di De Gasperi e poi il centrosinistra con il Psi. I radicali, poi, negli anni Sessanta e Settanta fino a metà anni Ottanta hanno aggiunto l'efficacia della leva esterna dei referendum e dei movimenti extraparlamentari che sostenevano l'azione istituzionale fino a quando Pannella non si è avvoltolato sul suo ego ipertrofico.
In realtà, nei quarant'anni della Repubblica i democratici laici hanno contato ancora meno del loro peso elettorale (complessivamente oscillante tra il quarto e il quinto dell'elettorato comprendente anche il Psi da quando è divenuto autonomo dal Pci) a causa della loro frammentazione nella società e nelle istituzioni. Gli azionisti prima, Saragat, La Malfa e Malagodi poi, sono stati più interessati alla loro specifica identità che alla formazione di una grande forza liberaldemocratica europea contrapposta a democristiani e comunisti. Bettino Craxi l'ha tentata ma è andato a finire come tutti sanno. Pannella ha sprecato il credito che aveva acquisito nel paese inseguendo fumisterie e narcisismi.
E' vero che nella seconda Repubblica il bipolarismo con l'alternativa è stato una grande conquista politico-istituzionale che ha completato in qualche modo la democrazia italiana dopo gli anni del sistema bloccato proprio per mancanza di alternativa. Ma, contrariamente a quel che molti di noi speravano con la fine dell'unità politica dei cattolici nella Dc, l'efficacia in pratica della politica liberaldemocratica è spaventosamente diminuita sia quando ha governato il centrodestra che quando ha guidato il paese il centrosinistra.
L'uno è divenuto un coacervo clerico-moderato-corporativo e l'altro un distillato dei peggiori vizi democristiani di sinistra e comunisti. E le presenze individuali dei liberali in entrambe le coalizioni, per quanto rispettabilissime, non hanno dato alcun risultato in termini di politica liberale. Potevamo che sperare che così non fosse, ma non possiamo nascondere che questo è il vero bilancio della stagione del bipolarismo della Seconda Repubblica.
Il nostro problema oggi si può ridurre - schematicamente – a tre concetti: identità, autonomia, autorganizzazione.
L'identità significa che i nostri partiti, gruppi e personalità devono attestarsi su pochi e qualificanti punti da tenere ben fermi, sia in politica istituzionale che in politica economica e sociale e nell'area delle libertà e dei diritti civili.
L'autonomia riguarda l'obiettivo da perseguire: prima di qualsiasi alleanza, intesa e patto in qualsiasi direzione, è indispensabile costituirsi in soggetto politico autonomo ben riconoscibile, pragmatico, non velleitario, fermo non solo sui propri valori ideali - che sono quel che sono – ma anche sui propri obiettivi politici.
Autorganizzazione significa che occorre dare braccia e gambe capaci di agire e camminare in autonomia nella lotta politica e non solo nella battaglia delle idee. Questo non significa splendido isolamento e integralismo ma soltanto che le intese, i patti e le alleanze si fanno dopo e non prima che si sia verificata la possibilità di camminare da soli.
So bene che la questione delle leggi elettorali è l'imbuto attraverso cui deve passare un soggetto politico autonomo. Ma questo aspetto, per quanto essenziale e condizionante, va affrontato dopo che si è verificato se e come deve vivere un autonomo soggetto liberaldemocratico identitario. Altrimenti non saremo altro che dei postulanti presi a calci nel sedere.
Il dramma dell'Italia è sempre stato la mancanza di una forza liberale modernizzatrice europea per cui siamo stati sempre in balia di comunisti e post-comunisti, democristiani e post-democristiani, di fascisti e post-fascisti. Ciò è dipeso anche dall'indole dei leader della famiglia liberaldemocratica, attenti più alle proprie pulsioni esistenzial-individualistiche che non all'interesse generale del paese per efficacia politica.
Anche oggi sono personalmente scettico che si riesca a fare qualcosa. Se tuttavia vi è un certo numero di forze, di gruppi e di persone, per quanto minoritarie, che vogliono fare questa scommessa senza la riserva mentale di andare a bussare individualmente alla porta di questo o di quello, il gioco vale la candela. Come ho fatto per cinquant'anni della mia vita politica, sempre impegnato nell'avventura dell'unità laico-democratica per l'affermazione dei valori liberali, dichiaro che non posso non essere della partita.



29 ottobre 2007

RILANCIAMO LA POLITICA EUROPEA ATTRAVERSO L'ELDR


La politica italiana, oggi, è francamente poco o per nulla edificante.
Negli ultimi 15 anni di regime "bipolare" (fra "virgolette" in quanto le confuse
leggi elettorali introdotte dal '93 ad oggi, pur avendo imposto un sistema bipolare,
hanno anche mantenuto una minima parte di proporzionale ed hanno introdotto le
famigerate "liste bloccate", tanto per far decidere alle Segreterie di Partito chi saranno
gli eletti e chi no) abbiamo assistito al ricambio di ben 7 governi sostenuti da una miriade
di partitini spesso espressione di meri personalismi.
I due principali candidati premier, peraltro, sono prerssoché sempre stati gli stessi:
Berlusconi e Prodi con qualche variante diniana, rutelliana, dalemiana, amatiana.
Quanto ai programmi, nessuno dei due schieramenti che si contendono aspramente
(quantomano a parole, nei fatti uniti da un comune intento egemonico ed oligarchico)
il governo del Paese hanno mai introdotto alcuna riforma seria e concreta.
Penso ad un mercato del lavoro ancora ingessato, penso ad una riforma delle pensioni
che ancora garantisce chi è già garantito e lascia scoperte le nuove generazioni prive di
garanzie, penso alla ricerca scientifica ancora ostacolata dai clericali e dagli ambientalisti
talebani che si rifiutano di aprire agli Ogm ed al nucleare, penso ai diritti individuali ancora
negati, penso alla mancanza di una piena integrazione europea che sino ad oggi è solo
sulla carta e si potrebbe continuare.
Quando poi, sempre più spesso da qualche anno, sento ripetere in giro l'aberrante concetto:
"vado a votare per il meno peggio", mi si restringe ancor più lo stomaco.
E' il fallimento del bipolarismo all'italiana, del monopartitismo perfetto Union-Cidiellino.
Penso anche a coloro i quali (postcomunisti, postfascisti, leghisti, neocomunisti e neofascisti)
negli anni '90 gridavano "al ladro, al ladro !" nei confronti dei partiti democratici (Dc, Psi, Pri,
Psdi, Pli) ed oggi si ritrovano con inquisiti nei governi da loro stessi sostenuti.
La verità è che la corruzione ed il clientelismo sono tutt'altro che finiti con Tangentopoli. Anzi.
Il fenomeno è addirittura peggiorato ed ha fatto sì che l'economia, la finanza, il sistema
bancario prevalessero sulla politica stessa.
Se l'Italia fosse davvero un Paese democratico probabilmente non avremo mai avuto detti fenomeni
e gli opposti estremismi non sarebbero mai stati legittimati al governo del Paese.
Peraltro, se gli stessi partiti democratici (dai laici Psi, Pri, Psdi, Pli alla Dc) che dal dopoguerra
sino agli anni '90 ci hanno, nel bene e/o nel male governato, si fossero autoriformati anziché scadere
in posizioni di mero potere probabilmente sarebbero riusciti ad arginare il cataclisma
di Tangentopoli. E' inutile nasconderlo ma, questi partiti in primis, avrebbero dovuto perseguire
e condannare il loro diffuso sistema di clientele ed allontanare coloro i quali utilizzavano la
politica quale sistema di arricchimanto personale.
Qualcuno ha detto: "lo facevano tutti, nessuno escluso !". Certo, e allora ?
Se uno imbroglia i cittadini ed il suo partito è giusto che continui a farlo perché un suo
avversario fa lo stesso ?
Personalmente non lo credo proprio.
Fatto sta che oggi, in Italia, ci ritroviamo punto a capo, e addirittura con due aggravanti.
La prima è che la politica ha perso ogni riferimento ideale e culturale. La seconda è che i
potentati economici prevalgono sulla politica stessa, come abbiamo già scritto.
Ebbene, personalmente, dopo quasi 12 anni di politica attiva nell'area laica e liberalsocialista,
al di là ed al di fuori degli attuali schieramenti politici, ho deciso di occuparmi di cose ben più produttive
e di lasciar perdere, se possibile, la politica nostrana.
Lo dico soprattutto ai giovani come me, ma anche ai più giovani: approfondite sempre la
cultura e la Storia politica e non vi lasciate convolgere dalle perdite di tempo dei vari partiti
politici italiani d'oggi.
Essi, per la maggior parte, sono specchietti per le allodole senz'anima. Serbatoi di voti e di pubblico
danaro che succhiano per mezzo di leggi reintrodotte ad hoc e bocciate a suo
tempo con il 90 % dei voti dei cittadini.
E la si smetta con la pseudo divisione fra destra e sinistra.
Si guardi piuttosto ai modelli dell'Occidente democratico, al mondo anglosassone ed all'
Europa stessa.
Quell'Europa per la quale i riformatori, i repubblicani ed i liberalsocialisti da Giuseppe Mazzini
ad Altiero Spinelli hanno teorizzato una piena integrazione politica oltre che economica.
Guardiamo allora con rinnovata fiducia al rilancio del progetto degli Stati Uniti d'Europa
teorizzati da Ernesto Rossi e dallo stesso Spinelli negli anni '40 con il "Manifesto di Ventotene".
Stati Uniti d'Europa alleati all'Occidente democratico e per l'allargamento ad essi allo Stato d'Israele
per la tutela della sua indipendenza.
Al Parlamento europeo esistono partiti e filoni culturali di grande prestigio che non sono minimamente
paragonabili ai nostri risibili partitini di plastica a partire dal nome stesso:
partito democratico, forza italia, lista Mastella-udeur ecc...
I tre partiti maggiori in Europa sono: Il Partito Socialista Europeo, il Partito Popolare Europeo
e l'ELDR ovvero il Partito dei Liberaldemocratici e dei Riformatori.
E' in particolare su quest'ultimo che vorrei soffermarmi. Partito di grande tradizione riformatrice, l'Eldr,
European Liberal Democrat and Reform Party che aderisce al Gruppo Parlamentare Europeo dell'Alleanza dei
Liberali e dei Democratici, ragguppa tutti gli aderenti agli ideali laici
e libertari al di là della destra e della sinistra.
Una forza che guarda con rinnovata fiducia alle istituzioni europee e che si batte per la libertà
in tutte le sue forme: sia sotto il profilo economico che sotto il profilo delle libertà individuali,
dei diritti civili e della ricerca scientifica.
Una forza non ideologica che pure fa riferimento alle grandi tradizioni liberali del passato
dalla Rivoluzione americana a quella Francese (nei suoi principi, non certo per quanto concerne il periodo del Terrore antidemocratico di Robespierre) passando per il Risorgimento italiano, l'antifascismo libertario e l'europeismo del XXesimo secolo.
Oggi siamo nel XXIesimo secolo e sono certo che molti giovani e meno giovani aperti all'informazione
corretta ed alla ricerca storica, scientifica e culturale hanno già compreso
per che cosa sia giusto e valido lottare e viceversa per cui sia totalmente inutile spendersi.
La politica italiana di oggi, che nei fatti è la vera antipolitica, evidentemente è ancora sorda
a qualsiasi richiamo serio e pragmatico che vada al di là dei meri interessi di retrobottega.
Andiamo avanti senza curarci di loro: con mente limpida e ricordando sempre che la libertà,
nel senso più ampio del termine, non ci è concessa da nessuno, ma va sempre e comunque conquistata.

Luca Bagatin



16 ottobre 2007

Partito Democratico: cambia la carrozzeria ma il motore rimane rotto


Ci si chiede se, per un'auto con il motore rotto sia sufficiente riverniciarne
la carrozzeria. La risposta appare ovvia ed è evidentemente no. Ciò
che tuttavia appare logico a tutti noi, purtuttavia non lo è per il
"neonato" Partito Democratico: si è cambiato nome e simbolo (una
volta mandati "in pensione" Ds e Margherita e prima ancora Pds e Ppi
e prima ancora Pci e Dc), ma non si è cambiato il contenitore fatto
ancora della solita classe politica degli ultimi 15-20 anni: Veltroni (già
Vice di Prodi nel '96), Rosy Bindi, Ciriaco De Mita, D'Alema, Fassino...
E, quanto al contenuto (il programma), questo non ci è dato di conoscere
a parte la vaghezza del "tutto ed il contrario di tutto".
Il motore, ovvero la maggioranza di Governo di cui il Partito Democratico
fa parte, continua infatti ad essere, per così dire, "rotto", ovvero incapace
di affrontare seriamente ed efficacemente i problemi del nostro Paese.
Come si pensa infatti di farlo abbassando l'età pensionabile a 58 anni
(quando la media europea è tra i 62 ed i 65 anni) ?
Come si pensa di farlo aumentando le imposte sulle imprese e quindi
riducendone i margini di sviluppo e d'investimento ?
Come si pensa di farlo senza ridurre la spesa pubblica improduttiva ?
Come si pensa di farlo senza applicare pienamente la Legge Biagi
(anzi, volendo addirittura abolirla !) con adeguati ammortizzatori sociali
per i lavoratori temporaneamente senza lavoro ?
Come si pensa di farlo tutelando unicamente chi un lavoro già ce l'ha ?
Come si pensa di farlo continuando a sostenere l'immigrazione irregolare
senza far applicare le leggi ?
Come si pensa di farlo continuando a dare contributi alle parrocchie ed
alle scuole private ?
Come si pensa di farlo continuando ad essere proni di fronte ai voleri
del Vaticano per quanto concerne la ricerca scientifica e i diritti individuali,
in barba allo Stato laico ?
Potremmo continuare, ma ci fermiamo lasciando eventualmente ad altri di
proseguire nell'elenco delle domande senza risposta da porre al Partito
Democratico, espressione, nei fatti, del vecchio cattocomunismo degli ultimi
15 anni.
Nulla di nuovo, insomma. Per quanto i mass media vorrebbero farci credere
diversamente. Trattasi dell'ennesimo "specchietto per le allodole".
Ma, come si dice a Napoli:  "Ccà nisciuno è fesso" !

Luca Bagatin



29 settembre 2007

NASCE LA COSTITUENTE LAICA E LIBERALDEMOCRATICA: un altro passo per l'aggregazione dei Laici

 


Il 29 settembre presso il Centro Congressi Cavour di Via Cavour 50/A a Roma, si è tenuta l'assemblea nazionale della
Costituente Laica e Liberaldemocratica che ha visto coinvolti laici, liberali
e repubblicani.
L'assemblea è organizzata dal Forum per l'Unità dei Repubblicani e dalla
Federazione dei Liberali e mira ad aggregare tutte le forze laiche che si
riconoscono a livello europeo nell'Eldr mediante un programma di 10 riforme radicali.
Riforme che si sostanziano in : riduzione degli sprechi nelle istituzioni puntando
all'abolizione delle province (storica battaglia repubblicana) ed allo snellimento
della Pubblica Amministrazione e riduzione della spesa pubblica; riforma della
giustizia tale da garantire la certezza della pena, separazione delle carriere fra
giudice e PM, depenalizzazione dei reati minori, costruzione di nuove carceri;
reintroduzione del nucleare al fine di ridurre le importazioni di energia dall'estero
e ridurre l'utilizzo di petrolio, incentivo all'utilizzo di biomasse attraverso il riciclo
dei rifiuti; apertura immediata di nuove imprese riducendo la burocrazia connessa
ad esse, introduzione di una normativa sul licenziamento libero connesso
all'introduzione di ammortizzatori sociali per sostenere la mobilità del lavoratore,
sgravi fiscali sulle assunzioni; rivalutazione della scuola pubblica e forti incentivi
alla ricerca scientifica; abolizione dell'Irap, riduzione delle aliquote Irpef entro un
valore massimo del 30%; rilancio delle battaglie sui diritti civili e riaffermazione
della laicità dello Stato; rilancio degli Stati Uniti d'Europa e di un'Europe federata
ed alleata agli USA.
Mi pare che queste ragioni (che trovate illustrate al link http://www.noiragioniamo.it/index_file/Page473.htm)
siano assolutamente condivisibili e da sostenere.
La Costituente Laica e Liberaldemocratica fa il paio con la Costituente Liberalsocialista
lanciata a Bertinoro da Lanfranco Turci alcuni mesi fa.
Purtuttavia entrambe le Costituenti non si sbilanciano nel voler costruire un'alternativa
comune all'attuale bipolarismo controriformista.
Entrambe, insomma, non dichiarano apertamente la loro avversione all'Unione ed
alla Cdl, ovvero ai due poli conservatori, bensì si dichiarano unicamente "distanti
dal Partito Democratico e dalla Casa delle Libertà".
La qual cosa mi appare assai limitata, soprattutto se le due Costituenti nascono
unicamente per accordi elettoriali che si fermano alle sole elezioni europee o alle
sole politiche.
Diversamente, un progetto Liberaldemocratico-Repubblicano-Liberalsocialista
(che aderisca in Europa tanto all'Eldr quanto al Pse contrapposto all'estrema sinistra,
all'estrema destra ed ai Popolari) con le riforme di cui sopra: civili, europeiste, atlantiche,
liberali e libertarie contrapposto alla conservazione italiana che vede unite l'Unione prodian-veltroniana
(alleata ai Poteri Forti, alle banche ed ai comunisti) e una
fantomatica Casa delle Libertà senza libertà (conservatrice nei diritti civili e in economia),
sarebbe non solo auspicabile ma anche l'unica alternativa per l'alternanza a
questo bipolarismo mediatico e ad un'antipolitica dilagante dovuta proprio al
monopartitismo imperfetto Union-Cidiellino incapace di riformare il nostro Paese alla radice.
 
Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini